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Milano | Mobilità: in arrivo 630 nuove BikeMi

In arrivò entro il entro il 2021, di ben 630 nuove BikeMi (e bici condivisibili del Comune di Milano) e di sei nuove velostazioni, per un totale di mille posti bici da collocare nei nodi di interscambio (tra cui la Centrale), comprese le periferie e un investimento di circa cinque milioni, due del Comune e tre del Ministero per l’Ambiente. Questo è quello che ha dichiarato il Sindaco Beppe Sala durante la presentazione della seconda edizione di Milano Bike city, la settimana di eventi dedicata alla bicicletta e alla mobilità sostenibile, che si terrà dal 14 al 22 Settembre.

Ma a quanto pare, c’è la volontà espressa dal Sindaco di affrontare una volta per tutte la rimozione del pavé in alcune zone della città. I masselli in pietra che caratterizzano molte vie della città e che, in origine, vennero messi in funzione (non sempre) dei binari dei tram. Binari che in molti casi oramai non servono più ma che rimangono, creando problemi di percorribilità per le due ruote e non solo.

«Ragioniamo sul pavé – ha detto il sindaco – anche se è una questione divisiva. Ma se vogliamo spingere di più per l’utilizzo delle biciclette e dei monopattini dobbiamo affrontarlo. E non dipende solo dal sindaco e dalla giunta perché se la Sovrintendenza dice che va lasciato in alcune vie, va lasciato». «Il sindaco – conclude Granelli – ha dato un’indicazione chiara, noi l’abbiamo fatto in piazza Cinque Giornate. Nei lavori di ristrutturazione tendiamo a fare questa operazione, cioè a toglierlo, perché il pavé funziona bene nelle aree pedonali e nelle zone a traffico limitato, mentre dove devono passare bus, tram e bici non funziona». Il prossimo intervento di rimozione riguarderà delle aree in zona Loreto. 

Qui di seguito una nostra mappa di dove le strade sono pavimentate col pavé (2018).




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


42 thoughts on “Milano | Mobilità: in arrivo 630 nuove BikeMi

  1. Anonimo

    Sarebbe bello conoscere quante nuove stazioni bikemi installeranno e soprattutto dove. È un servizio utilissimo e secondo me funziona meglio del free floating che ha problemi di vandalizzazioni e parcheggi a caso.
    Le velostazioni immagino vicino alle principali stazioni, a lambrate per esempio servirebbe come il pane.
    Un’idea che ho sempre avuto: perché non trasformare parte del grande mezzanino sempre vuoto di porta Venezia M1 in un moderno parcheggio bici stile olandese? A chi si può suggerire quest’idea?

  2. Ale

    La direzione è giusta, scelte corrette… tempi sempre italiani. Ma dopo 50 di dottrina dell’automobile non si può sperare in tempi molto più rapidi.

    1. Anonimo

      Si, pensare che ci vorrebbe davvero molto poco per fare tantissimo. Abbassare per esempio i limiti di velocità di auto e moto in città, multando con più autovelox chi eccede i limiti, pedonalizzando di più e eliminando la sosta auto e moto in superficie, quasi sempre gratis..
      Pensiamo poi che ogni giorno in Italia quasi 10 persone, DIECI, tantissime, vengono ammazzate dalle auto o in incidenti in auto/moto.. a me sembra un’emergenza nazionale a cui non frega niente di niente a nessuno.

      1. Anonimo

        Autovelox no grazie, facciamo in modo che ci siano dossi in corrispndenza di ogni attraversamento pedonale e massima precedenza a pedoni e biciclette.

  3. Andrea

    Bah, per quanto riguarda la mobilità ciclistica, gli articoli di questo blog riportano foto di cantieri di piste ciclabili abbandonati e rendering di pedonalizzazioni che non tengono conto del passaggio dei ciclisti.

    Il comune non ha avuto nemmeno il coraggio di aderire al Car free day (mi ricordo i bei tempi in cui la città si chiudeva al traffico più volte all’anno anche senza il “Milano Bike City”).

