Milano, Porta Ticinese.
Novembre 2025. Più che un semplice aggiornamento dal cantiere, questa volta possiamo finalmente raccontare qualcosa di concreto sul progetto del PAN, Parco Amphitheatrum Naturae, il nuovo parco archeologico che sta sorgendo dove un tempo si trovava l’antico Anfiteatro Romano di Milano, tra via Arena e via Conca del Naviglio, a Porta Ticinese.

Avviato nel 2019, il progetto ha attraversato sei anni di lavori, rallentamenti e ritardi. Oggi, finalmente, si intravede la meta: l’apertura della parte centrale è prevista per maggio 2026. Gli ostacoli non sono mancati — problemi di finanziamento e importanti ritrovamenti archeologici hanno più volte imposto pause e revisioni — ma il sogno sta prendendo forma.
Abbiamo incontrato l’architetto Attilio Stocchi, anima e guida del progetto, che da anni lavora con passione per restituire a Milano un luogo unico: un vero parco archeologico immerso nella natura, destinato a diventare una delle meraviglie della città.







Le origini del progetto
Il cuore del PAN sarà l’area ovale dell’antico anfiteatro (151 x 121 metri), che accoglierà i visitatori a partire dal 2026. In una fase successiva, ancora in attesa di fondi, verranno realizzati gli interventi di riqualificazione del verde e il recupero dei due edifici di edilizia popolare del XVIII-XIX secolo in via Conca del Naviglio 17 e 21, oggi in stato di abbandono.
L’area ha una storia affascinante: dopo lo smontaggio pezzo per pezzo dell’anfiteatro romano, avvenuto intorno al V secolo d.C., il sito fu occupato da orti, da un monastero e dalla celebre Torre del Sale, una fortificazione costruita al di fuori delle mura medievali. Proprio il mantenimento nei secoli di parte degli orti ha permesso la conservazione delle fondamenta del grande edificio romano, di cui per secoli si perse memoria — restò solo il nome “Viarenna”, che indica la via adiacente e la conca del naviglio di vinciana memoria.
I resti dell’anfiteatro furono riscoperti solo nel 1936 grazie all’intuito dell’archeologa Alda Levi. Successive campagne di scavo (1937–39 e 1973) portarono alla luce nuovi elementi, ma fu solo nel 2019 che si decise di restituire al pubblico ciò che restava di questo monumento attraverso la creazione di un parco archeologico.







Un anfiteatro di natura e memoria
L’idea di Stocchi, come ci ha raccontato, nasce da un’immagine: i dipinti antichi del Colosseo coperto di vegetazione, quando la natura ne aveva rioccupato gli spazi, prima dei restauri ottocenteschi. Così, il Parco Amphitheatrum Naturae ricrea una “versione naturale” dell’anfiteatro milanese, dove piante e architettura dialogano per evocare la grandezza perduta.

Il cantiere è stato complesso: nel 2021 sono stati rinvenuti reperti delicatissimi, come l’impronta delle piastre che un tempo rivestivano i corridoi sotterranei. Per preservarle, sono state ricoperte.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla salvaguardia delle alberature storiche presenti al centro del sito: il bagolaro è stato trapiantato, mentre il monumentale platano è stato sollevato e riposizionato più in basso, dopo uno scavo di tre metri, per ricreare la “conca” dell’arena. È stato salvato anche l’antico glicine che abbraccia il “pendio” dell’anfiteatro.









Tra le scoperte più importanti figura un corridoio romano con pavimentazione originale in cotto: era il percorso dei gladiatori vittoriosi verso la via triumphalis, l’attuale Corso di Porta Ticinese. Le pareti mostrano ancora i diversi conglomerati usati dai Romani per reggere archi e mura di pesi differenti.

















Il progetto architettonico
Il PAN prevede la ricostruzione simbolica dell’arena con una raggiera di otto “vomitoria” (i percorsi radiali che portano all’anello superiore). Tra questi percorsi vi erano i 4 principali che consentivano accesso o deflusso all’anfiteatro. Verso corso di Porta Ticinese vi era l’arco triumphalis, dove passavano i gladiatori vincitori. A Nord, verso via De Amicis, vi era l’arco imperiale. Verso Ovest e al tramonto, in via Conca del Naviglio, vi era il passaggio dei morti. Mentre a Sud vi era il passaggio principale del popolo.
