Milano | Porta Lodovica – Il giardino di San Celso: per sconfiggere i graffiti vince la paura. Ma non c’erano alternative più eleganti?

Milano, Porta Lodovica.

Giugno 2026. C’è un giardino che rischia di diventare un caso cittadino, e non soltanto di quartiere. A far discutere è il cantiere avviato in questi giorni per la posa di una seconda cancellata destinata a “proteggere” i muri di un’antica basilica e santuario. L’intervento è stato richiesto dal parroco, esasperato da un fenomeno che da anni nessuno è riuscito a fermare: quello dei graffitari che continuano a imbrattare le pareti del monumento.

Si tratta della parte absidale del meraviglioso Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, lungo Corso Italia. Sul retro del complesso monumentale si trova un grazioso giardino pubblico realizzato tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in occasione dell’apertura di via Giuseppe Vigoni e del collegamento con via Quadronno. Fino al secondo dopoguerra quest’area era ancora occupata da orti; successivamente venne progressivamente edificata, lasciando però un’ampia fascia verde alle spalle delle due chiese affiancate di San Celso e Santa Maria dei Miracoli. Il tratto orientale del giardino è oggi intitolato a Enzo Biagi.

Il giardino, delimitato da una cancellata lungo il perimetro esterno, è caratterizzato da un percorso sinuoso, una piccola piazzetta ribassata e una graziosa fontana a catini in marmo dall’aspetto classico. Le fotografie storiche mostrano come l’abside poligonale del santuario fosse originariamente racchiusa da un alto muro, sul quale erano collocate quattro statue, probabilmente raffiguranti gli Evangelisti. Con la sistemazione urbanistica degli anni Sessanta quel muro venne demolito, conservando però i robusti pilastri che ancora oggi sorreggono le quattro statue.

Da anni, tuttavia, il piccolo giardino è diventato anche il luogo dove vandali e writer trovano facile accesso ai muri del santuario, imbrattandoli ripetutamente senza alcun rispetto per il valore storico e artistico del luogo. Un problema purtroppo noto anche in altri monumenti milanesi, come la vicina basilica di San Lorenzo.

Il Comune provvede alla chiusura del giardino ogni sera alle 22.30, ma questo non è bastato a impedire le incursioni. Il parroco ha fatto più volte ripulire le superfici della chiesa, vedendo però vanificati gli interventi dopo pochi mesi. Nel 2022 il santuario era stato anche interessato da un importante intervento di risanamento e pulitura delle facciate.

Dopo ripetute richieste rivolte alla Sovrintendenza e alla Curia, si è quindi deciso di intervenire con una soluzione più radicale. I lavori sono partiti in questi giorni, suscitando però numerose perplessità, soprattutto tra gli abitanti del quartiere.

È perfettamente comprensibile l’esasperazione del parroco e la volontà di proteggere un capolavoro del Rinascimento milanese. Tuttavia il giardino subirà una trasformazione significativa: oltre alla cancellata storica che delimita il parco rispetto al marciapiede, verrà infatti installata una seconda recinzione alta circa due metri e mezzo attorno all’intera abside, collegando tra loro i pilastri con le statue.

È proprio questa “doppia barriera” a essere contestata da molti residenti. Se il giardino viene già chiuso nelle ore notturne, ci si chiede quale sia la reale necessità di realizzare una seconda recinzione permanente all’interno dello spazio pubblico. Oltre all’impatto visivo, la nuova cancellata ridurrà sensibilmente la superficie fruibile del giardino, sottraendo una parte consistente di uno dei pochi spazi verdi presenti in un tessuto urbano fortemente edificato.

La lotta contro il degrado e contro i graffiti è certamente condivisibile. Resta però il dubbio che, in questo caso, la soluzione scelta rischi di essere più penalizzante del problema che intende risolvere.

Proteggere un monumento con una struttura metallica così invasiva significa infatti introdurre un nuovo elemento di forte impatto paesaggistico. È una scelta che trasmette un senso di resa: come se, per difendere un capolavoro rinascimentale, l’unica risposta possibile fosse quella di isolarlo dietro una gabbia.

Eppure oggi esistono strumenti meno invasivi e già ampiamente utilizzati nel restauro monumentale.

Tra questi figurano i trattamenti protettivi anti-graffito, costituiti da vernici traspiranti e invisibili che consentono di rimuovere rapidamente le scritte senza danneggiare la pietra o il laterizio. A questi potrebbero affiancarsi un’illuminazione architettonica notturna dell’abside, oggi praticamente assente, sistemi di videosorveglianza ben segnalati e, perché no, un servizio di vigilanza nelle ore più critiche, eventualmente sostenuto anche attraverso forme di collaborazione con il quartiere.

