Milano, Brera.
Agosto 2026. Abbiamo “spulciato” le carte del Comune di Milano e abbiamo visto che veniva riportato il progetto per la nuova torre di Largo Treves in Brera.
A Brera, in Largo Treves, come abbiamo visto, dopo anni d’attesa compie un nuovo passo avanti il progetto per la trasformazione dell’area al civico 1, dove sorgeva l’ex immobile comunale demolito negli scorsi anni. La Giunta di Palazzo Marino ha approvato lo schema di convenzione con Stella RE S.r.l., proprietaria dell’area dal 2021, per la realizzazione del nuovo complesso residenziale e delle relative opere di urbanizzazione.








Il lotto, situato tra Largo Treves, via Statuto e via Palermo, ricade all’interno dei Nuclei di Antica Formazione (NAF) del PGT. Il nuovo edificio ricalcherà in maniera piuttosto fedele quello demolito, sia nelle volumetrie sia nell’impostazione generale, riprendendone anche le caratteristiche stondature degli angoli realizzate dal grande architetto Arrigo Arrighetti negli anni Cinquanta, naturalmente reinterpretate attraverso un linguaggio architettonico contemporaneo.
L’incarico per il progetto è stato affidato allo studio M2P Associati, guidato dall’architetto Matteo Paloschi, già autore di diversi interventi residenziali milanesi, tra cui la torre di via Butti 15 a Dergano, il palazzo di via Azario 1 a Porta Genova e il recente edificio Urban Garden di via Verona a Porta Romana.
Il complesso sarà articolato, come il precedente, in tre volumi: due corpi più bassi lungo via Statuto e via Palermo e il corpo principale a torre affacciato su Largo Treves. I primi avranno rispettivamente quattro e cinque livelli fuori terra, raccordandosi alle altezze degli edifici confinanti, mentre la torre sarà composta da dodici livelli fuori terra. Sono previsti inoltre due piani interrati destinati a cantine, posti auto, ricoveri per biciclette e locali tecnici.

Anche le dimensioni rimarranno sostanzialmente quelle precedenti: a fronte dei 4.095,94 mq di superficie lorda dell’edificio demolito, il nuovo complesso ne avrà 4.080,61. La prima versione del progetto raggiungeva un’altezza di 44,60 metri, successivamente ridotta a 40,55 metri, proprio per non superare quella dell’edificio preesistente.
Dal punto di vista urbanistico l’operazione è qualificata come nuova costruzione e non come semplice ristrutturazione edilizia, poiché vengono modificati sagoma, prospetti, sedime e alcune caratteristiche planivolumetriche. Il Comune riconosce tuttavia al progetto caratteristiche morfologiche di natura conservativa, proprio per la volontà di richiamare il fabbricato precedente e ricomporre le cortine edilizie del quartiere.
L’iter, avviato ormai da alcuni anni, ha visto nel novembre 2023 un primo parere favorevole condizionato della Commissione per il Paesaggio. Nel dicembre 2024 è stata presentata l’istanza di Permesso di Costruire Convenzionato, mentre la Conferenza dei Servizi, avviata nel febbraio 2026, si è conclusa il 29 luglio 2026 con esito favorevole, subordinatamente al recepimento delle prescrizioni e all’acquisizione delle autorizzazioni necessarie. Prima del rilascio del titolo edilizio dovrà comunque arrivare un nuovo parere della Commissione per il Paesaggio.
Nel frattempo prosegue la bonifica dell’area. Dopo la demolizione del vecchio fabbricato, le indagini hanno infatti evidenziato una contaminazione del suolo e del sottosuolo riconducibile agli utilizzi precedenti. Gli interventi di bonifica sono iniziati nel gennaio 2025 e risultano ancora in corso.




Importante anche il capitolo economico. Oltre agli oneri di urbanizzazione e al contributo sul costo di costruzione, il progetto genera 3.702,28 mq di dotazioni territoriali che, vista l’impossibilità di reperirli all’interno del piccolo lotto, saranno interamente monetizzati per 8.985.322,49 euro.
Parte degli oneri sarà invece utilizzata direttamente per migliorare lo spazio pubblico circostante. Stella RE si è impegnata a progettare e realizzare la riqualificazione di via Statuto, via Palermo e di una porzione di Largo Treves, per un valore attualmente stimato in circa 212.575 euro. Il disegno definitivo di questi interventi dovrà essere sviluppato attraverso uno specifico Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE).
Dopo la demolizione, le bonifiche e un lungo iter amministrativo, sembra dunque delinearsi finalmente il futuro di questo importante angolo di Brera. Il nuovo edificio riprenderà volumetrie, altezza e alcuni tratti caratteristici del precedente, reinterpretandoli in chiave contemporanea e accompagnando l’intervento privato con una, seppur contenuta, riqualificazione degli spazi pubblici circostanti.

