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Milano | Vigentino – Boeri e Femia firmano due progetti per la rinascita della Torre andata a fuoco

Al Vigentino svetta dallo scorso 29 agosto la sagoma ferita della Torre dei Moro, il grattacielo di 18 piani bruciato come una torcia per un incendio scaturito al 15° piano. Ora, dopo quasi un anno sono stati presentati due progetti dagli architetti Stefano Boeri e Alfonso Femia.

I due prospetti – eseguiti a titolo gratuito – sono stati presentati durante un evento con gli inquilini della Torre in Regione Lombardia: “Io come altri architetti ho donato un’idea, un progetto per pensare a una nuova vita per la torre di via Antonini”, ha commentato Boeri sottolineando che “qualsiasi cosa gli abitanti di questa torre sfortunata decideranno, per noi sarà un segno di attenzione e disponibilità”. Ad ogni modo “abbiamo pensato a un edificio verde che dia il segno della rinascita”, immaginando “che le due vele, che poi sono state parte dell’origine dell’incendio, siano invece coperte da alberi e foglie – ha aggiunto l’architetto – conservando però quella fisionomia dell’edificio e aumentando la superficie dei balconi”. Mentre secondo Femia, “la prima cosa che bisogna capire è che qualsiasi progetto sarà un progetto pubblico, che appartiene alla città”. E comunque “mi piacerebbe che questa possa essere un’occasione civile straordinaria”. L’edificio di via Antonini “entra in un contesto di rigenerazione tra i più importanti d’Europa. E quindi è importante che questo edificio – ha rimarcato Femia – assuma anche questo tipo di ruolo”. 

Come scritto sul Corriere della Sera, le famiglie coinvolte nel disastro sono ottanta, con 34 minori, distribuite in 82 unità abitative, di cui 17 completamente distrutte e 16 gravemente compromesse. Attualmente 40 di queste famiglie hanno trovato alloggio sul mercato libero, 20 non hanno ancora una soluzione abitativa stabile, due sono ancora alloggiate presso un residence e altri da amici, mentre sono una ventina che hanno fatto domanda per le case di Comune e Regione. Non tutti i mutui sono stati sospesi all’indomani del disastro: «Solo dopo nove mesi tutte le banche li hanno sospesi, grazie all’intervento del prefetto», spiega il portavoce del comitato inquilini, Mirko Berti. In compenso, l’ondata di solidarietà ricevuta ha fatto sì che al 31 ottobre 2021 fossero stati distribuiti 187.572 euro: circa 2.400 euro a famiglia.

Il progetto dello studio Stefano Boeri Architetti prevede la ristrutturazione (dopo le dovute bonifiche) della torre con delle facciate arricchite da piante in vaso che trasformino la struttura in una sorta di Bosco Verticale. In pratica i balconi, prima protetti dal rivestimento bianco che è stato la causa dell’incendio, saranno protetti da una fitta griglia di vegetazione, molto suggestivo.

Il progetto dello Studio Atelier(s) Alfonso Femia AF517, propone anch’esso una torre ricca di verde con piante in vaso lungo i balconi e l’ormai inconfondibile utilizzo delle piastrelle in ceramica cangiante segno dello studio d’architettura.

Entrambi i progetti, assieme ad altri che eventualmente arriveranno, saranno valutati e scelti per fattibilità e estetica, che vinca il migliore.

La Torre dei Moro (nome preso dalla società costruttrice: Moro Costruzioni S.p.A.) fa parte di un intervento edilizio completato nel 2011. Si tratta di 3.100 metri cubi quadrati di superficie produttiva, 2.700 di commerciale e uffici oltre a 3.700 metri quadrati di appartamenti sviluppati in una torre di 18 piani.

L’architettura della torre aveva una morfologia particolare. Infatti, ad una struttura interna a parallelepipedo erano state montate le facciate ricurve su un telaio che nascondeva i balconi e che ne caratterizzavano la forma. Due vele di un candido bianco e segnate dal taglio orizzontale dei 16 piani (due sono alla base ma non inglobati nelle due vele) per un altezza di circa 60 metri.

Referenze immagini: Google, Corriere della Sera, Funpage, Roberto Arsuffi, Stefano Boeri Architetti, Atelier(s) Alfonso Femia AF517

Incendio, Vigentino, via Antonini, Torre dei Moro, Stefano Boeri, Alfonso Femia, Stefano Boeri Architetti, Atelier(s) Alfonso Femia AF517

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


11 thoughts on “Milano | Vigentino – Boeri e Femia firmano due progetti per la rinascita della Torre andata a fuoco

    1. Filippo

      Ma se ho capito bene, se sono boeri posso regalare progetti che mi danno visibilità e popolarità e tutti gli altri che lottano quotidianamente (senza aiuti politici) stanno a guardare l’archistar che si fa bello …. I concorsi as es ? Sono solo una perdita di tempo ?!? Perché comunque vincerebbe boeri ! Quindi esser pratici vale più che essere giusti? l’Italia ha grande tradizione e Milano non fa eccezione.

