Milano | Verziere – Quella parte di “città brutta”

Ci siamo chiesti qualche volta per quale ragione la parte del centro città a sud del Duomo sia così fredda e impersonale e a tratti anche bruttina. Via Larga, Piazza Diaz, Via Albricci, Via Verziere, Corso Europa, Largo Augusto, un insieme di vie e palazzi costruiti a partire dagli anni Trenta in poi, che ci hanno regalato una città alquanto asettica. Eppure ci hanno lavorato negli anni anche architetti importanti. Il perché ve lo raccontiamo qui di seguito.   

Qui fino agli anni Venti del Novecento sorgevano tre quartieri molto popolari, affascinanti e ricchi di storia: il Bottonuto, il Verziere e il Pasquirolo. Poi amministrazioni poco lungimiranti e vogliose di rinnovo urbano (e speculazione edilizia) pensarono fosse più redditizio rinnovare piuttosto che preservare.

Tutto ebbe inizio con il lento degrado del Bottonuto, un quartiere fatto di taverne, bettole, alberghetti e palazzi popolari. La Milano rampante che iniziava a farsi spazio nell’Italia unita e in un’Europa che diventava sempre più vicina, fatta anche di banche e nuovi uffici, premeva per un nuovo centro più funzionale e moderno. Verso il Cordusio e verso il Castello si era già intervenuto aprendo, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Via Dante e il Foro Bonaparte; così come verso la Scala e Via Manzoni i nuovi palazzoni per uffici dove si trovavano anche i palazzi delle grandi famiglie milanesi. Rimaneva la parte a sud del Duomo, con i suoi quartieracci malfamati e di povera gente e architettura facilmente espropriabili.

Ed ecco che negli anni Venti e Trenta si iniziò a progettare una nuova città più moderna e monumentale. Piero Portaluppi venne chiamato insieme a Marco Semenza (nel 1926 vincono il concorso per il Piano Regolatore di Milano, col progetto “Ciò per amor”, dall’anagramma dei loro nomi) per riprogettare questa parte di città. Nel progetto si prevedeva la formazione di un’ampia piazza tra l’Arcivescovado e il palazzo del Tribunale (Palazzo del Capitano). Lo scopo era anche quello di smistare il traffico sempre più crescente che gravitava in piazza del Duomo. Vennero progettate nuove strade per risolvere questo problema e si sventrò così il tessuto connettivo del vecchio tessuto urbano. Nuovi palazzi con funzioni da città internazionale ed edifici monumentali presero il posto delle viuzze strette dei tre quartierini.

Così si procedette al rinnovamento abbattendo il vecchio Bottonuto e non risparmiando scandalosamente neppure una bella chiesa barocca: San Giovanni in Laterano. Stessa sorte toccò al vicino Verziere che, con la sua specie di piazza allungata, venne unito a Via Larga, impostando così l’inizio di quella mai compiuta “racchetta” che doveva sventrare la città e trasformarsi in un lungo ed ampio viale. Tutto questo però venne frenato dall’incombente II Guerra Mondiale.

Arrivarono così i devastanti bombardamenti del secondo conflitto mondiale, che velocizzarono in un certo senso la demolizione dei vecchi quartieri. Un po’ di stallo fino agli anni Cinquanta per la ricostruzione e poi ecco il nuovo impulso al rinnovamento: vennero cancellati completamente i tre affascinanti quartieri storici e al loro posto sorsero Piazza Diaz, Via Larga, Corso Europa e Largo Augusto, con i nuovi edifici progettati da grandi architetti italiani, quali Piero Portaluppi, Giovanni Muzio, Vico Magistretti, Enrico Agostino Griffini, BBPR, Luigi Mattioni e Luigi Caccia Dominioni, per citarne solo alcuni. Il piano originario pensato dal Portaluppi non è mai stato realizzato e col tempo venne ridimensionato e trasformato. Si rinunciò così all’aspetto monumentale e si dette priorità alla richiesta di nuovi uffici e di nuove abitazioni. Così, anche se nel tempo furono realizzati palazzi di una certa levatura, l’anima profonda di questo posto non fu più ritrovata.

