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Milano | Scalo Farini – Qualche nostra osservazione sul progetto OMA

Come abbiamo raccontato in questo articolo, lo Scalo Farini (assieme allo Scalo San Cristoforo, sul quale diremo qualcosa in un prossimo intervento), ha un progetto concreto per cominciare seriamente a ridisegnare gli spazi della vecchia area ferroviaria. Al suo posto sorgeranno residenze, uffici, spazi pubblici e parchi. Proviamo qui di seguito a descrivere le nostre prime impressioni in merito.

Il masterplan presentato da OMA assieme a Laboratorio Permanente (vincitore del concorso internazionale di progettazione indetto dal Comune di Milano in collaborazione con RFI) concentra chiaramente tutto sull’individuare nell’area Nord dello scalo quella dello sviluppo vero e proprio del progetto, con una maglia di isolati che riprende concettualmente quelli della città preesistente (disegnati dal piano del Beruto a fine ‘800). Per definizione degli stessi progettisti, questo vuole essere un piano ‘anti-iconico’ che cerca di prendere elementi urbanistici già presenti, come appunto la maglia degli isolati, e replicarli.

Inizialmente la cosa ci ha lasciato un pochino perplessi, ma effettivamente dà una possibilità di gestione duttile dello sviluppo (che, in modo simile a quanto avvenuto nell’area MIND, non è rigidamente legato a un planivolumetrico, ma può mutare alle mutate condizioni degli attori. Idea innovativa di urbanistica che adatta la città alle esigenze del momento senza dover rifare ogni volta ‘tutto d’accapo’). Non legare rigidamente gli isolati a un aspetto morfologico e/o tipologico preciso (le immagini dei planivolumetrici sono solo indicative) fa sì che la definizione pedissequa di cosa e come verrà costruito sia legata a fasi successive, venendo incontro (auspicabilmente) alle esigenze del momento. Detta più in soldoni: non si decide subito se nel lotto tale verrà costruita una torre, delle stecche, residenza o terziario, ma si definisce il tutto in fasi successive venendo incontro ai bisogni della città e alle possibilità del mercato immobiliare. Questo dovrebbe dare la garanzia di portare a sviluppo il progetto in tempi certi, dato che il piano si può adattare agli andamenti del mercato (nelle tavole di dettaglio di OMA c’è anche un diagramma con ipotetici sviluppi sui lotti a seconda degli scenari economici)

Il diagramma con ipotesi di sviluppo al mutare degli scenari economici

Adesso arriviamo alle dolenti note (sempre secondo quelle che sono le nostre prime impressioni).

Iniziamo dal parco. Nonostante gli indici generosi che prevedono il 65% della superficie fondiaria destinata a verde, l’impressione è che il parco sia di dimensioni ridotte e che il verde sia scarso. Questa cosa è dovuta a due scelte progettuali: la prima, quella di considerare ‘verde’ anche gli spazi pubblici, come piazze e aree pedonali varie, inseriti negli isolati edificabili; la seconda, quella di seguire il tracciato della ferrovia per tutta la sua lunghezza, formando un giardino stretto e lungo che difficilmente potrà dare la sensazione immersiva di un grande (ma anche medio) parco urbano. La scelta è giustificata dalla volontà di creare un percorso continuo, attraverso il verde, che parta da Porta Nuova Garibaldi e arrivi a Bovisa, per poi spingersi fino all’area di MIND in futuro. E’ una idea molto intrigante (peraltro palesemente caldeggiata dal Comune di Milano), ma per essere attuata ha bisogno che le altre aree lungo la ferrovia vengano trasformate in tal senso, a partire dalla stazione Garibaldi (si è ricominciato a parlare di copertura con aree a verde del piano binari della stazione). Senza lo sviluppo di quest’asse continuo, dal centro fino all’estrema periferia, purtroppo rimane una dotazione di verde poco più che decorativa; quindi è un grosso rischio quello che ci si prende con questo progetto.

A meno che non ci siano cose che già bollono in pentola, ma che ancora non sono state rese pubbliche, riguardanti lo sviluppo delle aree prima citate. A tal proposito, speriamo che, nel caso, sia coinvolta la fascia di binari dell’ex-scalo ancora attivi (che non era oggetto del concorso di progettazione) prevedendo una copertura, anche parziale, degli stessi con la creazione di un parco pensile; andando così ad unire i due lembi di verde (a Nord e a Sud della ferrovia) per creare un parco unitario, in questo caso sì, di tutto rispetto. La scelta progettuale accentua la sensazione di cesura creata dal fascio di binari e dà l’idea di una parte mancante, da dovere aggiungere a ogni costo per completare e unire l’area verde.

