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Milano | Calvairate – L’Ex Macello diventa ARIA, masterplan di Snøhetta

Un nuovo quartiere vivo, giovane e brulicante di attività grazie al nuovo Campus internazionale dello IED (Istituto Europeo di Design), a un distretto museale scientifico dedicato alla divulgazione delle tecnologie e a un sistema di spazi aperti a tutta la città, con case a prezzi accessibili (sotto i 2.500 euro al mq) per 1200 famiglie e centinaia di studenti.

È questo il futuro dell’area dell’ex Macello secondo ARIA, il progetto vincitore della seconda edizione di Reinventing Cities, il bando internazionale indetto dal Comune insieme a C40 che prevede l’alienazione o la costituzione del diritto di superficie di siti da destinare a progetti di rigenerazione urbana in chiave sostenibile.

Il progetto è stato presentato da Redo Sgr con Deltaecopolis, CCL, IED Istituto Europeo di Design, CA Ventures e E.On, progettato dagli studi Snøhetta Oslo, Barreca & La Varra, Stantec, CZA Cino Zucchi Architetti per il campus IED, Chapman Taylor, Mpartner, Fondazione Housing Sociale, Fondazione Politecnico di Milano, prof. Marco Filippi,  Deloitte, Planet Smart Cities, MIC Mobility-in-Chain, PNAT, GaiaGo, LifeGate, Cresme Ricerche, LAMA development & cooperation, Fondazione Don Gino Rigoldi, Amici di Edoardo, ènostra, Edoardo Tresoldi, The Fab Lab, Festival della Scienza, Eatour, Electreon, Mare Culturale Urbano, Giacimenti Urbani.

“Il progetto di recupero dell’ex Macello – dichiara il Sindaco di Milano Giuseppe Sala – dimostra come Milano si possa rigenerare a partire dalla sua storia, con progetti in grado di coniugare passato e futuro, qualità architettonica e sostenibilità. Da un mercato dismesso nascerà un polo culturale d’eccellenza, con edilizia di qualità a prezzi accessibili, verde e servizi. Reinventing Cities è nata insieme a C40 proprio con questo obiettivo: ricucire pezzi di città in un’ottica innovativa, nel rispetto di elevatissimi standard ambientali, portando benefici diffusi sul territorio grazie a una stretta sinergia tra pubblico e privato. Sostenibilità, proiezione internazionale e inclusività: è questa la via per continuare a far crescere Milano e farla camminare insieme alle grandi città del mondo”.

“Questo progetto – dichiara l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran – recupera edifici di pregio da lungo tempo inutilizzati restituendoli alla città, crea un nuovo quartiere con case accessibili per tutti e consentirà l’ampliamento di una realtà importante a livello internazionale come lo IED. Sono sempre più numerose le istituzioni culturali che scommettono su aree meno centrali della città, dall’Accademia di Brera che aprirà a Farini al Conservatorio a Rogoredo, dalla Scala al Rubattino al Politecnico alla Bovisa. È un segnale lampante di come tanti quartieri, attraverso la cura dello spazio pubblico, stiano sviluppando una nuova attrattività, che si rafforzerà ulteriormente con l’insediamento di luoghi legati alla cultura”.

“La trasformazione dell’ex Macello è un progetto faro per il futuro urbano verde e fiorente che vogliamo – dichiara Hélène Chartier, Head of Zero carbon development per C40 –.  Reinventing Cities è stato un grande successo a Milano così come a Oslo, Reykjavik, Parigi, Madrid, Chicago, San Francisco, Houston, Montreal, Singapore, Auckland e altre città ancora. Vorrei ringraziare tutti i partecipanti al bando e fare i complimenti al Comune di Milano. Quando quattro anni fa abbiamo avviato Reinventing Cities, Milano è stata la prima città a salire a bordo e da allora è stata un grande partner di C40 per modellare e co-sviluppare l’iniziativa”.

