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Milano | Cordusio – Nuovi progetti in zona, ma Piazza Mercanti?

Recentemente è stato presentato il progetto definitivo da 8 milioni per la riqualificazione di piazza Cordusio e via Orefici, ma Piazza Mercanti?

L’antico cuore “civico” di Milano, luogo di scambi commerciali, sede di giudici e dove si governava la città durante il periodo medievale, oggi è il regno della sciatteria.

Trattata come se fosse lo “sgabuzzino” del Cordusio e di piazza Duomo, dove riporre scope e secchi dell’immondizia, la piazza che potrebbe avere grandi potenzialità e che pare non venire inclusa nei grandi progetti di Milano.

Al centro il palazzo medievale detto della Ragione, è ancora in cerca di finanziamenti perché il Comune pare non trovarne. Da tre anni è coperto da impalcature e grandi cartelloni pubblicitari (ma gli introiti serviranno al suo restauro?).

Di fronte, lo stupendo palazzo gotico della loggia degli Osii dove nei weekend presenta sempre le saracinesche abbassate, pare un gioiello reso opaco dalla polvere.

Quanto ci piacerebbe che al posto della banca ci fosse una bella pasticceria (tipo Marchesi per intenderci) con caffè e tavolini, sempre aperta.

Per non parlare della presenza veramente improponibile dell’insegna del fastfood del pollo tra stemmi e sculture medievali (compresi cavi elettrici e altro ancora). Ma la Soprintendenza dov’è quando servirebbe?

Aggiungeremmo anche lo scempio sul tetto della stessa loggia, dove in ogni epoca molti hanno pensato di realizzare la propria aggiuntina architettonica senza un filo logico.

Il pozzo, imbrattato da anni senza che venga ripulito dalle scritte dei “bimbi vandali”.

Sciatteria diffusa, senza una regolamentazione per un minimo decoro.

Le Scuole Palatine, il bel palazzo barocco che all’epoca doveva fungere da prototipo per trasformare l’intera piazza come il palazzo dei Giureconsulti, sul lato opposto della piazza (oggi via Mercanti). Sappiamo che a breve verrà riqualificato, sperando in un bell’intervento e soprattutto speriamo spariscano tutte quelle fioriere da “bar del gelato” che adornano gli scalini da anni.

Mentre, osservando verso il lato settentrionale, nessuno pare abbia gridato allo scandalo quando l’altro fastfood di fama globale dedicasse alla piazza le sue cucine, mostrando delle poco estetiche vetrine cieche.

Sciatteria su sciatteria… ci chiediamo a cosa possa servire oramai quel cartello stradale praticamente illeggibile da anni a causa degli adesivi applicati sul tondo del cartello.

Qui di seguito ecco il “super-pacco” centrale. Fino a tre anni fa qui vi era il palazzo della Ragione, riusciremo a rivederlo prima o poi?

Palazzo in restauro da tempo e fortemente degradato, così come la sua “favolosa” scala antincendio sporca e in rovina da sempre.

La bella Casa dei Panigarola della metà del 1400, per fortuna è stata recentemente restaurata. Ora è coinvolta anch’essa nella riqualificazione dell’intero palazzo ex-Generali di Piazza Cordusio e del Palazzo della Ragione, quindi per altri anni sarà ancora invaso da cesate di cantiere.

Lo stupendo palazzo dei Giureconsulti andrebbe nuovamente restaurato o perlomeno ripulito dalle scritte degli imbrattamuri.

L’accesso da piazza del Duomo… cartelli, barriere, militari e sculture.

La piazza dei Mercanti è di origini antiche, trovandosi al centro della città romana, esattamente a metà dal nucleo celtico di Medhelan di piazza della Scala e la città ortogonale fondata dai romani dove oggi si trova l’Ambrosiana e il Santo Sepolcro. Con ogni probabilità venne definita a partire dalla metà del XIII secolo con una pianta rettangolare, in origine più ampia dell’attuale. A due passi dal mitico palazzo dei Longobardi di Curt Ducis, divenne subito l’area dove erano concentrate le attività burocratiche e commerciali più importanti. Vi si aprivano anche sei accessi riferiti agli altrettanti sestieri cittadini.

