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Milano | Porta Volta – Per il Museo della Resistenza lo stato stanzia 17 milioni

Ci siamo, il 2 maggio prossimo verranno affidati i lavori di costruzione dell’edificio che ospiterà il Museo Nazionale della Resistenza a Porta Volta, la cosiddetta piramide gemella e speculare (e molto più piccola) del palazzo Feltrinelli e Microsoft progettato dallo studio di Herzog & de Meuron sul lato opposto di piazzale Baiamonti.

Lo stanziamento da parte del Ministero della Cultura è passato da circa 8-9 a 17 milioni di euro derivanti dal Pnrr. Mentre l’approvazione definitiva per il progetto è avvenuta nel settembre scorso.

Lo scorso 14 aprile il Segretariato Regionale per la Lombardia ha avviato la prima fase della procedura competitiva per l’affidamento dei lavori per la costruzione dell’edificio con domande che devono giungere, appunto, entro il 2 maggio. La procedura si svolgerà in tre fasi: questa di qualificazione e poi due di negoziazione. Nella seconda fase gli operatori in possesso dei requisiti di qualificazione richiesti saranno invitati a presentare la propria offerta tecnica.

Il museo avrà sede in un nuovo edificio “gemello” della Fondazione Feltrinelli” firmato sempre dallo studio Herzog & De Meuron, nell’area compresa tra i viali Montello, Crispi, Bastioni di Porta Volta, piazza Baiamonti, dietro uno dei due vecchi caselli di Porta Volta.

Il progetto è stato rivisto alla luce delle indicazioni della Sovrintendenza per consentire il mantenimento dei resti delle Mura Spagnole, rinvenute durante la bonifica del terreno dove, per oltre sessant’anni, è stato in funzione un distributore di carburante. L’Amministrazione si è fatta carico delle spese per la revisione del progetto preliminare mentre, come previsto da convenzione, l’operatore in capo al Piano Integrato, Coima S.G.R. S.p.A., finanzierà la progettazione definitiva ed esecutiva.

Il palazzo che ospiterà il museo avrà 6 piani fuori terra, che saranno sviluppati secondo questo schema: piano terra dedicato a servizi; piani 1°, 2° e 3° dedicati al Museo; piano 4° dedicato agli uffici e al centro di documentazione; piano 5° dedicato alle esposizioni temporanee; piano 6° dedicato agli impianti.

Nel frattempo dall’anno scorso è attiva la pagina online dedicata con alcuni contenuti del nuovo museo.

Ad occuparsene è l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, che si è avvalso della collaborazione e dei materiali resi disponibili da varie associazioni tra le quali: l’Anpi e l’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna; l’Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti; l’Associazione Nazionale Ex Internati nei Lager Nazisti; l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti; l’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia; dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari; la Federazione Nazionale Associazioni Partigiane; la Federazione Italiana Volontari della Libertà nonché il Comune di Milano che ha ceduto l’area a costo zero.

Referenze immagini: Herzog & De Meuron; Roberto Arsuffi

Porta Volta, Herzog & De Meuron, Viale Montello, viale Crispi, Viale Bastioni di Porta Volta, piazza Baiamonti, Museo Nazionale della Resistenza

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


20 thoughts on “Milano | Porta Volta – Per il Museo della Resistenza lo stato stanzia 17 milioni

  1. Andrea

    Io non capisco, pensavo che dovesse essere un’opera a scomputo invece l’articolo dice che c’è un finanziamento statale che passa da 8 a 17 milioni.

    Tra l’altro la notizia apparsa 3 anni fa sul sito del comune parlava di 15 milioni…

    https://www.comune.milano.it/-/cultura.-franceschini-e-sala-il-museo-della-resistenza-in-piazzale-baiamonti-

    Numeri a caso?

    Ma non sarebbe più logico spendere quei 17 milioni per riprogettare e sistemare piazzale Baiamonti e i bastioni di Porta Volta?

  2. A

    Auspico pure io che ci stiano pensando a una sistemazione della piazza e soprattutto che inizi presto il restauro dei due poveri caselli così tristemente lasciati a loro stessi.

