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Milano | Stratosphera: MIlano conquista la Spazio!

Grazie al lungo lavoro e alla tenacia di ADAA oggi un piccolo, ma importantissimo, pezzo di Milano prenderò la volta dello Spazio. Alle 11.30 di questa mattina dal Parco delle Groane, in località Frutteto presso il Comune di Ceriano Laghetto si svolgerà il lancio di un pallone che farà da precursore alla messa in orbita di un satellite della classe Cubesat: AlSat#1.

Il pallone attraverserà la troposfera con una costante diminuzione della temperatura fino a 55° sotto zero a circa 10Km dove passerà la tropopausa per entrare nella stratosfera. La temperatura continuerà a diminuire fino a raggiungere i 70° sotto zero a circa 20 chilometri per poi riprendere a salire fino a circa i 0° della stratopausa a 50 chilometri di altitudine.

Verrà utilizzato un pallone del peso di 3000 grammi gonfiato ad Elio.
Il sistema si compone di una fune di Nylon alla quale sarà agganciata la struttura di supporto della strumentazione di bordo consistente in un tracker GPS, una videocamera a 360° e in una radio per l’invio dei dati alla stazione di terra. La videocamera riprenderà la terra a 360° dalla quota massima raggiunta trasmettendo a terra immagini spettacolari.

                            

Il payload di missione sarà costituito dal satellite Alsat#1 dotato dell’elettronica di comunicazione sia software che hardware, che verrà testata acquisendo dati sull’atmosfera, trasmessi alla ground station.
Durante il raggiungimento della quota di 40.000 metri inizieranno i test, in particolare come prima cosa l’avvio del software e hardware di gestione (OBC) e la verifica di tutti gli automatismi riguardo all’accensione del microchip e relativo sensore di radiazioni, registrazione e trasmissione dei dati riguardanti l’esperimento in tempo reale.
L’esperimento consisterà nel verificare il corretto funzionamento di tutti i sistemi di bordo di AlSat#1 e effettuare una prima valutazione delle prestazioni del sensore di radiazioni e del microchip stesso.
Raggiunta la quota di 40.000 metri, ma si spera di battere il record e salire ancora più in alto, il pallone esploderà ed il carico rientrerà a terra grazie a un paracadute.
L’esperimento sarà svolto in sicurezza, previa richiesta delle opportune autorizzazioni all’ENAC, in un luogo opportunamente scelto: dovrà essere distante da centri abitati, aeroporti, infrastrutture critiche come strade e edifici governativi.
La distanza raggiunta dal pallone verrà calcolata da un software in grado, il giorno stesso della missione, in base alle condizioni atmosferiche in particolare dei venti, di elaborare il punto di probabile atterraggio, che potrà essere anche a molti chilometri di distanza.

 

Cosa è un CUBESAT ?

Il CubeSat è un tipo di satellite di ricerca, ha una dimensione cubica di 10x10x10cm e pesa circa 1kg, grazie al design compatto ed il relativo basso costo i CubeSat sono diventati popolari piattaforme per la ricerca spaziale da parte di istituzioni accademiche, associazioni e piccole aziende private, possono essere portati in orbita come payload secondario dai razzi lanciatori internazionali o lanciati nello spazio dall’interno della ISS.

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LO SVILUPPO: Il progetto di riferimento Cubesat fu proposto nel 1999 dai professori Jordi Puig Suari del California Polytechnic State University e da Bob Twiggs della Stanford University. Il loro obiettivo era consentire agli studenti di progettare, testare e far funzionare un veicolo spaziale. Il termine “Cubesat” è stato coniato per denotare i nanosatelliti che rispettano le norme stabilite nella specifica di progettazione dei CubeSat pubblicata da Cal Poly come standard a sostegno degli sforzi compiuti da Puig-Suari e Twiggs.

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IL PROGETTO: Lo standard di base da 10x10x10 cm è spesso chiamato 1U CubeSat, che significa una singola unità. I CubeSat si possono scalare solamente in un’unica dimensione assiale, sono stati progettati e lanciati CubeSat di tipo 1U, 2U e 3U, e di recente anche 1,5U e 6U. Nel 2004 il costo di sviluppo e di lancio di un CubeSat sfiorava i 65,000 USD, un costo molto inferiore a quello di un satellite classico, rendendo il CubeSat una valida opzione per scuole ed associazioni aventi progetti con ambizioni di scienze spaziali. In quell’anno circa 50 fra aziende, scuole ed associazioni governative in tutto il mondo svilupparono dei progetti basati sui CubeSat. Quest’anno si stima che saranno lanciati più di 200 CubeSat a livello mondiale, con un costo ulteriormente ridotto ad un terzo.