Esistono inoltre sistemi di allarme perimetrali che possono attivarsi nelle ore di chiusura del giardino e inviare segnalazioni immediate agli istituti di vigilanza.

La domanda, quindi, rimane aperta: è davvero giusto che l’unico modo per difendere i nostri monumenti sia quello di ingabbiarli? Oppure sarebbe opportuno investire con maggiore decisione in tecnologie di protezione meno invasive, capaci di preservare sia il patrimonio storico sia la qualità dello spazio pubblico?osorveglianza anziché in pesanti inferriate ottocentesche?

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi,
  • Le foto d’epoca sono immagini diffuse in rete e pertanto non di nostro possesso. Non si conosce autore e proprietario, a meno che non sia riportato sulla foto con watermark, che in quel caso noi segnaliamo. 
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25 commenti su “Milano | Porta Lodovica – Il giardino di San Celso: per sconfiggere i graffiti vince la paura. Ma non c’erano alternative più eleganti?”

  1. Tutte belle idee le vostre, ma vi invito a fare un semplice esercizio: scrivete un bel piano economico con i costi del sistema di illuminazione, del sistema di video sorveglianza, del sistema d’allarme collegato all’istituto di vigilanza, del personale del servizio di vigilanza, e magari nel piano metteteci anche le fonti dove prendere i soldi.

    Quando avrete finito di scriverlo, vedrete che sarete d’accordo anche voi che la cancellata non sarà la soluzione ottimale, ma di certo è la più fattibile, finché i cittadini non diventeranno più civili.

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  2. La cancellata sta benissimo !
    Non rompete le scatole l’unico modo per difendersi è questo.
    Anzi Bisogna ringraziare il prete che ha speso dei soldi e del tempo per applicarsi a risolvere una situazione di degrado.

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  3. Nulla di tutto questo: azione capillare di contrasto al vandalismo con sanzioni esemplari è obbligo di ripristino dello stato precedente a spese degli stessi. Purtroppo questo, da parte dei nostri amministratori, non è considerato un problema, infatti abbiamo la maggior parte dei muri delle case imbrattati, per un assoluto equivoco riguardo alla street art

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  4. meglio un ringhiera in più che un graffito in più. Ma la cosa più bella sarebbe disegnare la stanza la macchina e la casa di tutti gli imbratta muri con scritte che a loro non piacciono poi vediamo se continuano a scarabocchiare. tra l’altro anni fa vidi un tizio sulla 40ina a fare ste cose quindi stiamo parlando di gente di m. tendenzialemente comunisti amici di wf che sono no global nel 2000 e pro immigrazione incontrollata. Cioè non vogliono le multinazionali, però poi vogliono l’immigrazione clandestina che porta le persone che arrivano ad essere sfruttate dalle multinazionali che loro odiano….ipocrisia allo stato puro. e poi i soliti anticristiani. che andassero in arabia farlo su una moschea…

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  5. Una soluzione potrebbe essere anche quella di togliere l’intonaco in calce chiara nelle specchiature delle arcate cieche dell’abside (forse non esistente in origine) lasciando il laterizio sottostante in vista, certamente meno propizio agli scarabocchi dei vandali.

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  6. telecamere, e una volta acchiappati gli autori delle tag pulizia a loro spese possibilmente con la lingua. Ci mettano pure anche giorni, non abbiamo fretta

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  7. La nuova ringhiera è purtroppo il testimone del fallimento della convivenza ed ha un impatto devastante nel contesto paesaggistico storico e sacro di un luogo urbano di grande pregio.
    Oltretutto le sue proporzioni male si addicono e creano un impatto di tipo “carcerario” e di oppressione non solo visiva.
    L ‘avere maldestramente replicato, anche nelle proporzioni, la cancellata già presente esterna degli anni 30, senza riflessioni alcune rispetto al contesto architettoniche e delle statue sacre è a spregio del buon senso progettuale e del riconoscimento del valore di tale contesto urbano.
    Altre meno
    invasive soluzioni rispetto alla sua installazione sarebbero state condivisibili e accolte più serenamente: ciò realizzato non solo rappresenta una”barriera ” fisica indegna e inopportuna ma anche un più grave profondo vallo dei presupposti culturali della fede, accoglienza e ascolto.