Per evitare allagamenti nella parte centrale, scavata per ricreare la cavea, è stato realizzato un complesso sistema drenante con ghiaia e materiali porosi, che consente oggi un perfetto deflusso delle acque.
In corso anche la pavimentazione dell’arena: un’area di 2.200 m² realizzata con oltre 60.000 ciocchi di robinia, che fungeranno da superficie fonoassorbente per i concerti. Al centro è stata prevista una buca orchestrale, destinata ad accogliere eventi musicali, tra cui collaborazioni con l’Orchestra del Teatro alla Scala.










Lungo il perimetro superiore dell’arena si stanno installando pali metallici verdi che richiamano il primo ordine dell’antico edificio: serviranno per illuminare il parco e l’arena con un effetto scenografico.



L’idea iniziale di ricreare il perimetro coi cipressi è stata bocciata dalla Sovrintendenza, perché non si possono piantare alberature nei pressi di siti archeologici (a meno che non ci fossero in precedenza) perché le radici comprometterebbero i manufatti antichi.
Lo Zodiaco e la connessione con la città
Intorno all’arena sorgerà lo “Zodiaco“, una “corona” esterna concepita come giardino simbolico e cromatico. Sarà composta da 84 setti (7×12) divisi in dodici settori, ciascuno dedicato a uno dei dodici animali un tempo esibiti e uccisi nell’arena romana.







Nello stesso settore, verso via Arena, è già stato rimontato il muro medievale realizzato con pietre originali dell’anfiteatro, recuperate durante gli scavi della stazione M4 De Amicis. Il muro si allinea con via Vetere, creando una continuità visiva e ideale con il vicino Parco delle Basiliche.








Uno sguardo al futuro
Se tutto procederà senza ulteriori intoppi, il nuovo Parco dell’Anfiteatro Romano aprirà al pubblico nel maggio 2026.
In seguito, verrà completato il recupero dei palazzi di via Conca del Naviglio 17 e 21, destinati a diventare una dépendance del Museo Archeologico di Milano, dedicata ai reperti dell’anfiteatro e alle testimonianze qui rinvenute che spaziano dai Celti al Medioevo.
Per ora, non resta che attendere — e accontentarsi delle immagini del cantiere — in attesa di poter camminare finalmente nel cuore verde e antico del nuovo Parco Amphitheatrum Naturae.


- Riferimenti fotografici: Roberto Arsuffi, Architetto Attilio Stocchi
- Ringraziamo l’Architetto Attilio Stocchi per foto e informazioni, veramente preziose
- Parco Amphitheatrum Naturae (PAN), Anfiteatro Romano di Mediolanum, Porta Ticinese, Sovrintendenza, Parco
Urbanfile merita sempre la massima stima, per l’ egregio lavoro di documentazione sulla città, tuttavia, in questo articolo, manca qualcosa…ovvero, com’ era la zona in questione PRIMA dell’ attuale disastro interminabile? Mancano le relative fotografie, documentative; chi passava dalla via limitrofa, infatti, poteva scorgere, tra i cancelli condominiali, una bella area verde, un prato, libero, incredibilmente in mezzo al centro di Milano; certo se vogliamo non era curato, ma è proprio questo il paradosso, perchè spendere tanti soldi, devastare un luogo con i soliti tempi, biblici, di cantieri eterni stile Milano attuale? Semplicemente, bastava realizzare un giardino e aprire al pubblico, proteggere l’ area archeologica come in altre situazioni già fatto, senza gettare tanti soldi e senza inseguire l’ ennesimo ghiribizzo dell’ ennesimo architetto.
Questo intervento è servito anche per studiare l’area archeologica, oltre a restituire un luogo importante per la città con un bel progetto.
Siamo una grande città, ci possiamo permettere due lire per interventi importanti e ben studiati, anche se richiedono tempo.
Questo intervento è un delirio. Mi spiace ma da architetto, comprendo la diffidenza diffusa verso la categoria che rappresento. Troppe citazioni, evocazioni tirate e una cacofonia di „materiali, colori, vegetazione“ … Avrei atteso con piacere un parco urbano fruibile, piante, area gioco per bambini, zona archeologica sapientemente protetta. E molta OMBRA, perchè ormai, anche le città a nord delle alpi, investono nel verde per ridurre il problema dell‘aumento della temperatura nelle città. Leggo poi di concerti. Ma i poveri residenti, dovranno subire ancora? Perchè non li intervistate?