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I COMPONENTI: La maggior parte dei CubeSat hanno a bordo come payload per la missione primaria solamente uno o due strumenti scientifici, mentre tutte le sezioni di un CubeSat vengono generalmente ridotte per adattarle alle sue specifiche di progettazione. Un CubeSat può contenere più di un computer per la gestione dei diversi compiti operativi, come ad esempio il controllo di assetto, la gestione dell’alimentazione, della temperatura di bordo e la gestione e le attività di controllo primario. Nel caso di AlSat#1 il Payload avrà due sezioni distinte, la prima dedicata alla finalità divulgativa e al collegamento radio con scuole ed istituti, la seconda dedicata alle finalità scientifiche e tecnologiche della missione.

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RAZZO LANCIATORE: AlSat#1 verrà portato in orbita da un razzo lanciatore internazionale come ad esempio il razzo Vega, il nuovo lanciatore Europeo che decolla dalla base di Kourou, nella Guiana francese (dal pad di lancio del vecchio Ariane1) alla cui realizzazione ha partecipato ASI e ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) e dei suoi partner industriali. Vega è un razzo innovativo, ad opera di un’azienda italiana, la Avio. Il motore è il fiore all’occhiello di questo razzo, a cominciare dal materiale in cui è contenuto, una fibra di grafite e resina epoxy. Uno degli scopi principali di questo nuovo lanciatore è portare nello spazio satelliti di piccole dimensioni, fra cui i CubeSat.

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IL RILASCIO IN ORBITA: Indipendentemente dalla loro lunghezza, tutti i CubeSat hanno una superficie di base di 10×10 cm, quindi possono essere lanciati e rilasciati in orbita utilizzando un sistema comune, identico per tutte le missioni, chiamato P-POD ( Poly-Picosatellite Orbital Deployment) sviluppato e costruito dal Cal Poly. È quasi certo che AlSat#1 entrerà in orbita terrestre bassa (LEO), una banda larga che vanno da circa 150 fino a 600 km. Questa è la regione che ha anche molti satelliti di scienza e la stazione spaziale internazionale (ISS).

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GROUND STATION: Per la comunicazione con AlSat#1 sarà costruita una apposita Ground Station e tale stazione di terrà potrà essere visitata dalle scuole e da tutti coloro interessati alla missione e si potrà partecipare a delle specifiche sessioni che consentiranno di interagire in tempo reale direttamente con il satellite.

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SCOPO DELLA MISSIONE: Lo scopo principale della missione AlSat#1 sarà di coinvolgere università e istituti scolastici in un grande concorso che richiede la comunicazione diretta degli studenti con il satellite in transito sopra l’istituto, o direttamente presso la nostra sede. Il premio finale del concorso sarà consegnato direttamente dalle mani di un astronauta dell’ESA o della NASA durante un evento speciale organizzato da ADAA al termine della missione. Dal lato scientifico l’esperimento riguarderà una nuova metodologia di telecomunicazioni satellitari volta a valutare le prestazioni di tecniche innovative di mo-demodulazione e di signal processing per sistemi LEO, da condurre in collaborazione con la Sezione Telecomunicazioni del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano.

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Dove orbiterà il nostro satellite? È quasi certo che AlSat#1 occuperà un’orbita terrestre bassa (LEO), compresa fra i 150 e i 600 km di quota. Questa è la regione occupata da molti satelliti scientifici e dalla stazione spaziale internazionale (ISS). È posta al di sotto la ionosfera, la fascia molto, molto sottile dell’atmosfera che coincide anche con gran parte del campo magnetico terrestre. Il campo magnetico della terra ci protegge dalle attività più feroci del sole. Particelle ad alta energia, emissioni di flare ed espulsioni di massa coronale (CME) vengono costantemente deviate dal campo magnetico prima che possano raggiungere la terra. Dove le linee di campo magnetico si concentrano e si tuffano verso la terra, in prossimità dei poli, questa energia si esprime sotto forma di aurore.

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Buon viaggio e soprattutto buon lavoro!!!




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Claudio Nelli, 43 anni, milanese, nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione. Ma il percorso non poteva finire qui e nel 2015 fonda Dodecaedro Urbano, un contenitore per nuovi progetti e nuove sfide che coinvolgeranno sempre di più lo sfaccettato mondo delle città


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