"Anche le città hanno una voce" | Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | I protagonisti della trasformazione urbana: intervista a Carlo e Stefano Rusconi

Per le interviste di Urbanfile dedicate ai protagonisti della trasformazione urbana abbiamo incontrato Carlo e Stefano Rusconi di Impresa Rusconi, società i cui interventi immobiliari hanno caratterizzato e caratterizzano il territorio milanese (e non solo)

Impresa Rusconi rappresenta per Milano una di quelle aziende che ne hanno fatto la storia. Molti degli edifici che ne rappresentano l’identità sono frutto del vostro lavoro. Ci raccontate il vostro rapporto con Milano. 

Noi siamo di origini comasche, ma ormai siamo milanesi a tutti gli effetti.

Probabilmente  il fiore all’occhiello della nostra presenza sul territorio è l’Ospedale di Niguarda, realizzato sul finire degli anni 30, in compartecipazione con Impresa Morganti. Nei dintorni dell’Ospedale Impresa Rusconi aveva comprato terreni (vicino all’attuale Parco Nord) da cui cavava la materia prima (sabbia e ghiaia) per fare il calcestruzzo e aveva costruito una mini ferrovia che portava il materiale dai terreni sino al sito di utilizzo. 

Questo per dire che già allora esisteva una nostra visione di economia circolare molto avanzata, e anche produzione a km zero (per parlare in termini attuali)!

Altra costruzione importante è in Piazza Missori, il palazzo dell’Inps con progetto di Piacentini, che abbiamo realizzato tra il 1928 ed il 1929. Questa realizzazione  rappresenta di fatto l’arrivo a Milano di Impresa Rusconi che è nata in Svizzera nel 1907 e successivamente trasferita a Treviso perché durante la Prima Guerra Mondiale il fondatore, Carlo Rusconi (rispettivamente nostro nonno e bisnonno) era stato al fronte lì e aveva collaborato a una prima ripartenza, accorgendosi che nei punti della ricostruzione c’era una mancanza strutturale degli elementi fondamentali necessari come la calce. Aveva quindi realizzato una piccola fornace per fare la calce e questo contribuì alla ripartenza. 

Già da questo esempio emerge  il DNA di famiglia, ovvero quello di trovare soluzioni innovative. Questa capacità ha costituito nelle varie generazioni, siamo ormai alla quarta, e costituisce tuttora uno dei caratteri fondamentali che ci ha consentito di rimanere attivi per tanti anni. Quest’anno festeggiamo i 114 anni di attività, un traguardo importante che ci rende ovviamente estremamente orgogliosi e ci da il senso dell’impegno per proseguire nella nostra attività. 

Un altro esempio di questa capacità di innovazione  è rappresentato dal fatto che Impresa Rusconi fu tra le prime in Italia a importare le gru, strumento ovviamente fondamentale per il mondo delle costruzioni, ma che allora non erano ancora prodotte in Italia

Carlo Rusconi, il fondatore di Impresa Rusconi è mancato improvvisamente nel 1942, periodo nel quale stavamo costruendo la sede Rai di Corso Sempione su progetto di Gio Ponti. Dopo di lui è salito alla guida Pietro Carlo Rusconi e grazie al know how acquisito negli anni, ha dato la possibilità ad Impresa Rusconi di ripartire dopo la guerra. 

Nel 1952 prendemmo in carico la realizzazione della sede dei Vigili del Fuoco di via Messina che partì nel 1955 e fu terminata nel 1959.

A partire da quegli anni ci fu una riduzione dell’importanza e della iconicità degli edifici pubblici nel senso che si è entrati in un mondo sempre più orientato verso l’appalto e che prevedeva soprattutto efficienza in termini di costo e meno attenzione verso l’architettura. 

Questo ci ha portati a spostarci progressivamente verso l’edilizia privata. 

Fino all’entrata in vigore della Legge Ponte (siamo negli anni Sessanta) ci fu un grande fermento al fine di sfruttare le facilitazioni . Dopo l’entrata in vigore della nuova legge intorno agli anni Settanta è subentrata una grave crisi del settore poiché l’offerta – soprattutto a Milano – superava ampiamente la domanda. 

