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Milano | Porta Volta – Ma ancora per quanto dovremo tenerci questo degrado?

Porta Volta: la Feltrinelli sfavillante nella sua nuova architettura internazionale e il circondario decisamente non all’altezza.

L’inaugurazione della lunga “serra” che è l’edificio di Fondazione Feltrinelli, avvenuta nel dicembre 2016, si sperava fosse l’inizio per la riqualificazione dell’area che potremmo identificare come il punto dove sorgevano gli antichi bastioni, in questo caso chiamati di Porta Volta e che vanno dal p

Tutta questa vasta area, nonostante si trovi in un area centrale, è stata fino all’arrivo di Fondazione Feltrinelli un’area decisamente trascurata.

Negli anni Trenta del Novecento furono demoliti i bastioni per creare lo spazio necessario per la stazione di sosta per i tram extraurbani.

Nel 1952 la municipalizzata decise di unificare il capolinea per Giussano con quello della linea per Limbiate. Le due linee si attestarono in una stazione fornita di un moderno fabbricato viaggiatori (oggi il famoso locale ATM), progettato dall’architetto Arrigo Arrighetti.

Il 16 ottobre del 1958 il capolinea fu arretrato in via Valtellina (solo sei anni dopo la trasformazione del capolinea sui bastioni), a seguito della costruzione del nuovo cavalcavia sulla stazione di Milano Porta Garibaldi, il cui grado di pendenza non facilitava il superamento delle rampe da parte dei convogli a forte composizione. Quindi al posto della stazione vennero portati degli autobus e il resto della superficie trasformato in parcheggio, quello che ancora vediamo oggi.

Guardrail, automobili e catrame, che crediamo sia il caso di sistemare. Per giunta all’incrocio persistono ancora i binari delle tranvie ormai rimosse, pericolosi e brutti a vedersi.

Il piazzale Baiamonti è ancora un cantiere per le piste ciclabili, i cui lavori ormai sembrano arenati o rallentati.

Non si capisce neppure la situazione per il secondo blocco del palazzo Feltrinelli, quello di viale Montello, dove vennero ritrovati i muraglioni dei bastioni cinquecenteschi e ancora oggi bloccati, a due anni dalla rimozione del vecchio distributore di benzina.

Mentre siamo ancora in attesa di vedere il giardino di viale Francesco Crispi completato, quello a lato del palazzo Feltrinelli. Qui la situazione pare ferma da mesi allo stesso punto.

Possibile che questo stato di torpore in cui versa questo tratto di Milano debba protrarsi per così tanto tempo? Possibile che ci siano così tanti problemi burocratici, finanziari e chissà cos’altro, che ci lasciano nel degrado a due metri da icone architettoniche del XXI Secolo?




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


17 thoughts on “Milano | Porta Volta – Ma ancora per quanto dovremo tenerci questo degrado?

  1. White padano

    eh mie cari… il mezzogiorno è una risorsa…sono li che i soldi vanno…miei cari…non si può avere tutto nella vita… la risorsa e e strade occidentali..quando l occidente padano viene rapinato dalla risorsa del mezzogiorno…miei cari…eh

    1. Andy

      Sono pienamente d’accordo. Ormai non è (quasi) più una questione di sinistra o di destra ma di uno Stato con la palla al piede di Roma e del sud e uno stato senza questa pesante zavorra.
      Anche non sono della parte politica di Sala, mi vido di lui e della sua giunta ritenendo che sia capace di migliorare Milano.

  2. Precotto doc

    È tutta Milano così , non bisogna meravigliarsi , va sempre peggio , L unica cosa pulita e lucida sono le scarpe del radical chic del sindaco

  3. Andrea

    Non sono un fan del sindaco buonista e di sinistra. Ma finché Milano e la Lombardia dovranno mantenere gli sprechi di Roma e del sud palazzo Marino non potrà fare grandi cose

    1. Anonimo

      Allora rassegnati, ora anche la lega (ex nord) sponsorizza l’assistenzialismo romano.
      Un anno fa c’era il referendum per l’autonomia… wlsono al governo e non ne parlano più. Archiviato, serviva per fare la campagna elettorale della lega a spese della regione, nn bastava rubare i 49 milioni…

      Tornando all’argomento del post, io in quella zona ci vedrei bene un parcheggio interrato.

