"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Maggiolina – Il degrado in Piazza Carbonari

Nella bella e ampia piazza Carbonari alla Maggiolina, si trova un piccolo edificio che, come un buco nero, attira il degrado da decenni, senza che anima viva possa trovare soluzione.

Si tratta della Palazzina dell’acqua potabile Maggiolina realizzata nel 1912.

L’edificio si inserisce in un organico disegno di modernizzazione della rete dell’acquedotto milanese, avviato nel 1889, che prevedeva di attingere alla falda freatica (la tradizionale fonte usata da secoli dai milanesi) attraverso dei pozzi molto profondi, in grado quindi di garantire la purezza e la salubrità dell’acqua.

Così gli edifici delle centrali, come questa, furono progettate in maniera tale da mimetizzarsi nel verde, quindi pressoché ipogee ed affioranti in superficie solo a formare una terrazza con balaustra come in questo caso: il trattamento architettonico della facciata (nord-est), pur senza dimostrare una particolare ricercatezza nelle soluzioni formali o materiche, è improntato ad un sobrio decoro che allude alla monumentalità tipica degli edifici pubblici dell’inizio del XX sec. e che si esplicita nelle forature quadrate incorniciate, nel finto bugnato liscio a partizione orizzontale e nel portale architravato, recante la scritta “acqua potabile”, sovrastato dallo stemma del Comune di Milano. (Lombardia beni culturali)

Peccato che, come sempre, la poca dedizione alla cura da parte degli enti comunali dei propri beni, faccia si che l’edificio versi nella più totale sciatteria, come è evidente dalle foto qui di seguito.

Nel 2006 e nel 2013 era anche stato occupato e in seguito sgomberato. Spesso, ancora oggi, lo spazio viene utilizzato dai senzatetto che bivaccano sotto i ponti della piazza (la strada principale composta da Viale Marche e viale Lunigiana, è soprelevata) per scopi non certo decorosi.

Insomma, un bene prezioso completamente abbandonato o quasi e fortemente degradato che contribuisce a richiamare altro degrado. Chissà se con la conclusione della vicina Torre Milano di via Stresa qualcosa verrà sistemato anche in quest’angolo della bella piazza.


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


28 thoughts on “Milano | Maggiolina – Il degrado in Piazza Carbonari

  1. Anonimo

    Tra il servizio su Piazza Ambrosoli e questo su Piazza Carbonari, avete indicato le priorità a Milano.

    Non nuovi palazzi o nemmeno un nuovo parco, ma prendersi cura dell’esistente, prima di tutto facendo rispettare le leggi. Parcheggio selvaggio e vandalismo sono due facce del degrado e dell’illegalità ormai accettati come endemici, che nessun grattacielo o area verde può nascondere. Anche perché gli effetti distruttivi di questa subcultura prima o poi corroderanno anche I nuovi gioielli di cui siamo tutti orgogliosi

    1. Andrea

      Non sono totalmente d’accordo. Il problema di Milano sono anni di errata amministrazione fondata su due principi: automobili dovunque; insulti, multe e repressione (ma principalmente insulti) verso tutte le classi sociali meno abbienti (automobilisti esclusi). Risultato: i cittadini si sentono offesi ed incompresi invece che amministrati. E quindi trattano l’amministrazione e la città con la stessa moneta.

      Secondo la “Teoria delle finestre rotte” (google!) la realizzazione di ambienti puliti e già predisposti per restare in ordine permetterà di educare le persone in modo democratico e non violento al rispetto le regole.

      Guarda in piazza Minniti, prima si parcheggiava sul marciapiede, ora nessuno parcheggia sui disegni.

      1. Anonimo

        E io discordo con te e concordo con EG.
        Manutenzione (per dare il messaggio a tutti che la collettività tiene alla propria città anche nei piccoli dettagli), educazione (investimento a lungo termine ma quello più risolutivo), e nessuna tolleranza per l’illegalita’ con controlli e sanzioni. Per usare il tuo termine, “Repressione”

        Mezze giustificazioni come la lotta di classe sono inaccettabili. “I cittadini che si sentono incompresi e trattano l’amministrazione e la città con la stessa moneta” è un’aberrazione: se domani la legislazione rendesse molto difficile avere un’auto (cosa che sia tu che io auspichiamo), gli automobilisti potrebbero saccheggiare la città perché “offesi ed incompresi”?

