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Milano | QT8 – Un intero quartiere da preservare

È stato avviato il procedimento di dichiarazione dell’interesse culturale del quartiere QT8 di Milano e dell’intero archivio “Piero Bottoni”.

Quartiere Triennale 8, più comunemente chiamato QT8 è un quartiere molto vasto, immerso nel verde che venne progettato nel settore a nord della città, tra la zona di San Siro, quella del Portello e quella di Lampugnano, come “mostra permanente, e progressiva nel tempo, dell’urbanistica e dell’architettura moderna” nell’ambito dell’ VIII Triennale del 1947.

Siccome la sua storia e la sua caratteristica di quartiere concepito appositamente quale luogo per esporre le nuove tipologie architettoniche del primo dopoguerra (Seconda Guerra Mondiale), è stato ritenuto un importante riferimento per la storia della cultura urbanistica italiana di quel periodo, pertanto è stato avviato il procedimento di dichiarazione  dell’interesse culturale del quartiere QT8, compreso l’intero archivio “Piero Bottoni”, sua mente fondatrice.

Il quartiere, costruito per rispondere all’emergenza abitativa negli anni che seguirono il secondo conflitto mondiale, è stato considerato, nella relazione della Sovrintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano come un “esempio pioneristico di sperimentazione di nuovi modelli dell’abitare, attraverso soluzioni urbanistiche, ambientali, tipologiche e architettoniche, volte alla creazione di ‘comunità residenziali’, il più possibile autonome”.

L’archivio “Piero Bottoni” è composto da circa 90 mila unità documentarie. Esso contiene più di 20 mila disegni, 25 mila fotografie, 30 mila documenti scritti (di cui 6 mila relativi alle opere di Bottoni), oltre 10 mila fra libri, periodici, opuscoli rari e rassegne stampa e, inoltre, film, registrazioni su nastro, pannelli, manifesti, modelli, mobili e altri oggetti.

Il procedimento di tutela è stato coordinato dal Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio che ha applicato, in questo caso, un vincolo innovativo basato sull’importanza “storico-relazionale” dei beni.

Il quartiere e l’archivio rientrano tra “le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere”, così come previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

A dire il vero l’idea di un luogo dove riunire le nuove architetture va fatta risalire ancora prima del 1947, quando nel 1933, alla chiusura della V edizione della Triennale, Bottoni e Giuseppe Pagano, concordi nel giudicare un gravissimo spreco dover distruggere tutti gli edifici realizzati provvisoriamente per quell’occasione nel parco Sempione.

L’occasione arrivò però dopo il periodo bellico, quando Piero Bottoni venne nominato Commissario straordinario dell’Ente Autonomo Triennale dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. In tale veste Bottoni imposta tutta l’ VIII manifestazione attorno al tema dell’abitare e concepisce il QT8 come un grande laboratorio dove sottoporre a verifica del pubblico le aspirazioni dell’architettura e dell’urbanistica moderna.

La realizzazione del quartiere richiese diversi anni. Tra il 1946 e il 1947 si realizzarono le prime case, per ospitare molti fra gli sfollati, seguendo undici modelli diversi, progettati da architetti che avevano vinto un concorso nazionale. Nel 1948 vennero realizzate per la prima volta in Italia case prefabbricate di 4 piani. Venne anche edificata sulla base di un progetto vincitore di un concorso, la chiesa del quartiere (dedicata a Santa Maria Nascente), a pianta circolare.

Al suo interno venne anche realizzato il Monte Stella (prese il nome dalla  moglie di Piero Bottoni, Elsa Stella) un’altura artificiale di 53 metri circa (182 m sul livello del mare), costituita dalle macerie di tutti gli edifici di Milano distrutti a seguito dei bombardamenti subiti dalla città tra il 1940 e il 45.

Nel progetto venne anche prestata molta attenzione agli spazi verdi, sia con la realizzazione di un vasto parco di circa 375.000 m², in grado di soddisfare non solo le esigenze degli abitanti del quartiere ma anche, in generale, di tutta la città, ma anche con la realizzazione dei primi campi gioco per ragazzi e in fine con aree verdi condominiali. Grazie alla buona progettazione di Bottoni e del suo team, ancora oggi il quartiere è un ottimo esempio di vivibilità urbana.

