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Milano | Crocetta – Quel che resta di San Bernardino in Corso di Porta Vigentina

In Corso di Porta Vigentina, a due passi da Crocetta, si trova sul lato dispari, all’altezza del civico 13, uno strano giardino dall’aspetto abbandonato, dove troviamo addossate al palazzo confinante, tre arcate bianche di forma classica che dominano la scena.

Se subito ci viene in mente una chiesa, o del che ne resta, non abbiamo di certo sbagliato.

Qui, sino al novembre del 1971 vi era la graziosa chiesa barocca di San Bernardino al Calchi Taeggi (il palazzo adiacente), rimasta così a lungo nell’abbandono che quando, appunto nel 1971 vi si pose mano per un suo restauro, essa collassò su se stessa, distruggendo per sempre buona parte del tempio. A testimonianza rimasero le tre arcate corrispondenti alle tre cappelle laterali che ancora oggi possiamo ammirare.

La chiesetta cinquecentesca era sconsacrata da più di un secolo ed era adibita da tempo a officina.

Era una chiesa ad una sola nave con 6 cappelle laterali e un abside, fungeva da cappella per il monastero e collegio attiguo Calchi Taeggi. Oggi, l’area a verde, che ospita i ruderi della chiesa, è chiusa e nonostante una “sistemata” realizzata nel 2018, necessita, secondo noi, di una risistemazione e conseguente riutilizzo con nuove funzioni. Nel palazzo a facciata neoclassica un tempo sede del Collegio Calchi-Taeggi, dove insegnò anche Emilio De Marchi, si trova la biblioteca assieme ad altre istituzioni culturali del Comune.

Ecco cosa scriveva a proposito della chiesa il Ponzoni nel suo libro del 1929 “Le Chiese di Milano”

Al posto dell’attuale collegio Calchi-Taeggi, anticamente e fino all’anno 1506 esisteva un monastero di monache sotto la regola di S. Benedetto, governate dai Padri Cistercensi di Chiaravalle.
In seguito di tempo seguirono la regola di S. Domenico. La chiesa attuale, annessa all’antico monastero di S. Bernardo del borgo di porta Vigentina, fu costruita nel principio del secolo XVI senza che fosse distrutta la vecchia chiesa, molto piu piccola, mutata poi in uso di parlatorio. Fu anche per alcun tempo usata come rimessa o magazzino. La facciata, rifatta in seguito, è buon esempio di barocco sobrio e armonioso.
Tanto le tele quanto gli ornamenti del 1729 dell’altare maggiore di fogliame dorato, Angeli, Cherubini, sopra vago disegno di Francesco Croce, architetto di buona fama, sparirono dopo il decreto di Bonaparte, ordinante l’esportazione dall’Italia dei nostri capolavori artistici, così che
l’interno ora non ha nulla che interessi.

Fu tradizione che S. Bernardino abbia abitato l’antico monastero e Paolo Moriggia, scrivendo delle reliquie venerate nella chiesa delle monache di S. Bernardino, aggiunge: « … si riverisce una spina della corona di N. S., il velo col quale furono velati gli occhi a S. Paolo quando gli fu tagliata la testa. Una calzatura di S. Pietro Apostolo… ed altre reliquie ».Dopo il passaggio di S. Bernardino, la Chiesa assunse il titolo di S. Bernardino.
Il monastero di S. Bernardino fu soppresso nel 1785 e nel 1791 divenne la sede dell’attuale collegio.

Peccato che il Comune, proprietario dei resti, non trovi una soluzione per riadattare, in qualche modo quest’angolo di Milano e non lasciarlo crollare nuovamente.

Fonte: Le Chiese di Milano, Ponzoni 1929; Porta Romana, Libreria Milanese 1987




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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