    Ora la prossima mossa del comune per incentivare la mobilità ciclistica è litigare con cittadini e Sovrintendenza per rimuovere il pavé.

    Non bisogna togliere il pavé dalle strede! Bisognerebbe invece togliere le auto dal pavé. Auto che al giorno d’oggi vengono a pesare anche più di 2 tonnellate e dissestano inevitabilmente questo ottimo materiale.

    Se io abito in periferia e per raggiungere il centro devo fare i primi 3 chilometri sprotetto in mezzo al traffico perché la ciclabile è ancora in costruzione, l’ultimo dei miei problemi è il pavè degli ultimi 500 metri.

    Siamo una città di un milione e cinquecento mila abitanti e dovremo essere felici perché il comune acquista 650 biciclette? Sì io sono felice però se questo piccolo intervento è l’opera “bandiera” che il Comune porterà al Milano Bike City penso che non andremo molto lontano.

        1. Wf

          Furi dalle palle le auto dai marciapiedi e dal pavé.

          Pavé e marciapiedi solo per pedoni e biciclette.

          Costa troppo rifare il pavé rovinato dalle automobili.

          1. Anonimo

            Le bici sul marciapiede no, per favore.
            Senza polemica, sono anche pericolose in mano al ciclista medio, milanese abbrutito.

            Che non ci debbano stare neanche le auto è ovvio, ma almeno per le auto si può sperare nei dissuasori. Contro il ciclista cafonal non c’è dissuasore che tenga (per non parlare di quelli col monopattino superturbo da 20km/h 🙂 )

          2. Wf

            Ahahah.
            Ovviemente intendevo il pave alle biciclette e via le auto.
            I marciapiedi solo ai pedoni.

            Cmq vedo ancora auto sul marciapiede in misura molto maggiore dei ciclisti sul marciapiede…

        2. Anonimo

          Facciamo che spariscono entrambi…

          Per me l’imbruttito che parcheggia sul marciapiede il Suv (o anche la Panda se è per questo) e la sciura che mi sfreccia accanto in bici, col cestino della bicicletta a 2 cm dalla testa di mio figlio, sono entrambi dei grandissimi cafoni allo stesso livello.

          1. Anonimo

            👏👏👏 per anonimo 11:30. L’arroganza e maleducazione di certi ciclisti e’ pari a quella di certi automobilisti, solo che la prima sembra tollerata da gente come Wf,( marciapiedi solo per pedoni e BICICLETTE?!?)

        3. Andy

          Vorrei ricordare agli amici di snisra he parlano di suv e di auto che prima di are spazio a bici e a pedoni bisogna costruire garage e parcheggi per residenti. In alternativa le vostre parole sono i soliti sogni e utopie di sinistra che non si potranno realizzare.
          Questo senza dimenticare che il pavè è per le biciclette quello che la neve ghiacciata è per le signore anziane claudicanti. Quando riuscirete a ragionare fose l’Italia diventerà un posto migliore

  4. Milanese

    Ho letto l’altro articolo, il pavé non è stato introdotto nel 1900 ma da Maria Teresa D’Austria, ha un valore storico, non va eliminato ovunque

    1. Anonimo

      Puoi mettere un link per favore?

      Ho sondato Google in lungo e in largo ma non ho trovato nulla che dica che il pavé a Milano è stato introdotto da Maria Teresa.

      1. Anonimo

        E’ arcinoto il famoso commento di Stendhal che lodava le strade di Milano che erano quasi tutte tutte lastricate, quindi è possibile che ad introdurre il lastricato sia stata Maria Teresa d’Austria che venne qualche decennio prima di lui.

