Milano | Barona – I giardini di via Voltri, ma qui non siamo a Porta Nuova, seconda parte

 

Ecco la seconda parte del reportage fatto alla Barona in via Voltri allo spazio “pubblico” abbandonato che è stato realizzato attorno alle nuove residenze dei “Giardini di via Voltri”.

Come cercavamo di raccontare nell’articolo precedente, il giardino di via Ovada/Voltri è stato incrementato da una nuova porzione realizzata con il completamento del nuovo insediamento residenziale di edilizia convenzionata.

Peccato che, forse non trovandoci a Porta Nuova dove tutto pare risplendere, qui il giardino sia stato realizzato e completato più di un anno fa e mai aperto al pubblico, forse per cavilli burocratici. Fatto sta che, come vedete dalle immagini raccolte, il giardino è oramai selvaggio e le piante sono cresciute lungo i vialetti, sulle panchine, sulle rastrelliere appena installate in un delirio di completo abbandono.

Vedere spazi ben sistemati coi marciapiedi in perfetto allineamento e ben concepiti con le erbacce che oramai hanno invaso il tutto fa veramente male.

Questo è lo spazio pubblico all’angolo con via Antonio di Rudinì, ancora interdetto alla cittadinanza e che oramai versa in uno stato pietoso. Area che dovrà esser risistemata una volta liberata da questo stallo di inefficienza.

Sentieri in calcestre completamente invasi da piante di ogni tipo che oramai ne hanno compromesso l’utilizzo.

Di seguito le immagini delle residenze, completate e consegnate. Anche qui, sistemare il marciapiede ,così largo, con delle alberature quanto sarebbe costato? Possibile non ci sia mai attenzione ai particolari?

Attendiamo come e quando quest’impasse burocratica sarà finita e come verrà risolta.

Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

6 commenti su “Milano | Barona – I giardini di via Voltri, ma qui non siamo a Porta Nuova, seconda parte”

  1. mamma mia, ma che orrore di architettura!
    Anzi l’architettura è un’altra cosa. Manco i progettisti dal cepu riuscirebbero a partorire un aborto del genere.
    Alla fine anche un campo rom forse è più espressivo e pittoresco di questi loculi da cimitero…
    Da annientare all’istante (intendo lo studio di progettazione).

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    • e mi spiace per gli acquirenti che dovranno cercare di abitare e vitalizzare i propri spazi. Spero riusciranno a reagire e non farsi sopraffare dalla bruttura imposta da qualche mente malata.

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