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Milano | Martesana – Una passeggiata lungo il canale, seconda parte

La Martesana (il canale che attraversa i quartieri a Nord-Est di Milano e del quale abbiamo raccolto impressioni e storia nel primo tratto cittadino da Cascina de Pomm a Ponte Nuovo) romantica la si può vedere, senza alcun dubbio a Crescenzago, dove il naviglio inizia il suo percorso cittadino.

La “Riviera di Crescenzago” o addirittura “Riviera di Milano” come un tempo veniva chiamato questo tratto della Martesana che fu il luogo prescelto da alcuni aristocratici del tempo per costruire le loro ville di campagna.

Villa Lecchi (anche Villa Pallavicini), qui di seguito, è una villa risalente al 1700, è l’unica villa a valle del ponte che collega via Adriano con via Padova, e, al contrario delle altre, è edificata direttamente sulla sponda della Martesana proprio a ridosso del ponte, ed ha l’entrata in via Meucci 1.

La villa aveva al suo interno numerosi affreschi che nel corso del tempo sono stati rovinati che purtroppo sono andati persi nelle varie ristrutturazioni e frazionamenti che l’edificio ha subito negli anni. Nei secoli scorsi la parte bassa dell’edificio aveva una piccola darsena collegata con la Martesana. In origine, la villa aveva anche un parco, oggi scomparso.

Il suo nome deriva da una famiglia di nobili milanesi, i Lecchi, che la abitarono per molto tempo. Nel 1816, i signori Lecchi ospitarono per una notte nella loro villa l’imperatore Francesco I° e la consorte di passaggio per Milano.

Nel XIX secolo nella villa trovò sede l’azienda  tessile di Enrico Mangili, industriale tessile che oltre per la sua attività di industriale tessile e filantropo è passato alla storia come l’inventore dei coriandoli, ancora oggi sul muro che costeggia la Martesana si possono intravedere le tracce della ruota che sfruttava la forza idraulica della corrente del canale per muovere i macchinari.

A partire dal 1996 in una parte dell’edificio ha trovato sede l’Associazione culturale villa Pallavicini.

Superata piazza Costantino e il vecchio municipio di Crescenzago, si può ammirare la vecchia Cascina Monti (nella prima foto), così chiamata perché in epoca napoleonica il Generale Monti ne fece il suo quartier generale. Segue un anacronistico palazzone moderno, seguito al numero 15 di via Amalfi il palazzetto di Villa Albrighi. La villa fu costruita probabilmente alla fine del ‘700 e deve il suo nome ai conti Albrighi che ne vennero in possesso ai primi del ‘900, presenta all’esterno una ricercata decorazione con disegni in cotto ed all’interno soffitti a cassettoni ed affreschi.

Risalendo il corso della Martesana troviamo altre graziose villette, sino a scorgerne una turrita.

Si tratta di Villa Petrovic, una delle 3 ville della riviera di Crescenzago che fu immortalata dal celebre quadro dell’Aspari, dipinto alla fine del 1700 ed esposto al Museo di Milano. Villa Petrovic, ha l’ingresso al numero 27 di via Amalfi ed in passato appartenne anche alla famiglia Barinetti.

Villa De Ponti (via San Mamete 42) è una tra le ville più antiche della riviera di Crescenzago lungo il Naviglio Martesana, rimane tuttora un buon esempio di architettura barocca, con pianta a U e due ingressi simmetrici. La costruzione inizialmente era una prebenda vescovile, dipendeva dall’abbazia di Santa Maria Rossa in Crescenzago e veniva utilizzata come luogo di villeggiatura dalla curia ambrosiana.

Alla fine del XVII secolo fu acquistata dalla famiglia Monti che la trasformò in villa dandole l’attuale schema ad U. Il conte Sormani la comprò alla fine del XVIII secolo e ne modificò ulteriormente sia la facciata che le sale interne. La villa passò più volte di proprietà, nel 1803 fu acquista dalla famiglia Pavia, subentrò poi la famiglia Valerio e in seguito fu acquistata dalla famiglia De Ponti che proveniva dall’allora comune di Greco.

Il complesso subì un’ulteriore modifica quando Luigi De Ponti, industriale tessile, sul lato ovest, fino ad allora occupato da un grande giardino all’italiana costruì una filanda. Nel 1857 i De Ponti chiesero al governo del regno Lombardo-Veneto di poter dotare la filanda di una ruota che potesse sfruttare la forza idraulica delle acque della Martesana.

Un figlio di Luigi De Ponti, Domenico, durante il Regno d’Italia fu per molti anni sindaco del Comune di Crescenzago.

Salendo contro corrente, eccoci di fronte alla Villa Pino in stile neoclassico (resa invisibile dalla folta vegetazione), fu fatta edificare da Domenico Pino, generale napoleonico, è l’ultima villa della riviera ed un tempo era circondata da grande parco. Villa Pino, fu poi ceduta alla famiglia Maggiora e nel 1958 fu acquistata dalla famiglia Brasca che ha provveduto al restauro della facciata.

La villa in origine era dotata di un approdo per le imbarcazioni. La facciata è caratterizzata, in posizione centrale, da un corpo semicilindrico sporgente da cui dipartono 2 rampe di scale simmetriche. Anche in questo caso le ristrutturazioni che si sono susseguite nei 2 secoli di vita della villa hanno profondamente modificato e reso irriconoscibile l’originale architettura interna.

Risalendo ancora il canale della Martesana, dopo la sfilata di ville, curva leggermente verso nord e abbandona via Padova. Sul lato meridionale si trova l’Alsazia trasformata in via Idro. Una via a traffico limitato e trasformata in pista ciclabile.

In questo punto la Martesana assume sempre più un aspetto rurale.

Il problema di questa parte della Martesana è che qui si trovava sino al marzo 2016 un campo rom, dopo lo sgombero, l’area, abbandonata, è tornata ad essere occupata. Nelle vicinanze oramai vi è anche una discarica abusiva a cielo aperto e certo la situazione non è delle migliori.

Passato l’incrocio con la stradina per l’ex campo rom, la via Idro prosegue sino ad incrociare la Cascina Lambro, o quel che ne rimane.

Subito dopo la casciana ci troviamo al confine tra il Comune di Milano, Cologno Monzese e Sesto S. Giovanni. Qui troviamo il manufatto che coincide anche con l’ingresso del fiume Lambro nel comune di Milano. La Martesana, grazie ad un ponte-canale, essa sopra il fiume. Poco oltre, la Martesana passa sotto la tangenziale Est e prosegue verso l’Adda.

Fonte La Gobba.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


2 thoughts on “Milano | Martesana – Una passeggiata lungo il canale, seconda parte

    1. mayday

      La ciclopedonale segue il naviglio Martesana fino a Trezzo d’Adda (sterrata da Groppello d’Adda a Trezzo).
      Poi si può proseguire in bici lungo l’Adda fino a Garlate

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