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Milano | Porta Magenta – San Francesco Grande, uno scrigno di capolavori sparito per sempre

Milano e la storia pare non siano mai d’accordo, l’una che cerca di distruggere l’altra, cancellandone la memoria storica in ogni modo, è il caso di San Francesco Grande. Una chiesa importante con opere meravigliose che Milano si è fatta scappare senza batter ciglio e che ora deliziano musei internazionali o ville private (secondo noi un vero peccato, come le sculture conservate all’Isola Bella e impossibili da visitare).

Dietro alla basilica di Sant’Ambrogio si erge il complesso della Caserma Garibaldi, oggi un po’ decadente, in attesa anch’essa di un futuro rinnovamento (forse una nuova parte della vicina Università Cattolica).
La Caserma risale al 1807 e venne progettata da Girolamo Rossi per alloggiare i veliti (corpo creato da Napoleone con caratteristiche analoghe a quelle dei futuri bersaglieri) e concluso da Giovanni Voghera nel 1843, l’edificio (oggi Caserma Garibaldi per l’appunto) occupa l’area dello scomparso complesso conventuale di San Francesco Grande, la seconda chiesa per dimensioni dopo il Duomo e a suo tempo celebre per la ricchezza di opere d’arte.

Al tempo di Sant’Ambrogio esisteva già una chiesa in questo luogo, ed era dedicata ai due Santi Nábore (Naborre) e Felice, chiamata anche Naborriana
Dalla chiesa dei santi proviene una lastra di sarcofago oggi conservata nella navata destra di Sant’Ambrogio opera ritenuta del quarto secolo da alcuni studiosi.
Di questa prima basilica che fu luogo di culto importante nei primi secoli del cristianesimo, non è dato sapere altro; in epoca imprecisata fu realizzata una copertura a volte poggianti su due file di pilastri cilindrici in pietra. Nel terzo decennio del 13º secolo i francescani, da poco giunti a Milano, si insediarono presso l’antico edificio che fu assegnato alla loro custodia nel 1256 da papa Alessandro IV.
I frati francescani avevano già iniziato probabilmente nel 1233, a costruire una loro chiesa posta sullo stesso asse della chiesa paleocristiana dietro all’abside di questa. Il nuovo edificio era anch’esso a tre navate con pilastri cilindrici in cotto e copertura a capriate leggermente più alto dell’antico.

La fusione tra le due chiese avvenne dopo il 1256 e per un certo periodo, a quanto sembra, non spostarono l’antico altare maggiore che rimase quindi nel mezzo della Chiesa. Intorno al 1272 iniziò la costruzione di un alto campanile. Nella facciata i frati aprirono un ampio rosone e sulla parete collocarono numerosi monumenti funebri. Nel corso dei secoli 13º, 14º e 15º vennero aggiunte, sul lato destro della chiesa, varie cappelle gentilizie, di forme dimensioni diverse. A sinistra di San Francesco sorsero invece i chiostri, uno dei quali fu costruito o rimaneggiato nel 1372.

La parte orientale della chiesa venne in seguito notevolmente prolungata: fu aggiunto nuovo corpo anch’esso a tre navate, composto da quattro campate, grandi pilastri cilindrici reggevano la copertura a volte. La grande chiesa che si conservò nella forma qui descritta fino al crollo della parte più antica nel 1688.
San Francesco fu per secoli uno dei più prestigiosi luoghi di sepoltura di Milano. Cappelle prestigiose, tombe e monumenti realizzati dai più grandi artisti del tempo.
Qualche frammento dei fasti funerari è conservato nell’atrio di Sant’Ambrogio. Due monumenti, pressocché integri, sono stati portati nella cappella del palazzo Borromeo sull’Isola Bella al lago Maggiore. Si tratta della tomba di Giovanni e Vitaliano Borromeo, opera realizzata intorno al 1475 da G. A. Piatti e il monumento Birago, scolpito nel secondo decennio del 500 dal Bambaia. Dipinti dei pittori più famosi del tempo ornavano le pareti della chiesa e delle cappelle. Nella cappella dell’Immacolata Concezione, fra angeli dipinti da Ambrogio De Predis, si trovava la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci. Nella chiesa si trovavano poi dipinti di Aurelio ed Evangelista Luini (famosi per i dipinti della vicina San Maurizio al Monastero Maggiore), di Camillo ed Ercole Procaccini e quadri ed affreschi dei Fiammenghini.
Verso la metà del 500 il governatore Ferrante Gonzaga fece mozzare l’alto campanile perché troppo vicino al Castello Sforzesco e quindi pericoloso per la sicurezza della fortezza. Il 6 settembre 1688 la parte anteriore dell’edificio, quella più antica rovinò al suolo. La ricostruzione cominciò nel 1689 e durò fino al 1697. La nuova chiesa progettata da app. Nuvolone e nota tramite piante e descrizioni d’epoca, era molto differente dall’antica. Anche dopo questa trasformazione San Francesco restava una delle chiese più grandi di Milano. Il convento francescano fu soppresso nel 1798 e la Chiesa ed i chiostri vennero utilizzati come ospedale, magazzino ed orfanotrofio finché se ne decise la demolizione nel 1806.

