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Milano | Pratobuono – La zona attorno a viale Corsica abbandonata nella sciatteria

Dobbiamo dirlo, ci siamo in un certo senso, inventati questo nome, Pratobuono, per questa zona di Milano compresa tra viale Campania a Ovest, la ferrovia a Est, Via Sismondi a Nord e via Piranesi a Sud, perché sentir dire zona viale Corsica o Campania non si poteva sentire, anche se qui siamo nell’estrema parte orientale della Senavra e Porta Vittoria. Comunque il nome è storico e deriva da una grande cascina che si trovava al centro della zona, tra le vie Zanella, Monte Suello e Negroli.

Naturalmente in origine qui v’era campagna, come in ogni periferia che si rispetti. Qui vi era uno stradone che da Porta Tosa (poi Vittoria) passava dalla Senavra, residenza di campagna dei Signori di Milano del 1500, i Gonzaga (Ferrante, governatore di Milano per conto dell’imperatore Carlo V regnante di Spagna), e portava a Monlué. Vi erano una serie di cascine, tra le quali spiccava la Cascina Pra’Buono, e una moltitudine di rogge per l’irrigazione dei canali. Sempre sullo stradone si trovava anche la Cascina Malpaga, precisamente all’altezza di viale Corsica 99 prima dei tre ponti ferroviari (oggi si trova un casermone post-moderno).

La zona non si sviluppò che con l’inizio del Novecento, anche se successiva alla vicina zona della Senavra, come abbiamo visto in un precedente articolo, certamente più ricca di architetture del periodo eclettico e liberty. Inoltre il quartiere era, fino al 1931-32 solcato trasversalmente dalla ferrovia che portava i treni provenienti da Sud (Bologna, Roma e resto d’Italia) verso il bivio dell’Acquabella e la vecchia Stazione Centrale, che si trovava nell’odierna Piazza della Repubblica. La ferrovia solcò lo stradone per Monlué a partire dal 1861, anno in cui la città venne collegata a Piacenza.

Ancora oggi si riesce a legge il percorso della vecchia ferrovia; i lotti dove sorgono i palazzi di viale Corsica 42 e via Piranesi 33, presentano un andamento trasversale rispetto agli altri palazzi. Così come l’andamento curvilineo della via Battistotti Sassi verso piazzale Susa.

Le case più “antiche” del quartiere le possiamo trovare tra viale Corsica e via Piranesi, nei tratti prossimi a viale Corsica di via Battistotti Sassi e Lomellina. Per il resto quasi tutte le case della zona sono sorte a partire dal dopoguerra sino ai giorni nostri.

Lo stabilimento della Motta è un altro elemento di rilievo per la zona. Sorto nel 1930 all’angolo tra viale Corsica e via Battistotti Sassi, vi è rimasto sino agli anni Ottanta, inebriando coi suoi profumi dolciari l’intero isolato. Lo stabilimento, che inglobava anche un vecchio ex deposito Atm su viale Campania, rimase abbandonato per circa vent’anni, lasciato all’incuria del tempo, prima che le ruspe si portassero via tutto nel 2001, col progetto di un parco, una zona residenziale e uno spazio commerciale.

Il Palazzo del Ghiaccio di Milano, altro edificio storico della zona, è uno splendido edificio in stile Liberty in via Piranesi voluto dal campione nazionale di pattinaggio, il Conte Alberto Bonacossa, e inaugurato il 28 dicembre 1923. Con i suoi 1800 metri quadrati di pista, il Palazzo era, all’epoca, la principale pista ghiaccio coperta d’Europa e una delle più grandi al mondo. Soppiantò la ben più antica Giazzera de Calvairaa, la ghiacciaia di Calvairate, ma questo palazzo divenne in breve tempo e per lungo tempo, uno dei luoghi del divertimento più importanti di Milano.

Via Piranesi è stata riqualificata nel 2014-15 grazie agli oneri di urbanizzazione di diversi interventi in zona, compreso il rinnovato palazzo del Ghiaccio. Bell’intervento, tutto sommato, ma come si vede dalle immagini, pare quasi abbandonato a se stesso.

Nel 2016 venne completato il nuovo complesso residenziale di Piranesi 44, un bell’intervento su progetto dello Studio Beretta Associati, che ha portato la prima onda di rinnovo in questa porzione di città.

