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Milano | La Maddalena – Demolire per ricreare, è sempre necessario?

Demolita completamente la graziosa casa in stile eclettico di via Costanza 11, al suo poto sorgerà un nuovo condominio residenziale.

Ci troviamo in Zona La Maddalena, quasi all’angolo con via Washington, dove in via Costanza si trovava, sino a poche settimane fa uno stabile del primo Novecento, in stile eclettico. Cent’anni di “vita” non sembra siano bastati a garantire la tutela ad un edificio bello e che, almeno nella facciata poteva essere salvato.

La zona della Maddalena, la parte più occidentale di Porta Vercellina, si sviluppò soprattuto nell’epoca delle prime industrie, qui infatti sorsero le industrie De Angeli Frua e Borletti, favorite anche dalla presenza del corso d’acqua del fiume Olona.

L’edificio di via Costanza 11 lo troviamo presente già in una foto dell’ex fabbrica della Borletti di via Washington scattata intorno al 1915-20 (nella foto qui di seguito a sinistra).

Si trattava di una casa per abitazioni realizzata probabilmente nel primo decennio del ‘900. Una palazzina di tre piani fuori terra più iò piano commerciale e una bella facciata con decorazioni in cemento sagomato.

Ecco la situazione di questi giorni, a demolizione avvenuta.

Al suo posto sorgerà un nuovo condominio, che onestamente troviamo anche grazioso e interessante.

Comunque non è la prima volta che ci domandiamo perché la Commissione al Paesaggio del Comune di Milano (visto che la Sovrintendenza non salvaguardia ogni edificio in città, ma solo quelli di valore e segnalati) permetta o consenta la cancellazione con demolizione di edifici che hanno un certo sapore antico, specie in un contesto già contaminato da molti edifici moderni.

Perché ad esempio non sia stato fatto il possibile per mantenere almeno la facciata di questa graziosa palazzina?

Come abbiamo già potuto vedere, in città sono state cancellate diverse case Ottocentesche e del primo Novecento senza che nessuno, se non in pochi, abbiano battuto ciglio.

Abbiamo l’esempio di via De Amicis 31, in zona Sant’Ambrogio/Porta Genova, cancellato per sempre.

Oppure in zona Bullona, dove nel 2007 venne demolito un altro palazzo che forse, in parte si poteva salvare, quello posto all’angolo con Via Fauchè angolo via Castelvetro 17-23, dove oggi sorge l’Esselunga di quartiere.

Stessa sorte riservata ad una graziosa palazzina di via Mangiagalli 18, a Città Studi, che forse, anch’essa poteva venire inglobata nel nuovo complesso residenziale ed essere salvata.

Insomma, sembra quasi irrispettoso che in qualche modo non si cerchi di salvaguardare l’eredità edilizia di un tempo, specie quando questa appartiene ad un epoca molto differente dall’attuale. Sicuramente ci saranno anche problemi tecnici, come, ad esempio, il mantenere una facciata storica, ma è comunque pratica che spesso viene utilizzata, specie se si tratta di edifici ritenuti importanti e storici. Quindi cosa costerebbe salvare queste benedette facciate integrandole nel nuovo edificio moderno?




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


10 thoughts on “Milano | La Maddalena – Demolire per ricreare, è sempre necessario?

  1. Sono indignato

    Non ci posso credere!!! Questo è il governo di questa città, si pensa solo al cemento e niente rispetto per ciò che è storico, come il vicino progetto del Washington Building, una bella schifezza dove non si è rispettato lo storico ed è stato completamente demolito.

    1. Anonimo

      Che schifo….urbanistica inesistente a Milano…solo grandi annunci e permissivismo per architetti tuttologi ed autoreferenziati…il comune ha delle grosse lacune tra urbanisti e paesaggisti…questo abbattimento e’ uno scandalo…

  2. Anonimo

    Ogni volta che leggo queste notizie mi piange il cuore! Si sta sacrificando il volto di Milano e le testimonianze in nome di una modernità senza carattere nè identità che ha come unico movente il denaro e la speculazione. La città sta prendendo delle brutte pieghe purtroppo!

  3. BP

    L’edificio abbattuto non era nè interessante nè di pregio anzi, in quello stato peggiorava lo stato decoro urbano nella via

  4. massy

    che peccato! questi esempi che ha riportato urbanfile fanno davvero piangere il cuore… magari non è sempre così, alle volte ci si “arrabbia” anche per palazzi meno prestigiosi/storici, ma in questi casi è davvero un peccato!

  5. Ale

    È un secolo che si perdono pezzi storici di Milano… dal piano Beruto alla chiusura dei Navigli. Il problema non è semplicemente che si butta giù il vecchio, ma la bassa qualità del nuovo.

  6. Daniele

    Che tristezza, spero solo che chiunque ci sia dietro a questo non sia e sopratutto non si definisca un milanese. In giro per Milano ci sono tanti palazzi moderni, ma quelli storici li vogliamo tutelare o li vogliamo far sparire? tristezza assoluta, sono profondamente disgustato da questi affamati di denaro che son disposti a fregarsene dell’identità storico-architettonica della città per i loro interessi.

  7. Luigi

    Lascia perplessi che sia più difficile modificare una finestra che demolire un palazzo di inizio novecento. Queste storie ricordano quasi certi documentari sul sacco di Palermo. Non si potrebbero raccogliere tutti i casi simili e segnalarli perlomeno al FAI?

  8. Anomino

    Condivido in linea di massima il pensiero esposto nell’articolo, ma ritengo che la facciata su strada presentata nel nuovo progetto, sia piacevole e, nella sua contemporaneità, rispettosa del contesto. Ritengo però altrettanto importante allargare le vedute e considerare anche gli effetti del nuovo intervento all’interno del lotto. Sono un condomino che si affaccia sull’area oggetto dell’intervento e pensare che finalmente non vedrò più la grande copertura bituminosa dell’autorimessa, con autolavaggio e officina, ma avrò finalmente la possibilità di affacciarmi su giardini e coperture verdi, mi fa stare molto meglio.

  9. Anonimo

    In qualità di residente della zona e appassionato di temi che riguardano la trasformazione del mio quartiere ho avuto modo di seguire la vicenda del progetto di Costanza 11 e posso segnalare che i primi progetti prevedevano di salvaguardare la facciata sopraelevando il tetto ai fini abitativi concentrando la volumetria all’interno del lotto ma evidentemente non è piaciuto alle autorità di competenza.

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