"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Porta Magenta – Ma cosa ci vuole per sistemare le vecchie ciclabili?

Ultimamente si fanno nuove ciclabili in carpenteria e nuove solo tracciando righe a terra, ma ce ne sono molte, realizzate ormai decenni fa, che avrebbero bisogno di manutenzione (questa sconosciuta a Milano) e che invece, sono abbandonate e impraticabili.

Una di queste è la ciclabile nel distretto di Porta Magenta, che da Piazzale della Conciliazione percorre Via Alberto da Giussano per unire via XX Settembre e quindi il Parco Sempione con il parco Pallavicino (Parco Guido Vergani).

La ciclabile dovrebbe esser stata realizzata oltre vent’anni fa e si vede. Specie nel tratto che va dal piazzale della Conciliazione e via Lodovico Ariosto che, misteriosamente è a una sola corsia separata dalla carreggiata da un cordolo in cemento orami ridotto così male che la rende impraticabile.

Non sarebbe il caso di riposizionare eliminare questi cordoli rotti e magari disegnandoli a terra con la vernice, di modo che la ciclabile torni ad essere percorribile? E magari anche una sistemata ai marciapiedi, ridotti a un campo minato (si vedano le due foto di seguito).

Stesso discorso per la restante ciclabile, realizzata anch’essa nello stesso periodo o poco dopo, quella di via Alberto da Giussano, ma in modo migliore, anche se non del tutto fluida da essere sicura e utilizzata dai ciclisti che vogliano raggiungere il Parco Guido Vergani. Infatti ci sono curve ad angoli impossibili, gimcane tra alberi e fioriere e soprattutto auto parcheggiate SEMPRE sulle corsie riservate.


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


30 thoughts on “Milano | Porta Magenta – Ma cosa ci vuole per sistemare le vecchie ciclabili?

  1. Ale

    La ciclabile da Lotto a Amendola era nelle stesse condizioni da oltre 10 anni. Ora la stanno sistemando! Arriveranno anche a conciliazione… per decenni si sono ignorate le bici, ora la musica sta cambiando.

  2. Anonimo

    Concordo che una ciclabile in quello stato è uno scandalo, ma non sono d’accordo con voi nel rimuovere i cordoli e disegnare delle strisce per terra. La ciclabile si trova in un punto molto pericoloso (rotonda che convoglia più vie di scorrimento) e trafficato. Milano semmai ha bisogno di più piste ciclabili in protezione, specie su vie ad alto scorrimento. La cultura del rispetto per le ciclabili, da parte di automobilisti e motociclisti a Milano è ancora molto arretrata e sono in moltissimi a non rispettarle. ( vedi circonvallazione interna dove la ciclabile in ora di punta è percorsa a tutto gas da molte moto o bloccata da macchine ferme in sosta). Proprio per questo motivo servono più piste in protezione. Solo se i cittadini si sentiranno sicuri le utilizzeranno.

    1. Wf

      Una soluzione molto economica che salva anche la protezione fisica delle bici e della ciclabile stessa è..

      Fare la fila dei parcheggi auto ESTERNA e la ciclabile interna vicino al marciapiede.

      In modo tale che la finanza di auto in sosta diventi essa stessa il cordolo di protezione della pista.

      E impedisce totalmente il parcheggio delle auto sulla pista ciclabile.

      Evita gli enormi costi di cordoli in muratura e i lunghissimi lavori stradali per realizzarli .

      Laddove è possibile è la soluzione win win.

      Come in corso Buenos Aires.
      Bassi costi massima efficacia

      1. Si Tav

        Come in corso Buenos aires? Una minchiata così, brutta, pericolosa e fatta col culo solo un mentecatto come WF poteva auspicare.

        Nei giorni di maggior traffico, questa ciclabile era percorsa da un velocipede ogni quarto d’ora (e magari era lo stesso scemo che andava avanti e indietro)

  3. Andrea

    Il vero problema di questa specie di pista ciclabile è il rischio che qualche neofita scelga di utilizzarla e torni a casa pensando che quello che ha appena fatto sia “andare in bici”.