Il sito dell’ex Macello nel distretto di Calvairate, si estende per 15 ettari ed è composto da due aree, attualmente separate da via Cesare Lombroso, in passato parte della cittadella dei mercati generali. Il masterplan di ARIA prevede non solo il recupero e la rifunzionalizzazione degli edifici storici esistenti, che conserveranno gli elementi architettonici attuali e avranno una vocazione culturale predominante, ma anche il mantenimento di altri quattro edifici non vincolati. Il recupero degli immobili, andando oltre le richieste della Sovrintendenza, sarà funzionale sia alla creazione di un luogo fondato sul recupero, sia alla strategia complessiva di sostenibilità: grazie al riutilizzo di oltre 30.000 m2 di superficie costruita si risparmierà la produzione di oltre 4.500 m3 di calcestruzzo armato pari a oltre 2mila tonnellate di CO2 emessa.

Nei due grandi padiglioni gemelli più a nord verrà realizzata la nuova sede dello IED.  L’Istituto Europeo del Design, che opera a livello internazionale nel campo della formazione e della ricerca nelle discipline del Design, della Moda, delle Arti Visive e della Comunicazione, ha infatti scelto di unificare le sue sedi attualmente sparse nella città nel perimetro dell’ex Macello, incrementando i propri spazi con l’obiettivo di ampliare l’offerta formativa e renderla sempre più competitiva a livello mondiale. Oltre ai due padiglioni storici, il Campus dello IED comprenderà anche un edificio di nuova costruzione sul margine nord.

Nei pressi del padiglione centrale, la cosiddetta “Galleria”, nascerà il POD (Point of Disclosure) Science & Art District, un distretto per la produzione e la divulgazione scientifica pensato con l’obiettivo di aumentare il capitale scientifico e potenziare le STEM, che ospiterà mostre, eventi, laboratori aperti alla città. Al Fab-Lab del POD, che verrà realizzato in due edifici limitrofi già esistenti, verranno organizzati corsi rivolti alla cittadinanza per apprendere il funzionamento e l’uso delle nuove tecnologie digitali e dei software, ma anche per riparare piccoli elettrodomestici o educare al consumo responsabile. Altri spazi saranno occupati dalle attività culturali di Mare Culturale Urbano e dalla Bottega delle Arti e dei Mestieri, orientata all’inserimento lavorativo dei ragazzi che hanno interrotto il corso di studi e che non hanno ancora un lavoro.

La parte residenziale si svilupperà prevalentemente a sud e ospiterà circa 1200 nuclei familiari con un mix tra Social Housing (circa 60mila mq, di cui 60% in locazione a canone convenzionato e il 40% in vendita agevolata, con valori di locazione compresi tra 60 €/m2 e 115 €/m2 – equivalenti ad un affitto mensile di 500 euro per un trilocale da 75mq – e a valori di vendita pari a 2250 €/m2), uno studentato con 600 posti letto e una piccola quota di edilizia libera (circa 7mila mq). Diffusamente nel quartiere si insedieranno servizi di prossimità come un centro medico, la portineria di quartiere, una scuola per l’infanzia (che verrà realizzata in uno dei 4 edifici esistenti non vincolati che verranno preservati), una ludoteca, spazi di coworking, uffici e attività commerciali, con un’attenzione particolare all’attivazione dei piani terra per rendere vivo il quartiere durante tutto l’arco della giornata. I nuovi edifici si collocheranno soprattutto lungo il bordo dell’area e avranno caratteristiche di elevata sostenibilità: tetti verdi, costruzioni in legno ed ecocemento, utilizzo di impianti fotovoltaici e certificazioni di livello LEED Gold.

Negli spazi degli ex recinti del Macello e dell’avicunicolo si svilupperanno circa 45mila mq di spazi pubblici, con un sistema di piazze, tra cui una principale a cavallo di via Lombroso di congiunzione tra le due aree, che delimiteranno il parco di circa 30mila mq e fungeranno da mediazione con la città. Verranno inoltre piantati circa 2mila nuovi alberi e troveranno spazio una serie di attività all’aperto: orti sociali, playground, aree attrezzate per lo sport, aree dedicate alla musica, al cinema e al teatro all’aperto.

Aria prevede di ospitare un totale di circa 15mila presenze giornaliere tra nuovi residenti (circa 3mila) e city users, e circa 30mila posti di lavoro indotti.