„Prima era meglio.“ frase stucchevole ma per questa situazione urbana purtroppo veritiera.
Invece da archeologa cosa dici?
Ci fosse realmente qualcosa di archeologico, la tua domanda avrebbe senso, ma come altri lettori hanno precisato, gli stessi espertoni hanno dato il via libera a ricoprire di cemento le meravigliose vestigia…allora, vedi un po’ te, prova a chiedere di ricoprire di cemento le colonne di S.Lorenzo, tanto per fare un esempio.
Rispondo al lettore wf: non sai andare oltre fantozzi come citazioni?
A me viene in mente il discorso di Galgaco, prafrasandolo e adattandolo alla situazione in oggetto:
“Ubi solitudinem faciunt, P.A.N. appellant”.
MILAGNA POWER LIVELLO SAYAN!!
You got the poker.
Ueh, va bene che è passato da poco il 9 novembre e ancora ti deve passare lo sconvolgimento, però qui sbraghi.
Che capolavoro.
Milano avrà una nuova oasi di pace e natura proprio nel mezzo del kaos cittadino e isolata dal kaos automobilistico.
Pace, silenzio, natura, armonia.
Eh no, troppo comodo svicolare così, mettendo in mezzo la pace e la natura; in altre parole, l’ hai visto com’ era quel luogo, prima? Si, prima c’era, l’ armonia della natura, solo da rendere disponibile (fruibile), ora avremo la solita “pace” stile cimiteriale, secondo la tendenza attuale di Milano, come a porta vittoria/via Cena, o alla ex fiera.
Se uno degli attuali progettisti avesse avuto l’ incarico di progettare l’ attuale parco Sempione, cosa ne sarebbe venuto fuori? C’è da rabbrividire, almeno quello è un VERO parco pubblico e non la mera rappresentazione di individuali teorie pseudostoriche e sopratutto pseudoestetiche.
Se vai al parco Sempione, esci che stai meglio di prima, in questi nuovi parchi milanesi ti aumenta l’ angoscia urbana.
Sì e no.
I parchi moderni sono asettici rispetto ai parchi ottocenteschi? Può darsi, ammesso e non concesso: spesso abbiamo una distorsione di prospettiva, per cui tendiamo a romanticizzare tutto ciò che è vecchio e familiare rispetto a quello che è nuovo.
Ma se anche fosse: questo commento in questo caso è completamente fuori luogo. Si tratta di un sito archeologico di primaria importanza che meritava un progetto all’altezza del reparto storico. Pensare di metterci un laghetto, le panchine e il ghiaietto per “dare pace” (quale pace? concetto iper soggettivo) è criminale per qualsiasi cittadini abbia a cuore il patrimonio archeologico.
Premesso che il Romanticismo, considerato nel suo valore storico, è stato un movimento straordinariio nella storia dell’ Umanità, guarda che l’ unico romanticismo, nel senso che dici tu, è sia di chi ha progettato il tutto, sia da chi lo ha approvato, da quello che si legge in questo articolo e nei commenti. RIleggi bene.
L’ unico crimine relativo alla vicenda, per usare un tuo termine, è costringere ancora una volta i cittadini milanesi a vivere in quartieri senza verde bello, vivo, rigenerante e profumato e a fargli sentire baccano, trombe, strilli e ululati, anche a pochi passi da a casa propria. Nessun archeologo poi definirebbe sito di primaria importanza quella roba, tanto è vero, come già detto, che quel poco che c’è si può ricoprire con cemento e comunque, anche se fosse un qualcosa di più importante dell’ Acropoli, non era certo impossibile mettere in condivisione i due aspetti, ovvero la tutela delle “vestigia” (tra virgolette, eh) e un nuovo, vitale parco pubblico in centro a Milano, semplicemente bastava non far prevalere l’ aspetto “romantico”…e dare eccessiva importanza a un certo tipo di ritrovamenti.
Un gran bel progetto che rende onore alle radici della città con una spettacolare reinterpretazione contemporanea delle suggestioni del passato che fu.
