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Milano | Proposte: i nomi delle stazioni della Metro e le vecchie zone che scompaiono

Ci sono alcune questioni che riguardano le stazioni della Metropolitana milanese che ci hanno sempre incuriosito e lasciato perplessi: i nomi delle fermate e il contesto in cui si trovano.

I nomi delle stazioni, in generale, sono riferiti quasi sempre alla denominazione della piazza o della via principale dove sono state create: Duomo (piazza del Duomo); Cordusio (piazza Cordusio); Cairoli (largo Cairoli); Pagano (via Pagano) e così via.

Ci sono però anche stazioni che, per scelta, si è preferito intitolare coi nomi delle zone, dei quartieri o distretti. Così abbiamo: Gorla (Viale Monza 158 circa); Turro (Viale Monza 118 circa); Isola (via Volturno); Dergano (via Imbonati 85), Affori Centro (Via Pellegrino Rossi 77); Comasina e Rogoredo.

Ci sono anche fermate dove, a causa della scelta dei nomi, si è creata un po’ di confusione, come per piazzale Abbiategrasso, che, vista la vicinanza della cittadina con Milano, può creare l’equivoco, per molti utenti che credono il capolinea della M2 porti proprio lì nella cittadina a 25 km dalla città, piuttosto che all’inizio di via dei Missaglia (stessa confusione a volte la causa anche la fermata di Lodi, che venne da subito chiamata Lodi T.i.b.b.).

Peraltro nelle mappe integrate con le linee ferroviarie regionali, la confusione aumenta, dato che è segnata anche la stazione ferroviaria di Abbiategrasso, che questa volta serve il comune omonimo. Infatti col tempo è stato aggiunto al nome della fermata metropolitana il quartiere, Chiesa Rossa. Oppure c’è la fermata di Lanza che oggi è affiancata col nome della zona, quello di Brera, anche per fattori turistici.

Mentre ci sono alcuni esempi di nomi di stazioni che col tempo hanno modificato e cancellato la storia della zona circostante per sempre: De Angeli (conosciuto un tempo come La Maddalena -molto più romantico come nome-), Bande Nere (qui era la zona del Molinazzo), Amendola (vicino vi è la cascina Bolla, dove visse per un breve periodo anche Leonardo da Vinci), Wagner (dove si trovava il borgo storico di San Pietro in Sala, oggi ricordato solo dalla chiesa che qui si affaccia). Tutti nomi di zone destinati a sparire.

Insomma, chi sa più dov’è l’Arzaga, la Creta, Derganino, Gamboloita, San Pietro in Sala, Montalbino, l’Acquabella, Maggiolina o le Abbadesse? Tutti borghi del circondario milanese che col tempo sono stati inghiottiti, digeriti e dimenticati. Un peccato per la storia della città secondo noi, storia che in qualche modo andrebbe preservata.

Noi, sostenitori del fatto che la memoria e la storia della città andrebbero salvaguardati meglio, abbiamo pensato a come far ricordare ai milanesi i nomi di zone che oggi, a causa anche dei nomi delle stazioni della metropolitana, si sono persi per sempre.

Così abbiamo provato ad aggiungere, come è già avvenuto per le fermate di Lanza-Brera, Cairoli-Castello, Ca’ Granda-Pratocentenaro e Abbiategrasso-Chiesa Rossa, i nomi delle vecchie zone dove si trovano le stazioni; così potremmo avere, sulla linea 1: Bisceglie-Sella Nuova; Inganni-La Creta; Primaticcio-Arzaga; Bande Nere-Molinazzo; Gambara-Baggina; De Angeli-La Maddalena; Conciliazione-Porta Vercellina; Pasteur-NoLo;

Per la linea 2: Famagosta-Barona; Romolo-Moncucco; Piola-Città Studi; Udine-Rottole

Per la linea 3: Rogoredo-Santa Giulia; Brenta-Gamboloita; Lodi-Scalo Romana; Repubblica-Porta Nuova; Zara-Abbadesse

Per la linea 5: Domodossola-Sempione; Gerusalemme-Bullona; Cenisio-Simonetta; Monumemtale-Porta Volta; Zara-Abbadesse; Marche-Maggiolina; Istria-Montalbino; Ca’ Granda-Prato Centenaro; Bignami-Parco Nord

Persino per la futura M4 potremmo suggerire: Susa-Acquabella; Argonne-Ortica; Dateo-Risorgimento; Tricolore-Porta Monforte; Sforza-Policlinico-Guastalla; Frattini-Lorenteggio; Segneri-Giambellino; e così via, come si può vedere dalla mappa qui riportata.