Per chi volesse farsi un giro nel passato, consigliamo la cartella dedicata allo scomparso Bottonuto all’interno di Milàn l’era inscì, oppure quella dedicata al Verziere.

Qui alcune illustrazioni del progetto “Ciò per amor”, e alcuni riferimenti per un possibile nuovo piano urbanistico con nuove vie di scorrimento.

Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

9 commenti su “Milano | Verziere – Quella parte di “città brutta””

  1. So che nessuno sarà d’accordo con me, ma io li ricostruirei senza se e senza ma. Molti pretendono che Milano sia una delle più brutte città italiane. Io deduco che questo derivi dal fatto che il centro storico sia spesso stato sventrato e inquinato da orrendi edifici, o comunque privi di interesse storico/architettonico. Se si rigenerasse quello che era il centro storico di Milano si darebbe la prova ai mentecatti che giudicano negativamente la nostra città che non è brutta, ma è solo stata sventrata da degli idioti. Perché ricostruirsi e rigenerarsi è sicuramente un pregio, ma solo se fatto con intelligenza e senza distruggere il patrimonio storico culturale.

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    • A me i “falsi storici” se fatti con criterio mi piacciono molto.
      Il centro di Varsavi è stupendo, anche se ha 50 anni.
      via albrecci peggio di oggi è comunque impossibile, corso europa, in se non osceno potrebbe essere reso antico e più congruente con la zona.

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      • Sì ma Varsavia quando l’hanno ricostruita era un ammasso di macerie, non c’era un edificato ormai consolidato come qui. Al di là delle discussioni sul sesso degli angeli falso storico sì/falso storico no, penso ti renda conto anche tu che è infattibile.

        Al massimo si potrebbe fare con singoli edifici di rilievo, come hanno fatto a Berlino con il Castello (peraltro fra tantissime polemiche)

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    • Solo con quello che ti costerebbe di espropri e demolizioni fai prima a costruire ex novo una new town galleggiante davanti alla Liguria, stile Palm Jumeirah, e trasferire lì gli uffici.

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  2. bei disegni, bel progetto, belle proporzioni, una città densa e con un bel carattere: peccato sia rimasto in san parte sulla carta. Visto la povertà di ingegno dei nostri tempi sarebbe da riprendere e portare a termine. Anche se è antistorico e bla-bla-bla. Meglio dello schifo attuale…sicuro.

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    • sono completamente d’accordo, camminando per il centro di milano spesso mi sembra di essere in una città incompiuta, questo mi fa amarezza e vorrei avessero completato quanto avevano iniziato, piuttosto che lasciare a metà

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  3. Inutile essere nostalgici, senza abbattere mezzo quartiere indietro non si torna.

    Però si può sistemare l’esistente sui due assi Università – Piazza Santo Stefano-San Babila e Via Larga – Palazzo di Giustizia. Alberando e razionalizzando traffico e mezzi pubblici.

    Basterebbe poi valorizzare la Sormani, dare una destinazione d’uso pubblica alla sede A2A in dismissione e la zona potrebbe anche diventare bella e viva.

    Peccato solo che al centro non ci sia la fermata della MM4 Largo Augusto. Trovo assurdo che in 20 anni tra primo progetto e oggi nessuno mai abbia avuto la voglia di correggere il catastrofico errore.

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    • Diciamo che sono stati proprio i piani regolatore a rendere una merda questa zona qui.

      Le strade sono eccessivamente grandi e sbagliate per un centro storico.

      L’autostrada in città porta abbandono e regressione di un intero quadrante.

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  4. il BOTTONUTO o il rione degli spazzini venne demolito in virtu del fatto che era talmente pericoloso per la salute pubblica oltre che per le malattie infettive causate da topi e sistema fogniario a cielo aperto,che per decreto Regio si dovette intervenire. ricordate che milano era costruita intorno a una rete di canali alcuni a fondo cieco stagnante che erano causa di epidemie di tifo e colera e malaria fino quasi agli anni 30. Di bello al BOTTONUTO praticamente nn c era nulla……

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