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Milano | Zona San Babila – I reperti archeologici di piazza Meda

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Piazza Meda oggi

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Piazza Meda prima dell’intervento negli anni Ottanta

Molti si chiesero, soprattutto all’epoca, che cosa fosse successo ai reperti archeologici ben evidenti sbirciando dai fori delle cesate di cantiere di piazza Meda quando – nel 2005 –  iniziarono i lavori per lo scavo del parcheggio ipogeo.

Noi abbiamo raccolto un po’ di notizie e immagini.

Fino agli anni Novanta del ‘900 nella zona di Piazza Meda e San Babila i ritrovamenti erano stati sporadici, da collegare in particolare a impianti di bonifica e drenaggi a causa dell’abbondanza d’acqua che fin dalle epoche più antiche sembra aver caratterizzato la zona nord-est della città, posta immediatamente all’esterno della cerchia muraria tardo-repubblicana e, in età tetrarchica, inglobata nell’ampliamento voluto dall’imperatore Massimiano.

Dalle prime indagini venne rilevata la presenza di depositi stratigrafici di epoca romana e medievale, pesantemente intaccati dagli edifici costruiti nel primi anni del Novecento che modificarono la zona aprendo la piazza e la nuova via. Nell’ottobre 2005 vennero quindi avviate le indagini archeologiche in estensione nella piazza e lungo corso Matteotti.

Per mantenere la viabilità, gli archeologi hanno dovuto compiere le indagini in differenti lotti, concludendo i lavori nel febbraio 2008. Gli studi conseguiti alla raccolta dei reperti hanno potuto dare un articolato quadro delle vicende insediative che hanno caratterizzato il quartiere, intensamente frequentato dall’età romana ai nostri giorni.

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Piazza Meda nel 1600 circa

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La storia di secoli venuta a galla è molto complessa e molto ricca:

La prima occupazione dell’area, posta all’esterno della cinta muraria di età repubblicana (tra il 509 a.C. e il 27 a.C.) è collocabile in età augustea ed è documentata da numerose tracce di solchi incisi nel terreno, che ne attestano lo sfruttamento per scopi agricoli.

 

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Planimetria della fase della conceria (P. VI) con resti delle strutture individuate. Nei riquadri: reperti dallo scavo.

 

Periodo dal 27 a.C. al 68 d.C.

Questa fase documenta un pianificato intervento di riorganizzazione dell’area (e probabilmente di questo settore extraurbano), che viene ora dotata di una serie di infrastrutture.

In primo luogo si procede all’irreggimentazione delle acque con il taglio di tre canali (orientati N-S e EW), verosimilmente confluenti nel Seveso. In un periodo di poco successivo vengono costruite due strade in ghiaia (glarea strata) intersecantesi, che definiranno d’ora in poi la fisionomia dell’area, in rapporto complementare tra centro e periferia. Il percorso delle due strade (largh. ca. m 8) è ricalcato dalle attuali vie S. Paolo (N-S) e P. Verri, la prima si collega a nord con il cardo maximus, la seconda con la via che esce dalla città verso Bergomum e Brixia.

L’area, che continua a essere sfruttata a fini agricoli, viene occasionalmente interessata da sepolture, documentate da due tombe a incinerazione indiretta con corredi inquadrabili in età augusteo-tiberiana.

Verso la metà del I secolo d.C. i canali vengono colmati e successivamente vengono rifatte e ampliate le due glareate (due strade che corrispondo più o meno a via San Paolo e via Verri) (largh. m 11,32 e m 9,08), come attestano i sovrapposti livelli delle ghiaie, con evidenti tracce dei solchi lasciati dal passaggio dei carri.

Dal periodo che corrisponde alla seconda metà I secolo d.C venne ritrovato un impianto di un laboratorio per la concia delle pelli oltre ad una serie di tracce di edifici. Nella zona occidentale è stata inoltre rinvenuta una vasca in muratura, conservata in situ e attualmente visibile in un locale musealizzato all’interno del parcheggio. La vasca in mattoni (m 3,60 x 1,90 x 0,53) rivestita di cocciopesto e ripartita a metà da un divisorio, si trovava al centro di un cortile su cui si affacciavano a nord e a sud alcuni vani-laboratorio.

Sul lato settentrionale, sotto un porticato, erano inoltre sistemate sei strutture circolari in legno interrate, separate da un tramezzo anch’esso ligneo e affiancate da una struttura di cui rimaneva l’impronta allungata sul terreno, forse un battitoio.

Una seconda vasca quadrata, più piccola, era posta sul lato meridionale del cortile. È probabile che le due vasche, servite da condutture, fossero utilizzate per il lavaggio delle pelli che venivano successivamente immerse nei tini interrati contenenti sostanze per le operazioni di concia.

In questa stessa fase, all’incrocio dei due assi stradali, è documentato uno slargo su cui viene edificato un piccolo sacello/edicola, forse dedicato ai Lares Publici, come spesso testimoniato in aree cittadine di grande traffico.

Al periodo successivo (II secolo d.C.) appartengono i ritrovamenti di conci e intonaci dipinti utilizzati per riempire le vasche che saranno interrate. Il laboratorio viene dismesso e avanzano le botteghe artigianali. Viene anche realizzata in questo periodo la costruzione di una fognatura centrale in muratura servita da canalette laterali.

