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Milano | Porta Genova – Chiese scomparse: San Calocero si poteva salvare

La chiesa di San Calocero (o Calogero), bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale e lasciata in abbandono senza tetto con conseguente distruzione per incuria (vicenda simile a quella della Sala delle Cariatidi), venne spazzata via dalla speculazione edilizia degli anni seguenti, senza alcun rimorso.

Porta Genova - Chiesa di San Calocero Facciata

Infatti i bombardamenti del 1943 causarono ingenti perdite anche al patrimonio edilizio storico di Milano, in molti casi trasformando interi quartieri. Uno di questi quartieri è senza dubbio quello che si trova a Porta Genova tra via De Amicis, Corso Genova, via Ausonio e viale Papiniano. in quest’ambito è rimasto ben poco, spicca la bella e antica Basilica di San Vincenzo in Prato e la scuola di via Ariberto, oltre a pochissimi altri palazzi superstiti di epoca antica, per il resto solo scatoloni anonimi degli anni Cinquanta. Tra questi, in corrispondenza del civico 3 di via San Calocero si trovava una graziosa chiesa barocca che dava il nome alla contrada.

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Porta Genova - Chiesa di San Calocero nel 1944 dopo i bombardamenti

La chiesa, molto più antica, ma rifatta nel 1700, pare fosse ancora recuperabile nel 1945, al termine della Seconda Guarra Mondiale, ma come è successo altre volte (vedi la sala delle Cariatidi di Palazzo Reale) nessuno parve occuparsi del suo recupero e così rimase alla mercé delle intemperie e dai furti (perché in una chiesa dalla facile accessibilità e incustodita di sicuro qualcosa da recuperare c’era, specie in quei momenti di fame). Così la chiesa scoperchiata cadde in rovina e nel 1951 se ne decretò la fine, senza molti ripensamenti.

Venne messo in salvo ad opera di Don Nicolini, il prevosto di San Vincenzo in Prato, l’affresco che stava sull’altare maggiore, da quando San Carlo Borromeo, nel 1565, aveva fatto collocare, facendolo trasferire dall’esterno. In tale onore era stato decretato all’immagine in quanto quella pittura quattrocentesca, che richiama la maniera degli Zavattari e raffigura il crocefisso attorniato dalla vergine e dei santi Giovanni, Calogero e Bernardino, era oggetto di devozione.

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L’affresco proveniente da San Calcerò ora in San Vincenzo in Prato

Il consiglio superiore delle belle arti, sino all’aprile 1949, espresse parere favorevole alla demolizione, o quantomeno la consentiva su richiesta della curia arcivescovile, avendo rilevato dall’esame delle fotografie relative lo stato di fatiscenza dell’edificio, e considerato, insieme, il suo “modesto” valore storico artistico.

Qualcuno, alla soprintendenza, avrebbe voluto invece soccorrere la chiesetta, salvarne anche le mura, restituirla all’integrità, tanto più che sopralluoghi eseguiti proprio per uno scrupolo dell’ultima ora avevano fatto giudicare singolarmente e pregevoli gli stucchi settecenteschi, che risalivano al 1715, e avevano persino “messo a fuoco” ignorate soluzioni architettoniche meritevoli di interesse. Senza dire che la facciata, così compostamente armoniosa nella sinuosità dei suoi ritmi, era una testimonianza tutt’altro che indegna dell’epoca, ancorché sulla nudità del cotto fosse stato concepito un rivestimento in stucco, mai attuato.

Venne deciso di salvare, oltre all’affresco, solo i preziosi altari in marmo, che vennero smontati accuratamente pezzo a pezzo affinché si abbia in seguito il modo di ricomporli in qualche altra chiesa. Altari che, specie quello maggiore e due altri delle cappelle laterali, dei cinque che ne contava la Chiesa fastosamente eleganti come erano nei loro marmi variegati, figureranno dignitosamente in qualche altro tempio, anche moderno (ancora non siamo riusciti a capire dove).

Altro contrattempo fu quando, durante la demolizione della chiesa, saltò fuori la cripta Cinquecentesca. Peccato che non sortì molto apprezzamento e al contrario della cripta di San Giovanni in Conca, che venne salvata dal piccone, questa venne cancellata in men che non si dica. La cripta pare risalisse al 1500; aveva le volte a crociera, dal sesto fortemente abbassato, impostate lungo le pareti su mensole di gusto già barocco; le colonnine di granito, non prive d’eleganza, erano sormontate da capitelli toscani.

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Le origini della chiesa, forse un oratorio di piccole dimensioni, risalivano all’epoca pre-romanica, visti alcuni rinvenimenti durante gli scavi, ma si hanno notizie certe soltanto dal 1519, allorché si riporta che l’11 luglio di quell’anno, durante alcuni scontri tra le truppe francesi e quelle sforzesche, un’immagine della Madonna del pianto (che si trovava sul fianco dell’oratorio) prese a lacrimare sangue che subito alcune donne del borgo si apprestarono a raccogliere in alcuni panni di lino. La chiesa fu chiamata da allora la Madonna di San Calogero. A fianco della chiesetta vi era un monastero di monache, su cui esistono notizie contrastanti e che giustificavano la presenza di tale immagine, visto che erano devote alla Madalena.

Nel 1565 San Carlo volle ampliato l’oratorio e fece trasferire l’immagine miracolosa della madonna all’interno della Chiesa rinnovata sopra l’altare maggiore. Nel 1615 fu deciso un restauro, seguito da un altro nel 1718 che però lasciò incompiuta la facciata. All’epoca delle soppressioni giuseppini, diventò sussidiaria della basilica di Sant’Ambrogio. Verso il 1852 fu trasferita da Saronno la sede del seminario per le missioni estere, in futuro PIME poi trasferito nella zona di piazzale Brescia. I bombardamenti del 1943, come abbiamo visto, recarono all’edificio sacro gravi danni che ne decretarono la fine.

Porta Genova - Chiesa di San Calocero Facciata 1920

Chiesa di San Calocero Facciata 1920

Porta Genova - Chiesa di San Calocero Altare

L’interno prima dei bombardamenti 1920-25

Oggi ci rimane solo il nome della via e la pala d’altare ora nella basilica di San Vincenzo in Prato.

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Porta Genova - Chiesa di San Calocero Navata

La navata e l’altare nel 1945

Porta Genova - Chiesa di San Calocero Interno

Le cappelle laterali nel 1945

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Via_San Calocero_2015_B  Via_San Calocero_2015

Fonte dal Corriere d’Informazione del 13/14-febbraio-1951.




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


4 thoughts on “Milano | Porta Genova – Chiese scomparse: San Calocero si poteva salvare

  1. Thomas Villa

    È un peccato perchè è stata una demolizione veramente inutile, la chiesa di San Calocero potrà non essere stata un capolavoro dell’umanità, ma era comunque una graziosa chiesetta che avrebbe reso sicuramente più amena la via omonima. In particolar modo perccato per la cripta più antica…
    Ma con tutto il surplus di Street artist che abbiamo, non sarebbe possibile fare una bella e grandiosa pittura murale sul palazzone del dopoguerra ad imitazione della facciata di San Calocero? Potrebbe essere, a basso costo, una maniera per rendere particolare la vietta…

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