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Milano | Duomo – Perché si dovrebbe recuperare il Salone delle Cariatidi

Come ha riportato Thomas Villa nel suo articolo di Artribune dello scorso luglio, Milano si meriterebbe il recupero integrale del Salone delle Cariatidi di Palazzo Reale.

Insomma un po’ come sta avvenendo in alcuni paesi europei come la Germania e la Polonia, martoriate durante il periodo bellico tanto da vedere le loro antiche città distrutte o rase al suolo e dove, anche per volere dei cittadini, alcuni palazzi di una certa importanza, sono stati o stanno per essere ricostruiti. Così abbiamo il centro storico di Varsavia, quello di Dresda, quello di Francoforte ricostruiti in parte e persino il Castello di Berlino ormai giunto a compimento. Città che come Dresda – rasa al suolo e oggi quasi interamente ricostruita – hanno ritrovato l’anima perduta e anche il turismo, perché alla fine non si tratta del temuto effetto Disneyland, ma credo sia qualcosa di profondo, come ritrovare le proprie radici che la guerra ha cercato di sottrarre e cancellare.

A Milano successe la stessa cosa quasi ottant’anni fa: il 15 e il 16 agosto del 1943 vi fu una delle giornate più tragiche che la città abbia mai dovuto affrontare. Ben 140 bombardieri Lancaster della Royal Air Force britannica colpirono duramente il centro con oltre 500 tonnellate di bombe. Le vittime più rilevanti nel novero del patrimonio storico-artistico furono il Castello Sforzesco, la Basilica di Sant’Ambrogio, il Teatro dal Verme, quello della Scala e soprattutto Palazzo Reale.

Qui di seguito alcune immagini del salone prima dei bombardamenti del 1943.

La strategia dei bombardamenti al tempo consisteva nel cercare di realizzare delle “tempeste di fuoco” che consentissero alle fiamme di auto-alimentarsi aspirando ossigeno, portando così a devastazioni ben maggiori di quelle ottenibili con le sole bombe. Per questo motivo venivano sganciati anche spezzoni incendiari, che servivano ad alimentare e propagare le fiamme.

L’obiettivo era il Duomo, ma i colpi centrarono la Rinascente, la Scala e Palazzo Reale dove uno di quei spezzoni cadde proprio sul tetto non lontano dalla Sala delle Cariatidi. L’incendio si propagò con facilità in quella selva di capriate lignee facendo collassare il tetto sopra il salone, portando con sé i dipinti, gli stucchi e le decorazioni più gloriose del Neoclassicismo milanese, tra cui l’affresco Apoteosi di Ferdinando I di Francesco Hayez, realizzato nel 1838.

Purtroppo il disastro peggiore lo fecero le autorità del tempo, impregnate senz’altro a problemi ben maggiori, ma che ignorarono completamente di mettere al riparo quel che rimaneva di salvabile dagli elementi naturali quali la pioggia, il vento e la neve (all’epoca nevicava molto a Milano). Così le intemperie e l’umidità danneggiarono ancora di più gli stucchi di Giocondo Albertolli e le stupende statue delle quaranta Cariatidi realizzate dagli scultori Callani e Franchi, che diedero il nome all’intera sala.

Palazzo Reale era il simbolo degli Austriaci, dei regnanti e dell’Ancien Regime che aveva portato alla tragedia del fascismo, e questa era indubbiamente strettamente legata alla Casa Reale dei Savoia. 

Mentre il Teatro alla Scala venne rapidamente ricostruito, tanto che l’11 maggio 1946 riaprì con La gazza ladra diretta da Arturo Toscanini, Palazzo Reale venne riparato con le prime coperture solo nel 1947, ben quattro anni dopo il bombardamento, lasciando appunto i saloni e la Sala delle Cariatidi ad ogni intemperia.

Da allora Palazzo Reale e di conseguenza anche il Salone delle Cariatidi sono rimasti nel limbo, perdendo di importanza e diventando via via uffici e spazi espositivi, che hanno pian piano eliminato ogni riferimento all’antico palazzo progettato nel 1778 dall’architetto Giuseppe Piermarini, brillante allievo di Luigi Vanvitelli.

