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Milano | Città Studi – Nuovo edificio di Chimica e la questione del verde

Dunque, il Politecnico pare intenzionato a breve, ad avviare il cantiere per l’edificazione di un nuovo edificio per gli studi di Chimica, lungo via Bassini, nei pressi di largo Volontari del Sangue, via Corfù, che finalmente sarà riqualificata, e via Ponzio, affiancandosi al Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria.

Al momento qui si trova una porzione di giardino del Politecnico, che con la nuova edificazione, sarà spostato verso via Ponzio, dove si trova il Parchetto Smerlo, e dove si trovano le palazzine Enrico Fermi – CeSNEF Sezione Ingegneria Nucleare, che saranno demolite.

L’intervento comunque ha suscitato non poche polemiche nel quartiere, come immaginabile, con tanto di cartelli affissi alle recinzioni e una raccolta di firme on-line. Un intervento che pare proprio anacronistico e in antitesi con il piano di governo del territorio tanto promosso in questi ultimi tempi.

Questo è l’esito del dibattito nato al Politecnico nelle scorse settimane e approdato ieri in Senato accademico, dopo le prime polemiche portate avanti dai cittadini del quartiere. Ora la proposta del Politecnico, prevede un contributo aggiuntivo di 200 mila euro per piante che compensino la “scomparsa” del verde di via Bassini. In tutto comunque saranno sacrificati circa 160 alberi che il quartiere e una parte dei docenti volevano salvare.

Onestamente non sappiamo da che parte stare, perché pure noi sosteniamo da sempre la linea di “più alberi ovunque”, e vedere un giardino ridimensionato per far posto a delle nuove costruzioni, non è una bella cosa. Dobbiamo anche dire che, con la costruzione del nuovo palazzo, verranno abbattute le palazzine “Enrico Fermi – CeSNEF Sezione Ingegneria Nucleare” che lasceranno il posto al parchetto che sarà ingrandito del doppio.

Edificio però che secondo alcune voci, sarà abbattuto solo dopo le bonifiche e dopo la procedura di decommissioning del reattore sperimentale che vi è istallato, i cui tempi sono del tutto incerti (potrebbero anche volerci dai 10 ai 20 anni!).

Comunque ci chiediamo se non sia meglio avere un parchetto più grande e omogeneo tra qualche anno (sperando non siano veramente dieci o venti), piuttosto che un giardino allungato, occupato in parte da un capo da tennis, da un cortile per le attrezzature di servizio e altri piccoli edifici tecnici. Certo gli alberi presenti nel giardino di via Bassini, sono adulti e molto grandi, come il cedro del libano (che oramai non si pianta più), platani, carpini, pioppi e robinie (nate spontaneamente e che si sono appropriate anche della ringhiera di recinzione.

E poi un’altra cosa, forse più complessa di quanto sembri: ma il Politecnico in parte non dovrebbe esser spostato a MIND, nell’area ex-Expo, perché costruire nuovi edifici quando se ne svuoteranno altri?

Le proteste comunque non provvengono solo dal quartiere, ma anche dall’interno dello stesso Politecnico. Infatti una parte dei professori ha contestato la scelta. Il progetto approvato dal cda nel 2018 è oltretutto molto cambiato rispetto alla delibera del 2014». Così i docenti hanno deciso di raccogliere le firme necessarie (150, almeno il dieci per cento del totale degli aventi diritto) per presentare varie mozioni al Senato accademico riunitosi ieri e chiedere di risparmiare il parchetto.

A quanto pare comunque non ci sarà lo stop ai cantieri, già avviati. In compenso è stata accolta l’istanza di un impegno esemplare da parte del Politecnico per la compensazione delle piante che saranno abbattute più generosa.