      1. Precotto doc

        Mentre si votava il referendum , il tuo sindaco con i suoi maggiordomi era a Parigi , per il clima , spiegava come vendere alberi a costo zero

        1. gg

          Precotto caro, per quanto Sala possa starti sulle balle ricordati che è anche grazie a lui se EXPO non è stato un fiasco, e stai parlando di uno che è stato A.D. di Pirelli e Telecom. Insomma, uno che nella vita ha lavorato, con genitori che erano dei semplici artigiani brianzoli.

          Tu invece passi le giornate ad inquinare questo povero blog, blog che io adoro ma che tu rovini colle tue stronzate. Trovati un lavoro, fai del volontariato, fai qualcosa nella vita.

          1. BLANCO

            Sala è anche quello che non fa manutenzione nelle strade di Milano, quello che ha bloccato la completa rinascita del mercato ortfrutticolo e quello che vuole un canalino insulso sulla circonvallazione di Milan

          2. BT

            ma quando mai é stato AD di Pirelli e Telecom? sono società con azioni quotate e tutti dati sociali sono pubblici.
            era un mediocre dirigente, salvato dalla moratti.

        2. Anonimo

          Certo, sapeva che era un referendum finto e inutile, infatti non stanno facendo nulla per l’autonomia fiscale. Il condono edilizio a Ischia invece è importante…

          1. Anonimo

            Intanto che litigate come i Manzoniani polli, ci becchiamo sia il condono che niente autonomia. Siete dei miti!

        1. Anonimo

          I parcheggi interrati non si possono fare dappertutto.
          Oltretutto costano e spesso rimangono vuoti perché la gente preferisce ovviamente, potendo, parcheggiare gratis in strada.
          I milanesi possiedono a testa il doppio delle auto dei londinesi e le lasciano in strada. La soluzione del problema parcheggi sta in questo dato.

  4. Anonimo

    Per i progetti grandi ed importanti come questo il Comune dovrebbe tenere un sito o un database dove ogni cittadino possa vedere il cronoprogramma, lo stato di avanzamento aggiornato e i motivi dei blocchi.

    Non è un investimento oneroso ed eviterebbe frustrazioni e sentimenti “anti opere pubbliche” come quelli che si stan sviluppando ultimamente.

    Detto questo, dopo aver letto questa mattina sul Corriere la bizzarra teoria che se fa caldo d’estate e piove molto d’autunno l’asfalto si spacca tutto e riempie di buche, ogni mia simpatia e affetto per certi settori del Comune di Milano è momentaneamente sospesa.
    Cosa ci vuole a dire “certe volte chi fa i lavori di asfaltatura ci frega alla stragrande, ma cercheremo che non succeda più?”

  5. Precotto doc

    Il problema è con le ultime due giunte non esiste più L asfaltatura totale , continui a tappare sempre le stesse buche , alla prime pioggie si riaprano , non ci sono soldi e la bufala della sinistra i milanesi sono quelli che pagano più tasse in Italia , oltre prendere soldi dalle mucipalizzate

  6. Anonimo

    Icone architettoniche del XXI secolo? parole davvero grosse e, quantomeno, premature.
    Per adesso l’architettura più interessante in loco per me rimangono i caselli daziari.
    E penso poi alla vera icona che c’era in questo attuale “non luogo” e che siamo stati capaci di distruggere in nome di astratte idee di modernità e di concretissime idee di profitto fondiario: i bastioni spagnoli, che, dismessa la funzione militare, furono sistemati da Piermarini a fine 700 a “passeggiata”, con percorsi alberati sopraelevati dai quali si vedeva il Duomo e le prealpi: tutto questo pensato e realizzato 250 anni prima dell’High Line di New York che oggi consideriamo giustamente un esempio attuale e riuscito di recupero conservativo di un’infrastruttura urbana dismessa.

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