Abbiamo quindi iniziato a lavorare fuori Milano, prevalentemente ad Arcore e limitrofi, alternando lavorazioni in conto proprio e conto terzi ed evitando di lavorare nel mercato dei lavori pubblici per il quale le condizioni in essere fino agli anni Novanta erano proibitive.

Dopo l’esperienza fuori città siamo rientrati a Milano dedicandoci a studiare per individuare e attuare le norme urbanistiche che caratterizzavano quel momento storico specifico per realizzare interventi di ricucitura urbana. 

Abbiamo dunque iniziato a produrre esclusivamente in conto proprio fino agli anni Duemila quando abbiamo deciso di “cambiare nuovamente pelle” senza dimenticare la nostra natura:  pur mantenendo infatti le capacità tecniche dell’impresa di costruzioni abbiamo deciso di fare tutto…tranne la costruzione vera e propria che appaltiamo ancora oggia primari operatori, su cui manteniamo comunque il controllo tecnico, avendone noi le capacità.

Noi non nasciamo come immobiliaristi, bensì siamo tecnici delle costruzioni. In un mondo in cui la finanza è entrata pesantemente nel mondo delle costruzioni, noi rivendichiamo il nostro essere “magütt” nel senso che sappiamo bene cosa significhi costruire e non solo fare business plan. 

Siamo arrivati alla quarta generazione. Com’è cambiato il modo di costruire? 

Il modo di costruire è cambiato in maniera radicale: negli ultimi 15 anni finalmente è stata rivalutata la qualità architettonica del costruito. Fino a 15 anni fa non era tanto importante il fabbricato quanto il “contenuto” ovvero l’appartamento.

Oggi chi acquista dà giustamente importanza anche alla qualità architettonica dell’edificio, elemento ormai imprescindibile (e che comunque deve coniugarsi alla vivibilità degli appartamenti).

Urbanfile in qualche modo ne è la dimostrazione considerati i contributi anche dei vostri utenti al tema dell’importanza dell’edificio in quanto tale.

Bisogna sempre stare attenti a calibrare in maniera corretta innovazione e tradizione della costruzione: ci occupiamo della “cosa” più antica e cara ad ognuno di noi, ovvero la casa. Uno degli elementi che è insito nell’antropologia delle persone. 

Il tema dell’innovazione è complicato e deve avvenire nel rispetto di tutto quello che è stato precedente. Se ben vediamo il fatto che si stia tornando anche a una valorizzazione estetica delle costruzioni è un ritorno alle origini dove il proprio palazzo dovesse essere curato anche all’esterno. 

Abbiamo ovviamente una fortissima spinta verso l’innovazione che può essere declinata in vari modi, dalla tecnologia applicata agli appartamenti (ad esempio integrazione con Bticino e Amazon con il controllo vocale di tutto l’appartamento) a un tema di qualità dell’ambiente domestico (ricircolo aria, comfort, etc) 

In Italia – e non parliamo solo dei nostri interventi – facciamo le migliori costruzioni al Mondo: le tecniche costruttive, il grado di finitura, le tecnologie che vengono applicate . 

Cosa è importante oggi nei nuovi progetti? 

Un tema che spesso non viene analizzato a fondo e che invece riteniamo sia la chiave del successo di alcuni progetti è l’efficienza architettonica: ci sono progetti che ancora oggi  per puntare al bello non hanno una piena funzionalità e vivibilità. Questi elementi invece devono essere al centro della progettazione: un appartamento deve essere bello ma anche molto funzionale e nel nostro essere magütt c’è proprio la capacità di entrare nello specifico e di creare progetti che possano essere apprezzati dal mercato sia dal punto di vista estetico sia dal punto di vista funzionale. 

Fare architettura su tagli contemporanei è la chiave di come si possa innovare il mercato. I 100 mq di oggi equivalgono a 150 di una volta perché cerchiamo di evitare spazi persi con una giusta calibrazione delle stanze degli appartamenti e degli spazi comuni. 

Una delle innovazioni più importanti del PGT fu quella di realizzare spazi comuni che non cubassero, palestre o coworking condominiali che fanno la nuova qualità del vivere. Una norma della variante PGT nega questa possibilità e questo a nostro parere non è molto lungimirante. 

Il Covid ha evidenziato che fornire all’interno della proprietà spazi comuni versatili e completi sia importantissimo limitando anche gli spostamenti. 