Solo a partire dagli anni 2000 si è proceduto e cercato seriamente di recuperare il recuperabile e ridare una forma agli spazi interni del palazzo. Da allora molte sale sono state recuperate per quanto possibile, riproponendo arredi e tappezzerie, anche se, dobbiamo dire, con inserimenti “moderni” che ancora una volta denotano la scarsa volontà di un suo ritorno all’antico splendore.

E la Sala delle Cariatidi? Cosa sarebbe se venisse riportata all’antico splendore? Perché questa ostinata volontà di non riportarla a com’era prima della guerra?

Molti sostengono che oggi, almeno in Italia, non si realizzano falsi storici. Tuttavia non è vero, visto che nel corso del tempo sono stati ricostruiti edifici importanti come lo stesso Teatro alla Scala di Milano, esattamente come l’Abbazia di Montecassino sempre devastata nella Seconda Guerra Mondiale, ma anche più recenti come il Teatro La Fenice di Venezia dopo il rogo o così come il Teatro Petruzzelli di Bari, tutti edifici ricostruiti “com’erano e dov’erano” per il loro intrinseco valore artistico.

La Sala delle Cariatidi, va detto, è un ambiente di una dimensione davvero inaudita per l’intera Europa: misurava infatti ben quarantasei metri di lunghezza per diciassette di larghezza, per un totale di 782 metri quadrati, addirittura di più della celeberrima Galerie des Glaces della Reggia di Versailles, che si fermava a “soli” 766 metri quadrati. L’ambiente era sontuoso e regale, e doveva essere simile alla Grande Galleria del palazzo di Schönbrunn a Vienna, la principale reggia della corte asburgica.

Oggi il grande salone viene utilizzato per eventi o mostre legate al Palazzo Reale. Appare in tutto il suo splendore decadente, dove l’illusione di vedere le devastazioni belliche ci dovrebbero ricordare il male di quegli eventi, anche se, come abbiamo detto, più che le devastazioni dei bombardamenti, lo stato attuale di statue e decori lo si deve alla negligenza degli amministratori dell’epoca.

Perciò, volendo analizzare meglio la questione, il problema non è quello che molti sostengono ancora che la Sala delle Cariatidi debba rimanere tale a ricordo della distruzione bellica, visto che fondamentalmente non lo è, ma forse è più un simbolo dell’incuria dei politici e degli amministratori. 

Con questo vogliamo unirci ad Artribune chiedendoci se forse sia giunto il momento di valutare l’opportunità di una sua ricostruzione integrale, come simbolo di una bellezza latente, resistente, in grado di sopravvivere e di testimoniare la sua forza anche attraverso le orrende violenze della guerra. Che sia forse proprio oggi il momento ideale per ricostruire la Sala delle Cariatidi?

Nel 2023 ricorreranno gli ottant’anni dalla distruzione della Sala delle Cariatidi. Rimaniamo dunque in fiduciosa attesa, sperando che questa legittima domanda di recupero del patrimonio artistico perduto non resti inascoltata.

Per chi vuole saperne di più, può visitare e partecipare alla pagina Facebook: Milano rivuole il Salone delle Cariatidi di Palazzo Reale. Pagina ricca di immagini e storia curata da Alessandro Fortuna esperto e grande appassionato.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Milano Sparita,

Fonti: Artribune; Thomas Villa; “Le Città nella Storia d’Italia” – Milano, Edizini la Terza 1982;

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


44 thoughts on “Milano | Duomo – Perché si dovrebbe recuperare il Salone delle Cariatidi

  1. Anonimo

    Bisognerebbe farla finita una volta per tutte con questa ideologia del falso storico, uno snobismo che è semplicemente ridicolo.

    In centro storico arredo urbano e anche edifici dovrebbero essere realizzati in stile.

    1. Renato

      Cosi’ come e’ oggi trasmette un emozione.

      Inoltre spesso lo si utilizza con mostre ultramoderne a fare contrasto.
      Ricordo in particolare quella fantastica di Pomodoro allestita proprio lì.

      Rifarlo nuovo come era sarebbe uno dei tanti saloni di cui abbondano i palazzi italiani.

  2. Anonimo

    Visto che per le cose belle il Comune sembra non avere mai budget, piuttosto che una finta nuova Sala delle Cariatidi, preferirei vedere la vera antica Piazza Mercanti risistemata.

    1. Anonimo

      Parlare di ideologia è fuori luogo. Vuole dire non conoscere la storia del restauro e il ricco dibattito degli ultimi due secoli tra conservazione e ricostruzione.
      La sua mancanza di cultura architettonica e del restauro è imbarazzante ed è lei ad assere ridicolo.