        Sugli esempi fatti, verissimo per Piazza Minniti. Per lo spettacolo indecoroso di piazza Archinto con bottiglie rotte e mozziconi di sigarette lasciati la sera dove i bambini giocano il giorno dopo, accusiamo anche lì l’amministrazione di aver insultato, multato e represso le classi non abbienti? Oppure sono “compagni che sbagliano”?

        Visto che qui si discute spesso di parcheggi, prova a parcheggiare l’ideologia (parcheggiala pure selvaggiamente, se non trovi posto..) e discutere senza i paraocchi

        1. Anonimo

          Elegante, il parcheggio dell’ideologia… Ma non ti mettere a discutere in punta di fioretto con un anarco insurrezionalista che evoca misure draconiane per le categorie umane a lui avverse e flessibilità e comprensione per quelle che sono più prossime a lui

        2. Andrea

          Mi spiace che i miei commenti vengano interpretati come “Anarchico insurrezionalisti”. Non propongo nessuna lotta di classe. Chiedo solo che vengano riconosciute e rispettate il più possibile certe regole sociali, la coercizione divide la società (punitore contro punito) e deve rimanere sempre l’ultima spiaggia. Per quanto mi riguarda un commento che evidenzia comportamenti maleducati e chiede che vengano puniti è così banale che non vale nemmeno la pena scriverlo ed infatti non troverai mai un mio commento dove invoco multe contro gli automobilisti e sono contrario a qualsiasi misura draconiana inflitta verso qualsiasi classe sociale.

          E’ molto più divertente e istruttivo secondo me provare tutti ad immaginare come costruire la città per far si che la sua manutenzione sia sostenibile e che i cittadini siano invogliati ad adottare comportamenti educati e sostenibili.

          Io non ritengo che la gente si comporti male perché vuole compiere la rivoluzione. Penso che ci sia in tutti noi normali cittadini, ricchi o poveri, una componente istintiva e inconscia che ci guida in modo inconsapevole verso certi comportamenti. E penso che, tramite una buona organizzazione dell’urbanistica e la rimozione di tutti quegli elementi che permettono comportamenti maleducati si possa in qualche modo “controllare” questa componente istintiva di tutti.

          Una finestra rotta chiama un’altra finestra rotta, un muro inutile è brutto e chiama tag, una strada larga chiama auto. Al contrario, tanto verde chiama voglia di verde, tante ciclabili chiamano voglia di bici, tante piazze chiamano voglia di socialità. Per risponderti su Piazza Archinto: tanti cestini stracolmi chiamano la voglia di non gestire i rifiuti, specialmente dopo il terzo cocktail.

          1. Anonimo

            Io sono uno di quelli che ti ha risposto qui e in altre pagine. Se rileggi il tuo paragrafo delle 14:08 in cui parli di “insulti, multe e repressione (ma principalmente insulti) verso tutte le classi sociali meno abbienti (automobilisti esclusi). Risultato: i cittadini si sentono offesi ed incompresi invece che amministrati. E quindi trattano l’amministrazione e la città con la stessa moneta” stai parlando di una guerra di classe (cittadini meno abbienti contro cittadini più abbienti o governi locali che li rappresenterebbero) e giustificando comportamenti antisociali, scaricando sulle istituzioni le responsabilità dei comportamenti individuali. E qui lo ripeti, suggerendo implicitamente che in Piazza Archinto (e in decine di altri posti) la colpa sia dell’AMSA che non svuota celermente i cestini la sera e non degli avventori alticci o degli esercenti che vedono i cocktail multipli come fonte di fatturato a prescindere da dove finirà il bicchiere di plastica.