    Una volta ho provato a percorrere quella pista ed è uno strazio, pedalare lungo Corso di Porta Romana è più piacevole e sicuramente si va più veloci.

    Queste piste ciclabili rafforzano la falsa convinzione che Milano non è adatta alle biciclette e forse addirittura sarebbe più conveniente transennarle fino a quando non verranno avviati i lavori di riqualifica.

    1. Wf

      Ma se è strapiena di ciclisti anche in questi giorni di pioggia e brutto tempo!!??

      Certo che non è una pista da velodromo… ovviamente

      Vai lento perché è piena di bici.

      1. V.

        Il ciclista medio meneghino è peggio dei vecchietti: riesce a lamentarsi sempre e comunque.
        Non a caso è ormai in lotta con deiezioni canine, gli scooter sul marciapiede e le tag per il titolo di peggior flagello della città 😉
        (si scherza, dai – lo sappiamo tutti che l’unico flagello di Milano son le proverbiali “scatolette di latta con le ruote puzzolenti”)

      2. Andrea.

        No Wf, ti confermo che quando disgraziatamente scelgo di percorrere quella pista vado lento non perché è piena di bici (anzi ne ho sempre viste pochissime) ma perché è stretta, piena di buche, è piena di curve strette, diverse volte ti costringe ad attraversare la strada, non si riesce a prendere velocità che già bisogna frenare.

        Se per caso un giorno l’hai vista “strapienapiena” di ciclisti è perché (guarda il sentierino delle prime tre immagini) è sufficiente anche una sola bicicletta per riempirla, magari ero proprio io quello che hai visto che la stava riempiendo 🙂

        Questa è una delle classiche piste di Milano che la gente preferisce evitare pedalando sulla carreggiata insieme alle auto.

        1. Anonimo

          Mannaggia@Andrea, a chi lo dici :
          “non si riesce a prendere velocità che già bisogna frenare”
          Ormai purtroppo Milano è così, anch’io col Cayenne ho lo stesso problema.

          1. Andrea

            Sì però a differenza mia tu i problemi te li vai a cercare! Perché hai ragione a dire che entrambi viaggiamo in città con una media di 15 km/h, però almeno io mi evito tutti i problemi di: parcheggio / multe / autovelox / ZTL / AreaC / AreaB / blocco del traffico / targhe alterne / strada chiusa per mercato / strada chiusa per lavori / benzina / tagliando / assicurazione / tassa di circolazione / posto di blocco / alcol test / traffico / traffico / traffico / e ancora traffico.

            Tu col tuo fuori strada non ci riuscirai mai a girare in modo decente nelle strade di città. Mi spiace dirtelo ma chi ti ha venduto l’auto ti ha fregato: doveva avvisarti che il fuori strada serve per viaggiare su terreni naturali, non è un mezzo fatto per le città.

            Io invece chiedo semplcemente che le piste ciclabili vengano progettate in modo da essere ciclabili. Sebra una banalità ma, a giudicare dalla ciclabile dell’articolo, non è così.

        2. Wf

          Purtroppo dissento Andrea.

          La pista serve per dare sicurezza non velocità.

          E i Buenos Aires è necessaria come l’aria e l’acqua.

          Il problema sono sempre le auto. Occupano troppo spazio. Troppo troppo troppo. Non ce lo possiamo più permettere. Milano è una città piccola.

          1. Anonimo

            Credo che il punto di Wf sia assolutamente corretto.

            Milano, come molte città specialmente quelle Italiane, non ha grandi spazi e lunghe e larghe strade. Le auto indubbiamente occupano troppo spazio (specie quelle in sosta), ma l’obiettivo non è ricreare per le bici o i monopattini o gli scooter lunghe piste dove correre come pazzi manco fossimo un ventenne che prova il Cayenne del paparino o la tipica mamma col suv che se ne frega di tutto e di tutti, tanto lei ha fretta.