  3. Anonimo

    Che articolo ridicolo e scritto male. “Perciò volendo analizzare meglio la questione, il problema non è quello di molti che sostengono ancora che la Sala delle Cariatidi debba rimanere tale a ricordo della distruzione bellica, visto che fondamentalmente non lo è, forse più un simbolo dell’incuria dei politici e degli amministratori.” Vi credete così tanto dio sceso in terra che pensate di poter dire quale è il problema (state esponendo una vostra idea, giustamente, ma non potete avere l’arroganza di annullare in questo modo il pensiero altrui), in più ricadete nel più becero populismo tirando in mezzo l’incuria dei politici. Che pena.

    1. Anonimo

      Guarda che non stanno criticando Sala o Pisapia !!!
      Rilassati… i lavori di semi-sistemazione che hanno imbastardito un po’ il tutto li han fatti ai tempi di Albertini/Moratti.

      Quindi non è populismo criticarli.

      1. Anonimo

        Ma hai il carbone bagnato? Cosa c’entra? Chi ha scritto che stanno criticando l’attuale giunta? Fai pace col cervello o impara a comprendere un semplicissimo testo.

    2. Simone

      Io francamente posso capire il “non” restauro dei monumenti del passato, e per passato intendo quello greco-Romano… lo accetto.
      Ma qualsiasi palazzo o salone danneggiato dalla guerra è stato o distrutto e al suo posto ricostruito qualcos’altro (laddove fondi e tipologia di danno non lo consentivano) oppure è stato restaurato: lo si fa anche con opere “distrutte” dal tempo e non dalle bombe!
      Ora vivo e Genova e li sono brutali: o abbattono o ricostruiscono…almeno 10 palazzi dei Rolli sono stati sventrati dalle bombe a Genova e ricostruiti com’erano…🤷‍♂️

  4. giuseppe

    La ricostruzione di Dresda 40 dopo la distruzione è sicuramente un falso, ma la città oggi è godibilissima e meta di turisti da tutto il mondo, la città vecchia di Varsavia è stata ricostruita non com’era e dov’era ma come l’ha dipinta Bellotto secoli prima, quindi doppiamente falso, ma oggi è l’unica parte della città degna di nota e patrimonio dell’umanità UNESCO, il Palazzo reale di Berlino è ricostruito solo all’esterno ma da continuità stilistica alla Museuminsel. La ricostruzione della Sala delle Cariatidi sarebbe sicuramente un falso ma ridarebbe a Milano uno spazio che oggi manca a testimonianza di un’epoca comunque di grande importanza per la città

  5. Anonimo

    Scusate, lasciando un momento in disparte l’architettura. Una domanda di storia militare: mi ha colpito la frase “L’ obiettivo era il Duomo”… sicuri? Erano così incivili gli inglesi? Grazie per una eventuale risposta, informata possibilmente.

    1. Anonimo

      La risposta lunga la trovi su millemila libri.
      La risposta breve è che ai tempi si bombardavanono anche “simboli” politici e civili per colpire il morale della popolazione e indurli a ribellarsi a quella che era una dittatura.
      Noi oggi piangiamo per quattro stucchi, ma l’ideologia e le dittature han fatto decine di milioni di morti in quel periodo, quindi prima di attribuire la patente di “incivili” (che in parte ci sta, specie per Dresda a pochi mesi dalla fine) bisogna provare vedere le cose con gli occhi del tempo.

      1. Anonimo

        Infatti hanno pensato bene di bombardare una scuola elementare uccidendo184 bambini e 19 maestre.

        Tu guardalo con gli occhi del tempo, se vuoi.

    2. Anonimo

      Mah, prova un po’ a informarti su come hanno costruito e poi mantenuto il loro impero. Sui massacri di civili in India e in Kenya. Sull’annichilazione quasi totale dei nativi in Canada.

      Oppure informati su cos’era “Pippo” e cosa faceva durante la II guerra mondiale. Il mio bisnonno (civile, non soldato) si salvò per miracolo da una delle sue incursioni buttandosi in una roggia con la bicicletta.