Sicuramente sarà un nuovo punto di riferimento per turisti e cittadini un’oasi di tranquillità alle spalle del caos Quotidiano
Sono ammirato
Questo intervento è un delirio. Mi spiace ma da architetto, comprendo la diffidenza diffusa verso la categoria che rappresento. Troppe citazioni, evocazioni tirate e una cacofonia di „materiali, colori, vegetazione“ … Avrei atteso con piacere un parco urbano fruibile, piante, area gioco per bambini, zona archeologica sapientemente protetta. E molta OMBRA, perchè ormai, anche le città a nord delle alpi, investono nel verde per ridurre il problema dell‘aumento della temperatura nelle città. Leggo poi di concerti. Ma i poveri residenti, dovranno subire ancora? Perchè non li intervistate?
„Prima era meglio.“ frase stucchevole ma per questa situazione urbana purtroppo veritiera.
Bellissima l’idea di “ricostruire’ il perimetro con i cipressi, poi e’ arrivata la soprintendenza e….niente il solito deserto assolato.
Una volta che Milano ne stava facendo una buona, invece niente, soldi a vuoto, solo pietre spostate e pali.
Non ne fanno una giusta!
Concordo!
I due edifici di edilizia popolare sono abbandonati da decenni. Cosa fa il Comune? Aspetta di avere i fondi per trasformarli in case popolari? In pieno centro a Milano? Li mettesse all’asta magari evitando di far demolire e costruire due grattacieli di 40 piani con la SCIA.
Posso sapere i nomi di chi lavora in soprintendenza? mi viene voglia di strangolarli ogni singolo intervento su cui mettano le mani…
Ma poi quei fondi di robinia all’aria aperta quanto reggeranno? Ed i colori fuori dall’area…una spianata con quattro alberi esistenti sopravvissuti. Se la davano a 4 palazzinari veniva meglio.
Non si vede nessun parco, solo uno spazio spoglio con rovine erette su un piedistallo che le umilia
Ma quelli a cui piaceva prima???? Prima era uno schifo, era un ammasso di terra di risulta senza senso, era abbandono totale in cui era nascosto qualunque passato archeologico
Ma assolutamente no, era una sorprendente e straordinaria area verde nel bel mezzo di una delle zone più caotiche di Milano, basta controllare con le foto storiche di google earth se non ci credi; una specie di mini parco sud in miniatura, ma in centro; che poi fosse da risistemare un po’ sicuramente, ma non era assolutamente quello che dici tu, lo sarà d’ ora in poi.
Ora avremo cosa? La celebrazione di un edificio antico che con la storia di Milano non c’ entra molto, nel senso che non ne ha mai fatto parte come in altre città è invece accaduto, con la storica arena conservata fino ad oggi. Nessuno ha mai identificato Milano e la sua storia con l’ arena del periodo classico.
E poi che tristezza comunque, andar lì e pensare a quello che ci accadeva, dove la gente si divertiva a vedere morire gli altri, anche mangiati vivi dai leoni o che si ammazzavano tra di loro, che civiltà!
Ma non erano piante in vaso…?
Un vivaio
No, forse solo in parte c’ era un’ azienda… Non ho notizie in merito e comunque, se anche fosse stato, senz’ altro era da conservare, un vivaio di fiori e piante in pieno centro, molto bello, senz’ altro meglio del cimitero previsto; ad ogni modo c’ era anche un vasto prato da dove si scorgeva un campanile storico e crescevano indisturbati alberi d’ alto fusto, una cosa straordinaria per Milano; chi poteva accedere a quell’ area si sentiva improvvisamente come proiettato in una cittò di provincia, meno caotica e più umana.
Chi poteva accedere?
Perché non era consentito a tutti?
Ma quindi erano piante appoggiate in vaso.
Hanno eradicato alberi piantati in terra gua presenti o il padrone del vivaio si è semplicemente caricato via le sue piante nei vasi?
Mystero
Rispondo al lettore wf; il post del lettore Giovanni, più avanti nella pagina web, è una descrizione precisa dei fatti avvenuti; gli alberi, passando per la via si vedevano, li hanno abbattuti e basta e non erano piantine. L’ accesso non era libero probabilmente perchè area archeologica o forse lo era anche libero, ma non essendo un giardino pubblico in quanto tale non era evidente dove fosse l’ ingresso. Comunque come ho già detto è sufficiente usare la funzione temporale di google earth per rendersi conto del grave errore di gestione del territorio che è stato commesso, politicamente parlando; c’ entra nulla il “vivaista”.
Ma sti alberi li hanno abbattuti e c’erano Oppure li hai visti solo su google earth?
