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Milano | Le interviste di Urbanfile: Anna Scavuzzo

Pubblichiamo oggi la prima di una serie di interviste attraverso cui vorremmo raccontare la città dal punto di vista di chi svolge ruoli significativi all’interno dell’amministrazione.

Iniziamo da Anna Scavuzzo, Vice Sindaco e Assessore all’Educazione e Istruzione con la quale abbiamo parlato di spazi scolastici e di come si possano aiutare i ragazzi a sviluppare il senso di appartenenza e dunque il rispetto e l’amore per la città in cui vivono.

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U.F. A che punto è e quali possono essere gli sviluppi del progetto Scuole Aperte che dovrebbe rendere fruibili gli edifici scolastici al di fuori degli orari dedicati allo studio

A.S. Esiste la consapevolezza che negli anni passati ci sia stata una interessante intuizione – che ha poi fatto da apripista in tutta Italia – che ha fatto partire il progetto Scuole Aperte inserendolo tuttavia in uno strumento che forse non era il migliore per cogliere appieno tutte le potenzialità dell’idea.

Infatti, fino allo scorso anno le iniziative Scuole Aperte si inserivano all’interno del finanziamento 285 (n.d.r. Legge 28 Agosto 1997 n. 285 – Disposizioni per la promozione di diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza) che ha una rendicontazione molto complessa, essendo nato per altri scopi.

Ora siamo davanti a un cambio di prospettiva per quel che riguarda i finanziamenti: stiamo attendendo i finanziamenti specifici per il progetto Scuole Aperte. Questo significa arrivare a un alleggerimento rispetto alla fase precedente che dovrebbe consentire un utilizzo più agile delle risorse e dunque una implementazione dell’iniziativa.

L’altro punto rilevante è il rapporto tra i Municipi, le direzioni scolastiche, le associazioni dei genitori e le associazioni o le aziende che promuovono le attività nelle scuole; siamo di fronte a un passaggio ulteriore perché oltre a ragionare sulla possibilità di utilizzare per alcuni progetti le scuole e i loro locali, stiamo rivedendo il quadro di riferimento che il Comune ha nei confronti del tema utilizzo degli spazi.

Non è semplice perché stiamo mettendo insieme le normative nazionali di responsabilità sul Dirigente scolastico e il Consiglio di Istituto, sulla possibilità dei municipi di fare da raccoglitori di istanze da parte delle associazioni; c’è un tema di responsabilità sugli spazi in merito ad assicurazione, pulizia, guardiania. Diciamo però che l’obiettivo è quello di cogliere lo spunto delle Scuole Aperte perché quella filosofia diventi più generale e riuscire a far sì che una volta che arriveranno i fondi il loro utilizzo sia più semplice e più rapido che in passato.

C’è bisogno di riprendere in mano il filo in modo tale che ci sia un maggiore coordinamento e che tutti siano contenti di avere delle attività di scuole aperte nei loro spazi, superando quelle criticità che sono state evidenziate lo scorso anno.

Esiste poi un ulteriore passaggio: accanto al progetto Scuole Aperte verrà sviluppato quello delle Scuole al Centro che coinvolgerà anche le scuole medie in modo tale che ci sia un coinvolgimento non soltanto della fascia della Scuola Primaria ma anche dei ragazzi un po’ più grandi. Questo porterebbe a una diversificazione delle attività e a una offerta più mirata anche per una fascia di età che oggi è oggettivamente più scoperta.

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U.F. Parlando proprio di pre-adolescenti: a nostro avviso sono le persone a cui affideremo la città di domani e verso i quali l’attenzione da parte delle Istituzioni in generale non è mai stata particolarmente forte. Esistono progetti che mirino a incentivare questi ragazzi a sentirsi parte integrante e irrinunciabile della città, in modo che sviluppino il rispetto e l’amore per il luogo in cui vivono?

A.S.  Direi di sì, assolutamente.

Faccio una premessa generale: io credo che quella specifica fascia di età sia stata bistrattata negli ultimi dieci anni, rimanendo schiacciata tra i bambini e gli adolescenti. La scuola secondaria di primo grado fotografa uno dei momenti più difficili che i ragazzi vivono dal punto di vista dello sviluppo personale e psicologico. Forse di questo aspetto noi adulti ci siamo occupati troppo poco e questo arriva come allarme da parte di chi per lavoro si occupa proprio di questa fascia di età.

Esiste senza dubbio un tema legato alle proposte e ai luoghi in cui possano stare, ragionando sul fatto che non sono più “piccoli” ma non sono ancora “grandi” e autonomi.

Il focus su questi ragazzi dovrebbe essere nell’agenda di chiunque si occupi di educazione in tutti i contesti.

Si è compreso che serve un approccio non così formale come avveniva in passato. L’educazione civica per un ragazzo di dodici anni deve utilizzare una didattica esperienziale che gli faccia vivere in prima persona alcune attività.

