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Milano | La Maddalena – Chiesa di Santa Maria degli Angeli e San Francesco

Sul finire dell’Ottocento, Milano si espandeva come non mai, occupando vaste porzioni del territorio dei Corpi Santi, il Comune autonomo che fungeva da anello attorno al nucleo antico della città di Milano. Proprio nel territorio fuori Porta Vercellina, dove tutto era cominciato 3 secoli prima (nel 1535 i frati cappuccini si stabilirono alla Vetra, in un podere ai lati del fiume Olona -odierna via Vetra e via Foppa-), i frati riescono ad avere un terreno e iniziano a costruire il grande complesso di piazza Velasquez, composto dalla chiesa (consacrata nel 1907 alla Madonna degli Angeli, come la Porziuncola) e da un ampio convento che nel 1899 aprì anche lo studentato di Teologia.

Da subito si è assistito ad un continuo crescendo di attività benefiche e di iniziative operose per quella vastissima parte di territorio parrocchiale che confinava con le parrocchie del Lorenteggio, di Baggio, di Quinto Romano, di Trenno e di Lampugnano. I frati del convento erano chiamati anche “frati della Maddalena” per la vicinanza a quello che fu l’antico villaggio agricolo detto “la Maddalena” (all’incirca dove oggi si trova l’attuale piazza De Angeli) per la presenza di una chiesetta dedicata a Maria Maddalena.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli e San Francesco, intitolata inizialmente al solo San Francesco
d’Assisi, venne progettata su disegno dall’architetto Cesare Nava in conformità alle esigenze costruttive dell’ordine cappuccino improntate alla ricerca di una semplice funzionalità strutturale e decorativa, fu costruita negli anni tra il 1897 e 1899.

I cappuccini, estromessi da Milano nel 1810 (quando si trovavano in San Vittore all’Olmo, dove oggi sorge il Carcere), vi tornarono nel 1896, grazie a questa costruzione.

Venne realizzata in stile neogotico lombardo, tipico del gusto di fine XIX secolo. La costruzione, seppur di carattere revivalistico, è sicuramente un grazioso edificio religioso particolarmente importante per la zona. Il progetto originale
prevedeva tre navate, poi ridotte a una soltanto nell’esecuzione per motivi di economia.

La facciata ha un profilo a capanna tripartito a salienti, ed è in cotto a vista con inserti intonacati ed è preceduta da un pronao a tre archi. Al centro della facciata è un grande rosone centrale mentre due rosoni minori laterali sovrastano altrettante bifore. L’edificio è affiancato da due fabbricati simmetrici, che ospitano parte delle attività conventuali e riprendono lo stile e le finiture della chiesa.

L’interno si presenta a navata unica, conclusa da un presbiterio a terminazione piatta, ha nove cappelle laterali e soffitto a capanna con struttura lignea, sorretto da grandi arconi ogivali, le cappelle sono coperte da volte a crociera con costoloni.

Le decorazioni sono concentrate nel presbiterio e sono in stile eclettico e liberty, che riproducono immagini classiche di angeli e santi.

Ponziano Loverini (Gandino 6 Luglio 1845 – Gandino 21 agosto 1929) nel 1901 dipinse la grande pala che sovrasta l’altare con la scena del Perdono di Assisi.

Gli altari delle cappelle laterali sono realizzati in legno intagliato contenenti statue di santi e madonne. E’ presente anche un altare ottocentesco qui portato e integrato nella cappella laterale di sinistra.

Il 3 aprile 1955, con la posa della prima pietra del teatro, il Ricreatorio diventa Centro Francescano Culturale Artistico Rosetum, che per anni sarà un vero e proprio punto di aggregazione e cultura nel territorio. Teatro che verrà inaugurato nel 1957 niente meno che da Maria Callas, che all’epoca era sposata con il commendator Meneghini ed abitava a Milano in una villa sita in via Buonarroti 40, non lontana dal convento.

Piazzale Diego Velasquez, 1 

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


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