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Milano | Porta Nuova – Isola – Il più grande cantiere in città da decenni: quale sviluppo?

E’ incredibile come ora sembri tutto lindo e immacolato, un quartiere vivibile, nuovo e moderno, radicato nel tessuto urbano di Milano, ma forse andrebbe ricordato che quello che oggi chiamiamo Porta Nuova e Isola era uno dei buchi neri dell’urbanistica cittadina. Lotti lasciati vuoti, sterrati e senza alcuno scopo, se non quello di ospitare circhi vaganti e giostre saltuariamente.

Come avevamo già raccontato in un articolo del 2014, (capitolo 1) l’area a nord di Porta Nuova e della Martesana era ancora campagna nel 1860, quando venne fatta passare la prima ferrovia di Milano che portava Monza. Ferrovie che hanno lasciato il segno e condizionato l’area per altri cent’anni, sino a quando le Varesine vennero spostate a Porta Garibaldi con la nuova stazione (5 novembre 1961).

Da quella data le vecchie ferrovie e lo scalo delle Varesine vennero dismessi, il canale della Martesana (che correva lungo via Melchiorre Gioia) venne interrato e al suo posto solo grandi progetti. Qui doveva sorgere l’estensione del nuovo Centro Direzionale, impostato col Piano Regolatore del 1953. Grattacieli e uffici direzionali, una mini Manhattan italiana che però non venne mai sviluppata, rimanendo solo sulla carta.

Questo sino al 1992, quando venne indetto un concorso internazionale per porre rimedio all’area dove sino agli anni Cinquanta correvano i treni. Un bando (capitolo 2 e capitolo 3) che premiò 23 studi di architettura, ma che alla fine, tra ricorsi e altre burocrazia, naufragò miseramente.

Va anche ricordato che gli anni Novanta hanno guastato la “festa”…Mani Pulite: a causa della corruzione, l’edilizia a Milano e in Italia sprofondò nella vergogna e nello stallo più totale.

Il passante ferroviario fu l’unica opera notevole in realizzazione in quegli anni. Il 21 dicembre 1997 aprì finalmente il Passante Ferroviario di Milano: la nuova tratta sotterranea collegava inizialmente le stazioni metropolitane di Porta Venezia M1, Repubblica M3, GaribaldiFS M2 e due nuove stazioni, Lancetti e Bovisa (solo nel 2008 arriverà sino a Rogoredo il collegamento). Intanto l’area pareva predisposta per ospitare un vero centro nevralgico degli affari e della finanza, dove sviluppare una nuova città.

Dovremo però aspettare ancora parecchi anni, quando finalmente la giunta guidata da Gabriele Albertini (dal 1997 al 2006) approvò nel 2004 il progetto di Garibaldi-Repubblica, che partì l’anno successivo e divenne il progetto di Porta Nuova, porta storica di questa direttrice (la Porta Nuova vera si trova in piazza Cavour e poi in piazza Principessa Clotilde).

Oggi abbiamo: Piazza Gae Aulenti con la torre Unicredit; L’Isola con le torri del Bosco Verticale; la BAM (Biblioteca degli Alberi Milano); la torre della Regione di Palazzo Lombardia; le torri alle Varesine di Solaria, Aria, Solea e Diamantone (del Gruppo BNP Paribas); la nuova torre in costruzione di Gioia 22; Il “Rasoio” di via de Castillia e per finire con la torre, anch’essa in cantiere, di Unipol Sai.

Rimangono parecchi “buchi”, come via Melchiorre Gioia 20 e angoli da riqualificare, come Pirelli 39 ex UTC, gli ex palazzi di Telecom, sempre in via Pirelli. Tutti ancora da essere svelati.

Noi ci mettiamo anche la Sede dell’Anagrafe del Municipio 9, un edificio industriale di poco conto che si trova in Largo Aldo de Benedetti 1 e che potrebbe diventare un succulento nuovo sviluppo.

Qui di seguito ricordiamo alcuni progetti in corso e ipotetici progetti a divenire nella zona.

Lotto 1 – Il primo cantiere riguarda il vecchio edificio delle Poste di via Sassetti 27, da anni in fase di riqualificazione, ma che, secondo alcune indiscrezioni, pare giunto ad una fase conclusiva.

Lotto 2 – Il Rasoio di Unipol Sai, oramai giunto quasi a termine, in pratica manca solo il parterre, il giardino e rifiniture agli interni.