Sempre riguardo alla cesura creata dai binari, il piano presentato non sembra risolvere l’invalicabilità dell’area tra la sua parte meridionale (che, per come è stata sistemata, sembra un po’ di risulta) e quella settentrionale. I due (lunghi!) ponti pedonali sono ben poca cosa e non si è tenuto conto delle prescrizioni del bando che richiedevano un attraversamento carrabile che mettesse in comunicazione le due parti di città. Per questo e per altri motivi pensiamo che questo masterplan verrà molto rivisto e rimaneggiato in futuro.

Per fortuna saranno preservati molti edifici storici del complesso dello scalo merci, come le palazzine della Dogana su via Valtellina e l’ingresso in cemento decorato tipico del primo Novecento.

All’interno si trovano altri edifici che, secondo il progetto, avranno vita nuova. Questi naturalmente condizionano il collocamento delle nuove strutture nell’insieme del futuro quartiere.

Si potrebbero dire altre cose, ma per ora fermiamoci a queste impressioni generali; auspicando che gli aspetti e i nodi meno convincenti di questo progetto vengano via via risolti. O, magari chissà, che cambiamo idea vedendo dei punti di forza dove oggi vediamo delle criticità.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


24 thoughts on “Milano | Scalo Farini – Qualche nostra osservazione sul progetto OMA

  1. Anonimo

    Cosa ne pensate del progetto per San Cristoforo?

    Non trovate che – pur in un contesto completamente diverso – l’area verde sia sacrificata/marginalizzata anche in quel caso? Guardando i disegni ho l’impressione che l’area “verde” di dimensioni maggiori sia esterna, quella dove ci faranno il nuovo ospedale.

  2. me

    Anche secondo me il punto più critico di tutto il masterplan rimane l’area dedicata al parco.

    Dal mio punto di vista, un parco sviluppato in lunghezza dove uno dei lati più lunghi è cieco (non oso immaginare la muraglia che costeggerà la ferrovia…) potrebbe facilmente creare degrado e non essere così ‘ben frequentato’. Un parco dovrebbe essere fruibile da ogni lato.

    La ferrovia mantiene separate due parti della città, è essenziale una copertura (anche solo parziale) dei binari così da creare continuità.

    Dal masterplan mi sembra di intuire che l’edificio riportato nell’ultima foto è pensato per essere una nuova stazione, mi sembra strano ma secondo voi potrebbe essere?? Non sarebbe così male per servire l’area dove sorgeranno gli uffici comunali…

  3. James L

    Io sono allibito al pensiero che questo sia stato il progetto vincitore. Diciamocelo chiaramente: lo Scalo Farini, ormai da anni, viene considerata come l’area più interessante per portare Milano nel futuro e continuare il pecorso di sviluppo che la città ha avuto negli ultimi anni. Vedendo questo masterplan io vedo tanta mediocrità e approssimazione. La ferrovia continua a dividere ed isolare l’area ed il parco non potrà mai avere la funzione che dovrebbe avere. I ponti pedonali lunghissimi fanno ridere come anche tutti i discorsi sul microclima, filtraggio dell’inquinamento ecc. Balle! Non parliamo poi del fatto che questo progetto sia stato presentato come anti iconico, come se fosse un qualcosa di cui vantarsi e come se il rilancio di Milano negli ultimi anni non fosse dipeso in buona parte anche dalla costruzione di quartieri iconici come Citylife e Porta Nuova.
    Vedo mediocrità su tutti i fronti e non capisco l’entusiasmo della giunta comunale di fronte a tutto questo.

  4. Wf

    È un parchetto striminzito.
    Sembra fatto ad uso e consumo di chi compra le casette nuove a 10.000 euro al mq.

    Il parco è evaporato.
    Questo non è un parco.

    Di certo non è central park di new york.
    É un parchetto al risparmio.

    Da rivedere.

  5. LucaT

    I binari in superficie nel 2030 non si possono vedere , e neanche pensare . Capisco che sia molto complesso e oneroso realizzare l interramento pero’ non mi piace proprio. La ferrovia non e’ mai sinonino di pulizia e decoro. Contrario . Mi dispiace.

