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Milano | Dergano – Uno sguardo d’insieme in zona, tra novità e decadenze

La zona di Dergano, posta tra viale Jenner, piazzale Maciachini, Bovisa e la ferrovia, pare finalmente ricevere un po’ di attenzione da qualche tempo. Cinque anni fa la creazione del Maciachini Center, con la ventata di nuovi edifici per uffici, poi la Giax Tower, ultimata nel 2014, ma anche la conclusione dei lavori per il Teatro del Buratto di Maciachini, dedicato all’infanzia. Sabato si è inaugurata la piazza pedonalizzata piazza Dergano in maniera temporanea, come esperimento per una possibile pedonalizzazione definitiva. Prima al centro vi era un parcheggio, al suo posto ora ci sono panchine, tavolini da pingpong e grossi pois gialli, rossi e bianchi per rallegrare l’asfalto.

Così il nuovo spazio cittadino, riqualificato nell’ambito del progetto di urbanistica “Piazze Aperte” è stato inaugurato con una grande festa e grande partecipazione, con attività per piccoli e adulti, organizzate insieme alle associazioni: visite guidate nel quartiere, tornei di ping pong, dimostrazioni di boxe, spettacoli di magia, intrattenimento musicale, foodtruck.

Per chi ancora non lo sapesse, Dergano era una piccola località rurale posta a nord di Milano, di antica origine, costituiva un comune compreso nella Pieve di Bruzzano, parte del Ducato di Milano. Registrata agli atti del 1751 come un villaggio milanese di 236 abitanti saliti a 395 nel 1771, alla proclamazione del Regno d’Italia nel 1805 Dergano risultava avere 403 residenti. Nel 1808 il governo napoleonico lo annesse per la prima volta a Milano, ma gli austriaci annullarono il provvedimento nel 1816 dopo l’istituzione del Regno Lombardo-Veneto. Nel 1853 il comune di Dergano contava 854 abitanti, nel 1861 ne aveva 930. Il municipio venne aggregato nel 1868 ad Affori, località a sua volta fusa con Milano nel 1923. La piazza Dergano era il cuore del vecchio paese, qui si trovava anche il municipio, oggi sede di un consultorio familiare e altre attività, in Via Cesare Brivio 2.

Tra case d’epoca, sopravvissute, nuovi palazzoni degli anni Cinquanta e ex capannoni industriali, si delinea il quartiere.

Noi abbiamo fatto anche un giro a caccia di altri piccoli cantieri esplorando la zona. Ormai di antico è rimasto ben poco, forse solo il disegno contorto di alcune vie, come via Brivio, via Tartini, che si dirama in più direzioni senza un ero senso e via Ciaia.

In Via Giuseppe Guerzoni 45 c’è la casa “a grezzo” che misteriosamente appare alquanto strana, non avendo una facciata intonacata, ma semplicemente riaperta con cemento gettato in modo grezzo, probabilmente un intervento del dopoguerra che ancora resiste. L’effetto è ulteriormente marcato anche perché attorno gli edifici sono abbastanza dignitosi e riccamente decorati.

Sul retro troviamo la Via Privata Leonardo Bruni dove ci sono alcune abitazioni realizzate cinque anni fa e qualcuna più recente, conclusa lo scorso anno.

Saltiamo più a nord, in Via Antonio Carnevali, dove troviamo case di inizio Novecento e realizzazioni più recenti, anche curiose, come la casa “post Moderna” realizzata tra il 2000 e il 2007. Il tetto non passa tanto inosservato.

Proseguendo all’angolo con via Via Diego Guicciardi troviamo un grande complesso residenziale in costruzione. Al momento campeggia ancora su un vecchio muro una bella insegna d’epoca, chissà se verrà recuperata in qualche modo e riposizionata da qualche parte nel nuovo complesso.

Proseguendo troviamo la torre Monterosa di 13 piani posta tra le vie Caianello e Besozzi.

Sempre tra le due tra de si trova un lotto alquanto strano, che impedisce alla via Besozzi di incrociare per pochi metri la via Caianello. Un terreno cintato lasciato a verde e per fortuna anche tenuto abbastanza bene, ma che impedisce o quasi il passaggio alle persone. Sarà di un privato o del Comune?

Concludiamo il giro al Parco Nicolò Savarino.

Il Parco, intitolato inizialmente al botanico e naturalista Agostino Bassi (1773-1856), dal 2013 è dedicato all’agente di Polizia locale Nicolò Savarino che il 12 gennaio 2012 fu tragicamente investito e ucciso da un’automobile durante un controllo, sorge nell’area che fu la sede dell’Ospedale Bassi, costruito dopo l’epidemia di vaiolo del 1833, utilizzato come luogo di cura fino agli anni ‘70 del Novecento e circondato da un grande giardino.

Dobbiamo dire che il verde è abbastanza ben tenuto, un peccato invece, non si trovi rimedio per le vecchie strutture architettoniche del vecchio complesso ospedaliero, che lentamente stanno crollando. Qualcuno è stato recuperato e ospita oggi alcuni ambulatori, un punto ambulanza e un distaccamento della polizia locale, ma gli altri che sono in disuso sono fortemente degradate.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


11 thoughts on “Milano | Dergano – Uno sguardo d’insieme in zona, tra novità e decadenze

  1. Wf

    Bellissima la,piazza senza più automobili.

    Questa deve diventare il processo per tutte le piazze parcheggio di Milano.
    Farle diventare così in ogni quartiere.

  2. dan

    Bovisa, Niguarda, Dergano sono due quartieri che si riqualificheranno tantissimo, visto lo scalo farini adiacente che si muove e i cantieri del poli. Sempre meglio! Avanti così!

  3. dan

    Niguarda è un pochino più sopra e decentrato rispetto allo scalo, per questo ho scritto due. Gioverà anche a Niguarda. Non ho problemi con i numeri essendo laureato in finanza, se vuoi fare il grammar nazi fai pure, sentiti gratificato. 😉

  4. Anonimo

    Invece si. Perché una zona dialoga con le altre, e innesca circoli virtuosi, che si moltiplicano a macchia d’olio. Non ho studiato in bocconi, ma non ci sarebbe nulla di male. Buona serata e continuate a criticare gli altri, che starete meglio.

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