Milano – Brera – Largo Treves 1, demolizione e ricostruzione (nella mappa Urbanfile sigla: BR4) (residenziale) (nuova costruzione con demolizione e ricostruzione)
- inizio cantiere: 2024 (demolizione)
- conclusione cantiere:
- progetto originale: Arrigo Arrighetti, 1955/2024
- progettista: arch. Matteo Giuseppe Paloschi per M2P Architetti Associati
- Direttore dei Lavori: ing. Alessandro Bozzi (Mpartner)
- Sicurezza (CSP/CSE/RL)- Arch. Salvatore Trani
- Calcolatore statico per le demolizioni – Despe Enigineered
- Calcolatore statico in fase di progetto – Studio Capè
- demolizioni: DESPE S.p.A.

- Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi, Comune di Milano
- Brera, Largo Treves, Comune di Milano, Demanio, Arrigo Arrighetti, Via Palermo, Via Statuto
Ma che è questo obbrobrio?
Sarebbe opportuno disincentivare questo genere di costruzioni, senz’anima, anonime, che potrebbero trovarsi a Giacarta, Mosca, Osaka o Varese, e, in particolare in contesti di pregio, imporre linee architettoniche coerenti con il contesto.
In posti come Brera sarebbe opportuno sforzarsi di reinterpretare in modo piu’ coraggioso gli stili (liberty, neoclassico) che hanno contributo a farne un quartiere esteticamente piacevole, cosa che non si puo’ dire di derive moderne e senza gusto quali Cascina Merlata, Torre Aurora a Portello, e via dicendo
Semplicemente siamo nel 2026 e non nel 1900. Gli stili si evolvono, se a te non piace lo stile degli ultimi 10 anni è una questione di gusti.
Ma scimmiottare l’architettura di 120 anni fa non mi sembra una soluzione.
Il fatto che siamo nel 2026 non vuol dire che in contesti di pregio si debbano proporre progetti anonimi, scolastici e slegati all’identita’ del luogo.
Quello che si contesta e’ la mancanza di creativita’, di ricerca, di volonta’ di creare qualcosa di armonioso e bello e riconoscibile. Gli edifici sovietici (da cui il progetto qui non si discosta piu’ di tanto) saranno stati all’avanguardia quando furono disegnati, ma ad oggi rimangono cicatrici nei centri storici delle citta’ di mezza Europa.
Il limbo sarebbe una piena adeguta …
Ancora cemento ed edilizia per ricchi.
Nella SCIA dell’ultimo quinquennio…
Guardare il contrasto con il fatiscente edificio pubblico che ospita l’Ufficio d’Igiene regionale che dovrebbe rappresentare il baluardo territoriale verso la prossima pandemia…
https://www.m2passociati.it/portfolio/via-guerrazzi/
ah però
Vi prenvo no Grigio, facciamo ritornare I colori della vecchia Milano (pastello)!
Zone 30, con i cartelli la velocità cala di soli 2 Km: “Carreggiate più strette e piste ciclabili”
di Miriam Romano
Due ricerche del Senseable city lab del Mit portano a queste conclusioni: per ottenere una vera “città a 30 all’ora” serve cambiare le strade
È obbligatorio per tutti volere o apprezzare una città a 30 chilometri all’ora? Milano è una citta metropolitana, con tutti gli annessi e connessi. Non si può pretendere che funzioni con la stessa urbanistica di una Pavia, Mantova, Cremona, per dire. Chi ambisce a legittimi ritmi meno frenetici, ha sbagliato città se ha scelto Milano.
Il MIT Senseable City Lab è un laboratorio di ricerca del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che studia come le tecnologie digitali e i big data cambiano il modo in cui viviamo e progettiamo le città.
Informazioni principali
Sede: Si trova a Cambridge, nel Massachusetts (USA), all’interno del Dipartimento di Urban Studies and Planning.
Approccio: Riunisce esperti di discipline diverse come designer, ingegneri, fisici e scienziati sociali per analizzare l’ambiente urbano.
Obiettivi: Capire l’impatto di intelligenza artificiale e sensori digitali per creare città più sostenibili, vivibili e a misura d’uomo.
Grazie del riferimento, ma io preferisco vivere nella città per come la voglio io. Non è che perché si esprime il MIT Senseable City Lab si è espresso l’oracolo.
come ultimamente accade a Milano, ecco qua l’ennesimo edificio che fa pietà, privo di qualunque studio compositivo, privo di qualunque elemento architettonico studiato, senza dettagli, scarno e arido in tutto, materiali privi di valore e completamente decontestualizzati, linee basilari, elementari e che trasmettono solo una tristezza infinita. le lauree in architettura sono regalate a chiunque compreso questo studio che a giudicare dai progetti menzionati ha fatto più danni che altro alla città di Milano. edifici aridi e con materiali di povertà che ospitano appartamenti per ricchi. che schifo, che tristezza.
Il progetto proposto ha volumetrie eccessive per il luogo in cui si trova. Poco conta che siano le stesse dell’edificio precedente. Non è più tempo di ripetere gli errori fatti in passato.
Il Comune avrebbe fatto meglio sottoscrivere una convenzione con il privato aggiudicatario per il trasferimento delle volumetrie eccedenti altrove
La toppa è peggio del buco