"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Magenta – La nuova via San Nicolao

Ci siamo quasi, l’intervento a scomputo oneri per la realizzazione del palazzo Luxottica di Piazzale Cadorna è quasi concluso. Il marciapiede sul lato pari è stato sistemato in pietra mentre quello opposto è solo stato sistemato ma è rimasto in catrame. Dissuasori in pietra sono stati sistemati lungo tutto il marciapiede per impedire il parcheggio delle auto (ma non quello delle moto, che come si vede anche dalle foto, impediscono anche la passeggiata). Si dovrà aspettare ancora qualche tempo per l’arrivo dei lampioni lungo la strada. Il sagrato della chiesetta di San Nicolao è stato sistemato con un bel disegno a raggiera valorizzando molto l’ingresso al tempio. L’intervento è stato realizzato dalla Società Beni Stabili S.p.A. SIIQ.

 

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Ecco come si presentava la via prima dell’intervento

Questa è la sistemazione lungo il marciapiede di piazzale Cadorna… poteva esser fatta meglio.

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Mentre qui imbocchiamo via San Nicolao verso Corso Magenta e Palazzo Litta.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


8 thoughts on “Milano | Magenta – La nuova via San Nicolao

  1. Ale

    Bello. Si vede subito la differenza tra un marciapiede in pietra ed uno in catrame. Senso di ordine e pulizia.
    Portroppo, non c’è neppure un alberello.

  2. Nicola

    Ma come si fa a parcheggiare una moto su un marciapiede in pietra appena rifatto. Che schifo di incivili. Ma fatevi due passi a piedi parcheggiando dove si può. Possibile che chi va in scooter non può fare più di 20 metri e poi sera si e sera no DEVE andare in palestra a farsi n km sul tapis roullant?

  3. Claudio K.

    Bello, peccato i soliti lavori una scarpa e una ciabatta fatti a Milano, un lato sì e uno no.

    Mi chiedo poi perché i dissuasori siano posizionati così all’interno rispetto al bordo del marciapiede, di fatto non impedendo l’eventuale sosta selvaggia (stesso problema delle parigine di via Melzo).

    1. Davide V.

      Bravo Claudio, la situazione è decisamente migliorata non c’è che dire ma perché non si riesce mai a fare un intervento completo ed omogeneo? Un marciapiede si ed uno no, un tratto con paracarri in pietra ed uno con le parigine.

      Se non ricordo male poi, dai rendering che erano circolati, i lampioni che ancora mancano saranno dei dozzinali lampioncini che andrebbero bene per il parcheggio di un centro commerciale anziché per una strada del centro. Perchè non usare anche qui quei bei lampioni ‘da muro’ con sostegno in ferro battuto che si vedono in Piazzale Cadorna nella foto 4?

      1. Claudio K.

        Non tocchiamo il tasto lampioni… dove il pressappochismo si esprime ai massimi livelli.

        A Milano non si riuscirebbe a fare peggio nemmeno pescando a caso i tipi di lampione da bigliettini messi in in un cappello.

        Ma nella città della Triennale, del Politecnico, delle aziende che esportano design in tutto il mondo, è così difficile mettere in piedi un comitato di esperti invece di affidare certe scelte ai tecnici comunali? Che magari ce la mettono tutta, poverini, ma sempre “tecnici” sono (absit iniuria).

  4. Renato S.

    Segnalazione interessante, visto che sono passato di lì un paio di settimane orsono e ho potuto apprezzare luci e ombre dell’intervento.

    Permettetemi una riflessione. Mi può andare bene che l’intervento sia una iniziativa privata a scomputo. Quello però che non accetto, per una Milano “capitale del design” che si appresta a ospitare la Triennale di architettura, è l’assenza di un manuale di norme di riferimento per la composizione e l’arredo urbano.
    Mi spiego. Torno a Parigi, torno a Francoforte, anche dopo anni, e trovo gli stessi lampioni, le stesse panchine, gli stessi semafori. E le stesse soluzioni per Ztl, isole pedonali ecc.
    Ora, una semplice passeggiata da piazza Castello a San Babila offre un catalogo pressoché infinito di progetti e arredi stratificati tra loro. Il che non solo induce senso di disordine. Ma rende di fatto impossibile una corretta manutenzione. Perché la prima volta che un camion danneggerà un dissuasore in pietra “stile San Nicolao” dove ne troverà un altro per la sostituzione l’ufficio comunale preposto?
    E, senza andare così lontano da immaginare una manutenzione, mi spiace passare in poche fermate di M5 da Porta Nuova a Citylife per trovare due quartieri con scelte totalmente diverse per piste ciclabili, lampioni e simili.

    1. Davide V.

      Caro Renato,

      sfondi una porta aperta e centri in pieno il nocciolo del problema del (NON) arredo urbano di Milano.

      Manca completamente il coordinamento tra i vari progetti, si parla da ormai non so più quanti anni di un abaco dell’arredo per far si che si fermi questa inutile e brutta stratificazione di manufatti e materiali ma non se ne vede l’ombra.

      Siamo la capitale mondiale del design ma non siamo in grado di avere un assessore all’arredo degno di questo nome.

      Ed intanto si continuano a sprecare occasioni colossali, il passaggio dell’illuminazione al LED era un’occasione d’oro per iniziare a mettere ordine ed invece.. Lampioncini in stile finto ‘800 in Via Pontenuovo e moderni sulla darsena, lampioni stradali a gancio moderni stile’ astronave’ in Via Meravigli e modello old-style ‘a coppetta’ in Via Leoncavallo.

  5. Renato S.

    Caro Davide, sottoscrivo il concetto di “abaco”. Il mio passaggio dal Politecnico è sufficientemente remoto perché il termine non mi sia venuto spontaneamente alla tastiera.

    E mi permetto di suggerire allo staff del blog l’inserimento della sua analisi tra i punti del #manifestoUrbanfile in vista dell’elezione del sindaco.

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