Interessanti in zona sono soprattutto i palazzi edificati a partire dagli anni Venti sino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, come viale Corsica 2, 12 e 16, realizzati in stile art-decò o tardo liberty. Poi ci sono i gioielli di via Giuseppe Longhi 7, 9 e 11, già menzionati nell’articolo riguardante la Senavra.

In viale Campania al civico 6 si trova un bell’edificio razionalista un tempo Ospedale dei Tranvieri Luigi Resnati. Lo stabile risale al 1933, quando venne costruito in pieno periodo fascista. Il progetto dell’ospedale fu affidato agli ingegneri Giuseppe Casalis e Amedeo Ravina; l’edificio prevedeva un piano seminterrato e tre piani fuori terra. I lavori vennero ultimati nel 1933, in appena 17 mesi,  e il complesso fu intitolato “Istituto Medico Chirurgico XXVIII Ottobre”. Il nome fu assegnato da Mussolini stesso per ricordare la data della Marcia su Roma del 1922, giorno fatidico per il regime fascista.

L’edificio smise di fungere da ricovero ospedaliero sul finire degli anni Cinquanta per problemi logistici. Nel 1970 il Comune vi insedia il “VI Liceo Scientifico”.
L’edificio, che si trova tuttora in viale Campania 6, oggi è sede del liceo scientifico Donatelli-Pascal.

Volevamo segnalare anche questa deliziosa palazzina di sette piani (più torretta centrale) costruita nel primo dopoguerra e che troviamo interessante, sopratutto per le sue graziose terrazze a loggia.

Una nota dolente però la dobbiamo riservare senza alcun dubbio all’aria di sciatteria diffusa che persiste da decenni nelle vie alberate del quartiere. viale Corsica, Via Luisa Battistotti Sassi, Via Piranesi, via Lomellina. E guarda caso la sciatteria è dovuta all’usanza di lasciar parcheggiare le auto sui marciapiedi tra gli alberi. Auto che devastano il terreno, che quando piove diventa una fanghiglia spalmata sui marciapiedi. Auto che a volte impediscono il passaggio delle persone, insomma il solito problema che nessuna amministrazione ha il coraggio di risolvere in qualche modo. Marciapiedi realizzati in ogni modo e lasciati nella totale sciatteria. Aiuole selvagge senza che mano umana vi ponga rimedio.

Vorremmo anche far notare come, sulla strada i parcheggi delle auto sono con le strisce blu, a pagamento o gialle, per i residenti, ma sui marciapiedi rimangono liberi, non contemplati nemmeno dalle autorità, come fossero terra di nessuno. Situazione che ritroviamo in tutta la città e che, onestamente, pare più una presa in giro.

Sempre in viale Corsica sul lato meridionale, si trova la parrocchia della Chiesa della B.V. Immacolata e S.Antonio. Nel 1928 viene costruito il convento per i Frati Minori Conventuali. Segue a breve la posa della prima pietra della nuova parrocchiale che sarà consacrata, con l’intervento del Card. Ildefonso Schuster il 5 ottobre 1941.

 Ha facciate con mattoni a vista e presenta un grande arco centrale Sora il portale principale. Portale sormontato da un mosaico ed una vetrata con rappresentate le figure cui la chiesa è dedicata.
Molto interessante è il presbiterio decorato con un monumentale mosaico che raffigura l’Apoteosi Francescana Mariana.

Rimanendo sempre nei dintorni di viale Corsica, ecco, sul lato meridionale del viale, una serie di villette suddivise da quattro vie, Longhi, Lavagna, Bertolazzi e Grasselli. Tutte vie che rientravano all’interno della cerchia ferroviaria. Via Giuseppe Longhi, come abbiamo detto, l’avevamo già vista nel precedente articolo; palazzi eleganti e di pregio.

Via Filippo Lavagna è una via privata ancora racchiusa da una cancellata (sempre aperta). Anche qui le architetture del primo ventennio del Novecento rivelano un certo gusto estetico e ricercato tra le varie architetture del periodo eclettico. Mascheroni, balconcini, bifore e trifore per una serie di graziose villette ad un piano. L’arredo urbano è inesistente e abbastanza sciatto anche qui.

