Milano, Centro Storico.
Luglio 2026. Passeggiando tra piazza del Duomo e via Mercanti, nel cuore di Milano, pochi immaginano che sotto i loro piedi si celino le tracce di due dei più enigmatici monumenti della Mediolanum romana. Ancora meno persone sanno che una parte di questi reperti è oggi visibile, seppur in modo quasi casuale, all’interno della stazione della metropolitana Duomo, dove giace in una teca poco valorizzata e praticamente invisibile ai milioni di passeggeri che ogni anno attraversano il nodo più importante della rete metropolitana milanese.
Eppure si tratta di ritrovamenti di straordinaria importanza archeologica.
I due grandi basamenti monumentali furono scoperti a oltre un secolo di distanza l’uno dall’altro: il primo nel 1872, durante la demolizione dell’antico isolato del Rebecchino per la sistemazione di piazza del Duomo; il secondo l’11 maggio 1960 durante gli scavi per la realizzazione della linea M1 in via Mercanti. Entrambi presentano caratteristiche costruttive molto simili: enormi fondazioni in conglomerato di ciottoli e malta, rivestimenti in laterizio e dimensioni tali da escludere qualsiasi utilizzo ordinario.







Per oltre un secolo archeologi e studiosi hanno avanzato le ipotesi più disparate: torri medievali, archi onorari, tetrapili o altri edifici monumentali. Lo studio più approfondito, pubblicato dall’archeologo Dario Daffara, ha però ristretto il campo delle interpretazioni, suggerendo che i due basamenti fossero probabilmente destinati a sostenere colonne onorarie o grandi gruppi statuari, eretti in momenti differenti ma lungo quello che doveva rappresentare l’antico limite della città preromana, poi monumentalizzato durante l’età imperiale.
Non si tratterebbe dunque di elementi isolati, ma di monumenti che contribuivano a definire il paesaggio urbano della Mediolanum romana, in una zona che già allora rappresentava uno dei principali assi cittadini.





Purtroppo il destino dei due ritrovamenti non è stato dei più felici. Il basamento rinvenuto in piazza del Duomo venne quasi completamente demolito poco dopo la scoperta ottocentesca, quando la sensibilità verso la tutela archeologica era ben diversa da quella odierna. Quello di via Mercanti, invece, è stato conservato, ma relegato in una posizione decisamente poco dignitosa.
Chi percorre i corridoi della stazione Duomo della metropolitana può intravederne una porzione dietro una vetrata, quasi nascosta tra pareti, cartelli e il continuo flusso dei viaggiatori. Un reperto di eccezionale valore storico ridotto a semplice elemento d’arredo, privo di un’adeguata valorizzazione, di un’illuminazione capace di metterne in risalto la monumentalità e di un apparato divulgativo che ne racconti davvero la storia.
Ed è un vero peccato.
Milano possiede un patrimonio archeologico romano spesso poco conosciuto ma di assoluto rilievo: dal Palazzo Imperiale all’Anfiteatro, dalle mura al Teatro romano. Anche questi basamenti meritano di entrare a far parte di un percorso di valorizzazione più ambizioso.
Sarebbe auspicabile immaginare, in futuro, una diversa sistemazione museale o quantomeno un allestimento più visibile e didatticamente efficace all’interno della stazione stessa. Perché questi enormi blocchi di muratura non sono semplici ruderi: sono ciò che resta di monumenti che quasi duemila anni fa contribuivano a celebrare la grandezza della Mediolanum imperiale e che oggi continuano, silenziosamente, a raccontare una parte fondamentale della storia della città.
Di seguito i reperti come sono visibili oggi.









- Referenze immagini: Roberto Arsuffi; Riviste Unimi
- Fonte: Dario Daffara, I basamenti di piazza del Duomo e di via Mercanti a Milano, “LANX” 23 (2016); “Le Strade di Milano”, Newton Peridici 1991; Milano ritrovata: l’asse di via Torino, il Vaglio 1986
- Archeologia, Cardo Massimo, Lastricato, M1, Mediolanum, Metropolitana, milano, milano romana, Via Romana