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Milano | Calvairate – Vincolo per 2 strutture dell’Ex Macello, rinvio dei progetti

La Commissione regionale per il patrimonio culturale (braccio operativo del Mibact) ha messo sotto vincolo due grandi capannoni all’interno di quello che era l’ex Macello (150 mila metri quadrati) di via Lombroso a Calvairate, dismesso completamente nel 2005 (le palazzine liberty che affacciano su viale Molise sono già vincolate, ma si tratta di un altro lotto).

Si tratta di un’area fortemente degradata per la quale Palazzo Marino aveva iniziato il processo di riqualificazione, ora messo in discussione.

Infatti, insieme ad altri siti, era stata inserita nel bando di gara di «Reinventing cities» che si sarebbe dovuto concludere entro la fine del mese. Questa notizia del vincolo farà slittare il tutto di altri quattro mesi per consentire ai partecipanti ti apportare le eventuali modifiche ai progetti.

La nuova decisione si somma ai precedenti vincoli che mettono o hanno messo in discussione riqualificazioni di edifici importanti a Milano, come l’ex Marchiondi di Baggio, vincolato e abbandonato al degrado per decenni, poi toccò al QT8 e a Piazza d’Armi (sempre a Baggio).

Vincoli che a volte creano più problemi e lasciano gli edifici privi di futuro perché impossibile ripensarli, come è successo all’ex Istituto Marchiondi, impossibile da riqualificare e che finirà, col tempo, per diventare un rudere.

L’assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran ha dichiarato, al Corriere della Sera: “Ci siamo già passati con l’ex Marchiondi e con il QT8. C’è la tendenza a vincolare beni su cui lo Stato non ha nessuna responsabilità ma che rischiano di essere lasciati abbandonati e al degrado. Voglio sperare e pensare che riusciremo a trovare un vincitore e una proposta valida anche con questo vincolo che ritengo esagerato rispetto al bene che vuole tutelare e che complica in maniera esponenziale le cose. Chi ha messo il vincolo si assume rischi e responsabilità perché la gara avrebbe potuto trovare subito un vincitore per riqualificare un’area degradata da anni. Tutto ciò fa parte di una cultura che porta sempre al rischio dell’abbandono perché non accompagna mai il vincolo con una proposta così come è stato per il Marchiondi».


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


14 thoughts on “Milano | Calvairate – Vincolo per 2 strutture dell’Ex Macello, rinvio dei progetti

  1. Wf

    Se fossimo in Spagna o francia diventerebbero bellissime strutture di archeologia industriale…

    Magari un mercato con le volte in ferro battuto e vetro.

    Possibile che non sia fattibile nessun recupero per un investitore?

    1. _

      Recuperiamo le strutture e usiamole insieme al resto dell’area per farci la Biblioteca Europea di Cultura.

      Mica ce l’ha ordinato il Medico che qualsiasi area debba diventare Uffici o Residenziale o Spazi Commerciali di questo o quell’investitore.

      1. Stefano

        Ma per favore.
        Lei non è mai stato in quell’area e si vede. E’ tutto abbandonato e fatiscente, pensare di addobbarla a biblioteca costerebbe più che costruire una biblioteca nuova, e con nessun vantaggio dell’architettura sostenibile moderna (risparmio energetico in primis).

        Fonte: ci sono stato dentro per due anni.

  2. dc

    dipende tutto da quanto sono stringenti i vincoli, se devi tenere un capannone industriale esattamente com’era 80 anni fa alle persone non attira molto

    1. Anonimo

      Mi stupirebbe molto scoprire che la Soprintendenza si è mossa in autonomia. Di solito in casi come questi riceve pressioni o “suggerimenti”.

      1. Anonimo

        Sì potrebbe fare una bella serra.. cioè di lascia tutto così e si coltiva solo fiori per i primi anni e poi chissà anche frutta e verdura

  3. lisander

    sono d’accordo, la soprintendenza fa quello che non deve e quello che dovrebbe fare non fa………….abito proprio di fronte al sito in questione e posso assicurare che fatto salvo per le palazzine liberty, veramente pregevoli, occupate da anni dal collettivo macao, che il comune si guarda bene dal far sgomberare (del resto nelle giunta Sala, vi sono personaggi che li difendono) e la ex “borsa”(l’edificio lungo e stretto, con strutture metalliche a vista), tutto il resto sarebbe da demolire senza rimpianti, altro che tutele e vincoli assurdi! Era previsto che sul quel sito sorgesse la “citta’ del gusto” (giunta Moratti), vista giustamente la contiguità con l’ortomercato e il mercato ittico, iniziativa che, nel solco di Expo, avrebbe dato lustro e respiro ad un’area ormai asfittica e fortemente degradata, una sorta di Chelsea market Newyorkese in salsa meneghina, qualcosa di molto simile venne realizzato per Expo nel 2015, nell’area dello scalo di P.ta Genova, iniziativa che ebbe grande successo e apprezzamento da parte dei milanesi e dei turisti; ecco, su quell’area sarebbe dovuto sorgere un polo del gusto, una sorta di hub agroalimentare che avrebbe certamente fatto rinascere una zona che purtroppo giace in uno stato comatoso da anni! Va detto purtroppo che la zona est della città è afflitta da anni ormai dal piu’ totale disinteresse da parte delle giunte comunali! (vedi anche la mancata realizzazione della BEIC).

  4. Anonimo

    Anch’io a vedere le foto, ho avuto una prima impressione molto favorevole. Luce, verde, silenzio, vestigia architettoniche intriganti.

    Chissà quale sarebbe il parere della Sovraintendenza sulla possibilità di assecondare il lavorio del tempo?

    (una parte di me seriamente pensa che potrebbe essere una soluzione interessante. però non si mette d’accordo con l’altra parte di me che la guarda con raccapriccio)

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