E poi erano i vasi del vivaista che chiuso il negozio se li è portati via?
Ma poi che spazio pubblico era se era un vivaio privato?
Seguitemi per altre domande…
Rispondo ancora una volta, anche perchè è utile per tutti, allora, la faccenda del “vivaista” è una libera interpretazione del lettore wf, non si è mai saputo nulla di un vivaista e comunque cosa caspita centra? Gli alberi c’ erano e li hanno sempre visti tutti, così come il prato, faccio un esempio: il giardino della villa reale è vietato al pubblico, ma si capsice benissimo dall’ esterno che non è un vivaista…Poi se si vuole per forza dare ragione a chi ha sciupato questo luogo solo per ragioni politche, non me importa nulla allora e comunque le immagini storiche di google earth, anche per i più politicizzati, non mentono.
Il vivaio occupava meno del 20% dell’area e aveva sia piante in vaso sia piante a terra, il restante 80% era prato e alberi del verde pubblico, il momento più bello del parco era la primavera quando fiorivano un pesco e diversi pruni regalando macchie di colore in mezzo al verde. Tutto è stato scavato via con le ruspe, raso al suolo per poi passare alla cementificazione e copertura con sassi di oltre metà dell’area. Si sono salvati pochissimi alberi (il platano in centro il glicine è poco altro) perché forse sull’abbattimento anche di quelli qualcuno ha messo un freno. Ma poco cambia: l’area verde, con la cementificazione é stata distrutta.
Ecco molto interessante, io non mi sono mai interessato a entrare nell’ area, considerandola privata tuttavia passando si notava, semplicemente, la bellezza e la serenità del luogo. E’ stato un clamoroso errore e comunque non è l’ unico del genere, perchè anche quando c’ era la giunta pisapia (forse lavori già programmati…) in via Einstein, zona porta romana, il giardino di una ex scuola media è stato distrutto per costruire l’ ennesimo studentato, l’ industria del duemila per la povera Milano.
Che vergogna.
Quindi era un vivaio di un privato e non una invenzione.
Ma scusate gli alberi piantati a terra non pensate che se li sia portati via il vivaista anche quelli? Che se li vende lui
Al limite il comune poteva comprarglieli e tenerseli.
Ma erano di proprietà cespiti da vendere mica alberi locali.
O no?
Un gran bel progetto di recupero della memoria storica della città. È comprensibile che ci voglia tempo: il luogo, le vestigia romane meritano la massima attenzione e il dovuto rispetto.
Per una volta mi sento di lodare l’operato della Soprintendenza.
Roby, ma il muraglione ritrovato durante gli scavi della metro non è stato rimontato nel mezzanino della medesima metro?
Bel progetto, si spera che il tutto si apra senza ulteriori ritardi.
Un progetto davvero interessante, che nasce da un’idea sicuramente originale. Nonostante le tante critiche, credo che si stia di fatto ridando alla città un luogo ricco di storia e da tempo fatiscente. Certo è che ora sembra solo una distesa di cemento, bisognerà avere la pazienza di lasciare che la vegetazione ricresca…
Complimenti all’architetto e alla sovrintendenza!
Da due anni il tabellone luminoso su via de Amicis proiettava il conto alla rovescia di quanti giorni mancavano alla apertura (dopo 4-5 precedenti rinvii…) la data era Novembre 2025 a seguito del precedente rinvio, che dal 2023 aveva spostato la consegna al 2025… e ora ? Sesto rinvio passiamo a metà 2026… non crederete che sarà davvero pronto (con 5 anni di ritardo accumulatisi sui 2 inizialmente previsti)? Ci sarà un nuovo rinvio di sicuro… (segue) di altri 12 mesi e così all’infinito come ci hanno abituati
(Segue) ho più volte notato che non era vero che stavano facendo un’area verde, infatti la stavano distruggendo buttando ovunque cemento , sabbia, sassi e piantando una fitta palificazione tutto attorno. E ora finalmente ci dicono che non ci sarà nulla delle piante che erano state promesse nei rendering ma solo una spianata a far da contorno a qualche modesta rovina… prima era un’area verde Vera, un gioiello che si apriva sorprendente per chi passava da qui, l’hanno trasformata in un’area assolata e caldissima… per concerti. L’idea di ricoprire l’enorme spianata centrale cementificata con i ciocchi di robinia fonoassorbenti (???) è un’altra assurdità perché con piogge battenti, sole e umidità si deteriorerà tutto velocemente… In sintesi, come buttare soldi in progetti pretenziosi, di pessimo gusto, mal studiati e peggio eseguiti, e distruggere il poco verde che c’era prima in centro e dava valore a quest’area prima che ci mettessero le mani…
Hai descritto perfettamente la situazione.