  1. Filippo

    Ma se ho capito bene, se sono boeri posso regalare progetti che mi danno visibilità e popolarità e tutti gli altri che lottano quotidianamente (senza aiuti politici) stanno a guardare l’archistar che si fa bello …. I concorsi as es ? Sono solo una perdita di tempo ?!? Perché comunque vincerebbe boeri ! Quindi esser pratici vale più che essere giusti? l’Italia ha grande tradizione e Milano non fa eccezione.

    1. Anonimo

      Credo che questa filippica sia fuori luogo in questo caso.

      Non è un progetto pubblico vero e proprio (par di capire che se c’è del pubblico, è perché la situazione delle responsabilità è complessa e se non si vuol lasciare lì il mozzicone dell’incendio e i residenti rimasti beffati senza una soluzione, è necessario anche il contributo di tutti, istituzioni comprese) e se Boeri e Femia si sono messi a disposizione – spendendo di tasca loro, visto che pagano i giovani architetti di cui parli nei loro studi – in cambio di un po’ di visibilità, va anche bene così.

      Vorrei vedere “gli altri che lottano” come farebbero a progettare “a gratis”, dalle proposte agli esecutivi: con che soldi? Qui mi sa che si parla di solidarietà: non è dunque questo il contesto giusto per evocare concorsi e quant’altro, altrimenti sacrosanti.

      1. Edilberto

        Invece il commento di “Filippo” ha toccato proprio il punto della questione.
        Lei ha idea di quanto maggiore sia il ritorno per gli studi in questione (diretto ed indiretto) rispetto ad un piccolo investimento (4 rendering, fatti anche senza molta cura e un paio di schizzi e planimetrie)? Evidentemente no.
        Questa situazione mi ricorda molto il Ponte di Genova: pochi giorni dopo il crollo, un discepolo di Renzo, con i tubi sotto braccio, si recava al Comune di Genova. “Renzo Piano ha donato a Genova il suo progetto!”.

        1. Anonimo

          Questione di punti di vista.

          Piano ha donato il suo progetto ma ha pure superato una competizione ristretta con Calatrava – senza contare che il committente era un privato e quindi siamo proprio in un caso differente.

          Qui la questione è simile – non si sa nemmeno fino a che punto ci siano di mezzo le istituzioni, visto che il palazzo era privato – e quindi anche qui non si capisce l’appello al concorso.

          In ambo i casi, comunque, la fretta di agire per sanare una situazione di grave disagio (per i genovesi e per gli inquilini rimasti senza casa o fuori casa) sconsiglia lungaggini inutili. Senza contare che per il palazzo potevano tranquillamente rifare come prima ma con materiali ignifughi, mentre evidentemente si cerca di cambiare strada, per dare un segnale anche psicologico.

          Insomma, ognuno la pensa come vuole, ma qui mi pare si sbagli bersaglio..

          1. Edilberto

            Constato dalle sue parole che non ha colto il punto e quindi è finito a parlare di “punti di vista” e di bersagli mancati. Ma non importa.

          2. Edilberto

            Gentile Anonimo,
            constato dalle sue parole che non ha proprio colto il punto, con parallelismi a dir poco traballanti. Non si tratta di punti di vista o di bersagli sbagliati, mi creda. Saluti.

  2. Gio

    Giustamente viene detto che essendo un privato, non ha obbligo di concorso. Spero solo che il proprietario abbia interesse ad attirare l attenzione e convertire una notizia negativa come l incendio in un opportunità di riqualificazione e innovazione, bandendo un concorso aperto ai giovani. I soldi poi se ne troveranno, è in una posizione strategica in vista dell’ Olimpiadi. Poi se Boeri sarà in grado di vincere il concorso, ben venga

  3. Gio

    Giustamente viene detto che essendo un privato, non ha obbligo di concorso. Spero solo che il proprietario abbia interesse ad attirare l attenzione e convertire una notizia negativa come l incendio in un opportunità di riqualificazione e innovazione, bandendo un concorso aperto ai giovani. I soldi poi se ne troveranno, è in una posizione strategica in vista dell’ Olimpiadi. Poi se Boeri sarà in grado di vincere il concorso, ben venga

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