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  8. Allibito dai commenti lodando l’ennesima cancellata di questa città ingabbiata per il pubblico cittadino. Invece di abbattere i muri, invece di socializzare gli spazi condivisi, la folla (quale folla e con quali idee antisociali, poi) esige più recinzioni, più divieti, più millimetriche suddivisioni di spazi già invivibili.

    Come fanno in altri paesi dove manco si chiudono i parchi la notte, in tanti casi con più popolazione migrante, come tenta di offrire a mo’ di argomentazione sbiascicante un commentatore precedente? Magari una passeggiattina fuori dalla nostra cara Milano e hintherland ogni tanto fa bene soprattutto per rendersi conto quanto siano stupidi certi commenti.

    Le imbrattature, ma anche le bravate illegali salendo a svariati palazzi e cantieri, sono una SFIDA all’aggressività con cui si tenta di debellarli. Lungi da me difenderli, anzi tutt’altro, ma questi comportamenti s’infiammano più li si tenta di schiacciare, fioriscono all’ombra degli spazi chiusi, svuotati e di difficile accesso per il comune cittadino perbene, che li guarda orrorizzato dall’esterno (o dall’interno?) della gabbia.

    Mai vista in 4 continenti una regione così fiera di erigere muri, recinzioni, cancellate, manifestazioni fisiche (più brutte meglio è) di limitazioni di responsabilità, paraculate legali, qua-è-mio-lì-è-tuo-e-non-mi-interessa. Fino a poco tempo fa pensavo ingenuamente fosse un relitto del passato. Ora vedo che è un atteggiamento vivo e in crescita maligna.

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  9. Lo facessero anche per l’abside di San Lorenzo! Non hanno il minimo rispetto, non dico per i luoghi religiosi e la fede di migliaia di persone, ma anche per i monumenti della nostra città che sono un patrimonio comune. Se fossimo in una città seria, l’amministrazione avrebbe da tempo preso provvedimenti contro gli imbrattamuri, ma sono figli di papà che girano con il rolex e quindi non si toccano (altro che immigrati…)

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  10. Attualmente è la sola soluzione praticabile, almeno fino a quando non avremo imparato come fanno altrove ad
    evitare alle loro città fenomeni di questo genere (anche perchè prima della guerra e fino agli anni “70 Milano
    era decentemente pulita, – che sia allora un retaggio del famoso “68?…………..)

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  11. Ben venga un po’ di cura e la recinzione.

    Per sperimentare vernici miracolose, telecontrollo e collaborazione territoriale coi cittadini e la comunità contro i grafittari ci sono varie centinaia di scuole, palazzi pubblici, monumenti e fontane sparsi per tutta la città. MA non mi sembra ci sia alcun tentativo in corso.

    Come al solito non si fa mai nulla, salvo poi fare le pulci quando qualcuno ci prova.

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  12. Benissimo così! L’alternativa sono telecamere e controlli per prendere sul fatto gli imbrattatori e spezzare loro i polsi in diretta streaming.

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  13. Hai detrattori forse sfugge la corretta lettura dell’opera. Credo infatti che l’idea progettuale non intenda recintare lo spazio privato bensì completare la recinzione di quello pubblico. Nel farlo il progettista opportunamente utilizza a perfetta imitazione la recinzione esistente in questo parco come in tutti gli altri in Milano. Recinzione peraltro apprezzabile nella sua orditura e che per il suo rigore, per la sua dimensione, per la sua cromia è ormai in città elemento caratterizzante il paesaggio urbano.

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  14. La nuova recinzione ridurrà il giardino pubblico dietro il Santuario di circa il 30%, sottraendo di fatto un servizio ai cittadini. La cancellata interna è del tutto sproporzionata e rovina la qualità paesaggistica di un piccolo giardino storico raffinato. Bastava illuminare il Santuario di notte e incrementare la vigilanza, visto che c’è già la recinzione esterna di tutto il giardino.

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  15. Personalmente penso che la chiesa possa impiegare i soldi in opere di carità prioritariamente . La sicurezza non si fa con le cancellate ( che già ci sono ) ma con il rispetto che la bellezza incute in ognuno di noi. Un luogo ben tenuto sarà sempre meglio usato di un luogo tenuto male . Il giardino di san Celso versa in condizioni poco decorose con o senza cancellata .

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  16. Purtroppo a Milano la cancellata è usata come soluzione a troppi problemi che non si VUOLE risolvere diversamente.
    Per me, meglio ingabbiare i vandali che i monumenti.

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  17. In questo caso, davvero, è maggiore lo sforzo di malgiudicare un’opera che quello di apprezzarla… e con il caldo che fa di sforzarmi, non mi va.

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