Milano, Porta Genova.
Ottobre 2026. Nel cuore della zona Tortona, all’interno del grande complesso dell’ex Ansaldo di via Tortona 56, si trova ormai da oltre dieci anni il MUDEC – Museo delle Culture, una delle principali istituzioni museali nate a Milano negli ultimi decenni. Un museo dalla storia piuttosto travagliata, sin dalla sua realizzazione, e che proprio in questi giorni torna al centro dell’attenzione per una questione importante riguardante il suo futuro.
La gara indetta dal Comune di Milano per individuare il gestore del MUDEC a partire dal 2027 è infatti andata deserta: alla scadenza del 28 settembre 2026 non è stata presentata alcuna offerta.
Una situazione che costringerà Palazzo Marino a rivedere il percorso avviato nei mesi scorsi, anche perché nel marzo 2027 scadrà l’attuale convenzione con 24 ORE Cultura, società che gestisce le grandi mostre temporanee e diversi servizi del museo, mentre al Comune rimangono la direzione scientifica e la gestione delle collezioni civiche.


Una concessione da oltre 84 milioni
Il bando, pubblicato lo scorso giugno, prevedeva una concessione della durata di otto anni, per un valore complessivo stimato superiore agli 84 milioni di euro.
Il futuro concessionario avrebbe dovuto occuparsi non soltanto dell’organizzazione delle mostre temporanee, ma anche di diversi servizi collegati al museo, tra cui ristorante, caffetteria, bookshop e parcheggio, versando al Comune un canone minimo di 100mila euro all’anno.
Alla fine, però, nessuno si è fatto avanti, neppure l’attuale gestore. Secondo quanto riportato dalla stampa, nel corso della procedura sarebbero emerse perplessità sulla sostenibilità economica delle condizioni previste dal bando. Il Comune dovrà quindi valutare come procedere e se riproporre la concessione modificandone alcuni aspetti.

Il MUDEC e la lunga trasformazione dell’ex Ansaldo
La storia del museo è strettamente legata a quella dell’ex Ansaldo, uno dei grandi complessi industriali che caratterizzavano questa parte di Milano.
L’insediamento produttivo cominciò a svilupparsi all’inizio del Novecento e nel corso dei decenni ospitò attività legate alla produzione industriale e ferroviaria. Nel 1989 il Comune di Milano acquistò l’area, avviando progressivamente la sua trasformazione in un grande polo dedicato alla cultura.
Negli anni Novanta prese forma anche l’idea di trasferire qui le Civiche Raccolte Etnografiche, creando un nuovo museo dedicato alle culture del mondo.
Nel 1999 venne così bandito un concorso internazionale, vinto l’anno successivo dall’architetto britannico David Chipperfield. La gestazione del progetto fu però molto lunga e il nuovo museo arrivò al completamento soltanto quindici anni più tardi.
Il MUDEC aprì al pubblico il 27 marzo 2015, nell’anno di Expo, mentre l’inaugurazione ufficiale si svolse il successivo 27 ottobre.
Anche l’apertura non fu priva di polemiche. Chipperfield contestò infatti alcuni aspetti della realizzazione, in particolare la posa delle pavimentazioni, arrivando a non partecipare all’inaugurazione ufficiale.


Un museo nascosto dentro la fabbrica
Dal punto di vista architettonico, il MUDEC è un edificio abbastanza particolare. Dalla strada quasi non si percepisce la presenza del museo, perché la nuova struttura è stata sostanzialmente inserita all’interno dei fabbricati industriali dell’ex Ansaldo, mantenendo verso l’esterno l’immagine del vecchio complesso produttivo.
Superato l’ingresso, il cuore del progetto di Chipperfield è invece la grande agorà centrale, uno spazio sinuoso e luminoso rivestito da superfici vetrate opaline, attorno al quale si distribuiscono le sale espositive.
Un contrasto volutamente molto forte tra la severità quasi archeologica dell’involucro industriale e gli spazi contemporanei inseriti al suo interno.
Il museo conserva oggi oltre 8.000 opere e manufatti etno-antropologici provenienti da differenti parti del mondo, anche se soltanto una piccola parte della collezione può essere mostrata contemporaneamente.
Ed è proprio questo uno degli aspetti destinati a cambiare.

Dal 2027 più spazio alla collezione permanente
Nei programmi del Comune, infatti, il nuovo corso del MUDEC dovrebbe portare a un consistente ampliamento degli spazi dedicati alla collezione permanente.
La superficie dovrebbe passare dagli attuali circa 500 a 1.000 metri quadrati, mentre il numero delle opere esposte dovrebbe aumentare dalle attuali 300 circa a quasi 700 pezzi. È prevista inoltre la realizzazione di una sala specificamente dedicata ai bambini.
Naturalmente, dopo l’esito negativo della gara, bisognerà ora capire con quali modalità e tempistiche verrà impostata la nuova gestione.
E intanto cambia anche l’ex Ansaldo
Il futuro del MUDEC va inoltre letto all’interno della trasformazione dell’intero complesso dell’ex Ansaldo, circa 44mila metri quadrati compresi tra via Tortona, via Bergognone, via Stendhal e via Savona.
Alla fine del 2025 il Comune ha approvato un nuovo masterplan destinato a ridisegnare progressivamente l’utilizzo degli spazi.
Un passaggio fondamentale sarà rappresentato dal trasferimento dei laboratori del Teatro alla Scala nella nuova Magnifica Fabbrica al Rubattino, che consentirà di liberare ulteriori ambienti dell’ex stabilimento. Gli spazi potranno così essere destinati all’ampliamento delle attività culturali, a nuovi servizi, a BASE Milano e alla realizzazione di un nuovo deposito-museo.

