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Milano | Le interviste di Urbanfile: James M. Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera

Brera rappresenta un’eccellenza nell’offerta culturale milanese e nell’ultimo anno ha acquisito ancora più rilevanza grazie all’approccio innovativo di James Bradburne che dirige il museo da circa un anno e al quale abbiamo consegnato il premio annuale Urbanfile 2016.

Lo abbiamo intervistato per farci spiegare il suo progetto complessivo e le sue impressioni sulla città.

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Urbanfile: A poco più di un anno dal suo arrivo, Brera sta cambiando faccia. Ci può raccontare quale fosse la situazione al Suo arrivo e quanto sia stato fatto in questo periodo?

Al momento del mio insediamento Brera soffriva una carenza di direttive dal Ministero e una mancanza di armonia tra le sette istituzioni che compongono la realtà di Brera. La riforma di Franceschini, che ha dotato la Pinacoteca e la biblioteca di una minima autonomia rispetto al passato, ci ha permesso di avere una visione più chiara di come migliorare l’”esperienza” di questi due enti con il vantaggio di creare maggiori sinergie con tutti gli altri attori coinvolti, migliorando ulteriormente Brera nel suo insieme.

Urbanfile: Il futuro della Pinacoteca è legato a doppio filo alla ricollocazione dell’Accademia e alla riapertura di Palazzo Citterio. A che punto siamo?

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No, il futuro di Brera – come già dichiarato da Franco Russoli – sta nell’acquisizione di nuovi spazi per mostre temporanee e per dare maggior visibilità alle collezioni permanenti, passando però attraverso l’apertura nel 2018 di Palazzo Citterio e senza che questo comporti che l’Accademia lasci la sua sede.

Certamente l’Accademia potrebbe aver necessità di nuovi e rinnovati spazi didattici per rispondere alla crescita di studenti e alle nuove esigenze ad essa legate, ma La Grande Brera non dipende da questi fattori.

Con il completamento di Palazzo Citterio il progetto si potrà dire fondamentalmente completato e l’Accademia potrà continuare ad utilizzare i propri spazi con l’autonomia che merita.

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Urbanfile: In un mondo dove il marketing è tutto, quanto è stato fatto e quanto di potrà ancora fare per far conoscere Brera? Ancora non viene percepita come uno dei musei più importanti e ricchi d’Italia

Io sono fondamentalmente “Vecchio stile” e non credo che il marketing sia tutto. Al contrario, in pubblicità si dice che puoi vendere qualsiasi cosa una volta, la sfida è venderlo di nuovo.

Io ritengo – forse come lo Steve Jobs degli inizi – che solo sviluppando un prodotto che qualcuno voglia e insistendo sulla qualità il prodotto possa avere successo sul mercato.

Nel caso di Brera questo significa tornare alla qualità dell’esperienza museale e alla centralità del museo non come un’attività per il tempo libero bensì come parte fondamentale della nostra identità di cittadini, non di consumatori.

Il museo deve spiegare perchè sia rilevante nel mondo contemporaneo e perchè sia importante in un mondo in cui navighiamo già in un mare di immagini.

Brera è fortunata di aver auto Franco Russoli, il quale capì la vera missione del museo  sostenendola con entusiasmo fino alla sua morte nel 1977. Russoli rimane un grande ispiratore per il nostro lavoro a Brera.

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Urbanfile: Se potesse esprimere 3 desideri, cosa chiederebbe per il Museo che dirige?

Autonomia, autonomia, autonomia

Urbanfile: L’arrivo di un anglo-canadese alla guida di un museo italiano, nonostante la Sua esperienza fiorentina, ha destato qualche sorpresa. Come trova l’ambiente culturale di Milano? Si potrebbe fare di più?

Ho potuto sperimentare un sostegno entusiasta da parte di Milano e dei milanesi, non avrei potuto chiedere di meglio

Urbanfile: Un curiosità e una provocazione: dopo più di un secolo è riuscito a far riaprire l’ingresso principale alla pinacoteca. Compatibilmente con le esigenze espositive, ci sono speranze di rivedere aperte anche le finestre della facciata? Sono sempre sprangate e danno un segno di chiusura.

Le finestre che affacciano sulla facciata principale sono state murate durante l’ultima grande Guerra e con la loro riapertura si perderebbe parecchio dello spazio disponibile per l’esposizione dei quadri, ottenuta con l’apertura di Palazzo Citterio. Inoltre i dipinti non amano la luce naturale e la riapertura di queste finestre sarebbe una bizzaria. I nuovi banner che utilizziamo per comunicare ciò che accade nel Palazzo hanno anche la funzione di dare vita all’edificio stesso.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


5 thoughts on “Milano | Le interviste di Urbanfile: James M. Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera

  1. robertoq

    Grande Bradburne! Spero che presto Brera abbia lo spazio per Mostre Temporanee, un po’ di concorrenza al mezzo monopolio di Palazzo Reale non può farci che del gran bene…

  2. papoff

    e mi pare anche che l’idea di convivenza / matrimonio con l’accademia sia chiara.
    andando ieri a brera alle 14, grazie all’evento organizzato proprio da urbanfile, ho potuto notare che la presenza degli studenti è fondamentale per la vita di brera: il palazzo vivo, rumoroso ma non troppo, movimentato, trasmette davvero gioia.

    1. robertoq

      Concordo sugli studenti anche se loro forse avrebbero diritto (come dice anche Bradburne nell’intervista) a ” nuovi e rinnovati spazi didattici per rispondere alla crescita di studenti e alle nuove esigenze ad essa legate”.

      Insomma star li è oggettivamente bello, ma se han bisogno di spazi, aule e strutture minimamente moderne mi sa che non è il posto migliore… al di la di trasmetter gioia e movimento a me che a scuola ed in Università ci son già stato ma mi piace ricordare i vecchi tempi 🙂

      1. papoff

        ma infatti il suo pensiero tiene conto anche di questo aspetto.
        anche perché ci sono già molti studenti e laboratori di brera fuorisede.
        magari convogliare tutti questi in via vincenzo monti sarebbe già un buon inizio.

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