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Milano | Porta Garibaldi – Cantiere Corso Como Place: fine novembre 2018

Solo pochi giorni fa avevamo mostrato il montaggio della seconda gru al cantiere di via Bonnet e via Tocqueville a Porta Garibaldi. Il progetto dello studio PLP Architecture, prevede la completa trasformazione della vecchia torre Unilever in una nuova torre per uffici ribattezzata:  Corso Como Place.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


3 thoughts on “Milano | Porta Garibaldi – Cantiere Corso Como Place: fine novembre 2018

  1. Wf

    Ecco perchè non piantano un cavolo di alberi nei viali di milano e nel centeo città… e sono troppo piccoli… vergognia!

    «Da Porta Nuova al campus di Piano. I miei 15 mila alberi per la città verde»Giorgetta: ma ci sono ancora troppi vincoli

    La Biblioteca degli alberi a Porta Nuova

    A Milano ha portato migliaia di alberi «quasi quindicimila». E mostrandoli su mappe e tavole, nel suo studio in zona Brera, Franco Giorgetta, architetto paesaggista, racconta una storia di Milano. Dagli ottomila scelti per l’Expo ( «dovevano essere grandi, almeno di dieci metri, li cercammo per due anni nei vivai di tutto il Paese, avventura straordinaria») fino al piccolo filare che sta creando al giardino storico di Palazzo Litta («lo vorrei colorato, quindi penso ad aceri giapponesi, asiatici, liquidambar e liriodendro»). È stato ed è impegnato su più progetti milanesi, dal parco di Cascina Merlata a quello di via Adriano e di Rogoredo, dalla nuova sede della Regione fino alla Biblioteca degli Alberi appena inaugurata e al campus del Politecnico a Città Studi, che sarà consegnato fra un anno. Per la nuova sede di Architettura dell’università ( dove si è laureato nel ‘65 e dove ha aperto nell’ 84 il primo master in Architettura del paesaggio) realizzerà il «Bosco» con cento alberi disegnato da Renzo Piano. Alla Biblioteca degli Alberi invece ha lavorato con l’olandese Petra Blaisse. Del parco di Porta Nuova, segnala «un acero asiatico molto bello» ma dice subito che gli alberi sono «pochi», «e piccolini». Spiega: «Il progetto è stato svuotato. L’originale era più denso, c’erano quattro grandi padiglioni, scomparsi. E l’amministrazione li chiede con un tronco non oltre i 35 centimetri». E arriva al punto: «A Milano servono più alberi e grandi», è il suo appello.

    «Le nuove regole sono un ostacolo», spiega. Mostra le tabelle nel Regolamento comunale del verde: «Sarà difficile disegnare viali alberati perché è richiesto un ampio spazio attorno al tronco, cinque metri per un platano medio, impossibile con gli standard urbani». Ricorda allora il piano preparato con Renzo Piano, quando Claudio Abbado chiese come cachet per il suo ritorno alla Scala novantamila alberi per Milano: «Si dovevano mettere dove non c’erano, nelle strade. Ecco, quel progetto oggi sarebbe inattuabile. A Milano si possono fare praticelli, la città però ha bisogno di alberi». E aggiunge: «Ci chiedono poi di utilizzare piante autoctone, ma quelle adatte alla città sono spesso esotiche». Spiega che «i platani di cui Milano vanta alberate straordinari hanno origine da un incrocio fra il platano orientale, della Turchia, e quello occidentale, dell’America settentrionale» e intanto nomina il suo preferito: «Il grande platano ai giardini Montanelli, dietro la statua. È largo quaranta metri. Meraviglioso».

    1. UMS

      Se fai scrivere i regolamenti ai burocrati e non controlli il loro lavoro, questi sono i risultati.

      Su Verde ed Arredo Urbano abbiamo bisogno di un Assessore dedicato che si impegni sui dettagli, non basta qualcuno con una visione top line e che si occupa all 99% del suo tempo di edilizia ed in particolare di grossi progetti ed investitori.
      Non vuoi creare un Assessorato ad hoc? Nomina un vice o qualcuno che ci metta le mani in modo coordinato e attento.

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