Attorno alla piazza ancora oggi possiamo “leggere” alcuni dei nomi delle vecchie corporazioni, come: Armorari, Spadari, Cappellari, Orefici, Speronari, delle Farine e del Gallo.

Via Farine:

Nome probabilmente medievale derivato dall’uso urbano, come si dice oggi, delle stradine attorno alla piazza dei Mercanti; «tale piazza, quando fu riquadrata, trovavasi circondata da contrade (fatte sgomberare da Napo della Torre), nelle quali vendevasi ogni sorta di commestibili, sicché in essa traevano i mercanti a fare i loro contratti. Difatti da un lato era la Pescheria Vecchia (oggi scomparsa), dall’altro il Vicolo delle Farine, ed a che servisse è facile indovinare. La contrada de’ Ratti era pure ingombra di venditori d’ogni specie. Che li presso poi fosse grand’influenza [affluenza] di persone ne lo indica il nome del Vicolo del Popolo; e quasi quasi, attirate da tanti commestibili, direi che fossevi anche grand’affluenza di Mosche, e da questa derivasse il nome del vicolo vicino» [Sonzogno, 1848].

Il vicolo, oggi è interdetto al passaggio pedonale e veicolare. Da anni (ne ho perso la memoria) ha un cancello sia dall’accesso di via Mangoni che da via Santa Margherita.

Via del Gallo:

Il già vicolo di San Michele al Gallo è uno dei pochi residui della Milano ottocentesca, dove il breve tracciato a gomito fungeva da scorciatoia dalla contrada di Santa Margherita verso la contrada dei Fustagnari (scomparsa), distrutta per le «esigenze urbanistiche» ottocentesche. Dopo lo sfondamento effettuato per creare la via Mercanti, il vicolo non fu più a fondo cieco, e presto perse anche il ricordo di San Michele, per diventare un misterioso «gallo».

San Michele al Gallo era un’antica chiesetta che – oltre al vicolo – aveva dato nome al tratto settentrionale dell’attuale via Orefici, dalla contrada dei Ratti (oggi via Cantù) fino al Cordusio; «quasi situata nel mezzo delle due Contrade degli Orefici» si ornava di una facciata opera del seicentista Girolamo Quadrio. La completava un minuscolo monastero, scomparso al tempo di Pio IV che ne aveva destinato l’area alla costruzione del palazzo dei Giureconsulti. La chiesa fu a lungo luogo di riunione per gli orafi, che in una sala attigua tenevano le loro assemblee e che il 25 giugno vi onoravano con gran pompa il loro patrono S. Eligio: fu demolita nel 1786,
a seguito dei decreti di Giuseppe II. San Michele era una delle cinque chiese che in città ornassero il proprio campanile con un gallo di rame dorato: le altre erano quelle di San Pietro in Sala, San Babila, San Nazaro, Sant’Ambrogio. Tra varie fantasie, il Torre accenna una diversa ma non inverosimile ipotesi per la denominazione «al gallo» attribuita alla chiesa: gli emblemi di giustizia – il gallo e il cavallo – usati dai «duci» longobardi nella vicina corte del Cordusio. Prendere o lasciare.

Il passaggio di Porta Nuova, dove da tempo immemore resistono le edicole per piccole attività commerciali, dischi e ninnoli vari.

Dovrebbe essere incluso nel progetto di rigenerazione al Cordusio il largo di via Santa Margherita e via Tommaso Grossi, mentre non dovrebbe venir incluso il tratto di via Santa Margherita verso il passaggio di Porta Nuova verso piazza Mercanti. Un peccato, perché questa via ce la immaginiamo arredata con una pavimentazione in pietra, tavolini dei ristoranti e resa soprattutto pedonale.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


14 thoughts on “Milano | Cordusio – Nuovi progetti in zona, ma Piazza Mercanti?

  1. Anonimo

    “Ma la sovrintendenza dov’è??”

    È troppo impegnata a sentenziare che i rattoppi in cemento sulle sponde dei Navigli e le tracce dei binari tranviari in disuso vanno lasciate per far vedere le stratificazioni storiche.

  2. UMS

    Capisco che sparare sulla Soprintendenza è facile (e in molti casi giusto), ma per evitare insegne e situazioni come quelle della foto, basta far applicare alla lettera il Regolamento Comunale.
    E se non bastasse, basta modificarlo. E’ un Regolamento Comunale…. giochiamo in casa: ce la suoniamo e ce la cantiamo. Basta volere.