          1. Anonimo

            Veramente ne parla proprio storiadimilano.it

            “Per quanto riguarda la tecnica di costruzione delle strade, per quasi tutto il secolo XIX i materiali più utilizzati per la realizzazione dei fondi stradali milanesi furono i listoni di granito e l’acciottolato. Si mantenne così una pratica già introdotta nel ‘700”
            http://www.storiadimilano.it/citta/milanotecnica/strade/strade.htm

            In ogni caso il pavè potrebbe anche averlo inventato Laonardo da Vinci, ma visto che non siamo più in grado di manutenerlo a dovere (è uno schifo pure sulla Ripa Ticinese dove dopo che l’han rifatto non c’è più passata una macchina che sia una…), è ora di ridurlo al minimo indispensabile.

  5. Anonimo

    Scusate ma io giro in città tutti i giorni per lo più a piedi e con i mezzi ma tutte queste bici “che sfrecciano sui marciapiedi” dove le vedete? Forse confondete per marciapiedi corso Vittorio Emanuele e via Dante? Perché davvero, a me non sembra di vedere così tanti ciclisti sui marciapiedi, mi capita invece di vedere che in città almeno decine di migliaia di auto e moto su marciapiedi e aree pedonali.
    Sarò cieco io..

    1. Anonimo

      Gia’, dimenticavamo le migliaia di moto posteggiate sui marciapiedi pero’, per non far torto alla banalita’, si parla sempre e solo di “SUV”

    2. Anonimo

      Forse sei tu che giri solo in corso Vittorio Emanuele e Via Dante… te ne cito solo un paio nella mia zona dove li incrocio spessissimo: via Galvani e via Pola. Oppure, in centro, Foro Buonaparte, dove i ciclisti usano regolarmente il vialetto PEDONALE nel parterre alberato, che è per di più abbastanza stretto.

    3. Anonimo

      Cioè, tu riusciresti a contare IN UN GIORNO ‘decine di migliaia’ di auto parcheggiate sui marciapiedi??

      Wow… manco Rainman…

        1. Joe

          Signor Ale, tra i soloni che puntano il dito contro le auto e che vorrebero eliminarle da Milano ce ne fose uno che suggerisca di costruire parcheggi e garage!
          A meno di usare la bacchetta magica di fata Morgana, infatti, per eliminarle servono spazi dove metterle. Mi rendo conto, però, che ragionare in maniera seria e matura sia troppo difficile.
          E allora: continuate pure coi sogni e le utopie!

  6. Anonimo

    Bene le biciclette ma il vero problema restano le piste ciclabili. Ancora troppo poche, non interconnesse una all’altra ma soprattutto nessun vero piano di espansione strutturale per i prossimi 5 anni.

    Parliamoci chiaramente: a Milano il traffico in centro non sparirà mai. Se veramente si vuole incentivare la bicicletta come mezzo di locomozione di massa bisogna sviluppare una VERA e pretoriani rete ciclopedonale che permetta ad impiegati di recarsi al lavoro senza rischi e rendendo l’esperienza piacevole oppure ai bambini di recarsi a scuola o al Parco sempre senza rischiare di lasciarci la pelle.

    Purtroppo ad oggi il comune sembra aver abbandonato questa idea di sviluppo oppure se ha qualcosa nel cassetto non si tratta sicuramente di un progetto ambizioso e rivoluzionario.

    1. Wf

      La violenza dell’automobile e l’arroganza del bullismo stradale da parte dell’automobilista è talmente forte a Milano che è necessario proteggere i percorsi principali in bicicletta.

      E contrastare la violenza e prepotenza ubiqua delle auto che senza freni invadono tutto, comoresi marciapiedi e piste ciclabili poco protette.

      Bisogna dare un giro di vite contro la violenza delle automobili.
      Per una città più umana e vivibile anche fuori dell’abitacolo..

      Concordo 100%

      1. Anonimo

        L’altro giorno un gentile e per niente arrogante ciclista a seguito di una gimcana tra le auto in coda al semaforo, toccando e spostando il mio specchietto retrovisore dopo il mio “ehi” mi a mandato sempre educatamente e ecologicamente affa..ulo. Ah, in viale Tunisia.

          1. Wf

            No infatti gli automobilisti ammazzano educatamente, signora mia.