In precedenza al posto del nuovo quartiere vi erano alcune cascine tra le quali la Mojetta e Moja (ancora oggi è ricordato il nome nella via Cascina Mojetta) distribuite tra Lampugnano e San Siro. Qui vi scorreva il fiume Olona che spesso innondava il circondato.

Oggi a ricordo della presenza un tempo, del fiume Olona, sono rimaste ai lati della Via Giuseppe Pogatschnig, le due balaustre del ponte.

Ma il quartiere soffre un po’ la mancanza di spazi collettivi dove ritrovarsi, una via commerciale o una piazza. Luoghi inizialmente immaginati attorno alla chiesa, ma che non vennero mai realizzati. Il vecchio mercato coperto ai piedi del Monte Stella è chiuso da anni e la riapertura già progettata non prevede spazi commerciali, peccato. L’altro unico spazio dove sono allocati dei negozi lo troviamo in un piccolo edificio all’angolo tra le vie Giovanni Cimabue e Collecchio.

Grandi polemiche sono state sollevate al progetto per il Giardino dei Giusti, è un memoriale a chi si è opposto ai genocidi e ai crimini contro l’umanità in tutto il mondo. Venne realizzato nel 2003 (giunta Albertini) su proposta di Gabriele Nissim, storico italiano e presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti.

Una riqualificazione doverosa e necessaria per poter ospitare altri nomi degni di venire incisi sulle pietre del memoriale. Un progetto però modificato più volte (2015) (2019) per le proteste di molti cittadini contrariati all’eccessivo uso di cemento utilizzato nel primo progetto e anche alla sua collocazione. Certamente la scelta del Monte Stella, montagnetta di macerie a ricordo delle distruzioni belliche, non è stata una delle più felici, è come mettere un memoriale su un altro memoriale. Dopo ulteriori modifiche ora c’è stato il fermo del cantiere da parte del Ministero dei Beni Culturali. Stanno esaminando ulteriormente se il Giardino dei Giusti si potrà fare ai piedi del Monte Stella.

E il futuro per gli altri interventi d’ora in poi sarà costellato da altri travagliati episodi come questo per il Giardino dei Giusti?

Apparentemente il quartiere pare idilliaco, immerso nel verde rigoglioso, ma ci sono angoli e strade dissestate e abbandonate che andrebbero sistemate.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


5 thoughts on “Milano | QT8 – Un intero quartiere da preservare

  1. giò i man dal nichel

    Quelle del troppo cemento del giardino dei giusti è una stupidata.. Sono mattonelle di cemento col nome dei giusti. Dov’è il problema?.. Siamo concettualmente nei pressi del: non nel mio giardino. Il Monte stelle è una delle zone più vedi della città.. cosa volete che siano poche mattonelle di cemento.. tra l’altro mitigate dai tanti nuovi alberi.?
    Il fermo del Ministero dimostra che non hanno niente di meglio a cui pensare.

  2. Anonimo

    Niente da fare, in un paese di vecchi la rendita vincerà sempre sul lavoro.

    Meglio mercato comunale chiuso e spazi pubblici da schifo che rischiare che (forse) arrivi qualcosa a turbare il redditizio equilibrio domanda offerta immobiliare.

  3. Leonardo

    Se ci mettono altri vincoli statali/ministeriali, anche spostare un sasso richiederà burocrazia… ammazzano un quartiere.
    Follia pura

  4. Alberto

    Che quartiere dimmerda, sperimentazione dell’idea di urbanistica che ha rovinato le periferie italiane, oltretutto tra i vari quartieri dormitorio orrendi ce ne sono di più belli. Preservate gli UTC piuttosto

    1. Anonimo

      Non è affatto un brutto quartiere, ma non credo che nessuno dei grandi Architetti che l’han progettato in un momento così entusiasmante dell’architettura italiana come quello delle sperimentazioni del dopoguerra, avrebbe mai voluto che si “imbalsamasse”.

      Trasformato in un museo non farà altro che invecchiare sempre più. Magari anche bene, ma tradendo completamente la carica rivoluzionaria che aveva ai tempi.

      Comunque, contenti i residenti, contenti tutti. A Milano si vedono schifezze e abominii ben peggiori.

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