Un grande museo che dalla strada quasi non si vede
Rimane però una questione che, a nostro avviso, accompagna il MUDEC praticamente dalla sua apertura: la sua scarsa riconoscibilità urbana.
Parliamo di un museo importante, progettato da un architetto del calibro di David Chipperfield e collocato nel cuore di uno dei distretti creativi più conosciuti e frequentati di Milano. Eppure, percorrendo via Tortona, la presenza del MUDEC si percepisce a malapena.
Naturalmente questa caratteristica deriva in buona parte dalla scelta progettuale di preservare e riutilizzare gli edifici industriali dell’ex Ansaldo, inserendo il museo al loro interno. Una soluzione affascinante dal punto di vista architettonico, soprattutto una volta raggiunta la spettacolare agorà centrale, ma decisamente meno efficace nel rapporto con la città.


Manca forse quel segnale urbano capace di dichiarare con maggiore forza la presenza del museo: un ingresso più riconoscibile, uno spazio pubblico maggiormente caratterizzato o comunque un elemento che renda immediatamente evidente, anche a chi passa semplicemente lungo via Tortona, che dietro quelle severe facciate industriali si trova uno dei principali musei cittadini.
La futura trasformazione dell’ex Ansaldo potrebbe rappresentare l’occasione giusta anche per affrontare questo aspetto, migliorando il rapporto tra il complesso culturale e le strade circostanti e rendendo l’intero comparto più permeabile e riconoscibile.
A oltre dieci anni dall’apertura, dunque, per il MUDEC sembra avvicinarsi una nuova fase della sua storia. La gara andata deserta rappresenta certamente un intoppo non secondario e ora toccherà al Comune trovare una formula capace di rendere sostenibile la futura gestione.
Allo stesso tempo, l’ampliamento della collezione permanente e la trasformazione dell’ex Ansaldo rappresentano una grande opportunità: non soltanto per far crescere il MUDEC come museo, ma anche per renderlo finalmente più presente e visibile nella città.
Perché, paradossalmente, Milano possiede in via Tortona un museo importante e frequentato, firmato da uno dei più importanti architetti contemporanei, ma bisogna quasi sapere che c’è per riuscire a trovarlo.

- Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi, Skyscrapercity, GoogleMap
- Porta Genova, Industria, Via Tortona, via Savona, Via Solari, via Bergognone, Ansaldo, Mudec, Museo, Cultura
Durante l’ anno vi sono molte visite al museo soprattutto da fuori città e arrivano tutti in grossi pullman che vanno a sostare proprio lì dove vi è lo spazio di posteggio del bus ATM,linea 68. Risultato? Il più delle volte si è obbligati a salire o scendere ( con notevoli difficoltà per i passeggeri più anziani) in mezzo alla strada anziché usare il marciapiede ad altezza giusta e in sicurezza.
Quindi al prossimo gestore si chiede di prendere in carico anche questa problematica che vi posso assicurare non è una questione di lana caprina ma una vera e propria emergenza
Il problema è arrivare al mudec : o in auto, e c’è un parcheggio a pagamento, o un lungo pezzo a piedi . Insomma , se non si abita in zona, andarci comporta una seria programmazione
Da quando hanno aperto la M4 forse il modo più comodo per andare al Mudec è scendere alla stazione “California” lungo via Foppa e scendere verso Tortona
In 10 minuti si è all’ingresso del museo
Secondo me il problema del MUDEC e’ principalmente la posizione in citta’. E’ vero che si trova nel distretto di via Tortona, ma onestamente quel quartiere per il turista medio non ha niente di interessante, e’ una via stretta piena di macchine parcheggiate e un marciapiede strettissimo dove non si cammmina in due di fianco. Rimane un quartiere di nicchia che richiama molte persone per pochi periodi all’anno e poche persone per il resto dell’anno.
Se tutta l’area semidismessa della stazione di porta Genova con annessi e connessi che va dalla passerella sui binari fino praticamente al rocket Bar invece di essere una terra abbandonata a se stessa fosse ripensata come zona attrattiva per residenti e turisti, magari con accesso diretto e ampio alla zona Tortona dalla via dell’Armani SILOS che oggi e’ praticamente sbarrata dai binari, invece di fare il giro dell’oca, allora cambierebbe anche la potenziale frequentazione del museo e anche i servizi che possono essere proposti. La speranza e’ che la riprogettazione di tutta quell’area dopo la chiusura della stazione ridisegni anche i flussi di accessibilita’ di tutta la zona altrimenti rimarra’ un’area marginale e di nicchia e non mi stupisce che la sua gestione non sia attrattiva. In quest’ottica anche la riconversione di ulteriori spazi delle’ex fabbrica insieme al ripensamento della sua visibilita’ all’esterno aiuterebbe ma senza tutto il resto ho paura che potrebbe rimanere un investimento fine a se stesso. E’ un vero peccato perche’ personalmente tutta quell’area industriale BASE compreso mi piace moltissimo
Le assicuro che anche a me piacque moltissimo quando la zona era veramente di NICCHIA. Oggi è alla mercé di “eventi “ che tolgono quel po’ di pace e tranquillità ai residenti…e sono ancora tanti . Il fuori salone, la moda si possono spostare in altri luoghi più in e lasciare riprendere al quartiere la sua identità popolare di case di ringhiera ( la maggior parte) atte ad ospitare gli operai , oggi ceto medio…per altri vi sono city life e i vari boschi verticali o orizzontali,mi creda. Il Mudec lo vedrei bene alla torre Velasca…