            In questo ultimo post, invece ti esprimi in modo più pacato, un tantinello aspirazionale e utopistico, comprensibile nei suoi principi, ma altrettanto banale di chi evoca manette e manganello: chi non pensa che più verde e ciclabili siano desiderabili e che possano innescare circoli virtuosi? Non la maggior parte delle persone che scrivono qui, di sicuro. Il problema è che gli investimenti in educazione sono le fondamenta di una socialità civile, ma purtroppo non sono sufficienti. Possiamo cancellare tutte le leggi e sperare nel buon esempio di qualcuno e nel civismo di chi è stato educato (in teoria tutti, avendo avuto un percorso scolastico abbastanza simile, e un’esperienza all’interno della famiglia più multiforme): non funziona. Regole comuni e meccanismi che ne assicurino il rispetto sono necessari e lo sono tanto più l’educazione è insufficiente.

            Poi possiamo sicuramente immaginare un mondo in cui la gente si comporti bene solo sulla scorta dei propri impulsi e della propria formazione, con l’aiuto di un’amministrazione sensibile e attenta alla preservazione in buono stato dell’esistenza, ma non possiamo denigrare l’attività di prevenzione, controllo e repressione non verso la sola maleducazione, ma verso l’infrazione della legge o dei codici della collettività. Un tag su un muro, una macchina parcheggiata dove non si può, spazzatura gettata dove capita, escrementi di cane non raccolti, fumare dove non permesso, anche passare in bicicletta con il rosso (argomento di una precedente polemica al calor bianco su questi schermi), pur con la ovvia differente rilevanza morale e giuridica fra di essi, non possono essere comportamenti difesi e giustificati dalla mancanza di azione del legislatore o dell’esecutivo. Perchè a dividere la società non è la coercizione (punitore contro punito) ma il comportamento del trasgressore delle norme contro la collettività (vandalo contro vandalizzato?).

            Ad maiora

      2. Anonimo

        Domanda: ma se “la teoria delle finestre rotte” è corretta, allora basta che io metta tre macchine posteggiate decentemente per risolvere il problema del parcheggio selvaggio, visto che tutti emuleranno il comportamento virtuoso?
        Oppure per questa piaga tu prevedi multe per sosta vietata, dissuasori (uguali alla cancellata proposta qua sotto), eliminazione radicale di voi posti auto?

        Mi sembra che sia un po’ troppo facile avere un doppio metro di analisi e giudizio

        1. Anonimo

          Come si dice in economia… la moneta cattiva scaccia quella buona…

          La teoria della finestra rotta dice che degrado chiama degrado ma non, ahimè, che ordine chiami ordine.

  2. Ettore

    Eh certo, come no, il problema di Milano sono i senzatetto e un decoro urbano che non raggiunge i vostri standard. Non sia mai che il “degrado” metta in cattiva luce i “nuovi gioielli”.
    Fare le foto ai senzatetto come se fossero parte dell’arredo urbano è di una meschinità che non so nemmeno come commentare.

  3. EG

    Concordo. Appena si esce dalle “isole” di Porta Nuova o Citylife, o dei restyling appena fatti (dico appena fatti perché spesso dopo pochi mesi sono già in stato pietoso) la qualità urbana generale di Milano è veramente pessima. Purtroppo piazza Carbonari non è una deplorevole eccezione ma lo standard.

    tanto per rifare il solito elenco della spesa:
    – marciapiedi in asfalto pieni di avvallamenti, rigonfiamenti, impronte di copertoni e cavalletti degli scooter, rattoppati alla bell’e meglio in caso di lavori, con l’asfalto colato sui cordoli, perennemente polverosi perché l’asfalto si impregna;
    – segnaletica vecchia e maltenuta, foreste di pali superflui, pali storti, ecc.
    – semafori senza velette
    – arredo urbano dozzinale (lampioni, paletti, panchine)

    e naturalmente graffiti ovunque, di cui nessuno sembra preoccuparsi a parte i lettori di UF.

    Non apro il capitolo sosta selvaggia perché ci vorrebbe un forum solo per quello.

    Aggiungerei ai due problemi che citi la MA-NU-TEN-ZIO-NE. Questa sconosciuta a Milano (e in Italia in generale, con eccezioni): l’erba sui gradini non l’hanno piantata i vandali.

    Piccola precisazione: il sottopasso è un “muro autorizzato” quindi la street art è consentita in quello spazio.