Dal punto di vista della viabilità, il masterplan immagina la riqualificazione come boulevard alberato di via Lombroso e prevede, in linea con quanto previsto dal PGT, la creazione di un collegamento tra via Vismara e via Azzurri D’Italia. ARIA mira a diventare parte integrante del quartiere al contorno, andando a ricucire la rete ciclopedonale e massimizzando il potenziale di accessibilità alla fermata del Passante Ferroviario di Porta Vittoria e alle fermate di trasporto pubblico lungo viale Molise. Il progetto prevede la messa in sicurezza della rete ciclabile lungo via Lombroso e l’estensione della rete presente sull’asse nord-sud di viale Molise lungo tutto il fronte dello sviluppo per raggiungere tutti gli assi pedonali che portano verso l’interno del sito. Nel nuovo distretto verranno creati inoltre spazi dedicati ai sistemi di sharing urbano, punti di ricarica elettrica e un servizio di car sharing elettrico di quartiere on demand.

ARIA ambisce ad essere la prima Area Carbon Negative del Comune di Milano. In un’ottica di sostenibilità condivisa, il progetto prevede un coinvolgimento della comunità attraverso un’infrastruttura digitale abilitante che possa consentire agli abitanti e ai conduttori di attività commerciali del quartiere di adottare comportamenti intelligenti e sviluppare la capacità di resilienza e responsività. In ARIA, i futuri residenti potranno confrontare i propri consumi e avere una visione chiara del comportamento che il singolo utente ha sull’uso dell’energia, oltre a capire quali azioni potranno influire sulla quantità di energia e acqua consumate e potranno comparare le proprie prestazioni energetiche rispetto alla media del quartiere.

Il progetto presentato da Redo SGR prevede una prima fase di usi temporanei, al fine di restituire alla città l’area da subito, con l’obiettivo di renderla sicura, salubre e connessa. Per questo si prevede, nella fase identificata come “meanwhile”, la proposta di utilizzo “tattico” di tutti gli spazi aperti e coperti già idonei per svolgere attività temporanee di carattere culturale e divulgativo, in attesa di avviare la fase realizzativa che porterà ARIA al suo assetto definitivo.

La rigenerazione dell’ex Macello si inserisce nel quadrante sud-est della città, cuore di consistenti interventi di rigenerazione urbana. Nell’ambito del progetto Porta Vittoria si sta realizzando il parco pubblico in continuità con il Parco Formentano. Nello scalo di Porta Romana, in dialogo con la rigenerazione prevista su piazza Trento nell’ambito del progetto della nuova sede di A2A, nascerà un nuovo quartiere sostenibile che nel 2026 ospiterà anche il Villaggio Olimpico. A Corvetto sono state recentemente riqualificate piazza San Luigi e piazza Ferrara e sono in corso i lavori risistemazione definitiva in piazza Angilberto II; mentre attorno via Sile, dove di recente hanno trovato casa diverse direzioni del Comune di Milano, sono in programma interventi riqualificazione che riguardano le strade e lo spazio pubblico. Spostandosi più a sud, a Rogoredo è stato recuperato il parco Cassinis grazie allo straordinario lavoro di Italia Nostra, mentre a Santa Giulia è stata approvata la variante che consentirà di completare il quartiere e realizzare l’arena per le Olimpiadi del 2026.

Qui di seguito l’area come appare attualmente.

Referenze fotografiche: Snøhetta, Comune di Milano, render credits Wolf visualizing architecture

Tag: Calvairate, Viale Molise, Via Lombroso, Snøhetta, Reinventing cities, Progetto, Masterplan, IED (Istituto Europeo di Design)

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


40 thoughts on “Milano | Calvairate – L’Ex Macello diventa ARIA, masterplan di Snøhetta

  1. Maurizio

    Bellissimo. Tra 10 anni Milano potrà competere con le migliori città europee per la qualità degli interventi previsti (Farini, Romana, Santa Giulia, ex Macello, Bovisa).

  2. Dan

    Grazie Sala, alla faccia di tutti quelli che dicono che vivi solo di progetti delle vecchie giunte del passato.

