Milano, Cinque Vie.
Giugno 2026. Da alcune settimane sono stati completati in via Edmondo De Amicis i lavori di rimozione dei masselli in pietra nell’ultimo tratto della “Cerchia dei Navigli” che ancora conservava la storica pavimentazione. L’intervento ha interessato il segmento compreso tra via Ausonio e via Olona, per una lunghezza di circa 200 metri. Si è salvato soltanto il tratto antistante la Pusterla di Sant’Ambrogio, via Carducci, che è rimasto lastricato in pietra.
Non nascondiamo una certa perplessità per questa progressiva eliminazione dei masselli in più parti del centro storico. Comprendiamo le esigenze legate alla mobilità ciclistica e motociclistica, spesso penalizzata da pavimentazioni sconnesse e mal mantenute, ma la sensazione è che si stia rinunciando con troppa facilità a un elemento storico che contribuiva al carattere della città.
Il risultato è inoltre piuttosto disomogeneo. L’incrocio tra via De Amicis e piazza della Resistenza Partigiana è rimasto infatti un mosaico di materiali diversi: masselli in pietra, tratti verniciati di rosso, binari del tram e asfalti di differenti tonalità, dal rosso di via Cesare Correnti all’antracite di corso Genova. Un insieme che appare poco armonico e che restituisce l’impressione di interventi realizzati per singoli lotti, senza una visione complessiva dello spazio urbano.
Naturalmente la ciclabile, come avviene lungo gran parte della Cerchia dei Navigli, continua a essere semplicemente delimitata dalla segnaletica orizzontale: una striscia di vernice e poco più.
Comunque all’appello mancano ancora da sistemare le aiuole davanti ai civici 34 > 38.






Passeggiando nel tratto compreso tra piazza della Resistenza Partigiana e via Olona abbiamo osservato l’area riqualificata a seguito dei cantieri della M4 e completata lo scorso anno, tra i civici 26 e 46. Qui è stato adottato il linguaggio progettuale ormai tipico degli interventi post-M4: marciapiedi in cemento e pietra, aiuole delimitate da cordoli lapidei che ricordano una successione di vasche disposte su quote differenti, secondo una composizione volutamente irregolare.











Prima dei lavori, però, questo tratto era caratterizzato da ampie aiuole a prato e da un filare di olmi maturi lungo il bordo stradale. Alberature che furono rimosse durante il cantiere della metropolitana e che, una volta conclusi i lavori, non sono più state ripiantate.
Dal civico 46 fino al termine della via, invece, il filare di olmi (Ulmus) è sopravvissuto, seppure con alcune lacune. Alcuni esemplari mancanti sono stati sostituiti da nuove alberature di Zelkova serrata, comunemente nota come olmo giapponese.
Tratto che mostra l’ordinaria sciatteria di questa città che vuole apparire figa, ma che alla fine non ce la fa.

















Anche in questo caso sorge spontanea una domanda: invece di concentrare le risorse esclusivamente nelle aree interessate dai cantieri della metropolitana, non sarebbe stato più opportuno distribuire l’investimento lungo l’intera via De Amicis, realizzando una sistemazione complessiva e omogenea, magari con meno pietra e più asfalto per contenere i costi se proprio necessario? Probabilmente oggi avremmo una strada più coerente e uniforme.
Chiudiamo con una nota inevitabilmente polemica. Ancora oggi, passeggiando nel tratto attorno alla Pusterla di Sant’Ambrogio, all’incrocio tra via De Amicis e via Carducci, non possiamo fare a meno di pensare agli alberi che un tempo caratterizzavano questo spazio. Le fotografie storiche degli anni 10 e 20 del Novecento mostrano una strada riccamente alberata, una condizione rimasta sostanzialmente immutata fino all’avvio dei cantieri della M4 nel 2015.




La realizzazione della metropolitana è stata spesso indicata come motivazione per la loro rimozione, ma la linea corre a una profondità tale da far sorgere più di un dubbio sulla reale impossibilità di ripristinare almeno parte delle alberature. Colpisce soprattutto il silenzio con cui questa trasformazione è stata accettata, senza particolari obiezioni nemmeno da parte degli enti preposti alla tutela del patrimonio storico e paesaggistico.
Un’occasione persa che, a nostro avviso, continua a pesare sulla qualità urbana di uno degli assi storici più importanti della città.
(al LINK il nostro articolo sul greenwashing e la situazione di via De Amicis prima degli interventi M4)

- Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Google Map
- Sant’Ambrogio, M4, M2, Metropolitana, Cerchia Navigli, Via De Amicis, Via Carducci, Scavo, Archeologia, via San Vittore, Porta Vercellina, Cooperativa Archeologia, San Gerolamo
Togliere gli alberi di fronte alla pusterla è stato un vero crimine. Non è vero però che sia avvenuto senza particolari obiezioni: le proteste c’erano state, superate dalla formale promessa dell’ assessore che sarebbero state ripristinate. Ma mai fidarsi…
Immagino il pensiero degli addetti ai lavori del Comune:
“eh però poi riduciamo gli sfalci e tutto si sistema.
Che poi fra due mesi ricomincia il campionato e nessuno ci pensa più, suvvia, che sarà mai!”
Quando all’urbanistica si continuano a mettere persone inadeguate e senza un minimo di esperienza questo è il risultato.
A mio parere lì c’è anche un problema di larghezza della pista ciclabile, che mi sembra meno dell’ 1,50 di legge, in particolare escludendo la striscia di demarcazione. Non è un problema da poco perché riguarda anche la sicurezza.
Non frega niente a nessuno della larghezza della ciclabile. Da Via Carducci all’incrocio con corso Italia è diventato un inferno, una colonna unica di auto 24/7, una gestione dei semafori imbarazzante, anarchia totale con chiunque (auto, bici, motorini, monopattini) che si arrangia come può, nessun vigile, niente.