    Per l’edificio dell’acqua potabile, come per tante altre situazioni simili, temo che l’unica soluzione possibile sia una recinzione/cancellata. So già che i libertari storceranno il naso, ma finché (tra due o tre secoli) potremo contare solo sul senso civico degli italiani, una barriera fisica è l’unico modo (come del resto i dissuasori nel caso della sosta).

  4. Andrea

    In realtà secondo me si sta esagerando, la situazione non è così deplorevole.

    La zona è piena di verde, un vede “naturale” non finto come in Porta Nuova, non si puo dire nulla della sosta vietata perche la pista ciclabile ha permesso di calmierare decisamente il problema, i murales sotto i ponti hanno permesso di rimuovere le scritte nere che cerano prima. Le panchine delle immagini sono spesso frequentate.

    L’unico vero problema di quella zona è l’edifico dell’Acqua potabile abbandonato che era stato giustamente occipato dai cittadini per non lasciarlo cosi sprecato ed ora è ritornato abbandonato.

    Io invece di recintarlo come propone qualcuno e tenre quindi un edificio abbandonato e ingabbiato per l’eternità proverei a trasformarlo in un locale (i cittadini ci avevano gia pensato loro nel 2006!). Questo locale potrebbe riuscire a potrare gli introiti per: convertire lo spiazzo degli skate in un qualcosa di più usato (un campo basket con una gabbia alta?) e trasformare la ciclabile disegnata su viale Marche in una ciclabile in sede dedicata.

    Magari a Milano tutti i quartieri avessero zone verdi come quella! Nelle foto non si vede ma dietro c’è una fantastica area cani.

    1. Anonimo

      Aprirlo ai cittadini purtroppo non cancella le tag come per magia (a meno che i suddetti cittadini non si sobbarchino una costante pulizia, cosa di cui dubito).

      Una cosa non esclude l’altra: si può benissimo aprire al pubblico E ANCHE mettere una cancellata.

    2. Anonimo

      Il verde di Porta Nuova non è finto, è solo curato (chiaramente con un costo che il Comune non può accollarsi per ogni parco, giardino, aiuola milanese). Ma fare del facile pauperismo di maniera denigrando un bel parco che ospita tanta gente e che è indiscutibilmente ben fatto, fa torto alla tua intelligenza

  5. Andrea

    Altra proposta: quelle quattro bretelle che sembrano gli svincoli di un’autostrada e che tagliano il verde della piazza sono proprio necessarie? Tutte e quattro?

    1. Anonimo

      In entrambi i sensi di marcia si possono prendere due direzioni, quindi 2 + 2 = 4.

      se la matematica non è un’opinione, come si diceva una volta…………………..

    2. Andrea

      Non hai capito. Io ho chiesto: sono necessarie?

      Quella che parte viale Marche Ovest e permette di accedere alla rotonda (verso Sud) gia ti dico io che non serve a niente, già ora chi usa l’auto fa piu veloce a passare dalla via privata Erasmo Boschetti.

      Ora che hai capito, per le altre tre bretelle dimmi tu se sono così necessarie o se non esistono gia delle altre vie di accesso al quartiere (residenziale).

      1. Anonimo

        I residenti della via privata Erasmo Boschetti ringraziano sentitamente il simpatico Andrea per la sua geniale proposta ma preferirebbero mantenere la bretella in piazza Carbonari, non ce ne voglia.

      2. Anonimo

        Capisco meglio di quanto credi perché vivo a 300 metri da lì. Cosa che non penso si possa dire di te, perché nessun abitante del quartiere chiamerebbe mai via Boschetti “via privata Erasmo Boschetti”. L’hai guardata su Google Maps?

        Già che ci sei prova a guardare su Maps anche come si farebbe senza rampe ad andare su viale Marche da via Oldofredi (o “via Ercole Oldofredi” se preferisci).

        In ogni caso, la mamma non te l’ha insegnato che è maleducazione dire “non hai capito” ma si dice “non mi sono spiegato bene?”

        1. Andrea

          Hai indovinato, non sono del quartiere ma comunque vivo da sempre a Milano, ho amici che abitano li e che mi hanno insegnato quella scorciatoia, il nome della via, sono sincero, non lo conoscevo, l’ho letto su OpenStreetMap e fra una settimana me lo saro già dimenticato.