Vorrei dire anche che, pur nel doveroso rispetto delle opinioni altrui, trovo molto deprimente che ci possano essere, anche, persone che scrivano commenti positivi, verso un errore del genere a livello amministrativo.
L’ unica motivazione che possono avere è di dare sostegno politico alla giunta, oppure no? Il discorso vale anche per me all’ opposto? No, perchè se volete vi dico che certe cose ultimamente sono venute bene, come il restauro dei giardini al castello o la nuova piazza Cordusio, che in confronto a prima, sembra venire una meraviglia. Il problema è che dovremmo tutti tifare per Milano ( e dunque per noi) e basta non per i colori politici di quelli o di quegli altri.
Abitare a Milano e poter accedere in pieno centro a un nuovo mini parco Sempione era una cosa, questa roba..non ne parliamo. I “vomitoria”…ma va là…
Non vedo l’ora che PAN apra le sue porte. Da ciò che trapela dagli articoli e da quanto si intravede oltre le cancellate, si percepisce già la misura del progetto: sarà un luogo straordinario, capace di restituire a Milano una parte di sé rimasta in ombra. Ho abitato per vent’anni a due passi da Corso Genova senza immaginare che, dietro quel lungo muro di cinta e quelle recinzioni, si celasse la forma dell’antico anfiteatro. Oggi, da Google Earth, si intuisce la potenza dello spazio riportato alla luce.
Il Comune e la Soprintendenza hanno compiuto un gesto prezioso: non un semplice intervento urbanistico, ma un atto di restituzione civile. Hanno liberato una memoria antica rimettendola in dialogo con la città contemporanea, senza eccessi né semplificazioni.
È un’opera che ricuce, che dà dignità al tempo e allo spazio, e che offrirà ai cittadini un luogo dove la storia non sarà un fondale, ma un respiro. Milano potrà esserne fiera: PAN diventerà uno di quei punti in cui la città, all’improvviso, si riconosce.
Secondo me fai il pubblicitario…comunque complimenti, sei un vero professionista.
E vorrei aggiungere, manca solo la “voce stentorea” stile anni ternta, eh?
Immagino bene le difficoltà che un’opera simile ha richiesto: riportare alla luce un luogo così delicato significa misurarsi con strati di tempo sovrapposti, con vincoli archeologici e urbanistici, con una trama di segni che non ammette scorciatoie. Lavorare su un vuoto così carico di storia, restituendolo alla città senza tradirne la natura, è una sfida rara, che solo un impegno paziente e una regia sapiente (Soprintendenza e Comune?) possono affrontare. Un grazie, credo, va dato anche agli sponsor privati che nel 2020 credo abbiano dato l’avvio a questo progetto magnifico.
Credo che questo parco archeologico non sarà soltanto un nuovo spazio pubblico, ma il fulcro culturale e turistico più importante e originale di Milano per molti anni a venire.
La sua forza non starà nell’effimero, ma nella capacità di far percepire a chiunque — cittadini e viaggiatori — la continuità profonda fra ciò che siamo e ciò che siamo stati.
Sarà un luogo in cui ritornare, un’apertura verso un passato che torna finalmente a parlare alla città.
GRAZIE. GRAZIE. GRAZIE
E’ un progetto bellissimo. Sarà uno dei centri culturali e turistici più importanti di Milano.
“Parco Archeologico immerso nella natura”…..forse Natura Morta…..quella senza radici, che piace alla Sovrintendenza
Non sapevo che la giunta comunale avesse a sua disposizione anche vari poeti online..a me piace la concretezza invece e dico che Milano ha un disperato bisogno di spazi verdi belli, vivi, rigeneranti e non di luoghi lunari e tristi, come già fatto purtroppo, in vari quartieri, così come le sue piazze dovevano essere rigenerate, ma certo non come San Babila o largo augusto, dove viene il magone a camminarci d’ inverno e ti surriscaldi d’ estate. Poi le invenzioni propagandistiche stile libro di storia dell’ arte (ovvero, aria fritta) sono divertenti, sembra di sentire il comico Guzzanti quando faceva “fascisti su Marte”…UaH!
