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Milano | Portello – Uno dei nostri parchi cittadini preferiti, ma…

Quando aprì, nell’ormai lontano 2012, il Parco del Portello era uno dei più bei parchi cittadini di nuova generazione realizzati a Milano.  Un parco di 60.000 metri quadrati firmato da Charles Jencks e Andreas Kipar.

Differente, strutturato in modo da tenere il più lontano possibile il rumore delle trafficate viale Alcide De Gasperi e Viale Renato Serra, che lo bordano a sud. Collinette artificiali che ricordassero la forma di primordiali vulcani. La fontana del DNA in cima ad una collinetta conica a spirale. Il laghetto-stagno sotto il finto cratere o l’area col campo di bocce. Tutti spazi ben pensati e ben progettati.

Ma da sempre abbiamo adorato il piccolo giardino del Tempo.

Al centro del giardino ricavato nel settore nord del parco, c’è una strada che è anche una mappa: un viaggio nel tempo scandito dall’alternarsi del giorno e della notte, simbolicamente rappresentati da 365 mattonelle bianconere.

Il tempo rappresentato dal ciclo delle stagioni che il giardino racconta nelle aiuole tonde fatte di bosso e di Mahonia, fiorita di giallo in inverno, di Azalee fucsia in primavera, di Choisya bianca in estate e di blu Ceanothus autunnali.

Un tempo però che si dev’essere “incriccato” visto che molte piante sono seccate, molti cespugli pure e apparentemente nessuno pare curarsene molto.

Ricordiamo la meraviglia in primavera di quest’angolo speciale di Milano, così “giapponese” e meraviglioso per essere un parco pubblico quando venne aperto. Cos’è successo? Perché questa solita sciatteria?




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


7 thoughts on “Milano | Portello – Uno dei nostri parchi cittadini preferiti, ma…

  1. Anonimo

    Una parola: MA-NU-TEN-ZIO-NE. Il tallone d’Achille di Milano, quando si parla di decoro urbano, e delle città italiane in generale (pensiamo al disastro di Roma).

    Anche nelle città europee ‘vere’ gli ubriachi piegano i segnali stradali al sabato notte, i Writer fanno i tag bombing, le piante si seccano e così via, con la differenza che si provvede in tempi ragionevoli.

    Invece a. I,ano, i muri sono ancora pieni di scritte ‘no expo’ (segno che a nessuno è venuto in mente di pulirli in almeno 4 anni), i segnali piegati rimangono tali per mesi e mesi, a volte anni, il verde in sofferenza muore e amen e così sia.

    Finché non cambiamo questi fondamentali (insieme a un arredo urbano quanto meno decente, e non dozzinale come l’attuale, e a marciapiedi lastricati e non con l’orrendo asfalto malconcio di adesso) possiamo costruire tutte le Porte Nuove e le Citylife che vogliamo, ma l’effetto generale fuori da queste isole felici sarà sempre quello di una città sciatta e disordinata.

  2. G

    Un vero peccato. Abito in zona e all’apertura era davvero stupendo, sembrava veramento di respirare aria di civiltà. Sfortunatamente con il passare del tempo anche la manutenzione è diminuita, speravo che con l’arrivo di qualche sponsor tutto sarebbe tornato a lustro ma cosi ad ora non è stato. Gran peccato.

    1. Massy982

      Onestamente dalle foto che avete pubblicato non vedo tutta questa sciatteria… forse all’inizio era meglio, con piu fiori e piante rigogliose… ma Milano non è anora pronta a un decoro di alto livello. Meglio fare un passo alla volta. Parchi ordinati ma senza troppi fronzoli, più semplici da curare e manutenere. Senza esagerare ovviamnete, una giusta via di mezzo…

  3. Anonimo

    È entrato nella normale gestione della cosa pubblica italiana. Milano è tutta tenuta male ovunque vai. Cartelli storti, panettoni, graffiti, auto sulle aiuole. Ormai non ci facciamo neanche più caso. È la norma. Basta varcare il confine (qualsiasi confine) che si nota la differenza!!

  4. Margie

    L’avevo visitato appena aperto, ci sono tornata a distanza di anni…purtroppo ho percepito anche io la sesazione di abbandono. È bello e complesso, quindi necessita di cure per rimanere bello. Ancora una volta viene da dire “peccato”, perché l’abbandono sta risucchiando una bella opera. E non ha mica 30 anni!?!

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