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Milano | Gratosoglio – La nuova Chiesa Madre Teresa di Calcutta: completata

Completata e aperta al culto, la nuova chiesa di Santa Madre Teresa di Calcutta di Via Fratelli Fraschini.

Ci troviamo nel quartiere de Le Terrazze al Gratosoglio. Quartiere realizzato sul finire degli anni Ottanta dal famoso immobiliare Ligresti, e rimasto tutti questi anni in attesa di un luogo di culto. La chiesa venne presentata come progetto già nel 2005, dagli architetti Angelo Torricelli e Mariateresa Rampi ma l’inizio dei lavori per la sua costruzione sono partiti solo nel 2016.

La nuova chiesa è una succursale della più antica chiesa dei SS. Pietro e Paolo ai Tre Ronchetti, borgo posto poco più a sud sempre lungo la via dei Missaglia.

Il progetto mette in relazione lo spazio sacro all’ambiente circostante. A tal fine l’impianto segue i tracciati del paesaggio e del territorio urbanizzato.
Il sagrato e l’edificio destinato ad ospitare il nido, gli alloggi del clero e gli uffici accompagnano l’andamento del suolo agricolo, l’oratorio si orienta verso il quartiere residenziale e formando una “L” con l’edificio precedente racchiude gli spazi destinati al gioco e allo sport.
L’architettura della chiesa, composta da elementi autonomi dalle linee essenziali è stata realizzata con materiali chiari: la pietra calcarea bianca, la pietra arenaria rosata e il calcestruzzo dilavato. L’insieme del complesso religioso, dobbiamo dire che non ci soddisfa appieno, anche se non è male come architettura (sarà una mia fissa, ma una chiesa deve avere almeno un campanile).

La cella campanaria, al momento una griglia metallica (le campane sono ancora mancanti), è stata posizionata sul lato nella parte più alta del complesso religioso. Il campanile è inesistente (peccato). L’insieme della chiesa, semplice, ci piace, anche se preferiamo elementi più iconici.

L’interno anch’esso molto semplice, è arricchito da un bel gioco di aperture a shed nel soffitto e da piccole feritoie poste lungo la parete, che permettono alla luce di entrare e diffondersi creando ombre e luci. L’altare è sottolineato da una croce luminosa, molto suggestiva. Bellissima la via Crucis, di cui al momento non abbiamo il nome dell’autore (abbiamo chiesto).

Al completamento manca ancora l’allestimento del giardino e delle aiuole e l’area antistante l’oratorio e la canonica su via Fratelli Fraschini.

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Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


14 thoughts on “Milano | Gratosoglio – La nuova Chiesa Madre Teresa di Calcutta: completata

  1. Anonimo

    Visto lo stile la chiesa andava dedicata a San Totò Ligresti noto per i suoi miracoli come la moltiplicazione dei piani e degli abusi edilizi.

  2. Anonimo

    ormai le chiese non sono piu’ al centro di una piazza… sembra un concessionario di automobili, bella merda! poi dicono che le chiese sono vuote!

  3. _

    Sembra un ex capannone ristrutturato ad uso showroom, non c’è manco una candela, una immagine della Madonna o il tabernacolo o qualcosa che lo faccia assomigliare ad una Chiesa accogliente per tutti.

    Probabilmente visto che non ci son più nemmeno i Preti lo useranno per farci i funerali (uso per cui sembra adattissimo)

    1. GArBa

      a me no. Questo tipo di progettazione di edifici di culto (inendendoli come sala di preghiera aperta alla comunità – con chiara influenza luterana – piuttosto che come “domus Dei”) nel mondo cattolico è ormai anch’esso piuttosto anziano. Si veda ad esempio la SS.Trinità del in via Giusti a Milano (Metzger, 1968 a memoria). Spiace vedere che se ne faccia una sostanziale imitazione a distanza di più di 50 anni, soprattutto quando nei medesimi anni Giò Ponti con la Concattedrale di Taranto dimostrava che una sintesi fra l’influenza transalpina e l’impianto monumentale ed iconografico più tipicamente latino era ancora possibile.

    2. Albe

      Mah, sembrava peggio! Dentro non mi sembra venuta male e l’ingresso è bello.
      Sul cemento e l’arenaria rosata secondo me potevano evitare.
      Cotto al posto del rosato e qualcosa di liscio e pregiato invece del cemento.
      E servono due piante… ancora le sequoie sui tetti delle chiese non sono arrivate?

  4. Andrea

    Sembra un’aula bunker. I simboli religiosi sono praticamente indistinguibili a partire dalla croce che e’ dissimulate a mo’ di elemento di arredo architettonico.

    E’ una struttura evidentemente concepita per “non offendere” chi odia il cristianesimo. In quanto tale non e’ una Chiesa. E tanto vale, meglio tornare alle catacombe che prodursi in esercizi ipocriti e orrendi come questi.

  5. anonimo ma realista

    veramente brutta, sembra la copia del Cimitero di Ponte Sesto (Rozzano).
    Nemmeno una chiesa, riescono oggi giorno a realizzare con coerenza e che possa appagare l’occhio, un vero obbrobrio, di se vogliamo chiamarla architettura moderna!
    Cosa dire, rispecchia in tutto il momento che stiamo vivendo in questi anni, mi spiace molto, meno male che abito da un’altra parte del quartiere, così da non doverla vedere tutti i giorni.
    Peccato.

  6. anonimo ma realista

    veramente brutta, sembra la copia del Cimitero di Ponte Sesto (Rozzano).
    Nemmeno una chiesa, riescono oggi giorno a realizzare con coerenza e che possa appagare l’occhio, un vero obbrobrio, di se vogliamo chiamarla architettura moderna!
    Cosa dire, rispecchia in tutto il momento che stiamo vivendo in questi anni, mi spiace molto, meno male che abito da un’altra parte del quartiere, così da non doverla vedere tutti i giorni.
    Peccato.

  7. Anonimo

    Forse come architettura non è nemmeno male, anche se a me sembra un esercizio di maniera, stanco e senile.
    Come Chiesa invece, trovo più calda ed accogliente la cappella interconfessionale dell’aeroporto di Linate. Ma forse ai preti di adesso va bene, così l’attenzione è tutta su di loro.

  8. Emilio

    È molto scopiazzata nel progetto generale e molto approssimativa nei dettagli realizzativi, però vista da fuori ha il grande pregio di non essere un pugno in un occhio. La Via Crucis è di pochezza imbarazzante (a voler essere gentili). Questo è particolarmente grave, dato che risalta come una chiazza di vomito su una tovaglia di lino écru. L’interno ricorda anche a me gli spazi delle case funerarie aconfessionali e penso sia davvero molto adatta a simili occasioni di ritrovo. Del resto da tempo i funerali (e qualche rarissimo battesimo) sono le uniche cerimonie per cui capita di doversi recare in una chiesa.

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