Milano, Porta Ticinese.
Ottobre 2026. Nuovo aggiornamento dal cantiere del PAN, Parco Amphitheatrum Naturae, il parco archeologico in fase di realizzazione nell’area dell’antico Anfiteatro Romano di Milano, tra via Arena e via Conca del Naviglio, a Porta Ticinese.
Avviato nel 2019, il progetto attende ancora l’apertura al pubblico dopo oltre sette anni. I lavori sono proseguiti nel tempo, ma una serie di intoppi — tra difficoltà finanziarie e importanti ritrovamenti archeologici — ha contribuito a rallentare il completamento e, soprattutto, la tanto attesa fruizione del nuovo parco cittadino.
(di seguito due immagini che mostrano una nostra ricostruzione della Mediolanum romana)


Lo scorso novembre vi avevamo accompagnato all’interno del cantiere per mostrarvi le principali novità. Oggi, dopo un nuovo sopralluogo effettuato tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre 2026, l’intervento sembra essere finalmente entrato nella sua fase conclusiva.
La pavimentazione centrale, che rievoca la forma della cavea dell’antico anfiteatro, è stata completata utilizzando un articolato sistema drenante composto da ghiaia e materiali porosi, studiato per garantire un efficace deflusso delle acque.
Prosegue anche la realizzazione della particolare pavimentazione dell’arena: una superficie di circa 2.200 metri quadrati, composta da oltre 60.000 ciocchi di robinia, pensati anche per contribuire all’assorbimento acustico durante gli eventi. Al centro è prevista inoltre una buca orchestrale, destinata a ospitare spettacoli musicali, con la possibilità di future collaborazioni anche con l’Orchestra del Teatro alla Scala.

Nel frattempo sono arrivate anche le piantine di bosso, che contribuiranno a ricostruire in versione “green” l’antica struttura muraria radiale dell’anfiteatro, seguendo il disegno delle aiuole già predisposte all’interno del parco.
Rimane invece la questione degli alberi, forse uno degli elementi più attesi del progetto originario. I cipressi inizialmente previsti non potranno infatti essere piantati: secondo le prescrizioni della Sovrintendenza, il loro apparato radicale potrebbe interferire con i resti archeologici ancora presenti nel sottosuolo.
La soluzione adottata sarà quindi differente: al posto delle alberature sono stati installati una serie di pali per l’illuminazione, sui quali cresceranno piante rampicanti. Una scelta certamente diversa rispetto all’immagine inizialmente immaginata per il PAN e che dovremo valutare una volta completato il verde e aperto finalmente il parco al pubblico.



















Un’ultima nota riguarda gli edifici storici di via Conca del Naviglio 17, 19 e 21, modesti caseggiati popolari risalenti all’inizio dell’Ottocento e con ogni probabilità sorti su preesistenze ancora più antiche. Da decenni gli immobili versano in condizioni di abbandono e progressivo degrado, nonostante nel tempo il Comune sia intervenuto più volte per la loro messa in sicurezza.
L’intenzione dell’Amministrazione sarebbe quella di recuperarli e riqualificarli, integrandoli nel progetto del PAN – Parco Amphitheatrum Naturae. Al momento, tuttavia, non sono mai stati resi noti né un progetto definitivo né tempi certi per il loro recupero.
Anzi, la situazione sembra continuare a peggiorare: da qualche giorno l’area e parte del marciapiede davanti agli edifici sono state nuovamente transennate a causa della caduta di calcinacci e frammenti dalle facciate.
A questo punto viene spontaneo chiedersi quale futuro attenda questi fabbricati. Considerate le loro condizioni, forse una soluzione più radicale — la demolizione e l’ampliamento del parco archeologico — avrebbe potuto restituire maggiore respiro all’intera area del PAN. Naturalmente la conservazione degli edifici risponde a valutazioni storiche e di tutela che spettano agli enti competenti; resta però il fatto che, senza un progetto e soprattutto senza tempi certi, il rischio è di vedere questi ruderi ancora in questo stato per molti anni.






- Riferimenti fotografici: Roberto Arsuffi, Italo Anesi
- Parco Amphitheatrum Naturae (PAN), Anfiteatro Romano di Mediolanum, Porta Ticinese, Sovrintendenza, Parco, via Conca del Naviglio
Non capisco il senso di conservare quell’orrore di edifici cadenti, mentre sarebbe così logico abbatterli estendedo e sopratutto ampliando la visione del parco archeologico da via Conca del Naviglio
Esatto! Ero entusiasta all’inizio ma ora vedendo ” sta roba” rimango abbastanza basito… ma non mi sorprende, siamo in Italia!
Altra occasione persa e qui il potenziale era molto alto!
Mi domando chi siano i geni che hanno progettato sta landa desolata( e questi hanno studiato, studiato cosa le figurine Panini!?!??) !?!?!?!
Il problema non è tanto nel progetto, che, pur criticabile per molti aspetti ed errori, come la cancellazione della preesistente area verde con storico vivavio, aveva almeno un qualche suo significato con il circolo di alberature d’ alto fusto…il problema risiede nel potere che hanno istituzioni centraliste che decidono il bello e il cattivo tempo e che sembrano totalmente estranee alla città, calate dalla Luna o da Marte, forse…come, per considerare un altro caso clamoroso, il progetto per il rinnovo di piazza Cordusio: il cosiddetto “ellisse” non fu accettato negli anni novanta, salvo approvarlo adesso, per le olimpiadi, così ci siamo tenuti la piazza Cordusio nel disordine per tutto questo tempo. Ma sono tanti altri gli esempi da fare…
demolire tutto
Che le radici dei cipressi siano un problema per i resti sottoterra mi sembra una grande baggianata…Allora perché hanno tenuto il platano al centro? avrebbero dovuto abbatterlo, chissà quanti danni stanno facendo le sue radici ai reperti sottoterra.. Non capisco allora tutti gli alberi, tra cui molti cipressi, presenti sul Palatino, sull’ Appia antica, etc…bisognerà abbatterli tutti? Credo che la Sovrintendenza debba pensare non solo alla tutela del patrimonio ma anche alla sua fruizione, quest’anno c’è stata l’estate più calda di sempre magari avere un po’ di ombra sarebbe auspicabile… perdipiù quegli alberi aiutavano anche a far comprendere la grandezza del monumento distrutto, sembrava un intento così nobile…
Pare a tutti ovvio che quanto riportato nelle fotografie dell’articolo sia un parco, che sarà visitato a frotte dai milanesi ogni fine settimana per la bellezza e la gioiosità che trasmette,, evidente anche che sia, dopo anni, ormai ultimato e che sia valsa la pena di cancellare una preesistente, rigogliosa, area verde pur di avere questo…parco. Circa ai rampicanti, non cresceranno un bel niente, almeno questi, perchè, come tutto quello che viene piantumato a Milano, viene poi fatto seccare e infatti questi sono già secchi. I pali metallici al posto dei cipressi sono però una gran novità, il futuro di “forestami”, zero irrigazione, non si “spreca” acqua.