      Quando si cominciò a capire cosa stava succedendo nei campi di sterminio, da più parti si chiese a gran voce di bombardare le linee ferroviarie che portavano ad Auschwitz per bloccare le deportazioni. Ma il civilissimo Churchill decise che sarebbero state bombe sprecate e che era meglio usarle sulle città tedesche e italiane.

  6. Thomas

    E’ bene ricordare i crimini di guerra angloamericani. Tra gli autori come non citare il famigerato “bomber” Harris, detto anche il macellaio, autore di numerosi crimini soprattutto in Germania, per i quali ovviamente nessuno pagò essendo loro i “buoni”. La devastazione terroristica di obbiettivi civili e artistici era d’altronde una precisa strategia degli “alleati”, e già allora era considerata qualcosa di spregevole e criminale.
    La sala delle Cariatidi è solo un esempio eccellente ma a Milano se ne perde il numero. Sulle macerie poi, a ulteriore sfregio, le nuove incapaci amministrazioni repubblicane hanno compiuto scempi inenarrabili consegnandoci la città attuale, ormai irriconoscibile.

  7. Anonimo

    Su youtube c’è un video de “il tempo e la storia” con Barbero e Paolo Mieli sul bombardamento di Dresda e le critiche in seno alla stessa opinione pubblica inglese nel dopoguerra.
    Peraltro gli effetti incendiari a Milano e nelle città italiane sono stati molto più ridotti perchè i centri storici erano in muratura e non in legno.
    Quindi il discorso è un po’ più complesso della reductio ad hitlerum, nei fatti la strategia di colpire il patrimonio culturale non ha dato esiti tangibili e non è stata condivisa neanche in seno agli Alleati.
    Quanto al fatto che siano attitudini “del passato” non ne sarei sicuro, può essere che qualche misura simbolica si veda pure di questi tempi, sempre con risultati dubbi, forse.

  8. Andrea

    Incivili e stupidi. Se bombardi il Duomo di Milano non induci la popolazione a ribellarsi alla dittatura ma a chi sta distruggendo il simbolo della città.

    Un po’ come se qualcuno si mettesse a spaccare i vetri delle macchine parcheggiate sul marciapiede, secondo te indurrebbe la popolazione a ribellarsi contro le macchine in sosta vietata o contro il vandalo?

      1. Andrea

        Stavamo parlando della “popolazione” non del regime. Sappiamo benissimo che i fascisti non sono stati sconfitti con la seconda guerra mondiale né tantomeno bombardando le città.

        Il fascismo sta piano piano scomparendo dopo decenni di applicazione della Costituzione che prevede la libertà di parola e di pensiero, non il bonbardamento di infrastrutture civili.

        1. Anonimo

          Andrea, è anche possibile che nell’estate del 1943 agli Alleati in guerra con un’Italia che per 20 anni aveva fatto sfoggio di masse osannanti, retorica aggressiva e alleanze con Hitler, la differenza tra “regime” e “popolazione” sfuggisse… 🙂

    1. Anonimo

      Temo che fino alle sconfitte militare (e ai bombardamenti) quello che si vedeva all’estero dell’Italia erano quasi solo distese oceaniche osannanti in camicia nera 🙁

  9. lisander

    Personalmente sono favorevole al recupero della Sala delle Cariatidi, anche perchè andrebbe a completare il pregevole intervento di restauro compiuto dai sindaci Albertini e Moratti tra la fine degli anni ’90 e inizio 200; Palazzo Reale non è certo paragonabile alle regge piu blasonate e fastose d’Italia e D’Europa, sia per estensione che per contenuto, ma il restauro della Sala darebbe certamente un impulso maggiore al suo prestigio oltreche accrescerne il fascino; e poi basta con la retorica della devastazione della guerra e di tutte le guerre, è giusto e sacrosanto che se ne parli e che se ne preservi il ricordo, ma tenere la Sala Delle Cariatidi in quello stato, lo trovo assurdo, quindi finanziamenti permettendo sarebbe giusto restaurarla integralmente; del resto come detto nell’articolo sono molti gli edifici andati distrutti o gravemente lesionati durante i bombardamenti, di cui molti fedelmente ricostruiti e sui quali nessuno ha avuto nulla da obiettare (per es.la mirabile chiesa di S. M. D. Grazie, ma anche altri), quindi ritengo giusto e doveroso che torni agli antichi splendori

  10. Anonimo

    Grazie delle risposte. Io però non volevo dare degli incivili a nessuno. Mi interessava capire SE l’obiettivo era il Duomo o no. Io nella mia ignoranza credo che avessero l’ordine di risparmiare il Duomo. La scuola ovviamente è stata una disgrazia, non era certo distinguibile come il Duomo. Credo.