          Quella a cui ti riferisci è forse l’unica delle 4 bretelle che io manterrei.

          È abominevole per esempio la bretella che da viale Lunigiana permette di accedere alla Piazza. Tu che sei del quatiere conoscerai bene le scorciatoie non del tutto legali che permettono di sfruttare le vie del quartiere per saltare la coda in viale Marche…

          Penso che i residenti potrebbero rinunciare ad un accesso pratico in e da viale Marche in cambio di una piazza più bella e verde. È come per la pedonalizzazione di piazza Castello, all’inizo tutti pensano che sia un delirio poi ci si accorge che i pro superano di molto i contro.

          Non pretendo di avere la verità in mano sull’utilità di quelle bretelle, provo a pensare ad interventi migliorativi nell’ottica di una città futura che si muove in modo sostenibile.

          1. Anonimo

            Ci risiamo con i suggerimenti delle vie non tutto legali… come si può essere i campioni del verde pulito con continui ricorsi a sotterfugi e magate contro le regole.

            Quella piazza è comunque legata a filo doppio all’asse Viale Marche/Lunigiana che trovo difficile cancellare a tempi brevi. Con quell’autostrada, Carbonari non può essere tanto meglio dell’attuale comunque, bretelle o no (tenendo presente che trattasi di una collinetta e i pendii non sono semplicissimi da trasformare in un parco sulla cui sommità passano tram e quattro corsie)

            Io risparmierei le proposte per casi più promettenti e difendibili

    1. Anonimo

      Ecco che quando non si hanno argomenti e si inizia ad avere difficoltà a sostenere delle argomentazioni si va verso la denigrazione.

      Quello che suggerisce in modo del tutto pacato l’utente Andrea è chiaro, quella “pazza” non è una piazza ma uno svincolo con delle grandi aiuole attorno. Non è un parco ma non è nemmeno un incrocio, non è vissuto, per questo si degrada velocemente. Rendiamolo città, diamogli una finzione, restituiamo spazio al quartiere e non alle macchine che arrivano da chissà dove, inizierà a vivere come un pezzo di città, non come un pezzo di periferia abbandonata.

  6. Christian

    Dal 31/12/2010 l’immobile (ex sede acqua potabile), fa parte del patrimonio del Fondo Milano II e non è stato ancora alienato. L’immobile è andato in asta in data 11/07/2012 con un prezzo d’asta di 580.000 euro. Ovviamente l’asta è andata deserta, pertanto l’immobile è stato affidato ad un agente (Ipi Intermediazione Srl) che lo commercializza in trattativa privata.

  7. Wf

    Ha ragione Andrea

    Inutile tentare di cavare sangue da una rapa…

    Nella testa hanno solo asfalto e automobili.

    Fosse per loro toglierebbero parco sempione per farci un enorme parcheggio.
    ..
    La verità è che una non piazza solo asfalto e svincoli autostradali abbrutisce l’uomo e ci rende tutti come loro.

    E quindi degrado sporco bruttezza e cinismo da 4 soldi. Menefreghismo verso ol mondo e il prossimo non esiste più.

    Quibdi Esistono so insulti solo io e la mia automobile.

    Inutile cercare di cavare il sangue da una rapa…

    1. Anonimo

      Ma piantatela di definire chi la vede diversamente da voi come dei buzzurri devastatori del territorio e sostenitori di politiche pro-auto…

      Io non ho l’auto e giro in bici, immagino un futuro con meno asfalto e più verde, ma nella spazzatura che scrivete non mi ci riconosco

      Si possono esprimere opinioni che escono dalla vostra visione manichea e polarizzata dell’universo.

      La Guerra Fredda è finita!

  8. GM

    Periferia abbandonata piazza Carbonari e la Maggiolina?
    Posa il bicchiere (in materiale ecosostenibile e equosolidale, ovviamente).
    Ma gli odiatori in servizio permanente effettivo delle macchine, non saranno quelli che poi ordinano su Amazon anche il latte o le pane invece di fare quattro passi fino al supermercato vicino casa?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.