            La sicurezza la ottieni solo rallentando tutti e rispettandosi a vicenda. Altrimenti non se ne esce.

          2. Andrea

            Mi spiace ragazzi, a questo punto vi dico: andate in bici e imparate.

            La vostra idea di ciclabilità è stata superata da tutte le associazioni ciclistiche dagli anni 90. È proprio la vostra idea di ciclabilità che ha creato questo obbrobrio di ciclabile che per pur di proteggere i ciclisti in una via residenziale a basso scorrimento come via Giussano, ha creato sui due marciapiedi due piste ciclabili strettissime e, non mi vergogno di ripeterlo, scomodissime da percorrere. Una delle due ciclabili addirittura seguiva il senso di marcia della via e giustamente poi è stata coperta con dei vasi di fiori restituendo il marciapiede ai loro legittimi proprietari.

            Ormai i tempi del ciclista da segregare e proteggere come un panda sono finiti. I ciclisti non parlano nemmeno più di pista ciclabile ma di “percorso ciclabile” che non solo deve proteggere il ciclista ma deve anche rendere confortevole e logica la sua pedalata e “guidarlo” a destinazione.

            Scusate se insisto ma il vostro concetto di ciclabilità stile anni ’80 è quello che porta a costruire ciclabili che pur di segregare il ciclista gli fanno seguire un percorso tortuoso e illogico iper proteggendolo anche dove non è necessario e che per questo vengono evitate dai ciclisti in favore della carreggiata (magari anche in contromano) o del marciapiedi.

            Lasciamo perdere poi il paragone totalmente fuori luogo tra un ciclista che corre come un pazzo a 20 km/h e la mamma imbruttita che guida il SUV.

            @WF: viva la ciclabile di C.so B. Aires! Quella sì che è un percorso ciclistico!

          3. Anonimo

            @ Andrea: non sto paragonando il milanese abbrutito col SUV al ciclista (anche se secondo me molti hanno la stessa identica matrice culturale, pur con mezzi oggettivamente diversi e nel caso della bici infinitamente meno pericolosi)

            E concordo con te che il tempo dei “panda” è finito.

            Reagivo soltanto all’idea che l’obiettivo finale delle ciclabili a Milano fosse consentire ai ciclisti di “andare veloci”. Se ho capito male il tuo punto mi scuso.

            Ma non credo che a Milano ci sia spazio per nessuno che vada troppo di corsa con un mezzo privato (auto, scooter, bici, monopattino o idrovolante che sia).
            Una “mobilità dolce” diffusa insomma, dove nessuno voglia o possa correre per evitare di danneggiare il più debole nella catena, che non dimentichiamolo è il pedone.

          4. Anonimo

            “la mamma imbruttita che guida il SUV.”

            Questa discussione sta raggiungendo livelli sempre più alti.

            Compliments.

        3. Wf

          @Andrea
          Ooo scusami adesso ho capito il qui pro quo!

          Io avevo fatto un commento in cui parlavo della pista ciclabile di corso Buenos Aires.

          Poi tu hai fatto un commento su “questa pista che è inciclabile e poco frequentata..

          Ho pensato che ti riferissi a quella di Buenos Aires..
          🤣🤣🤣
          Invece ti riferivi a questa di porta magenta!

          Si ovviamente bisogna fare percorsi ciclabili scorrevoli e con il tragitto più breve dal punto A al punto B. Non per correre certo ma per agevolare gli spostamenti a pedali…

          Anche contromano ciclabile.

          Ma io mi riferivo al modello Buenos Aires come buona pratica di ciclabile senza opere cordoli ma usando il parcheggio auto come barriera di protezione…
          😅😅

  4. Manuel

    Ecco il motivo per cui, e dico purtroppo, è inutile farne delle altre.
    In che stato si trovano i marciapiedi, le strade i tombini/pozzetti?
    I soldi vanno usati dandosi delle priorità.