Bisogna fare attenzione perché anche eccedere nella realizzazione di servizi comuni pone a carico degli acquirenti oneri gestionali importanti penalizzando lo sviluppo dell’operazione. 

Alcune operazioni trovano difficoltà a stare sul mercato perché le spese condominiali arrivano a superare i canoni di affitto e pensiamo che un equilibrio sia non solo utile ma necessario. 

Con la gettata dell’ultimo piano di Torre Milano, avete raggiunto il traguardo del vostro progetto forse più significativo degli ultimi anni. Progetti per il futuro?

Riteniamo che sia stia andando verso una saturazione per il segmento 5/7 mila euro al mq e pensiamo che in questo momento sia necessario guardare operazioni di altro respiro: o un po’ meno care, quindi in zone più  decentrate oppure di livello più alto come il pieno centro. 

Le prossime attività riguardano via Anfiteatrovia Martin Lutero (zona Gorla), stiamo costruendo a Cascina Merlata 170 appartamenti di edilizia convenzionata (lotto R3.5) con lo Studio Beretta Associati e che pensiamo di concludere entro la fine del 2023. 

Una ricetta per Milano la Milano del futuro?

Milano dovrebbe abbandonare gli egoismi individuali. Se un’impresa investe e costruisce lo fa seguendo le regole e sotto il controllo degli enti preposti a fornire le autorizzazioni; le prese di posizione ideologiche che talvolta sono contro cambiamenti di cui beneficia tutto il territorio a favore di un “non cambiamento” che predilige il singolo sono a nostro parere fuori luogo. 

Torre Milano, per esempio, sorge su un’area che era completamente edificata per 5000 metri quadrati. La nuova costruzione ne libera più di 3.000 a verde, visibilmente fruibile anche dalle strade circostanti Una delle obiezioni mosse al progetto è che il giardino è privato, senza considerare che gli alberi che verranno piantati creeranno ossigeno per tutto il territorio circostante, e comunque renderanno il quartiere più piacevole e verde. 

Una città diventa attrattiva se sa modificarsi producendo un nuovo modo di vivere. 

Porta Nuova, tanto per fare un esempio, è stata per cinquant’anni sede di un luna park anche perché non si riuscivano a superare gli egoismi e le prese di posizione contro qualunque innovazione. Oggi è un luogo attrattivo e vivace che ha dato nuovo slancio a tutta la città. 

Il PGT attuale è strutturato sulla ricostruzione dell’esistente, non sul consumo di suolo e questo è un dato molto importante che spesso si dimentica. 

Se diamo spazio alla sindrome del “nimby” non facciamo il bene della città. Non solo, Milano deve aprirsi verso l’esterno incentivando l’arrivo di nuovi abitanti, anche giovani, che possano contribuirne allo sviluppo. 

Condividi questo articolo su:
Share on Facebook
Facebook
Pin on Pinterest
Pinterest
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin



Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


2 thoughts on “Milano | I protagonisti della trasformazione urbana: intervista a Carlo e Stefano Rusconi

  1. Wf

    Se ben vediamo il fatto che si stia tornando anche a una valorizzazione estetica delle costruzioni è un ritorno alle origini dove il proprio palazzo dovesse essere curato anche all’esterno

    Questa è una cosa buona.

    Certo se i giardini sono privati ( torre maggiolina ndr) alla città torna indietro poco o niente.

    Cosa mi serve se non posso usufruire del parco pubblico se non è pubblico.

    E magari è dietro a un muro condominiale.

    Molto meglio quei lotti dove il comune in cambio del diritto a costruire IMPONE al privato la realizzazione di giardini ad ACCESSO pubblico.

    In molti casi avviene proprio cosi.

    Ci guadagna il privato che può costruire e ci guadagnano i cittadini di TUTTO il quartiere.

    Questo vuol dire non inseguire egoismi singoli.
    Non viceversa.

  2. Anonimo

    Bello leggere il punto di vista di chi investe su Milano, ma l’intervista è (a mio parere) troppo alla camomilla.
    Capisco che nessuno (specie un imprenditore) si vuole esporre su quali siano i veri problemi di chi opera su Milano, ma ridurre tutto al “nimbysmo”, sabbiamo tutti che è quanto meno limitativo 😉
    Comunque, bravi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.