Oggi di fatto sono molto poche le proposte per le scuole medie perché non si ha la misura di come coinvolgere i ragazzi. In realtà esistono strumenti che possano avvicinare all’educazione civica in maniera differente; penso alla musica, allo sport, alle attività all’aria aperta che insegnino la capacità di stare insieme agli altri in uno spazio non costrittivo ma che nel contempo richieda rispetto e un po’ di disciplina. C’è bisogno di lavorare in maniera tale che i ragazzi possano abituarsi in maniera naturale e non attraverso delle lezioni frontali il rispetto per gli altri, per gli spazi e i luoghi in cui vivono.

Come amministrazione stiamo chiedendo ai Centri di Aggregazione Giovanile di riportare l’attenzione su questa fascia di età; stiamo riaprendo una serie di interlocuzioni con i dirigenti scolastici che hanno sul tema una sensibilità particolarmente viva. Pochi giorni fa abbiamo incontrato una Preside che ha partecipato con la sua scuola al progetto nazionale “Adotta un monumento” e si è evidenziato come nella rilettura attraverso l’arte, il disegno, le interviste fatte dai ragazzi alle persone che abitano il quartiere si sia riusciti ad affrontare il tema del bello del quartiere, della sua storia, dell’importanza di guardarsi intorno in un modo particolarmente coinvolgente per gli studenti.

Un’altra fondamentale attenzione che dobbiamo avere riguarda gli spazi. E’ necessario lavorare in maniera più determinata per dare ai ragazzi dei luoghi idonei in cui studiare e fare sport, non solo in prospettiva agonistica.

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U.F. Parlando di spazi: le scuole in cui i bambini e ragazzi milanesi trascorrono buona parte del proprio tempo hanno spesso necessità di essere ristrutturate.  Sappiamo che esistono dei progetti molto interessanti, ce li vuole descrivere?

Il tema dell’edilizia scolastica è formalmente di competenza dell’Ass. Rabaiotti ma fin da subito abbiamo iniziato a lavorarci a quattro mani mettendo insieme chi si occupa degli spazi con chi si occupa delle persone.

Credo sia necessario evidenziare alcune priorità che come Amministrazione non possiamo dimenticare.

La prima riguarda la messa in sicurezza di tutti gli immobili che hanno dei problemi e che potrebbero causare disservizi; parlo del piano prevenzione incendi, del piano rimozione amianto, della necessità di consolidare alcune strutture che hanno subito infiltrazioni. Scontiamo purtroppo un lungo periodo durante il quale la manutenzione straordinaria si è sostituita a quella ordinaria; la cronica scarsità di fondi è arrivata oggi a consegnarci alcuni immobili che hanno sulle spalle la mancanza di manutenzione ordinaria e che richiedono adesso interventi importanti. Stiamo ora cercando di sistemare le cose in modo da riportarci a una situazione di normalità in cui la manutenzione straordinaria recuperi la propria funzione originaria.

Il secondo passaggio riguarda la necessità di adeguare gli spazi che sono in sicurezza alle mutate necessità scolastiche.  La didattica è cambiata rispetto al passato ed è sorta la necessità di maggiori spazi per laboratori, ad esempio, o di aule che consentano il lavoro a gruppi o dotazioni differenti come la lavagna multimediale.

Su questo tema ci sono diversi livelli di attività. Ad esempio abbiamo utilizzato fondi PON (n.d.r. Programmi Operativi Nazionali derivanti dai Fondi Strutturali Europei) per riuscire a portare il Wi-Fi ovunque oppure  per l’acquisto di materiale come i banchi che si compongono a esagono per permettere un lavoro di gruppo.

Sul fronte delle ristrutturazioni stiamo cercando di approfittare dei lavori per poter rendere più gradevoli gli spazi scolastici  anche tramite l’utilizzo di materiali più innovativi rispetto a quelli usati in passato.

L’Assessore Rabaiotti sta lavorando molto per cercare di restringere il più possibile i tempi che intercorrono tra il finanziamento dei lavori e la effettiva realizzazione, in modo da mantenere il rispetto per la procedura amministrativa garantendo però il rispetto di tempi certi per la realizzazione dei lavori.

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U.F. Come vorrebbe consegnare la città a chi arriverà tra quattro anni e mezzo?

A.S. Mi piacerebbe che fosse di un altro colore!

Vorrei che se qualcuno chiedesse “di che colore è Milano?” la risposta non fosse “grigia” (e questo ovviamente riguarda la qualità dell’aria, il verde, i nuovi edifici e molto altro) e poi mi piacerebbe consegnare una città davvero internazionale ma che non abbia perso il senso di essere Milano. Non vorrei che diventasse la nuova San Francisco o la nuova Londra. Vorrei che rimanesse Milano ma con una prospettiva sempre più internazionale e mi pare che i presupposti ci siano tutti.

Mi piacerebbe, infine, che Milano fosse davvero una città per tutte le età.

 

Intervista di Claudio Nelli e Letizia Paratore 

 

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