    1. Si Tav

      Purtroppo i soldi di Milano vengono usati per ripianare i debiti della cloaca Roma e del sud.
      È storicauna triste verità che ancora non è capita dai lombardi (soprattutto quelli di sinistra)

      1. Anonimo

        Certo certo. Come i debiti dei derivati della Moratti, o gli ormai mitologici 49 milioni di Salvini, o tangentopoli, o la Brebemi cattedrale nel deserto, o Malpensa mai decollato, o la sanità lombarda svenduta ai privati..
        Continua a vivere nel tuo mondo fatato fatto di retorica degli anni ‘90.
        Il problema qua è solo un fatto di priorità, siamo in transizione da una città dominata dalle auto a una città in cui l’auto deve essere un ospite che rispetta le regole. Priorità a chi non inquina, non ammazza e non genera caos; disincentivi seri per le auto, iniziando da una diminuzione mirata di parcheggi in superficie.

        1. Stufo

          100% d’accordo con te. Deve cambiare questa idea che Milano sia solo per le macchine. Deve essere una città per tutti! Più mezzi pubblici con corsie preferenziale, più piste ciclabile fatte bene, più marcia piedi senza macchine parcheggiate sopra e senza bucchi, basta macchine parcheggiate sulle strisce pedonali, basta non riuscire ad attraversare le strade con un passeggino perché sono piene di buche, basta macchine che credono di essere una pista di formula uno, pensiamo anche ai nostri amici a mobilità ridotta : tram non andati, bus che non possono avvicinarsi al marciapiede per colpa delle macchine, pochissimi ascensori nelle metro, attraversamenti pedonali pieni di buche….

          La città è di tutti : macchine, pedoni, bici, monopattino… Impariamo a condividerla.

        2. Anonimo

          Hai dimenticato Ligresti, i parcheggi sotterranei falliti e il gigantesco tunnel sotterraneo che sbuca nel nulla in zona fiera ma costa decine di milioni per tenerlo attivo.

          In realtà è una narrazione che fa acqua da tutte le parti. Dimentica per un attimo il bar sport:

          Dagli anni 90 in poi, abbiamo costruito, o progettato o quasi finito, due linee di metro, il passante, la nuova fiera, il centro congressi, un nuovo aeroporto, la strada e la ferrovia per il nuovo aeroporto, due autostrade e mezzo (la pedemontana), lo IEO, l’Humanitas, il nuovo Galeazzi, lo spostamento dell’Istituto dei Tumori, il nuovo Policlinico, rifatta La Scala, costruito gli Arcimboldi, la ristrutturazione del Lirico, il Campus del Politecnico, la Bicocca in Statale, ampliato la Bocconi, il Museo del 900, la Grande Brera, Hangar Bicocca, Fondazione Prada, i ben noti Citylife e Porta Nuova, i colossali progetti per Farini,e le altre aree dismesse, il Villaggio Olimpico, la città dello Sport a Santa Giulia e un sacco di altre cose.

          Cosa è rimasto paradossalmente più indietro in questi 30 anni?
          La mobilità ciclistica (e le biblioteche): a confronto sembrano veramente i due figli di un dio minore.