Comunque sarà ancora da decidere dove questi alberi troveranno dimora.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


15 thoughts on “Milano | Città Studi – Nuovo edificio di Chimica e la questione del verde

  1. Anonimo

    Il politecnico non si trasferirà a Mind. Quella è la Statale.
    Si potrebbe però espandersi negli edifici (o sullo spazio ) lasciato libero dalla Statale

  2. Anonimo

    Segnalo che quello blu non è un campo da tennis ma bensì un campo da pallavolo di cui gli studenti usufruiscono durante le pause in primavera

  3. Milanese

    Per esattezza il cedro del Libano di cui si parla è in realtà un cedro Atlantica Glauca (specie ornamentale a crescita lenta) può vivere più di 300 anni quindi sì che è un delitto distruggerla mentre pioppi e robinie sono hanno una crescita molto veloce quindi questi ultimi si potrebbero abbattere e ripiantare altrove

  4. Banalità

    Incredibile la povertà progettuale di un’eccellenza come il Politecnico. Ripropongono sempre lo stesso orrendo basico schema di cubotti grigi, più o meno vetrati, pesanti, cupi, banali. E mal costruiti.
    Fate un giro in Bovisa al dipartimento di Ingegneria Gestionale e vi renderete conto che questo progetto è la copia esatta di quell’edificio, solo con qualche parete cieca in meno.

    1. Sdd

      Con tutto il rispetto per l’eccellenza del Politecnico, a me sembra già tanto che non progettino soltanto edifici in mattoni citando Aldo Rossi. Non voglio generalizzare ma non mi sembra il regno dell’estro…

      A me tremano i polsi quando si affida un progetto al Politecnico (e ad alcuni suoi professori nello specifico) invece che ad architetti meno accademici ma più quotati internazionalmente. Ancora non sono riuscito a digerire la Darsena…

      Poi c’è da dire che probabilmente hanno necessita di costruire in economia, e pensano più alla funzionalità che all’estetica.

    2. Anonimo

      È facile parlare basandosi solo su foto ed immagini. Dietro ad un progetto ci sono una quantità enorme di richieste da soddisfare. Quando si parla di un progetto di una villetta privata, la funzionalità è molto circoscritta e se il budget lo permette ci si può divertire con tutta la creatività del mondo. Se il progetto invece inizia ad avere degli scopi ed usi ben precisi, come in questo caso, con limiti di sicurezza e di funzionalità specifici e soprattutto un certo tipo di budget, il peso della funzionalità inizia ad avere tutt’altra importanza rispetto all’estetica o pura apparenza. Ripeto, è facile criticare il lavoro degli altri guardando da fuori, più difficile cercare di comprendere le varie scelte.

  5. Anonimo

    Curioso, ma non troppo, che ogni volta che a Milano si vogliono migliorare le infrastrutture universitarie, compresi gli alloggi universitari per gli studenti, compaiano fantomatici comitati di quartiere o comitati all’interno delle stesse strutture universitarie che si oppongono. Non saranno mica azioni di “lobbying” di altre università italiane e straniere che vogliono “rallentare” le università milanesi in modo che gli studenti vadano a studiare in quelle università anzichè in quelle milanesi?

    1. Sdd

      I comitati di quartiere a Milano li mettono su pure per il colore dell’intonaco che un costruttore ha scelto per il suo palazzo.
      Sono semplicemente persone con tanto tempo libero e che amano a prescindere lo status quo.

      Purtroppo le università straniere non hanno bisogno di attività di lobbying per attirare studenti. Anzi, tutto sommato le università di Milano fanno meglio del resto d’Italia nel processo di internazionalizzazione.

  6. Sdd

    Anche io sapevo che a Mind si sarebbe spostata soltanto la Statale nel campus disegnato da Ratti.

    C’è qualcosa che non sappiamo o Urbanfile ha semplicemente sbagliato quando ha detto che parte del Politecnico si trasferirà a Mind?

  7. Anonimo

    È facile parlare basandosi solo su foto ed immagini. Dietro ad un progetto ci sono una quantità enorme di richieste da soddisfare. Quando si parla di un progetto di una villetta privata, la funzionalità è molto circoscritta e se il budget lo permette ci si può divertire con tutta la creatività del mondo. Se il progetto invece inizia ad avere degli scopi ed usi ben precisi, come in questo caso, con limiti di sicurezza e di funzionalità specifici e soprattutto un certo tipo di budget, il peso della funzionalità inizia ad avere tutt’altra importanza rispetto all’estetica o pura apparenza. Ripeto, è facile criticare il lavoro degli altri guardando da fuori, più difficile cercare di comprendere le varie scelte.

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