Tra la fine del III e l’inizio IV secolo d.C. la riqualificazione della zona prende il via dopo che Mediolanum diviene sede imperiale con l’espandersi delle mura difensive e la realizzazione delle vicine Terme Erculee.

In questa fase sembra concludersi il processo di trasformazione del quartiere da artigianale a residenziale/commerciale. Agli edifici sul lato ovest viene aggiunto un portico con pilastri in muratura, in affaccio sulla strada. Il muro interno del portico presentava una decorazione affrescata, come testimonia un’ampia porzione di intonaco dipinto – ancora aderente alla parete – recuperata in crollo al di sopra della strada. L’affresco, particolarmente ben conservato e di buona fattura, presenta affinità iconografiche con la pittura catacombale, e con un edificio residenziale tardoantico di Efeso. Quindi si trattava di edifici residenziali di buon livello, dotati di botteghe e portici su strada.

Sotto un’immagine di Piazza Meda all’epoca romana (ricostruzione evocativa) e lo stesso punto oggi.

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Planimetria della fase di età costantiniana (P. IX) con resti delle strutture individuate. Nei riquadri: a, b. coppe in terra sigillata con decorazione ad applique; c. gemma magica con divinità a testa di gallo; d. lacerto della decorazione affrescata del muro interno del portico.

Il V secolo d.C. vede l’area un po’ in declino, con addirittura dei crolli di edifici, mentre l’edicola posta all’angolo della strada viene recuperata e rifatta.

Passiamo ora al Medioevo l’impianto urbanistico rimane invariato. Gli edifici in muratura, pesantemente intaccati dalle cantine moderne, mantengono i medesimi allineamenti, spesso riutilizzando e inglobando le strutture più antiche. Si tratta di resti di abitazioni, botteghe e impianti annessi, come pozzi, cisterne e ghiacciaie per l’approvvigionamento idrico e la conservazione alimentare. Un dato significativo in questa fase è rappresentato dall’estensione, lungo l’attuale corso Matteotti, delle aree edificate.

Gli isolati ricalcano le strutture romane con qualche modifica come per via S. Paolo che pare deviare un po’ per la presenza, a partire dall’epoca medievale, di un pozzo al centro della strada, incompatibile con il passaggio dei carri. Anche il monumento/edicola posto all’incrocio delle due strade viene in questo periodo restaurato e ripavimentato in cocciopesto.

Anche in periodo Rinascimentale l’impostazione degli isolati rimane quella romana. Gli edifici vengono restaurati o ricostruiti in stile.

Arriviamo all’età moderna e contemporanea dove le mappe antiche parlano di più dei resti rinvenuti.

L’attuale assetto della piazza è il risultato di un intervento urbanistico della prima metà del ’900, che ha comportato la demolizione degli edifici che si affacciavano sulle attuali vie S. Paolo e P. Verri, creando lo slargo ora nominato Piazza Meda.

La chiesa di Santo Stefano in Nosiggia.

Per quanto riguarda l’edilizia religiosa, molto interessante si è rivelata, nella fase preliminare dei lavori, l’intercettazione del sedime della chiesa di Santo Stefano in Nosiggia che si trovava nel lato nord-occidentale della piazza, verso l’odierna via Catena. La presenza della chiesa è attestata almeno dal XII secolo: in origine era rivolta a oriente, a navata unica con due absidi. Alla fine del XVI secolo fu ricostruita occidentata, sfruttando in parte le murature della chiesa precedente, e in questa fase subì la demolizione delle due absidi. Il nome “Nosiggia”, dato per distinguerla da altre chiese dedicate allo stesso santo, deriverebbe per il patronato della famiglia Nusiggia o per corruzione del nome derivato da antico albero di noce presente sull’area di edificazione della chiesa, noce peraltro stemma della famiglia Nusiggia. Nel 1787 la chiesa venne soppressa: l’edificio, insieme alle case parrocchiali, fu acquistato l’anno successivo dal principe Alberico Barbiano di Belgioioso, che la trasformò in una normale casa con botteghe. La struttura della chiesa sopravvisse fino agli anni Trenta del XX secolo, quando l’intero isolato compreso tra il vicolo di San Fedele e via San Paolo venne demolito per realizzare la nuova via Catena e la piazza Crispi aperta sul corso Littorio: le attuali piazza Meda e corso Matteotti.

 

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PIAZZA MEDA - SCAVI NEL CANTIERE - AFFIORANO ANTICHE MURA FOTO (Agenzia: emmevi) (NomeArchivio: 13121vx4.JPG)

PIAZZA MEDA – SCAVI NEL CANTIERE – AFFIORANO ANTICHE MURA FOTO (Agenzia: emmevi) (NomeArchivio: 13121vx4.JPG)

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Durante i lavori di scavo

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Notizie da: Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia Notiziario 2010-2011 Ricerche di Carla Pagani, Roberta Cavalli

I reperti sono ora raccolti all’interno dei depositi del Antiquarium Alda Levi e nei depositi della Sovrintendenza.

La piazza oggi:

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


5 thoughts on “Milano | Zona San Babila – I reperti archeologici di piazza Meda

  1. Francesco De Collibus

    Non ho capito: ma hanno trivellato via tutto per effettuare lo scavo che si vede nella foto alla fine? Ovvero: li sotto non c’è piu’ niente?

      1. Francesco De Collibus

        Scusate la ripetizione del commento, l’avevo inserito ma non era apparso, quindi l’ho reinserito, e sono apparsi tutti di colpo dopo.

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