    1. V

      Un progetto così bello non ha valore con il parcheggio abusivo di fronte in via bastioni di porta nuova.

      Urge riqualificazione!!

      Cioè lasciando il diritto di parcheggio perché ogni abitate ne possiede due inizieremo a parcheggiare anche su i tetti. Ciò non è possibile!

  3. Andrea

    Il “giardinetto fetido” si salva, è ben visibile nel rendering.

    Di solito se un intervento lo si realizza “alla faccia di chi è contrario”, vuol dire che è un intervento inutile…

      1. Andrea

        E chi lo dice è un cretino tanto quanto l’anonimo sopra. Facci il favore di linkare l’intervento che insultiamo pure lui.

        Le opere si fanno perché servono non per fare una guerra di religione a chi è contrario.

    1. Anonimo

      Secondo il tuo ragionamento le opere sono TUTTE inutili, perché qualsiasi intervento trova sempre una minoranza contraria. Anche la Tour Eiffel all’inizio i parigini non la volevano.

      Mai sentito parlare di sindrome NIMBY?

      Il verde rimane, ma come si vede sarà una cosa ben diversa da quello che c’è oggi.

      1. Andrea

        No non è questo il concetto che volevo esprimere.

        Sono sicuro che tantissimi commentatori avrebbero preferito vedere degli uffici al posto del museo della Resistenza (ricordo i commenti sul relativo articolo che comunicava la funzione del nuovo edificio).

        Penso che molte persone sono contente di questo progetto non tanto perché desiderano avere un museo della Resistenza in città, ma solo perché l’opera verrà fatta “alla faccia dei comitati per il verde, nimby, ignoranti, ecc…”

        Insomma sembra una guerra di religione contro gli “ecologisti nimby” più che la richiesta di spendere soldi pubblici per realizzare qualcosa di utile ai cittadini.

        Io penso che questi 17 milioni di soldi pubblici avrebbero potuto essere spesi meglio in qualcosa di più utile. Questa opera mi sembra la cigliegina su una torta sbruciacchiata, l’avrei fatta dopo la sistemazione di tutta la parte pubblica della zona.

        Tra l’altro questo articolo mi conferma che gli oneri per la costruzione del lussuoso e ingombrante edificio di Feltrinelli che si trova dall’altro lato della strada sono serviti tutti per la spianata di cemento e il praticello? Ma come vengono calcolati gli oneri di urbanizzazione?

        1. Anonimo

          Ma no, il Museo va benone. Che ce ne facciamo di altri uffici??
          Personalmente avrei trasformato il giardino Lea Garofalo in una specie di parco della Resistenza e avrei spostato li le lapidi e le sedute che in Piazza Mercanti sono abbandonate a loro stesse e indifendibili (a meno di non farle presidiare dalle forze dell’ordine che sarebbe ridicolo visto quello che dovrebbero rappresentare).

          Ma anche il giardino ha dietro la sua piccola lobby di potere e per governare una città devi concedere un pezzetto ad ognuno, quindi va bene così.

  4. Anonimo

    Comunque, lasciando un momento da parte l’architettura (carina), sono l’unico a stupirsi per un museo che celebra (giustamente) un fenomeno di 77 anni fa? Era una cosa da fare alla fine degli anni 40, massimo 50. Perchè solo ora? Comunque fin che ci sarà qualcu
    no che pensa che il fascismo non era male e che i partigiani erano dei traditori…ben venga, meglio tardi che mai.

    1. Wf

      Le squadracce fasciste che inviavano alla morte al binario 21 fino ad Auschwitz e Buchenwald denunciando il vicino di casa ebreo.

      Per non dimenticare i veri criminali.

  5. Anonimo

    Comunque, lasciando un momento da parte l’architettura (carina), sono l’unico a stupirsi per un museo che celebra (giustamente) un fenomeno di 77 anni fa? Era una cosa da fare alla fine degli anni 40, massimo 50. Perchè solo ora? Comunque fin che ci sarà qualcu
    no che pensa che il fascismo non era male e che i partigiani erano dei traditori…ben venga, meglio tardi che mai.

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