  6. Anonimo

    Credo che se non c’è/ci sarà un progetto che parta dalla stazione di porta Garibaldi (assolutamente da riprogettare il piazzale esterno) e arrivi fino all’inizio del progetto dello scalo Farini, si otterrà solo degrado. Le due aree vanno collegate per creare il continuum, e per far ciò serve un progetto importante, non semplici ritocchini. Speriamo..

  7. Luca Algeri

    Continua a non convincermi. Eliminate completamente la parte edificata centrale di edifici bassi e stecche (foto 5), spostate la volumetria sulle torri, che devono alzarsi, e avrete un parco anziché una striscia striminzita di verde. Nei precedenti rendering (immaginari) si ipotizzavano laghetti stile central park e colline. Ora poco più di una promenade alberata. E poi, è opportuno salvare edifici storici solo se architettonicamente interessanti. L’agenzia delle dogane non mi sembra proprio abbia questi requisiti. Molto meglio abbattere e costruire qualcosa di più interessante. lasciando l’ingresso in cemento decorato.

  8. Lorenzo

    Mi sembra che i commenti vadano tutti nella giusta direzione:
    -Poco verde e sacrificato tra le case e la ferrovia
    -assurdo non pensare nell’ambito del progetto un interramento della ferrovia

    Aggiungo altra considerazione: in una città moderna ha senso costruire così tanti volumi in un’area poco servita dai mezzi?
    La parte sud-est può ancora beneficiare della vicinanza con Garibaldi, le alte zone sono la fermata lancette del passante e qualche autobus

    1. Anonimo

      L’accessibilità della zona con i mezzi pubblici mi sembra assolutamente sottovalutata, concordo.
      Non puoi far vivere una zona così densa e soprattutto estesa con una fermata di qualche linea suburbana o circle line o metro/circle line che dir si voglia.

      Però non so quanto sia problema di masterplan o piuttosto di programmazione comunale dei trasporti.

  9. tatino pensabene

    Di Villa Simonetta (villa patrizia di epoca rinascimentale) a quanto pare non frega a nessuno. Eppure sta li’ in mezzo, davanti ai binari. Questo progetto / Masterplan non la considera neanche, anzi la invade con ulteriori strutture. Ma se Milano vuole puntare sul turismo, deve avere la coscienza di recuperare/ricostruire i suo gioielli architettonici e paesaggistici per dare ancora piu’ credibilità alla sua identità storico-culturale. Si compete non solo in innovazione ma anche in tutela e salvaguardia del patrimonio. Un’occasione simile non andrebbe sprecata. Fossimo a Barcellona o Parigi, dove le cose vengono fatte sempre in grande stile, avrebbero l’attenzione di mettere al centro questo patrimonio storico, bonificando tutto l’orrore che c’è intorno per ri-costruire un giardino rinascimentale che a Milano manca. Eppure Milano è sempre piu’ associata a Leonardo da Vinci, peccato pero’ che del rinascimento resta poco e niente. Ora i giardini e i parchi in stile, si rifanno da tutte le parti tranne in Italia , eppure sono un elemento intrinseco del DNA culturale italiano, che a Milano a quanto pare non interessa, né recueperare, né rivalutare. Comunque, tutto questo verde sul quale a parole starebbe puntando Milano, va gestito come fanno nelle grandi metropoli europee. Che hanno ESERCITI di giardinieri che curano dall’albero secolare alla pianticella di primula nel vaso della finestra del sindaco. Senno’ mi sembra tutto molto campato per aria. Aria fritta insomma, buona solo per camuffare la solita speculazione edilizia.

  10. Anonimo

    concordo in pieno con il commento di tatino. Un giardino di fronte a Villa Simonettala valorizzerebbe ed, insieme alla vicina nuova sede dell’Accademia di Brera, creerebbe un’ interessante zona artistica per Milano.

  11. Luca

    Il parco viene soffocato perché ai privati interessa il profitto, motivo per cui non si può chiedere a loro di valorizzare Villa Simonetta oppure di ricreare un parco in stile rinascimentale. Giustamente al privato interessa costruire il più possibile per lucrare sulla vendita, vedasi citylife dove sono in cantiere altre torri eliminando, di fatto, una parte enorme del parco. O si esce dalla logica bottegaia tipicamente milanese (logica che purtroppo ha invaso l’Italia…) o da questo “cretinismo economico” ne usciremo con intere città distrutte o comunque non al passo con le grandi capitali europee (Praga, Parigi, Londra, ma ci metto anche Barcellona ecc.). Ennesima occasione persa, e sì che io ci avrei visto un bel parco con in mezzo una gigantesca fontana con l’albero della vita al centro… Invece no, abbandonato al suo destino nell’estrema periferia, dove un bel giorno verrà smontato nell’indifferenza generale per mancanza di denaro e manutenzione. Figuriamoci i Navigli che nemmeno fanno più parte dell’orizzonte culturale e urbanistico di questa meravigliosa giunta.