Lotto 3 – Non è ancora definito nulla, ma potrebbe esserci la possibilità che il Comune di Milano, proprietario dello stabile di Largo de Benedetti, ora utilizzato come Anagrafe, possa esser messo sul mercato, utilizzando il metodo usato già per via Pirelli 39. Al suo posto, sicuramente, un edificio di nuova costruzione, che avrà una posizione decisamente di pregio, visto l’affaccio sul parco della Biblioteca degli Alberi e su via Restelli.

Lotto 4 – La Torre Galfa, anch’essa ormai quasi a conclusione della riqualificazione che la trasformerà in residenziale e ricettivo, pur avendo mantenuto buona parte del suo originario aspetto di monolite in vetro degli anni Cinquanta.

Lotto 5 – Lo stretto lotto posto all’angolo tra via Sassetti e via Melchiorre Gioia è stato acquistato da Coima assieme al lotto che noi abbiamo numerato col numero 8. Al momento c’è un parcheggio e non si sa ancora cosa verrà costruito o realizzato; dipende anche dalle decisioni della proprietà che potrebbe, come da voci che circolano, venire unito in una specie di piastra pedonale che sovrasterà l’incrocio. Qui potrebbe sorgere una palazzina bassa che potrebbe appoggiarsi al civico 1 di via Alessandro Paoli.

Lotto 6 – In questo lotto, sempre Coima, sta costruendo Gioia 22, una torre per uffici progettata dallo studio di Cesar Pelli.

Lotto 7 – Al momento questo lotto, tra via Cornalia e via Cardano, è utilizzato come parcheggio e area logistica per Gioia 22, ed è uno di quegli spazi mai sviluppati del famoso progetto del dopoguerra che aveva previsto la creazione del Centro Direzionale, e che alla fine rimase per buona parte solo sulla carta.

Lotto 8 – Area di Gioia 20, acquistata da Coima lo scorso anno. Qui il Comune, anni fa, aveva intenzione di costruire un grattacielo di 40 piani per gli uffici comunali che, come si è visto, non è mai stato realizzato. Comunque le volumetrie che si possono costruire qui sono le stesse e quindi potrebbe sorgere una torre molto alta. Dopo l’ultimo acquisto però, Coima potrebbe ripensare il progetto, unendolo appunto con un podio al lotto numero 5, al 9 e al 16. Quindi staremo a vedere cosa mai ci proporranno.

Lotto 9 – Questo è stato il grande colpo immobiliare, concluso solo qualche mese fa, sempre da Coima per la torre di 90 metri di via Pirelli 39 e il parcheggio sotterraneo, acquistati dal Comune per 193 milioni di Euro. Coima potrebbe ridistribuire le volumetrie e realizzare, magari, una torre più alta ed eliminare il palazzo a ponte che sovrasta via Melchiorre Gioia.

Lotto 10 – I Giardini d’Inverno sono orami in dirittura d’arrivo ed entro la fine dell’anno dovrebbe esser consegnato.

Lotto 11 – Via Emilio Cornalia 6, questo lotto è piccolo, e la seguente è semplicemente una nostra ipotesi, ma vedendo il valore degli immobili della zona crescere vertiginosamente (anche per la presenza di trasporti urbani di ogni tipo), ci siamo chiesti se, prima o poi, il proprietario non provveda a costruirvi qualcosa. Al momento si trova la parte inferiore di un vecchio stabile a magazzino.

Lotto 12 – The Corner è stato riqualificato già da qualche mese e ospita i nuovi inquilini: Versace e Inter.

Lotto 13 – Il Nido Verticale, che altri non è che la Torre Unipol Sai di Mario Cucinella Architects, è in fase di costruzione ormai dallo scorso anno, dopo alcuni anni d’attesa. In questi giorni il cantiere è giunto finalmente al piano strada.

Lotto 14 – Qui troviamo, in via de Cristoforis 6 a Porta Garibaldi, il complesso che prima ospitava The Big, il residence di Ligresti costruito negli anni ’80. La piccola torre rosa sta cambiando aspetto grazie ad un progetto di AstiArchitetti.

Lotto 15 – Residenza Vespucci, il nuovo palazzo residenziale di via Vespucci angolo Marco Polo alle Varesine.

Lotto 16 – Concludiamo con l’edificio ex sede di Tim di via Pirelli 35 e piazza Einaudi, comprato da poco sempre da Coima, che con ogni probabilità lo inserirà nel più ampio complesso di edifici di cui abbiamo parlato poco sopra. Anche per questo edificio al momento non trapela nessuna informazione.