    1. Anonimo

      Le foto rendono appena appena l’idea, dal vero lo schifo di questa ex meravigliosa piazza e’ disarmante. All’estero, per dirne una in Francia, farebbero pagare il biglietto per visitarla. Che sia colpa della sovrintendenza o del comune non lo so. Mi risulta pero’ che le licenze per insegne, vetrine, spazi esterni di bar con sgabelli di plastica le rilasci il comune o sbaglio?

  3. maurizio

    Allucinante. E’ un mio cruccio da sempre, Piazza dei Mercanti, il luogo con i palazzi più belli di Milano, ridotto ad una latrina. E nell’ottimo articolo non avete parlato della pavimentazione: cosa c’entrano quelle lastre perfettine, da centro commerciale, con la connotazione medioevale del luogo?
    La Soprintendenza è un altro di quegli enti che si giustificherebbero più per la loro assenza che per la presenza.

  4. lisander

    ecco, questa è la dimostrazione lampante che il comune anziché rincorrere i sogni di gloria delle Olimpiadi dovrebbe invece curarsi di manutenere e valorizzare i propri monumenti, perché prima ancora che la Sovrintendenza è Palazzo Marino il responsabile della tutela e del decoro della città.Il sindaco parla tanto di periferie ma poi non sa o non vuole vedere la sciatteria e il degrado che affliggono molte zone del centro storico, come voi di uf avete più volte evidenziato; parlare di periferie degradate è piuttosto generico poiché ve ne sono molte a Milano dove l’arredo urbano e il decoro in generale sono molto meglio curati rispetto al centro; credo che in fondo il sindaco conosca ben poco la città a dimostrazione del fatto che proprio il c.storico ha molte aree degradate. Personalmente ritengo le Olimpiadi un “arma di distrazione di massa”, poiché al netto delle opere funzionali all’evento non mi pare si parli di altro, se non dei cantieri attualmente in essere che al 2026 si spera giungeranno a compimento (metropolitane, metrotranvie ecc.).Bisogna cambiare marcia e concentrare l’attenzione sui piccoli cantieri dentro e fuori dal centro, diversamente i problemi sollevati dai cittadini rimarranno insoluti

    1. dc

      se ragionassimo così ci sarebbe sempre qualcosa da riqualificare e non realizzeremmo mai niente gli eventi come expo e olimpiadi servono proprio a trovare investitori che affittano palazzi o sponsorizzano questo genere di opere come expo ha fatto in modo che il costo non pesi sulle casse del comune,

    2. Islington

      Scusa ma perché “anziché”?? Ma che ragionamenti sono??

      Si devono e si possono fare ENTRAMBE le cose: i grandi eventi e le piccole cose. Non siamo nel paleolitico dove c’è il capo del villaggio che deve pensare a tutto lui: siamo in una società complessa dove persone diverse hanno diversi compiti. Ci sarà chi si occuperà delle Olimpiadi e chi delle insegne e dei cartelli.

      Tra l’altro non stiamo ‘inseguendo un sogno di gloria’, visto che le Olimpiadi le abbiamo vinte. Abbiamo realizzato un’impresa che porterà miliardi di euro di ritorni alla nostra economia, investimenti, infrastrutture, e un altro balzo reputazionale come quello di Expo.

      E meno male che in Italia c’è ancora qualcuno che insegue i sogni, altrimenti siamo davvero condannati al declino irreversibile.

    3. Anonimo

      Questo è esattamente il tipo di ragionamento che ha fatto perdere le Olimpiadi estive a Roma e quelle invernali a Torino (incidentalmente — o no — entrambe a guida M5S).

      Prova ad andare a chiedere ai torinesi e ai romani quanto ne sono contenti, e poi mi dici.

  5. dc

    se ragionassimo così ci sarebbe sempre qualcosa da riqualificare e non realizzeremmo mai niente gli eventi come expo e olimpiadi servono proprio a trovare investitori che affittano palazzi o sponsorizzano questo genere di opere come expo ha fatto in modo che il costo non pesi sulle casse del comune,

  6. Anonimo

    Il sindaco manager, prima di destra con la Moratti e poi di sinistra, conosce ben poco la citta’ anche perche’ e’ di Varedo.

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