            Questo lo concedo sono molto educati quando ammazzano la gente nelle strade.

            Non sono ironico in questo…

          2. Wf

            In realtà era ficcante e preciso sul punto.

            Sei tu che non arrivi a comprendere i nessi logici consequenziali.

          3. Andy

            Dato che il signor Wf compra su Amazon e si fa consegnare i prodotti via auto e visto che lui stesso dispone di auto e che in tale auto – quando era giovane – tentava (invano) “incontri ravvicinati del terzo tipo”, gli suggerisco di avere la cortesia di stare zitto e di non usare questi termini ignoranti per riferirsi alle automobili. Le auto, infatti, sono uno dei motori di sviluppo dell’economia di un paese insieme ai treni, agli aerei, ai ponti, alle autostrade, ai porti e alle metropolitane.
            Dia retta: in certi momenti se ne resti a cuccia senza per forza sparare cose irrealizzabili di sinistra

      2. Andy

        Il bullismo telematico degli utenti di sinistra ci porta a soluzioni utopiche irrealizzabili anche nel Regno fatato di Paperinik il bello.
        Dire che l’automobile è arrogante è come dire che un palo della luce è freddo e antipatico.
        Forse, Wf, dovresti impegnarti in qualche attività più utile che postare su UF ripetutamente i tuoi sogni.

  7. Nicola

    Non credo che in vie come Corso di Porta Romana, corso Italia e simili potranno mai essere fatte delle piste ciclabili, e forse non avrebbero senso perché il traffico non è così intenso,,,ma non lo so perché da ciclista le evito accuratamente, per preservare la bici e soprattutto varie parti delicate del corpo. Quindi delle due l’una: o il comune si decide a contestare i vincoli della sovrintendenza, dimostrando che la manutenzione non è tecnicamente/economicamente sostenibile oppure si decide a mettere mano alla questione e a fare delle scelte. “Ragioniamo sul pavè”…. peccato che chi dovrebbe concretizzare (Granelli) mi pare riveli confusione sui criteri (il pavè va bene nelle aree pedonali e Ztl ma non dove vanno le bici?) e mancanza di programmi (quelli sul pavè saranno il corollario di altri inteventi di ristrutturazione).

  8. Nicola

    Non credo che in vie come Corso di Porta Romana, corso Italia e simili potranno mai essere fatte delle piste ciclabili, e forse non avrebbero senso perché il traffico non è così intenso,,,ma non lo so perché da ciclista le evito accuratamente, per preservare la bici e soprattutto varie parti delicate del corpo. Quindi delle due l’una: o il comune si decide a contestare i vincoli della sovrintendenza, dimostrando che la manutenzione non è tecnicamente/economicamente sostenibile oppure si decide a mettere mano alla questione e a fare delle scelte. “Ragioniamo sul pavè”…. peccato che chi dovrebbe concretizzare (Granelli) mi pare riveli confusione sui criteri (il pavè va bene nelle aree pedonali e Ztl ma non dove vanno le bici?) e mancanza di programmi (quelli sul pavè saranno il corollario di altri inteventi di ristrutturazione).

  9. Nicola

    Non credo che in vie come Corso di Porta Romana, corso Italia e simili potranno mai essere fatte delle piste ciclabili, e forse non avrebbero senso perché il traffico non è così intenso, ma da ciclista le evito accuratamente, per preservare la bici e soprattutto varie parti delicate del corpo. Quindi delle due l’una: o il comune si decide a contestare i vincoli della Sovrintendenza, dimostrandole che la manutenzione è tecnicamente/economicamente insostenibile, oppure metta mano alla questione e faccia delle scelte operative. “Ragioniamo sul pavè” dice il Sindaco… Ma chi dovrebbe entrare nel merito, l’ass.re Granelli, mi pare riveli confusione sui criteri (il pavè va bene nelle aree pedonali e Ztl ma non dove vanno le bici?) e mancanza di programmi (gli interventi sul pavè saranno il corollario di altre ristrutturazioni).

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