Ma vi sembra che se veramente Milano avesse avuto resti archeologici di epoca romana significativi questi li avrebbero scoperti adesso? Diciamo le cose come stanno: in quest’area è rimasto poco e niente, rimasugli minimi dell’anfeatro, di valore archeologico modestissimo. Tanto che alcuni sono stati pure ricoperti dal cemento “per preservarli” (ipse dixit la soprintendenza senza temere il ridicolo). Poi ci hanno pure montato dentro un pezzo di muro trovato negli scavi della metro 4 che con l’epoca romana non c’entra niente ma che non sapevano dove mettere. Per farlo star su lo hanno anche questo montanti con ampio uso di cemento a vista. E’ tutta panna montata di un progetto senza senso, con cui hanno tolto alla città uno dei pochi angoli di verde che c’erano.
Personalmente mi ricordo bene, purtroppo, il giorno che stavo percorrendo la via che corre a lato dell’ area in questione; pensavo di sentire ancora certi profumi, di poter scorgere il campanile lontano, che si ergeva da un prato e non dal solito caos di auto e asfalto, apprezzare il fatto che una vasta area del centro non fosse ancora stata cementificata e immaginare che, un giorno, magari con un sindaco “ambientalista”, l’ area sarebbe potuta diventare un nuovo parco pubblico centrale… e invece quello che si poteva vedere era solo, ormai, una desolazione totale, tutto trasformato in un inutile cantiere; ora avremo il parco dei vomitoria.
Non certo sulle palafitte dove vi insegnano zero rispetto per la storia e l’archeologia.
Lei wf si limita a fantozzi per le citazioni, fatti suoi, si direbbe, ma dovrebbe preparsi anche meglio, in certi settori culturali.
Lei deve sapere che i druidi non avrebbero portato comunque l’ elmo con le corna, in quanto appartenenti alla casta sacerdotale e, ad ogni modo, presso gli antichi Celti, non si portavano le corna sugli elmi, bensì ali, costruite artigianalmente, cosa, del resto, testimoniata dal prezioso ritrovamento del celebre “elmo di Ciumesti”, risalente alla prima metà del III secolo, rinvenuto presso la “tomba del Capo” in Romania, presso la suddetta localita. Altri ritrovamenti riguardano elmi più semplificati, probabilmente utilizzati dalle truppe, ma senza corna comunque.
Il discorso delle corna poi, se vuole le spiego anche quello.
Poi sono esterrefatto dalla incompetenza di chi ha pensato questo progetto. Per anni presentato come “l’anfiteatro verde”. Pomposamente battezzato con il ridicolo nome di PAN: acronimo nientemeno che dal latino di Parco Amphitheatrum Naturae. Per poi “scoprire” al settimo anno di lavori…. che non si possono piantare gli alberi vicino ai resti archeologici, e allora il PAN ripiega su artefatti che la natura la distruggono: decine di enormi casseforme di cemento buttate tutto attorno, gettate di sabbia e ghiaia ovunque, spianata di cemento per tutta la ellisse centrale che si divora metà del suolo un tempo a verde. Un vero Parco Amphitheatrum Cementi. Un PAC altro che PAN. Che sta anche per un vero “Pacco” regalato ai milanesi.
Non comprendo le critiche fini a sé stesse. Soprattutto se a scriverle son sempre le stesse tre persone. Abito ai bordi dell’anfiteatro e so bene come sono andati i lavori. Dal 2020, per tre anni sono state demolite le vecchie baracche, rimosse le macerie, spostati gli alberi lungo il bordo dell’anfiteatro, scavati e riportati alla luce reperti straordinari che nemmeno si immaginava fossero ancora lì sotto. Poi, da maggio 2023 — come c’è anche scritto sui cartelli di cantiere — è iniziato l’appalto ministeriale – della durata di due anni e mezzo – per valorizzare gli scavi, sistemare i camminamenti, la pavimentazione dell’arena, le siepi e i pergolati. I lavori avrebbero dovuto concludersi questa estate, ma una variante in corso d’opera ha prorogato la consegna di sei mesi. Per essere in Italia, si tratta quasi di tempi…. perfetti! Perché lamentarsi? Il risultato sarà certamente un luogo unico e straordinario. Grazie alla Soprintendenza, grazie al Comune di Milano.
