"Anche le città hanno una voce" | Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Darsena – Non abbiamo più commenti!

Ma quante volte torniamo sull’argomento degrado della Darsena e dintorni? Si cancella e gli scarabocchi tornano… un disastro.

Noi non abbiamo più commenti, perciò vi lasciamo le sole immagini che mostrano lo stato dei muri e degli oggetti presenti in questo luogo che dovrebbe essere pittoresco.

Noi qualche idea ce l’avremmo per poter risolvere il problema del degrado in darsena e a breve ve la mostreremo.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Tag: Darsena, Degrado, Sporcizia, Vandali, Navigli, Porta Ticinese,

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


23 thoughts on “Milano | Darsena – Non abbiamo più commenti!

  1. Anonimo

    Fosse solo quello il problema, ormai lì girano bande che con la scusa della sigaretta ti picchiano e rapinano. Quello che è successo al McDonald giorni fa, poi spacciato come reazione razzista delle forze dell’ordine, è solo uno dei tanti casi che avviene in quella zona.

  2. Anonimo

    Il problema è che si consente ai professori del Politecnico di realizzare le loro idee ferme agli anni ’60 e colme di supponenza e ideologia. Basterebbe fare crescere dei rampicanti su quegli orribili muri di mattoni.

    Comunque la Darsena è l’esempio di quanto sia essenziale fare concorsi internazionali per gli interventi in città.

    1. Anonimo

      La Darsena è figlia di un Concorso Internazionale bandito nel lontano 1999 dall’allora Sindaco Albertini. Progetto vincitore di un Architetto Francese che non credo abbia studiato al Poli….

      1. Basta tolleranza degli incivili!, questa è Milano

        Infatti è un progetto molto bello e si vede la mano di un francese . Attenzione al paesaggio e al verde . Equilibrio perfetto tra classico moderno e rispetto del contesto . Un italiano avrebbe fatto una pacchianata . Ma comunque il problema non sono i progetti ma la manutenzione e la civiltà assente dei milanesi . Basta mettere telecamere e vigili di quartiere. Quando si trovano i colpevoli di reati dare multe e pene esemplari. La street Arte é una cosa il vandalismo e l’inciviltà un altra e di norma sono atteggiamenti da punire e da correggere. Non capisco perché bisogna arrendersi a tutto questo ! In nome di cosa poi è un mistero .

        1. Anonimo

          Ma chi l’ha detto che gli italiani fanno le pacchianate e i francesi no?
          I francesi possono essere pessimi architetti tanto quanto gli italiani.

          Questo progetto non è brutto perché il team è italiano: Edoardo Guazzoni, Sandro Rossi e Paolo Rizzatto, è brutto a prescindere. Sarebbe brutto anche se lo avesse firmato van der Rohe resuscitato.

          La colpa sarà forse anche del Comune che ha voluto spendere il minimo, non voglio addossare tutto agli architetti. Quello che voglio dire è solo che questo è un progetto brutto da un punto di vista transnazionale.

        2. Anonimo

          Multe pesanti? Telecamere? Io non so quante volte leggo queste cose. Ma proprio non avete capito chi sono gli elementi in Darsena che fanno quelle cose. Non è il ragazzino che fa il birichino. Sono dei delinquenti nullatenenti.

      1. Anonimo

        Purtroppo lo conosco benissimo questo concorso. Un’occasione persa. Vatti a vedere la giuria. La ‘Bodin & Associes Architectes’ che non è certo uno studio di grido, ha affidato la progettazione architettonica a Guazzoni e Rossi.
        Ma poi per percepire il marchio italiano bastavano mattoni rossi e inserti metallici verdi… la solita stantia citazione.

        Che poi il problema non è che i progettisti siano italiani o francesi. Il problema è che il progetto è estremamente modesto.

  3. Zampa

    OK, abbiamo il problema di questi graffiti orrendi, allora invece di puntare il dito contro chi li fa pensiamo a che soluzione trovare per evitarlo. Per esempio:

    – lasciare parte del muro come libero per i graffiti, si concentrerebbero lì oltre che attirare artisti ben più bravi che potrebbero solo lasciare opere molto più belle tipo via pontano
    – utilizzare il verde per ricoprire quelle orrende pareti di mattoncini rossi con la natura
    – pagare dei writers per creare delle opere tipo in Ortica (che difficilmente verranno deturpate

    Dire soltanto che sono dei teppisti quelli che adesso fanno tag e graffiti non serve a nulla, perché evidentemente evidenziano solo un grosso problema legato al progetto

    E no, il sindaco non ha nulla a che fare con l’esistenza dei writers. Non è che con la destra spariscono le bombolette

    1. Anonimo

      Senza trasformare la Darsena nell’ennesimo murales gigante, senza repressione e senza gli stucchevoli distinguo tra “destra” e “centrosinistra”, basterebbe mandare la squadra antigraffiti di AMSA tutti i lunedì mattina, all’inizio del turno.

  4. enrico

    Quante parole. Mettete l’edera verde, quella non la puoi pasticciare. Problema risolto, e hai fatto pure un’isola di verde contro il calore dei mattoni.

  5. Andrea

    La darsena è un perfetto esempio di come sia possibile riqualificare con successo un’ampia area della citta dando beneficio (anche economico per chi abita o ha attività nei dintorni) a tutta la cittadinanza senza dover costruire centri commerciali o grattacieli. Anzi, il mercato comunale contribuisce a calmierare i prezzi e a dare lavoro a chi rischierebbe di restare emarginato.

