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Milano | Roserio Mind – Il mai completato Palazzo Italia

Come ricorderete, il Padiglione Italia, poi Palazzo Italia di Expo 2015 è arrivato al Primo Maggio 2015, giorno dell’apertura di Expo, non completato.

Molte cose erano state congelate per non arrivare ad inizio evento ancora con le gru e le impalcature sul palazzo più importante dell’intera manifestazione, l’edificio che rappresentava l’Italia e che sarebbe rimasto ai posteri come segno dell’evento espositivo.

Il “Palazzo Italia” si affaccia sulla Lake Arena e il nuovo piazzale Expo 2015, dove si trova anche l’Albero della Vita (che forse si è preso lo scettro come simbolo della manifestazione) e sul Cardo, oggi intitolato a Rita Levi Montalcino.

La struttura fu progettata dallo Studio Nemesi & Partners S.r.l., insieme a Proger S.p.A. e BMS Progetti S.r.l., seguendo il concetto ispiratore del Direttore Creativo Marco Balich, ed occupa una superficie di circa 13.200 m su 6 livelli fuori terra. L’esterno è caratterizzato da una fitta ragnatela bianca che evoca una trama di nido o rami di alberi. È stata realizzata con un cemento innovativo (cemento biodinamico brevettato da Italcementi) che elimina l’inquinamento sfruttando processi di ossidazione innescati dalla luce solare. Tre grandi varchi permettono l’accesso ad una corte interna coperta da una grande vetrata. All’interno di questa corte-piazza interna ci sono gli accessi ai quattro volumi principali del palazzo: la zona Espositiva, la zona Auditorium, la zona Uffici di Rappresentanza e la zona Sale Conferenze-Meeting. Al quarto piano del palazzo si trovava il ristorante italiano gestito da Peck.

Anche all’interno vi è il rivestimento a trama intrecciata che però, al contrario della parte esterna, non è stata completata, come si vede bene in alcune foto qui di seguito, dove si vedono i ganci o le zanche metalliche che altrimenti rimarrebbero nascosti dai “rami” bianchi della fitta maglia di facciata.

Una critica non da poco riguardo a questo palazzo proveniente da chi ci ha lavorato è la scarsità di luce all’interno degli uffici, troppo coperti dalla fitta trama delle facciate, forse anche per questo non completato anche nelle parti mancanti. Ad ogni modo sarebbe belo venisse completato, vista l’importanza dell’edificio.

In questi giorni è in corso un intervento di manutenzione straordinaria per il contenimento dei problemi di infiltrazioni di Palazzo Italia, come cita il cartello di cantiere.
La durata prevista dei lavori è di circa 112 giorni.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


13 thoughts on “Milano | Roserio Mind – Il mai completato Palazzo Italia

  1. Federico

    Pensavo l’argomento fosse dimenticato da tutti, ma la vostra attenzione anche a questi dettagli resta ineguagliata.
    “Più italiano di così si muore”, si potrebbe dire. Paradigma di un’Italia fanfarona e inconcludente, ma capace di immaginare.
    Non può rimanere incompleto, ė una memoria e va finito come previsto.
    Non entra abbastanza luce? Era prevedibile possibile non avessero pensato a come farla entrare anche con la copertura? Sistemi a fibra ottica o specchi per convogliare la luce naturale dove arriva scarsa sono una possibile soluzione?
    Ma va completato (e ripulito dove cola la ruggine).

  2. Anonimo

    Ottimo articolo, mi permetto solo di segnalarvi, per rispetto alla memoria della grande scienziata, il piccolo refuso che vi è sfuggito: è “Montalcini”, non “Montalcino”.

  3. Raniero Avogadro

    Sono sempre stato contrario alle stravaganze in architettura. Questo del Palazzo Italia è un esempio macroscopico di come la ricerca ad ogni costo di forme “strane” dia luogo a prodotti incongrui sotto tanti profili. E’ questa una costruzione infelice che darà sempre luogo a problemi di manutenzione ( e forse addirittura di vivibilità).

  4. alex

    io ci lavoro dentro tutti i giorni, è un mezzo labirinto, non tutto è perfetto e funzionale ma è dannatamente affascinate e ricercato, i parallelepipedi saranno anche economici e funzionali ma se si può, anche basta

  5. Marco

    Bell’articolo e giusta attenzione alle tematiche, ma a Baranzate (comune confinante ai vari ingressi dell’area Mind e ospedale Galeazzi) vige la regola del degrado, infatti passando da queste parti troviamo fabbriche abbandonate, strade mai asfaltate e nessuna politica di riqualifica del territorio. Poco centra con il palazzo Italia, lo so, ma sarebbe bello che questi articoli facessero da cassa di risonanza per tutto lo schifo e l’incompetenza della giunta comunale di Baranzate sta facendo in questi anni. Assurdo che a favore del sindaco Elia si sia espresso pure il sig. Sala… questi signori da queste parti si vedono solo per il taglio del nastro di infrastrutture inutili.

  6. Anonimo

    Scusa ma se ti fa schifo abitare a Barzanate perché è una città orrenda , sporca e gestita peggio ma perché non cambi città ? Nessuno ti obbliga a stare nella Mexxxx. Purtroppo Sala non è dio e l’Italia è fatta anche così.
    Palazzo Italia invece andrebbe finito o demolito. Vederlo così nella stincompiutezza fa solo male.

  7. Marco

    Che risposta del piffero è? Se una cosa fa schifo, invece che tentare di cambiarla dall’interno andando ad assemblee comunali, scrivendo al sindaco o denunciando le ingiustizie dovrei andarmene? Di solito si comporta così chi fugge senza combattere dalla propria terra poi, a guerra finita, torna da vittorioso e sale sul carro degli intellettuali (la storia lo insegna) …. ciao Anonimo

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