In 8 anni si costruisce una metropolitana. 3 anni per spostare una decina di piante, togliere una baracca e fare qualche modesto scavo? I 2 anni precedenti? I 3 successivi? Varianti d’opera? E’ da un anno che l’area viene ricoperta di manufatti di cemento, sassi e sabbia dove prima c’era il verde. Del verde promesso non si vede nulla. E nessuno che conosca la storia dei lavori crede al prossimo termine per la consegna a metà 2026. Nessun precedente termine è stato mai rispettato. È questo che io sappia è il quarto o quinto rinvio.
Credo sia corretto ciò che scrive Salmigi: “Soprattutto se a scriverle sono sempre le stesse persone.”
Non mi sembra né democratico né civile che due partecipanti – veri e propri haters di professione – (Anonimo Milanese e Giovanni) continuino a pubblicare messaggi ingiuriosi su questo progetto.
Penso che, in un sito importante come UrbanFile, ogni persona dovrebbe esprimersi una sola volta, così da far emergere davvero il sentimento comune della città.
Scrivere sette o otto messaggi è incivile, rabbioso e indecente.
Io, che solitamente non partecipo a queste discussioni, oggi ero presente alla conferenza stampa. Posso dirvi che il progetto è un capolavoro che la città sta regalando a se stessa. Tutte le quaranta persone presenti – milanesi – erano felici e commosse. E grate.
P.S. Chiedo gentilmente ad “Anonimo Milanese” e “Giovanni” di non scrivere il nono messaggio. Di respirare.
Noi del popolo, non siamo “comunisti col rolex”, dunque non andiamo al di là dei più semplici LCD, che ci vuoi fare.
“ Scrivere sette o otto messaggi è incivile, rabbioso e indecente” ma si rende conto della assurdità del suo post?
E che senso ha che lei scriva in un blog dedicato a commentare il progetto, dove sono stati espressi mille spunti su molti aspetti concreti (tempi, rinvii, cambi dei progetti, costi, cementificazione di un area che avrebbe dovuto restare verde, qualità dei resti, palificazione, inserimento del muro medievale etc. etc.) se non ha niente da dire nel merito, se non esprimere un apodittico commento che per lei è un “capolavoro”. Giusto per porsi in contrapposizione. Lei si è un vero hater della testiera.
Molto bene…ha visto, lettore franci, chi usa parole inappropriate? E’ uno che non la pensa come me; provi anche a considerare il fatto che i lettori che a lei vanno bene, già dal 2017, scrivevano a proprosito del vivaio e dell’ area verde da eliminare
https://blog.urbanfile.org/2017/12/05/xxxmilano-porta-ticinese-addio-al-vivaio-ma/
Quindi abbiamo, chi scrive da anni sullo stesso tema, chi usa parole da reato, ma lei se la prende con me, mi conta i post e stabilisce lei quanti ne posso scrivere e pure mi ingiuria classificandomi tra i cosiddetti ecc. ecc. bla, bla
Bel modo di ragionare, lei pensa anche che sia la diffamazione online, sia accusare altri di reati non commessi (calunnia) sia permesso?
Tornando alla querelle cipressi si/cipressi no, evidentemente è cambiato qualcosa, o qualcuno, in Sovrintendenza…..per anni giustamente punto di forza del progetto, ora ne diventano improvvisamente una debolezza, con l’assenza imposta. Da capire quale sia la loro pericolosità per i reperti, e, a questo punto, perché questi non siano allora riportati alla luce ed esposti, invece che essere seppelliti di nuovo……
Quelli nel centro li hanno coperti con il cemento della elisse, faccia lei… quanto ai cipressi erano poi stati sostituiti da altro genere di alberatura, trova tutto nel progetto allegato all’ultimo bando del 2023 sul sito della Sovrintendenza. La stessa che dopo aver assegnato i lavori converte gli alberi con pali di ferro di 10 metri posizionati in voluminose casse di cemento… così da azzerare ogni promessa di “parco”; ci sono ovunque siti archeologici pieni di piante (es in Sicilia), ma tant’è questo sarà palificato.
I rendering ” verdi”, iniziali, si confermano specchietti per allodole…..poi si fa una bella variante, e i cipressi diventano pali di ferro……dipinti di verde, però!
Sarebbe veramente democratico se venissero rimossi tutti i messaggi di tono esagerato in questo post, anche quelli dove un lettore si permette di definire “hater” un altro lettore solo perchè non la pensa come lui e dove, inoltre, si permette, pure, di rilevare “ingiurie” mai esistite. Grazie.