Naturalmente tutto questo fermento è uno sprone per tutta la zona circostante e per la città. Ci possiamo spingere da Porta Garibaldi verso lo Scalo Farini e fino alla Ghisolfa-Bovisa, sperando in una Milano più ecologica, verde e a misura d’uomo. Sperando anche nella riapertura del canale del Naviglio.




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


5 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Isola – Il più grande cantiere in città da decenni: quale sviluppo?

  1. Gianmarino Colnago

    Vedrei Il proseguimento verso Farini con la vocazione milanese, ovvero un connubio di verde, aree pedonali posti ad un livello superiore e un mix di edifici prestigiosi, alcuni anche di importante altezza. Come del resto già comparsi su alcuni rendering di Urban File.

  2. Geopolitica Milanese

    La zona per decenni è rimasta totalmente inutilizzata semplicemente perchè forze interne (roma) e forze esterne (le grandi nazioni europee con le loro grandi città), che sono un’unica grande coalizione anti-milanese, hanno sempre agito per bloccare la nostra città. Le prime per invidia le seconde per invidia e anche per bloccare gli investimenti immobiliari nella nostra città che avrebbero fatto concorrenza agli investimenti immobiliari nelle loro grandi città. Se costruisci grattacieli a Milano poi molte aziende globali potrebbero fare un pensierino a insediarsi a Milano anzichè nelle suddette città, inoltre i grandi acquirenti immobiliari come i grandi fondi e gli arabi e i cinesi se investono a Milano investono meno nelle suddette città. E’ chiaro che molta gente e interessi che contano (in Italia e fuori) ad un certo punto si è accorta che Milano e in particolare quella zona è l’ideale per investimenti immobiliari di ampia portata e finalmente si sta realizzando un quartiere direzionale a livello di quello delle grandi città europee. Adesso dobbiamo comunque vigilare perchè quelle forze ostili tenteranno sempre di mettere i bastoni tra le ruote e quindi di rallentare/bloccare i nuovi progetti. Tanto per farvi capire come agiscono, recentemente la “comunità” europea ha pubblicato un’indice di competitività regionale dell’Ue, il fantomatico European Regional Competitiveness Index, dove risulta che il Nord Italia è ai livelli della Macedonia, cioè non è competitivo rispetto alle regioni tedesche e francesi per es. In realtà quello è un’indice falsato dai burocrati ue che l’hanno stilato (sicuramente tedeschi e francesi), che vogliono distogliere investimenti globali dal Nord Italia e direzionarli sui loro paesi e città. Infatti quando qualche fondo o arabo o cinese deve investire in Italia va a vedere anche quegli indici, e se sei a livello della Macedonia i tuoi grattacieli non li compra. Addirittura secondo questo fantomatico indice di competitività, la regione italiana più competitiva è il lazio… Avete capito la grande coalizione anti-milanese che si menzionava. Dobbiamo vigilare perchè questi comportamenti anti-evolutivi, cioè i nazionalismi protezionistici contro le città stato, non si ripetano e non ostacolino lo sviluppo della nostra città.

    1. Geopolitica Milanese

      E infatti, con tutti queste analisi e indici di competitività (pagate anche dagli italiani) entusiaste sulla Germania e pessime sull’Italia dei burocrati tedeschi della UE, la nuova Gigafactory europea di auto elettriche di Tesla, dove sorgerà? A Berlino. In Italia il governo romano nemmeno ci ha tentato di richiedere a Musk di portarla in Italia, perchè in ogni caso se avesse avanzato la proposta a livello razionale/logistico avrebbe dovuto richiedere di insediarla nel Nord Italia, ma al governo romano interessa solo il lazio, figurati se Musk portava la Tesla a Cassino per dare un pò di lavoro a zone sottosviluppate, che sono tali, perchè contro la geografia non puoi andare, il lazio è lontano, molto lontano dal mondo che conta, l’Europa, ci vuole molta più energia per spostare le merci. Sono finiti i “bei tempi” di quando gli ambienti statalisti romani prima distrussero e poi scipparono l’Alfa a Milano portandola dalle parti di roma, con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi, di un’azienda che vende molte meno auto della piccola seaat, quando ai tempi, cioè quando era a Milano, ne vendeva più di bmww. Questi giochetti romani regionalisti/sovranisti/nazionalisti/statalisti non funzionano più con le aziende multinazionali/globali.

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