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Milano | Porta Nuova – Che fine ha fatto la piscina Moscova?

Lo scorso anno era stato presentato il progetto per trasformare l’area abbandonata tra il parchetto giochi di via della Moscova e l’Ospedale Fatebenefratelli in piscina pubblica.

Il parchetto negli anni precedenti era stato attrezzato con altalene e altri giochi per bambini, tutti rimossi da quasi un anno, in attesa dell’avvio dei lavori, mai partiti però.

Il centro natatorio coperto, del valore di oltre 5 milioni di euro e il cui progetto definitivo è già stato approvato dall’Amministrazione, è però in attesa di definire ulteriori passaggi burocratici che ne rallentano la realizzazione.

Infatti il Comune di Milano aveva firmato la convenzione con BNP Paribas Real Estate Investment Management (BNP REIM) Italy Società di gestione del risparmio P.A., proprietaria dell’immobile del Garage Traversi di piazza San Babila, e con Inail, ancora proprietaria di porzioni residuali di corso di Porta Nuova e di via Fatebenesorelle. Intervento da realizzarsi a scomputo degli oneri urbanistici.

Questo gioco ad incastro per trovare i finanziamenti per la realizzazione della piscina, è tutto subordinato allo sviluppo del Garage Traversi.

Lo scorso anno la Sovrintendenza ha dato il suo benestare alla ristrutturazione edilizia senza demolizione dell’edificio del Garage Traversi, e come abbiamo visto recentemente, pare si sia giunti ad un punto di inizio. BNP Paribas Real Estate Investment Management Italy, società di gestione del risparmio P.A., proprietaria del Traversi, ha venduto l’edificio, lo scorso febbraio, a Invesco Real Estate, gestore globale di investimenti immobiliari, e questo passaggio di consegne ha tardato i lavori anche al parchetto di via della Moscova.

Da poco pare siano finalmente cominciati i lavori al garage di piazza San Babila, perciò ci potrebbe essere qualche speranza che anche per la piscina possano partire presto i cantieri.

Perciò si può immaginare che la cantierizzazione possa partire per la fine del 2019 (con sicura conclusione nel 2022).

Qualche personaggio spiritoso si è posto la domanda in merito a che fine avesse fatto la piscina, lasciando una vaschetta di plastica nell’area dell’intervento. Ad alcuni abitanti del quartiere pare non piacesse il piano di costruire una piscina in quel luogo, perché, nell’attesa dell’intervento, negli anni passati era stato allestito un piccolo spazio verde per far giocare i bimbi. Dallo scorso anno, da quando si è proceduto all’avvio dell’operazione piscina, il piccolo spazio verde è stato transennato e bonificato, di fatto privando gli abitanti di quel ritaglio di verde.

Ora, la piscina pubblica per la zona è senza alcun dubbio necessaria, così come anche uno spazio verde. Secondo noi, già quando venne realizzato il parcheggio dove si trovavano convento e chiesa di San Carlo e Santa Teresa, prima, e Manifattura Tabacchi, poi, si doveva allestire in superficie un parchetto invece della piazza attuale (e magari pensare già ad una piscina).




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


8 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Che fine ha fatto la piscina Moscova?

  1. Adriano

    Amministrati da incapaci, si doveva lasciare il parco fino a che non c’era una data certa di inizio lavori. Inoltre il parco era vissuto ogni giorno da decine di persone ora landa desolata che peccato.

  2. Anonimo

    La solita sparata con tanto di rendering fatta da questa giunta. Oltre ai proclami in questi tre anni quali sono i fatti concreti che hanno portato a termine ?

    I Navigli ? Piazza Sant’Agostino ? Piantumazione della città? Si potrebbe andare avanti per ore…

  3. Anonimo

    Questa vicenda mi sembra che sollevi un problema più ampio ed è la sostanziale sudditanza del “pubblico” ai tempi delle trasformazioni private, unica fonte di risorse per poter ristrutturare o costruire servizi pubblici “materiali” (impianti sportivi, strade, piste ciclabili, piazze, case popolari).
    I comuni italiani, hanno bilanci ridicoli, e a Milano la questione è particolarmente drammatica perchè quest’asimmetria di potere e possibilità fra pubblico e privato non consente al pubblico di attuare trasformazioni con i tempi e le modalità che ritiene prioritarie. Quindi le piazze a pois le chiamiamo “urbanistica tattica”, perchè urbanistica delle pezze al culo fa brutto, ma il problema è reale. Qualcuno pensa veramente che lo spiazzo di Porta Genova non abbia bisogno di una riqualificazione strutturale ora, subito? Solo che dobbiamo aspettare che una qualche trasformazione privata ce la paghi.

