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Milano | Porta Genova – Un muro, la natura e la sciatteria

Lo Scalo di Porta Genova è incluso nei progetti futuri per gli scali; sicuramente sarà riqualificato nei prossimi anni (speriamo non troppi). Le Ferrovie dello Stato sono ancora proprietarie dei terreni e quindi tutto ciò che si trova all’interno dell’area, comprese le recinzioni, è di loro competenza.

Qualche anno fa chi di dovere aveva fatto notare come il muro di cinta che corre lungo l’alzaia del Naviglio Grande fosse pericolante e anche pericoloso. Così, dopo i lavori di pavimentazione per Expo 2015 furono posizionati dei cavalletti a protezione dei passanti e successivamente dei puntelli in legno a impedire al muro di collassare.

Per anni nessuno si è interessato al fenomeno delle piante che crescono spontanee, soprattutto le piante di Ailanto che sono infestanti e che crescono ovunque.

Quelli che una volta erano alberelli, nel corso del tempo sono diventati alberi, anche dal tronco di dimensioni ragguardevoli, ed essendo cresciuti appoggiati al muro lo hanno spinto su di un lato per farsi spazio, mettendo il manufatto – già di suo in condizioni precarie – in pericolo di crollo.

Dopo tutto questo tempo le ferrovie – o chi per esse – hanno approfittato del mese di agosto per iniziare a segare gli arbusti incriminati, come si vede da queste immagini e come abbiamo accennato nell’articolo sulla fermata di Porta Genova dei tram. Mentre in un altro articolo precedente abbiamo argomentato sul muro di cinta dello scalo e dove si può vedere la situazione com’era prima del taglio degli alberi.

Si è lasciato che la natura si impossessasse di quello che l’uomo ha ignorato per negligenza e sciatteria. Per rimediare si è dovuto tagliare quel bel filare di verde, anche se prodotto da una serie di alberi infestanti, che sarebbe bastato curare nel tempo in modo che non producesse tutti questi danni.

il muro nell’ottobre 2016

Il muro pochi giorni fa, nel 2017

Però, a ben vedere, il muro è tutto in pericolo, completamente inclinato di qualche grado verso la strada, specie lungo l’alzaia.

Ricordiamo che il muro Muro è protetto dalla Soprintendenza, assieme a tutto lo scalo ferroviario, e perciò va conservato; almeno per ora.

Abbiamo compreso le intenzioni della Sovrintendenza, ma pensare che si preservi un semplice muro di cinta quando palazzi ben più preziosi vengono abbattuti senza suscitare scandalo, ci lascia perplessi lo stesso.

Non ci resta che aspettare il progetto di recupero dello scalo e sperare in un bel filare di alberi lungo tutto il perimetro a specchiarsi nel naviglio.

 




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


5 thoughts on “Milano | Porta Genova – Un muro, la natura e la sciatteria

  1. Anonimo

    La soluzione più ovvia è abbattere quell’inutile muro (magari lasciarne solo un tratto tipo muro di Berlino) e aprire tutto il resto!
    Così si riuniscono i quartieri, più aria più pulizia più circolazione!

    1. Anonimo

      Il “mitico” muro di cinta dall'”alto valore archeologico, urbanistico e storico” sotto tutela della soprxintendenza romana di Milano. Naturalmente è sotto tutela per tentare di mettere lacci e lacciuoli alla riqualificazione urbana di quella zona e lasciare il degrado che c’è ora. Quindi mi sa che quel muro ce lo dovremo tenere per molto tempo ancora considerando che ci sono di mezzo FS società di roma proprietaria dell’area e la soprxintendenza romana di Milano.

  2. Anonimo

    C’è un interessante articolo sul corriere della sera, riguardo il fatto che roma danneggia Milano, ma non solo, danneggia anche le altre città italiane e l’Italia:
    http://www.corriere.it/opinioni/17_agosto_31/cosi-roma-rischia-morire-55f2d788-8e80-11e7-ae8d-f3af6c904a41.shtml
    Notare questo passaggio:
    “Il secondo è dare alla capitale un ordinamento speciale, come molte delle capitali del mondo (la Costituzione dispone espressamente che “la legge dello Stato disciplina il suo ordinamento”). Un ordinamento speciale che riconosca una realtà ineludibile: la duplicità di funzioni del potere locale romano, che è chiamato anche ad agire come capitale, quindi nell’interesse della intera nazione. Ciò significa, che accanto al rappresentante scelto dal popolo, vi sia un gestore che goda dei poteri necessari a intervenire sullo svolgimento delle attività di interesse generale: ad esempio, un organismo politico, un ministro senza portafoglio che faccia sentire nella città gli interessi del Paese e un organismo tecnico che dia attuazione alla cura di questi interessi Questo era inizialmente chiaro ai “padri fondatori”: Quintino Sella, tra gli altri, pensò che la “città amministrativa” non dovesse essere lontana dalla stazione ferroviaria, perché non doveva servire i romani soltanto, ma anche tutti i cittadini italiani.”
    Praticamente sta dicendo che i romani che controllano tutto lo stato, spesso, danneggiano le altre città italiane, bloccandole, come nel caso della sprxintendenza romana di Milano o del recente blocco del tar del lazio di roma dell’Università di Milano riguardo il numero chiuso, sperando che economia, risorse e turismo vadano da loro. In realtà da loro non va nulla, in generale tutto quello che bloccano in Italia non va a roma ma va all’estero. Ormai i blocchi romani sono diventati solo blocchi per gelosia e invidia. In generale roma per la sua posizione geografica (è lontanissima dal mondo che conta, cioè il cuore dell’Europa) è una città sovradimensionata che ha bisogno di immense risorse pubbliche e tasse dal resto dell’Italia che poi si traducono in economia prevalentemente debitoria e poco produttiva. Per quanto riguarda la proposta del giornalista, ha le gambe corte, perchè poi vedreste che quel “ministro senza portafoglio” o quell'”organimso politico” che dovrebbe fare gli interessi dell’Italia in sede locale a roma, poi sarebbe costituito da persone espressione degli ambienti romani o meridionali (influenzati da quelli romani) che continuerebbero a fare quello che fanno oggi, danneggiare l’Italia. La situazione non è facilmente risolvibile, l’unica soluzione ideale ma nel contempo utopica è una soluzione drastica, nessun burocrate o politico romano può occuparsi della gestione delle altre città italiane, per es. la sopxintendeza romana di Milano non potrebbe prendere decisioni a Milano come nemmeno il tar del lazio di roma. E’ utopica perchè il tutto è facilmente aggirabile utilizzando burocrati e politici del sud influenzati da ambienti romani. Insomma diciamo che le potenze straniere che supportarono l’Unità d’Italia e che non volevano che da questa unità venisse fuori un paese troppo forte, fecero due cose “geniali”: 1) obbligarono Garibaldi ad andare a prendere anche la Sicilia 2) fecero pressioni per portare la capitale a roma. Insomma due cose che avrebbero tagliato le gambe a qualsiasi paese.

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