  5. lisander

    il vero problema è educare gli automobilisti a rispettare i ciclisti e le piste ciclabili, le quali devono essere realizzate con la minima spesa, ovverosia come è stato fatto sull’asse B.Aires-C.so Venezia, anche se in quel caso pur ammettendo che se per i ciclisti è una pacchia pedalare su quelle strade, vista la larghezza (fin esagerata) delle corsie, per gli automobisliti che vi si trovano a transitare è un vero inferno, dato il restringimento della carreggiata e la ovvia e conseguente formazione di code e aumento esponenziale di inquinanti;sarebbe utile a quel punto il ripristino di area B e C, per contingentare gli ingressi e ridurre sensibilmente il traffico veicolare, va da se quindi che le ciclabili su certi assi stradali sono compatibili solo se seguiti da interventi importanti sulla mitigazione e discipilina del traffico; diversamente regna solo un gran casino che non giova a nessuno; e poi finiamola con questa crociata contro le auto, poichè un auto a nucleo familiare è assolutamente normale e gisuto che vi sia, semmai occorre disciplinare la sosta su strada e ove necessario costruire nuovi parcheggi, alfine di decongestionare strade, marciapiedi e parterre per restituire ai cittadini/pedoni/ciclisti una città piu’ vivibile e a misura d’uono, il resto sono chiacchiere inutili.

    1. Anonimo

      In realtà credo che molte famiglie farebbero volentieri a meno dell’auto di proprietà, con valide alternative (mezzi pubblici davvero efficienti, sharing diffuso, rete ciclabile per spostamenti brevi).
      Ovvio, non tutti potranno fare a meno dell’auto ma già agire su quella percentuale, non trascurabile, che invece potrebbe, garantirebbe ottimi risultati sulla congestione, inquinamento e caos.
      Non è certo allargando lo spazio per le auto che si risolve il problema, avresti solo delle autostrade modello Los Angeles in piena città, e non credo che le vorresti nemmeno tu.

      1. Anonimo

        Bene, sono d’accordo, però PRIMA dai delle valide alternative ( come dici tu mezzi pubblici davvero efficienti, sharing diffuso, rete ciclabile per spostamenti brevi) POI forse “molte famiglie farebbero volentieri a meno dell’auto di proprietà” non ADESSO togliere spazio e posteggi alle auto per chi
        ne ha evidentemente bisogno.

        1. Andrea

          Secondo me non c’è un PRIMA e un POI. Per poter dare delle valide alternative serve spazio (fermata dell’autobus, corsia preferenziale, postazione per lo sharing, pista ciclabile) che ovviamente deve essere tolto a qualcuno, che ovviamente verrà scontentato. Questo penso sia un dato di fatto.

          Capire chi è quel qualcuno a cui togliere lo spazio invece è un problema politico, ma se l’obiettivo è quello di ridurre le auto… forse la soluzione a questo problema è anch’essa un dato di fatto.

        2. Anonimo

          Devi fare le due cose contemporaneamente. Finché c’è tutto questo spazio dato alle auto (guardati in giro.. sono ovunque, marciapiedi inclusi) non avrai mai trasporto pubblico efficiente e percorsi ciclabili.
          Il circolo vizioso si rompe togliendo centralità all’auto, purtroppo per voi automobilisti 🙂 è l’unico modo per svoltare e avere una città man mano più vivibile anche per chi va in auto.
          Pensare di muovere ogni persona (50-80kg) con un mezzo di 1 o 2 tonnellate è proprio fisicamente impossibile, non ci stanno nemmeno raddoppiando le corsie delle principali strade cittadine, con costi abnormi.

  6. Und Tschüß!

    Questo “paese” ha un GROSSO problema… di competenze! e mi fermo qui.
    Ammettiamo che i soldi ci siano.. bene cosa decido:

    1) faccio manutenzione a strade marciapiedi, decoro urbano ecc
    o
    2) faccio “piste ciclabili”

    Per capirsi.. è come se casa vostra ha il tetto che crolla e voi ristrutturate i muri; DOMANDA: a cosa dareste priorità per spendere i vostri soldi ?!?

    1. Anonimo

      Pensa te, io farei piste ciclabili perché sono convinto che a livello costi/benefici siano gli investimenti migliori per una città piatta e tutto sommato piccola come Milano.
      Ogni ciclista in più è un’auto in meno o, al limite, un passeggero in meno sui mezzi (che in questo periodo aiuta).
      Ogni auto in più è solo congestione e smog. Cosa scegli?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.