Segue la via Privata Francesco Bartolozzi, anch’essa caratterizzata dal gusto eclettico degli anni Venti. Questa via, anch’essa privata e cintata, dobbiamo dirlo, è anche peggio della via Lavagna in quanto arredo urbano e disordine diffuso.

Svoltiamo in Via Luisa Battistotti Sassi, dove capire quale sia l’arredo urbano di questa via è un bel dilemma. In pratica ogni condominio si è sbizzarrito a modo suo per impedire il parcheggio delle auto davanti al proprio ingresso. Chi ha lasciato al caso il destino delle proprie aiuole, chi ha deciso di creare un cordolo e far crescere la foresta amazzonica, chi ha creato un piccolo giardino e chi ha lasciato com’era, sterrato e pareggiabile.

All’incrocio con via Giacomo Zanella, nel 2001, grazie agli oneri di urbanizzazione per il complesso residenziale dell’Ex-Motta venne sistemata la via Zanella (come vorremmo fossero così tutte le vie di Milano) e creata una rotonda di cemento al centro dell’incrocio. Ora, perché non un aiuola? Noi ci abbiamo provato con un fotomontaggio.

Ed eccoci nella peggiore delle vie della zona, via Lomellina. Come abbiamo più volte constatato, le vie alberate sono sempre o quasi un disastro urbano. Aiuole di sterrato che vengono deturpate dalle automobili parcheggiate sui marciapiedi, terriccio che diventa fango ad ogni acquazzone e grande disordine. Disordine urbano per questa via che funge anche da, assieme a viale Corsica, via commerciale per eccellenza nel quartiere. Bar, ristoranti, mercerie e librerie muovono centinaia di persone, specie nei weekend, persone che si devono muovere tra ogni tipo di impedimento. Anche qui ogni condominio si è sbizzarrito per salvaguardare il proprio spazio antistante, e chi non ha fatto nulla. Quanto sarebbe bella se fosse riordinata e sistemata, anche con poco.

Nel 2014 al 12 di via Lomellina, nel cortile venne eretto un nuovo condominio di nove piani. Edificio abbastanza interessante ma che in pratica, difficile da vedere. Si tratta di un progetto dell’Architetto Pietro Giorgieri.

Non molto tempo dopo venne eretta nel 2015 un’altra torre (12 piani) al centro di un cortile interno, ben più alta e decisamente ben più brutta. SI tratta di via Negroli 12.

Il nostro edificio favorito nella zona “alta” è senza alcun dubbio il bel palazzo costruito negli anni Cinquanta al numero 55 di via Giancarlo Sismondi.

Abbiamo cercato di raccogliere altre interessanti abitazioni in questa porzione del quartiere, dove le vie sono più belle e decorose. Oltre a vari condomini in via Sismondi, segnaliamo altre architetture in viaMonte Suello (dove sorgeva l’antica cascina Pratobuono, e via Zanella.

Concludiamo con via Negroli, nome di un’antica famiglia di armaioli, dove suggeriremmo al nostro bel Comune di pensare ad alberare questa larga strada cittadina, visti i larghi marciapiedi e il tanto spazio a disposizione. Noi abbiamo provato a fotomontare alcuni alberelli nella via.

In via Negroli 23 si trova l’enorme palazzone un po’ bruttarello e catalogato tra i beni architettonici della Lombardia. Si tratta dell’immobile residenziale, realizzato  in via Negroli per INCIS – Istituto Nazionale per le Case degli Impiegati Statali, l’ente pubblico costituito nel 1924 per favorire la costruzione di abitazioni da assegnare, a canone agevolato, ai dipendenti dello Stato. Il palazzo venne realizzato su progetto di Gandolfi Vittorio, Ciribini Giuseppe e Montesi Pio nel 1955.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


18 thoughts on “Milano | Pratobuono – La zona attorno a viale Corsica abbandonata nella sciatteria

  1. Anonimo

    bellissimo articolo, la storia del quartiere era a me sconosciuta. Per il resto, le immagini, pur dettagliate, sono lontane dal testimoniare lo schifo (perchè di questo si tratta) dei marciapiedi di tutte le vie che hai citato. L’ennesimo fallimento di una Amministrazione locale vergognosamente disinteressata al bene del territorio e alle esigenze dei residenti, a cui, è doveroso dirlo, va aggiunta la carenza totale di presidi da parte delle Polizia Locale, la prima a parcheggiare in doppia fila per bere i caffè nei bar della zona.