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


7 thoughts on “Milano | Proposte: i nomi delle stazioni della Metro e le vecchie zone che scompaiono

  1. enrico

    Mah… a me pare che il criterio principale debba essere funzionale, non didattico. Ha quindi molto senso aggiungere “Cenacolo Vinciano” a Conciliazione, “Biblioteca Ambrosiana” a Cordusio, Brera a Lanza, ecc. Invece che la memoria dei vecchi quartieri, troverei più opportuno – volendo proprio aumentare le informazioni nel nome delle fermate – aggiungere innanzitutto indicazioni su presenze rilevanti nei dintorni, sia di utilità generale che di importanza turistica. Per esempio: Palestro – Museo di Sotria Naturale, P.ta Garibaldi F.S. – Gae Aulenti, Romolo – IULM, Famagosta – Ospedale San Paolo, Gioia – Biblioteca degli Alberi, Missori – Università degli Studi, Lodi T.I.B.B. – Fondazione Prada, Ca’ Granda – Ospedale Maggiore, Ponale – Hangar Bicocca. Solo in seconda istanza e laddove non fosse necessario offrire informazioni utili, allora aggiugnerei eventualemente altri nomi, non necessariamente legati ai nomi storici dei quartieri, per esempio: Pasteur – Nolo oppure Portello – Alfa Romeo (a proposito, non toglierei mai T.I.B.B. a Lodi, anche l’industria è parte importanitissima, direi cruciale, di Milano!!!). Trovo infine davvero nauseante, pataccara, poveretta, sfigata, meschina la svendita dei nomi delle fermate di un servizio pubblico alle aziende: Nissan, Prysmian, Widiba, Dazn subito via. Non è possibile che l’avidità del consorzio privato di M5 arrivi a fare acnhe ‘ste pezzentate, oltre agli errori marchiani come quelli del curvone di Isola o alle miserie come l’inguardabile e ignobile interior design (una vergogna a cospetto del capolavoro di Bob Noorda).

  2. Anonimo

    Occorre semplificare per me, basta con l’eccesso di informazione che appesantisce soltanto. Oltretutto nell’era digitale dove si recupera qualsiasi informazione in un secondo. “Lanza Brera piccolo teatro” non si può sentire. Una informazione è più che sufficiente, i turisti non erano ebeti prima di Internet e non lo sono ora.
    Sul fatto che si potesse indicare il nome del quartiere anziché la via potrei essere d’accordo, ma ormai il danno è fatto.
    Concordo invece sull’insensatezza di certi nomi di città applicati alle stazioni. Udine, Domodossola, Abbiategrasso andrebbero cambiati perché fuorvianti. Ma di nuovo, per me Abbiategrasso Chiesa Rossa è inutilmente ridondante. Bastava Chiesa Rossa.

  3. Anonimo

    Le cose migliori sono le più semplici.

    Penso sia meglio ogni stazione abbia un suo nome, semplice e chiaro e facile da ricordare anche per un turista che magari non parla la nostra lingua o usa ideogrammi o caratteri arabi.

    Poi se vogliamo aggiungere un nome esemplificativo (come già fatto) in ALCUNE stazioni, va bene, ma istituzionalizzare che ogni stazione abbia un nome chilometrico di varie parole secondo me non ha senso ed è troppo barocco.

    Oltri agli effetti comici, di chi scende a Brenta Gamboloita per andare in via Gamboloita che è alla fermata…Corvetto.
    O di chi scende a Domodossola Sempione per Corso Sempione che è lungo 4 chilometri. Idem per Segneri Giambellino, con la via Giambellino che inizia quattro fermate prima.

    E poi ci sono i nomi che sarebbero ingiusti: “Sforza Policlinico Guastalla” dovrebbe essere “Sforza-Policlinico-Guastalla-Palazzo di Giustizia-Statale”. Perfettamente descrittivo ma al limite del ridicolo, forse.

    W la semplicità.

  4. Wf

    I nomi devono essere funzionali non didattici.

    Devono rsppresentare la cosa più importante e più ricercata in quella fermata li.

    Semplicità non barocchismo topografico.

    Please.

    Poi a casa vostra ve potete comprà tutti i libri sulla milano segreta e sconosciuta che ve pare…

    La metrò non devessere un gioco a premi o una caccia al tesoro.

  5. papoff

    se penso che vogliono chiamare washington-bolivar la stazione M4 di piazza bolivar (calcolando che la via è lunga più di un chilometro) sono sempre più dell’idea che il nome singolo è la cosa migliore

    pensiamo a gente che scende a bolivar credendo di essere vicino a piazza piemonte o, in una fantomatica maciachini jenner, uno che crede di essere vicino e invece ha una lunga scarpinata da fare.

    se c’è una piazza, il nome va alla piazza.
    se c’è un viale, il nome va alle traverse o ai quartieri (vedasi l’asse di viale monza o l’asse imbonati / pellegrini / astesani)
    anche la fermata foppa (M4) sarà troppo fuorviante, non dice nulla di dov’è.

  6. Giovanni M:

    Cari,
    anche io sono d’Accordo che bisogna semplificare il tutto, eccetto per le zone del centro dove, solo per info turistiche, bisognerebbe cambiare i nomi e metterli più precisi.
    Milano , come in tante cose a livello turistico, è ancora troppo indietro.

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