    A corollario di questo, volevo segnalare una questione di cui si parla troppo poco, anche qui, ed è un peccato per un blog che promuove l’architettura e quindi (spero) l’uso dei concorsi per elevare il livello della progettazione.
    La questione è questa: è normale che il pubblico si affidi completamente al privato nella progettazione delle opere a scomputo? Un conto è quando si tratta di strade o parcheggi, ma perchè il progetto di una nuova piscina comunale in pieno centro è opera dello stesso progetttista che lavora sulla ristrutturazione del Garage Traversi, progettista arbitrariamente scelto dal soggetto privato? Perchè è il privato che paga? Ma non è che paga perchè è generoso, paga perchè sono gli oneri dovuti! I disegni della nuova piscina si possono trovare qui fra gli allegati (http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/servizi/territorio/pubblicazioni_urbanistiche/archivio_pubblicazioni_urbanistiche_20152016/pa_aurorimessa%20traversi_avviso).
    Sarebbe auspicabile l’organizzazione concorsi di architettura per questo genere di opere!

    1. Adriano

      Hai ragione, è assurdo che un comune come milano non sia in grado di costruire un impianto sportivo con i propri soldi.
      Inoltre è ancora più assurdo che non si utilizzino strutture futuristiche o con un impatto 0 come si dovrebbe fare magari facendo un tetto giardino fruibile che aumenterebbe il prestigio e la qualità di tutta l’opera.
      Il comune dovrebbe dare delle linee guida più forti e chiedere eventualmente meno tasse.Cioè io di faccio la piscina come la vuoi se mi fai pagare meno, altrimenti la faccio come dico io e questo poi porta a dei lavori non sempre eccellenti.
      Comunque il problema ci sarà nei prossimi anni dove FS vorrà massimizzare la vendita delle aree degli scali per guadagnare il più possibile, invece il comune dovrà cerca di far si che il progetto sia stupendo e futuristico come city life. Ma il progetto vincitore nello scalo farini, che mette tutte le cubature in un lato tutte attaccate non mi sembra granchè…

      Per ultimo ragioniamo che FS che ora è una società per azioni prima era dello stato quindi nostra ed il fatto che adesso pensi ad un profitto per pochi è assurdo. Stessa cosa vale per la fiera/city life proprietà di tutti noi e ora privata.
      Insomma questo problema ce lo porteremo dietro fino a che lo stato o meglio la regione o milano città stato torneranno ad avere il controllo del proprio territorio e delle proprie finanze con l’unica finalità di rendere tutto più bello e vivibile per chi risiede.

  4. Andy77

    Mi ricollego a quanto detto da Anonimo alle 12:57: il problema dei bilanci dei comuni e della loro capacità di indebitamento è una questione annosa; si pone anche una questione etica nel caso in cui il comune decida di investire: come lo farà e come gestirà i debiti? In poche parole: il comune farà debiti col culo degli altri con finanzia creativa e project financing oppure lo farà in maniera oculata per evitare il dissesto? Questo è, dati i limiti comuni a tutte le città, il punto principale. Le linee 4 e 5 ci stanno costando più del previsto proprio per questo motivo e tante opere sono state mal congegnate per nascondere operazioni poco chiare da un punto di vista finanziario.
    Per quanto tutti chiedano al comune di osare di più nella trasformazione urbana non si può fare nel concreto molto più di quanto non si stia già facendo sfruttando la notorietà dovuta ad EXPO pena indebitarsi come Roma e ci siamo andati molto vicini.
    Le alternative al netto dei magheggi contabili sono poche:
    1) Violare apertamente il patto di stabilità interno che paradossalmente punisce chi è più efficiente (ma lasciare debiti insostenibili alle future generazioni non è giusto)
    2) Chiedere che l’area metropolitana di Milano sia considerata una regione per poter avere un minimo di autonomia finanziaria e slegarsi da un altro centralismo (quello della regione)
    Per quanto riguarda il punto qualcuno sa come muoversi?

    1. Adriano

      Le tasse devono essere amministrate localmente e solo una piccola parte deve essere data a Roma. I comuni e le regioni del sud che non sanno amministrare i soldi dei propri residenti devono essere commissariate e gestite da chi gestisce le altre regioni e comuni virtuosi.
      Quindi ben venga Milano città stato che deve coordinarsi con la regione per la gestione dei trasporti.
      Il costo della metro deve essere pagata da chi tutti i giorni entra in questa città in macchina.
      Questo è evidente che è una mancata volontà politica.
      I mezzi pubblici li devi far pagare a chi usa le macchine, per migliorarli.
      Quindi i non residenti dovrebbero pagari tutti almeno 0,50 euro per entrare e con quei soldi si può evitare di aumentare il biglietto dell’atm, ma ci vuole coraggio e questa giunta non ha le palle.

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