    Detto questo i muri liberi da opere d’arte o decorazioni sono un’attrattiva per i writer in tutta la città. Forse è possibile appendere a quei muri degli oggetti che ricordano l’ambiente portuale tipo ancore, eliche, corde o qualsiasi cosa impedisca di poterci disegnare sopra.

    In ogni caso la pulizia dei muri della città è un onere che ci dobbiamo sorbiere, non si scappa, a sconfiggere i writer ci hanno provato senza successo tutte le giunte di tutti i colori.

  6. Biagio

    Si, vero. Ma perché a City Life o in piazza Gae Aulenti e dintorni non c’è un graffito che sia uno? Che sia una questione di sorveglianza? Non si può farla anche in Darsena? Costa troppo? Più che ripulire dopo? Pongo domande perché risposte sicure non ne ho. Certo i mattoni, che il progetto sia stato fatto in Italia o all’estero, sotto giunte di destra o di sinistra, con la vecchia darsena non c’entrano niente.

    1. Anonimo

      Concordo appieno. È mai possibile che ci sia uno stuolo di commentatori che tollera o giustifica il comportamento di vandali che sporcano il bene pubblico e richiedono spese collettive per ripulirlo?

      Può piacere o meno il muro che è stato imbrattato, a prescindere da chi lo abbia progettato, ma è un crimine insudiciarlo. Lo sarebbe anche se qualcuno disegnasse bei murales senza autorizzazione, ma nel caso in questione è anche materiale di una pochezza estetica assoluta prodotta da menti povere.

      All’AMSA, si può richiedere di ripulire ogni lunedì in una sterile versione moderna dell’ impresa di Sisifo, ma questo vuol dire distrarre risorse pubbliche da altre attività, dettaglio su cui i proponenti sorvolano elegantemente. Se qualcuno lo facesse a casa vostra e voi doveste ripulire settimanalmente, ne parlereste con la stessa leggerezza? Se qualcuno scrivesse sulla vostra auto, comprendereste la necessità insopprimibile di questi artisti di esprimere le proprie idee sulla vostra carrozzeria?

      E suggerire di coprire i muri per non stimolare gli ‘scrittori’, è come dire ad una ragazza di non mettere la minigonna per non stimolare uomini che non riescono a controllare i propri istinti sessuali primitivi

      La considerazione sulla minor propensione di questi minus habens a deturpare aree meglio sorvegliate con tecnologia e personale è semplice ma supportata da fatti inoppugnabili. I costi e l’efficacia della prevenzione di qualsiasi patologia sono sempre enormemente preferibili rispetto alla cura necessaria dopo l’evento avverso.

      Purtroppo siamo un paese in cui ogni posizione in un dibattito è subito ideologizzata: proporre il rispetto della legge per questo genere di reati anche attraverso una sorveglianza più intensa è considerato di destra dai sinistrorsi (come le piste ciclabili o la riduzione del traffico veicolare sono considerate crociate di sinistra dai destrorsi, per fare un esempio). Invece di pensare con il proprio cervello, si preferisce schierarsi con i Guelfi o I Ghibellini.

      È paradossale che i sindaci milanesi (e spesso i candidati sindaci che hanno perso le elezioni) siano molto più pragmatici e concreti degli ultras che li supportano o, più spesso, li attaccano per partito preso.

        1. Anonimo

          Bene, la vediamo allo stesso modo!
          Allora smettiamo di usare in modo erroneo la parola tolleranza: basta tollerare imbrattamenti su muri pubblici e privati, basta tollerare escrementi di cane non raccolti dai padroni, basta tollerare auto in sosta vietata o che sfrecciano a velocità superiori ai limiti, basta tollerare il fumo in situazioni non consentite, basta tollerare le pattumiere a cielo aperto lasciate dagli avventori dei locali.

          E usiamo tutte le opzioni per assicurare il rispetto dei codici di convivenza civile, specie le misure che prevengano i comportamenti illegali anziché porre rimedio a posteriori al danno compiuto. Programmi di educazione, monitoraggio del territorio, pulizia della città, multe e pene per le violazioni non devono essere cavalli di battaglia di una fazione politica o di un’altra, ma soluzioni tecniche per assicurare una vita di comunità

          Non si tratta di Reazione liberticida, ma di una semplice applicazione di leggi e regole che una collettività si è data democraticamente per avere un minimo di civiltà. Se cominciamo a scegliere individualmente le norme da applicare e quelle che possono essere trasgredite in base al gusto personale o alla matrice ideologica del proprio pensiero, diventa il Far West.

          Allora è financo puerile lagnarsi quando è la propria norma-bandiera ad essere calpestata…

  7. Manuel

    Il degrado e il disordine a Milano sono così diffusi che ormai non sono più una sensazione purtroppo… l’unica sensazione che si ha è quella di abbandono.
    Addio Milano!

  8. Artemio Franchi

    Stupisce che non ci siano gruppi di cittadini che afrontino questi beceri vandali e li buttino nella darsena con 20 kili di zavorra al collo.

  9. Artemio Franchi

    Stupisce che non ci siano gruppi di cittadini che afFrontino questi beceri vandali e li buttino nella darsena con 20 kili di zavorra al collo.

  10. Anonimo

    Non sono d’accordo, un buon progetto deve tenere in considerazione questi aspetti. Quei muri, che sono brutti anche senza tag, sono un canto delle sirene per i writer.

    Buona la proposta di chi suggerisce di coprirli di edera.

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