  12. tatino pensabene

    Insomma, questi voglio vendere care le superfici, mi sembra chiaro, a 10.000€ al m2? Beh se ci riescono con queste premesse vuol dire che Milano malgrado questo progetto nel frattempo è diventata il posto piu’ figo della terra. Viceversa, senza elementi iconici, senza un parco vero, senza le “strade lastricate d’oro”, dubito che riusciranno a fare cassa. Manca di coraggio, quello che si trovava fin dall’inizio nel progetto di Porta Nuova.

    1. _

      Con gli occhiali della teoria dei giochi, è un masterplan che consente all’operatore di minimizzare le perdite in ogni scenario, ma non cerca di massimizzare i vantaggi. Lo vedi tra le righe dalla chart nella foto 7.

  13. Giuseppe

    Sarebbe una scelta progettuale quella di “considerare ‘verde’ anche gli spazi pubblici, come piazze e aree pedonali varie”? Errore da matita blu al secondo esame di architettura…Oppure pensano che abbiamo l’anello al naso…

    1. Andy77

      Magari Milano seguisse una tale filosofia di sviluppo.
      Con Porta Nuova ci ha detto culo per una serie di fattori, spero che il Masterplan sia rivisto pesantemente.
      Quindi bisogna fare pressione affinché il Comune faccia valere l’obiettivo pubblico del risanamento delle aree.

  14. Wf

    Spettacolo e gente seria.

    Lho semore detto che per urbanistica e viabilità a Milano dobbiamo prendere esempio dai francesi.

    Sono città anche molto simili a Milano

  15. Adriano

    Mi sembra che siamo tutti d’accordo che questo progetto che ha vinto faccia cagare, per essere diplomatici.

    Ora mi chiedo chi sono quelli che l’hanno fatto vincere? sono di Milano? conoscono il mondo? vivono sulla terra o su marte?
    Bene dopo aver risposto a questo mi chiedo è possibile che il comune non riesca a presentare un progetto decente e poi trovare un operatore disposto a tirare fuori i soldi? Anzichè continuare a fare le scenette, incontri con i cittadini concorsi ridicoli ecc….mi sembra che siamo davanti ad un pressapochismo come non mai.
    Se ci fosse stato maran e sala al tempo delle scelte della fiera ora ci troveremmo con tutti i palazzi della fiera mantenuti tali e con qualche alberello, stessa cosa per porta nuova, probabilmente qualche sinistrorso avrebbe detto che togliere la rotonda che c’era sarebbe stato un errore.

    Solo con masterplan iconici si può creare voglia agli investitori di venire in città e non si può dire bisogna vedere l’andamento immobiliare…ma che scherziamo, ovviamente solo uno straniero poteva pensare così male di milano e dell’italia e quindi era da scartare a priori.

    1. _

      Anche ai tempi del masterplan di Porta Nuova c’era un sacco di gente che si lamentava (qualche “giapponese” che non ha saputo che la guerra è finita si lamenta ancora adesso, ricordando con la lacrimuccia agli occhi un assurdo progetto alternativo 🙂 )

      Per Farini c’è stato un concorso, delle proposte ed una scelta.

      Secondo me si dovrebbe spiegare perchè questo progetto è il migliore ed il Comune metterci la faccia per dire se è d’accordo o no.

      Poi forse capiamo meglio. O – forse – aiutiamo meglio a migliorarlo.
      In fondo la città è nostra, non degli Amministratori pro tempore, degli architetti della commissione che ha scelto il masterplan vincitore o di FS o di chi ci metterà i soldi per comprarsi l’area e costruire milionate di metri cubi di case e uffici.

      1. Andy77

        L’importante è farlo per tempo e non fare battaglie di retroguardia fuori tempo massimo che sanno appunto di giapponesi isolati nella giungla 😀
        Se non erro il Masterplan sarà sottoposto a giudizio per le modifiche; come si può fare per creare un gruppo di interessi organizzato? UF potrebbe fare da collettore?

        1. Anonimo

          Fa piacere che ci sia qualcuno che ancora crede alle “osservazioni dei cittadini” ed ai “percorsi partecipati”.

          Lo so sono cinico ed una brutta persona, mi spiace.

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