Cappelle importanti:

A – Cappella degli innocenti poi Sant’Antonio da Padova.
La costruzione della cappella ebbe inizio nel primo decennio del ‘400 per volere di Luchino Novello Visconti.

B – Cappella di San Giovanni Evangelista.

Anche questa cappella del ‘400, probabilmente ha visto la partecipazione di Giovanni Solari che compare in una nota spese sul registro della famiglia Borromeo.
Di fronte alla cappella si trovava l’Edicola Borromeo commissionata nel 1444 da Vitaliano Borromeo ad Andrea e Filippo Solari, maestri scultori del ramo di Carona (nel Canton Ticino), poi terminata da Antonio Piatti. Il Monumento funebre si trovava tra i pilastri davanti alla cappella.   C – Cappella della Trinità (altare Maggiore)
Qui l’altare maggiore con tabernacolo, opera quattrocentesca, vene spostato dalla posizione al centro del transetto dove si trovava e collocata in questa grande cappella. Qui Beatrice d’Este fece realizzare il monumento per la propria sepoltura.D – Cappella di San Giovanni Battista più tardi della Concezione. Cappella del 1200 che passò ai Visconti. Nel 1333 Beatrice d’Este, che già aveva fatto erigere la propria sepoltura nella cappella della Santissima Trinità, fece adornare anche questa cappella. Dopo il 1576 prenderà il nome della cappella della Concezione. Dovuto al trasferimento della preziosa opera di Leonardo da Vinci “la Vergine delle Rocce” che è stata spostata per ragioni di sicurezza in questa cappella.  

E – Cappella dell’Immacolata Concezione

Nel 1475 la cappella dell’Immacolata concezione fu ricostruita o rifatta su una preesistente per iniziativa del padre francescano Stefano da Oleggio, fu fondata anche la confraternita o schola dell’Immacolata Concezione, che prendeva il nome dalla cappella. Nel 1479 la cappella ultimata ora necessitava di opere d’arte di pregio. Vennero fatti degli atti notarili che stipulavano un contratto con Leonardo da Vinci e F.lli EvangelistaGiovanni Ambrogio de Predis per la preparazione di un ancona dedicata alla Immacolata Concezione da collocare sull’altare della cappella.
Così venne realizzata il famoso Vergine delle Rocce. Il dipinto a quell’epoca era attribuito a Leonardo o al Luini, mentre i due dipinti laterali con angeli musicanti sono da assegnare rispettivamente: quello di sinistra “Angelo in verde con viella” a Francesco Napoletano (o attribuito a Giovanni Ambrogio de Predis), mentre “l’Angelo in Rosso con liuto” che si trovava a destra era di Giovanni Ambrogio de Predis. I dipinti nel 1798 passarono di proprietà alla famiglia Melzi d’Eril e nel 1898 furono acquistate dalla National Gallery di Londra.

F – Cappella della passione di Nostro Signore

Nel 1522 lo scultore Agostino busti detto il Bambaia esigui il monumento Birago che fu eretto nella cappella dove lo vide e lo ammiro tra gli altri il Vasari. Nel 1606 i padri conventuali di San Francesco grande, nell’esigenza di demolire la cappella della Passione per aprirvi un passaggio che comunicasse con il convento, si accordarono con la famiglia Birago, dando loro in cambio la cappella di San Liborio, che era la seconda sul lato sinistro, entrando in chiesa. La cappella della passione di nostro Signore fu distrutta e monumento Birago fu smontato e conservato in un locale del convento. Oggi conservato nel palazzo della famiglia Borromeo all’Isola Bella al Lago Maggiore.  

La Caserma Garibaldi che oggi si trova dove si trovava la grande chiesa.

Di seguito una ricostruzione in 3D di come doveva apparire la grande chiesa (purtroppo un po’ di fantasia vista l’assenza di immagini che riproducano l’edificio)




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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