  2. Trovatore

    Che bell’articolo, complimenti. Molte cose non le conoscevo, compreso il nome, bello. La zona è un vero disastro del disordine. Come dite voi, basterebbe un po’ più d’attenzione.

  3. Anonimo

    Ah maledetti ciclisti sui marciapiedi!!!
    Ops.. sono tutte macchine.

    Le togliamo? Ci vuole tanto per multarle, portarle via e delimitare tutto con cordoli o paletti come nel resto del mondo civile? Perché dobbiamo regalare il privilegio del parcheggio gratis a questi privilegiati, con enorme danno per tutti gli altri?

  4. web

    Ma scusate si sa niente del famoso grande bellissimo parco che dovrebbe farsi a est del Parco Formentano? Sembrava un anno fa che fosse tutto ok. Cosa dice Maran???

  5. Laura

    Avete usato parole un po’ forti come disagio e sciatteria, se utili a sollevare uno sguardo più attento da parte dell’amministrazione comunale ci posso anche stare. Io vivo e lavoro in zona da molti anni, trovo che sia una delle zone più belle di Milano e purtroppo o per fortuna con i prezzi delle case che negli anni sono rimasti stabilmente alti rispetto ad altre zone. Sicuramente sarebbero utili migliorie, abbellimenti e qualche albero in più. Date un peso alle parole però, per cortesia 😉

  6. Anonimo

    Ma basta con le auto ovunque. È bruttissimo da vedere e pericoloso per pedoni e ciclisti. Non capisco le ragioni perchè non si può intervenire in modo più severo. Ma vogliamo per cortesia prendere come modello Londra, Copenhagen, Vienna o Friburgo? Grazie.

  7. Lorenzo Lamas

    Non si risolve il problema delle auto sui marciapiedi semplicemente perché non è un problema sentito da un numero significativo di residenti. Diversamente l’Amministrazione non ne potrebbe ignorare l’esistenza e – badate bene E – dovrebbe risolverlo di conseguenza.
    Tutto qui.

    1. Anonimo

      Wrong. Nella mia zona ci sono già delle proteste perchè gli alberi muoiono per causa delle auto sulle radici. Tanti stanno cambiando atteggiamento mi creda.

  8. lisander

    capisco il disappunto della Sig.ra Laura per i toni di UF, pero’ è la verità ,lo stato di degrado e sciatteria (termine azzeccato) è totale, io abito in zona, ci sono nato e come la sig.ra ritengo che sia una delle zone piu’ belle e vivibili di Milano,e non la cambierei con nessun’altra zona, ma concordo appieno sul fatto che sia abbandonata a se stessa da anni, sicuramente a causa dell’insipienza del comune, e delle varie amministrazioni succedutesi negli anni, ma certamente anche i residenti fino ad ora non hanno brillato per solerzia e civiltà nel sensibilizzare il comune sul problema posteggi; le vs. foto come sempre puntuali e precise documentano una situazione vergognosa e inacettabile di parcheggio selvaggio ovunque sia possibile parcheggiare; occorre adesso un serio piano di parcheggi interrati per i residenti senza se e senza ma che risolva una volta per tutte il problema; la sinistra in questi anni ha stralciato colpevolmente molti progetti di parking interrati approvati dalla giunta albertini che invece venne riconosciuto anche da molti membri dell’opposizione come uno dei progetti piu’ avveduti e sensati dal dopoguerra ad oggi; le automobili esistono e non ce ne possiamo privare, possiamo certamente limitarne e disciplinarne l’utilizzo, ma il loro deposito va gestito nel migliore dei modi, diversamente il risultato è l’anarchia assoluta che oggi ahimè constatiamo quotidianamente

  9. Anonimo

    Right or wrong, non conosco la zona, ma le auto sui marciapiedi o sulle radici degli alberi sono in divieto di sosta o no? chiedo semplicemente.

  10. Carlo

    Articolo molto interessante e ben fatto.

    In riferimento alla bella foto “La zona di via Negroli – 1946-47”, segnalo che le baracche, riprese nel film “Miracolo a Milano”, erano più a nord di via Negroli. Si trovavano in realtà nei pressi della Cascina Rosa, in prossimità dell’attuale via Valvassori Peroni.

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