    1. Anonimo

      Erano bombardamenti con bombe e spezzoni incendiari per creare un effetto dirompente con gli incendi. A Dresda e in generale in Germania funzionò. A Milano con l’umidità di agosto 43 e le case un muratura molto meno. Miravano alla città, non a questo o quell’edificio.

      1. Anonimo

        E qui ti sbagli.
        Le bombe sulla scuola di Gorla erano destinate alle fabbriche Breda a Sesto S.G. ma la squadriglia dei B24 sbagliò rotta per due volte e ,considerata fallita la missione, rientrarono a Foggia da dove erano partiti, ma non potevano atterrare con dieci bombe già innescate su ogni aereo.
        Potevano liberarsene in aperta campagna o addirittura in Adriatico, ma il comandante decide diversamente.
        Sul tetto della scuola c’era una croce bianca.

        1. Anonimo

          Capisco che discutere di queste cose su un blog di architettura non sia il massimo.

          Ma la risposta precedente di riferiva palesemente i bombardamenti dell’agosto 1943. Quelli che hanno distrutto mezza Milano e colpito Scala e Palazzo Reale (Sala Cariatidi)

          Il bombardamento di Gorla è una cosa diversa. Non è stato voluto dal governo inglese ma è stato un incidente (fattispecie in cui si ricomprende l’idiozia o il sadismo di un comandante di aereo, se fosse veramente stato così). Un ulteriore motivo per cui le guerre sono uno schifo.

        2. Renato

          Cosi’ come e’ oggi trasmette un emozione.

          Inoltre spesso lo si utilizza con mostre ultramoderne a fare contrasto.
          Ricordo in particolare quella fantastica di Pomodoro allestita proprio lì.

          Rifarlo nuovo come era sarebbe uno dei tanti saloni di cui abbondano i palazzi italiani.

  11. Thomas

    E’ bene ricordare i crimini di guerra angloamericani. Tra gli autori come non citare il famigerato “bomber” Harris, detto anche il macellaio, autore di numerosi crimini soprattutto in Germania, per i quali ovviamente nessuno pagò essendo loro i “buoni”. La devastazione terroristica di obbiettivi civili e artistici era d’altronde una precisa strategia degli “alleati”, e già allora era considerata qualcosa di spregevole e criminale.
    La sala delle Cariatidi è solo un esempio eccellente ma a Milano se ne perde il numero. Sulle macerie poi, a ulteriore sfregio, le nuove incapaci amministrazioni repubblicane hanno compiuto scempi inenarrrabili consegnandoci la città attuale, ormai irriconoscibile.

  12. Thomas Emilio Villa

    Grazie mille per aver citato il mio articolo. Peraltro in questi giorni di Milano Fashon Week si è vista la Sala delle Cariatidi utilizzata come spazio per bersi uno champagne piuttosto che spazio sacro e memoriale delle ferite della Seconda Guerra Mondiale. Nel volume sulla Sala delle Cariatidi edito da Gangemi, da me studiato per la stesura dell’articolo, qua e là si evincono interessanti e non ovvie concessioni al pensiero del restauro critico-creativo teorizzato da Renato Bonelli. Sarebbe bello una iniziativa di video-mapping per simulare l’aspetto originale della sala…

  13. Anonimo

    credo che la sala delle cariatidi dovrebbe rimanere così. Invece quello che si dovrebbe fare è creare il museo di palazzo reale con le altre sale rimase. Non quella oscenità di spazi per mostre orrende

  14. Anonimo

    Viva il bello! Come sarebbe interessante se ritornasse agli splendori di un tempo, impegnando gli studenti di restauri di ogni nazione e pagato dai visitatori. Bisogna demolire il brutto e far rinascere il bello. Si può lasciare delle cariatidi allo stato attuale a monito degli orrori della guerra e dell’indifferenza dell’uomo.

  15. Anonimo

    viva il rifatto in stile. la lista è lunga…..per esempio i navigli! Che poi la lista di cose da ricostruire a Milano non è cosi’ lunga purtroppo. La città è ormai satura. Rifatelo sto salone…poi cosa ce ne facciamo non si sa.

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