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Milano | Porta Venezia – Ci si prepara alla demolizione di via Melzo 7

Via Melzo 7 è un palazzo moderno ad uso misto uffici e abitazioni, costruito tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni settanta nel distretto di Porta Venezia. Presto verrà abbattuto per essere sostituito da una nuova costruzione.

L’edificio era famoso per essere la sede di Jannelli & Volpi. Fondata nel 1961 da Oreste Jannelli, è leader in Italia nei rivestimenti murali e carte da parati. Nel 1970 inaugura la nuova sede di via Melzo 7 a Milano con un progetto firmato dall’architetto Paramatti. La società dal 2021 si è trasferita, lasciando la sede storica per sempre.

Il progetto ancora non divulgato per il nuovo edificio è stato affidato allo studio Paolo Asti Architetti, ed è appena passato in commissione paesaggio.

Qui di seguito alcune immagini dello stabile riprese lo scorso inverno.

Mentre qui di seguito alcune immagini recenti, dove si è cominciato a bonificare e rimuovere le povere piante presenti nel piccolo giardinetto d’ingresso.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi

Porta Venezia, Via Melzo, Demolizioni, Asti Architetti

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


14 thoughts on “Milano | Porta Venezia – Ci si prepara alla demolizione di via Melzo 7

    1. Sergio

      Potrebbe non piacere adesso,ma avrebbe fatto la sua storia come altri edifici di altre epoche indicando lo stile dei suoi tempi.l’acero che rispecchiava nei vetri era la morte sua.

  1. Valentina

    In realta’ le povere piante erano uno stupendo acero giapponese e una conifera in perfette condizioni da almeno 30 anni se non di piu’. Un vero scempio averli tagliati.

      1. domenico alberti

        vero ,però se togliamo 2 piante qua 2 piante là ,alla fine rimarremo senza piante, sarebbe bello che presentassero un progetto con una nuova piantumazione,nn dobbiamo dimenticare che gli alberi sono utili all’uomo , mentre l’uomo agli alberi no. Questo è il mio pensiero.

    1. Thomas

      Potevano essere trapiantati in qualche giardino pubblico, 2 bellissimi alberi. Tra l’altro sono ormai ii pochi pini e abiti ancora sopravvissuti a milano, il programma di piantumazioni prevede sempre le solite tipologie alboree se non addirittura palme sempre più diffuse su volere di paesaggisti incompetenti, no comment

    2. Anonimo

      Ma poi erano piante private, quindi scempio de che? Oppure andiamo sui balconi e sui terrazzi di tutti e se uno fa morire le piante che ha acquistato e piantato andiamo col dito puntato a dire: SCEMPIO!

      Dai, siamo al paradosso.

      Piuttosto: non rimpiangeremo il palazzo, ma c’è da temere l’ennesimo progetto copia/incolla di Asti. Speriamo non sia questo il caso.

      1. Marco

        Io lo trovo un edificio davvero brutto. Ha sostituito uno stabile danneggiato dai bombardamenti? Peccato, perché secondo me la zona è carina ma purtroppo ci sono degli edifici brutti e da periferia.

  2. Thomas

    Potevano essere trapiantati in qualche giardino pubblico, 2 bellissimi alberi. Tra l’altro sono ormai ii pochi pini e abiti ancora sopravvissuti a milano, il programma di piantumazioni prevede sempre le solite tipologie alboree se non addirittura palme sempre più diffuse su volere di paesaggisti incompetenti, no comment

  3. Est71

    A me l’edificio in questione piaceva molto e mi dispiace che lo demoliscano. Aveva una composizione architettonica proporzionata e molto identitaria dello stile anni ’70. Mentre troppo spesso lo stile attuale lo trovo molto deludente.

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