    Elenchiamoli pure alcuni lavori:

    Ex macello, piazzale loreto, scalo romana, Bovisa goccia,piste ciclabili, piazza aperte, forestami, Expo, metro M5, viale Padova, Zone 30, riqualificazione darsena, green circle, futura piazza San babila e piazza cordusio.

    Dopo anni e anni finalmente Milano diventa competitiva. Sul serio!!!!

    (Senza dimenticare la serietà lavorativa del nostro sindaco rimanendo fuori dalla “solita” corruzione italiana)

    Grazie!

    1. Anonimo

      Tremo all’idea di cosa potrebbe diventare Milano se a venire eletto fosse il fantoccio delle destre.. un sindaco marionetta non pensante, che ripete a pappagallo le tre cose imparate dai sondaggi: che le piste ciclabili vanno cancellate, che ci vogliono più parcheggi gratis per tutti e che le periferie sono luoghi orrendi dove la gente vive di stenti e rischia la vita come mette il piede fuori da casa.
      Molto bello questo progetto. Speriamo in tempi rapidi di costruzione. Milano ha bisogno di case a edilizia accessibile.

    2. Anonimo

      Sulla metro m5 dovresti studiare, su Expo pure. La metà delle cose che hai elencato sono ancora progetti sulla carta, annunciati in gran fretta poche settimane prima delle elezioni. Quanto all’altro soggetto sotto al tuo commento: quando a Milano hanno governato “le destre”, due luoghi : city life e Porta Nuova, non c’è bisogno che si dica altro.

      1. Anonimo

        Eh si. Le destre risolveranno tutti i nostri problemi. Elimineranno l’inquinamento incentivando le auto e cancellando le piste ciclabili. Risolveranno la pericolosità delle periferie con il diritto di girare armati e ammazzare chi vogliamo giustificandoci che ci è partito un colpo e risolveranno i problemi di parcheggio costruendo migliaia di posti auto sotterranei gratis per tutti, tanto che ci vuole! Spero che salvini e meloni non mettano le mani sulla città più importante del Paese, sarebbe un vero disastro.

      2. Andrea

        City Life e Porta Nuova (e M5) sono stati l’avvio di un modello di sviluppo che purtroppo sembra essere ancora perseguito dall’attuale sindaco (seppur in maniera più controllata): dai un terreno ad un privato e fagli fare tutte le speculazioni che vuole in cambio di un piccolo lembo di terra da donare ai cittadini per far credere loro che il Comune abbia fatto qualcosa.

        Il tutto giustificato dal motto: “meglio di quello che c’era prima”.

        Questa giunta (e la precedente) almeno ha saputo immaginare e progettare anche interventi diversi da quelli facili facili che ho descritto sopra: gestione attiva della mobilità, piazze aperte e pedonalizzazioni, valorizzazione degli eventi culturali, valorizzazione dello stato sociale (vedi case popolari a MM) e promozione della coesione sociale (al posto di promozione dell’odio verso alcune categorie) e una timida calmierazione dell’utilizzo dei privati per far fare loro ciò che dovrebbe fare il pubblico.

        In ogni caso tutto questo discorso non centra niente con i rendering che stanno in questo articolo, che per la maggior parte sono frutto di ditte straniere, non della giunta comunale che ha solo la fortuna di avere a disposizione dei luoghi dismessi con i quali poter sognare.

        1. Albe

          Quoto tutto, tranne la sufficienza nel trattare il masterplan presentato.
          In tutta Italia solo Milano ha la fortuna di saper attrarre investimenti e quindi progettualità.
          I masterplan visti finora sono nettamente migliorativi della condizione esistente e francamente pur pensando che si possa fare di meglio cavalcherei il motto e l’onda.
          Il mondo sta cambiando, Milano ha bisogno di essere bella e di avere più abitanti possibili.
          Abitanti vuol dire mettere in conto insulse speculazioni residenziali come quelle viste finora nei masterplan ed offrire Vivibilità. La Vivibilità passa anche dal possesso e gestione di una macchina per famiglia con relative infrastrutture correlate.

        2. Anonimo

          Solito commento che trasuda di ideologia ed odio. Il modello dello sviluppo urbanistico largamente affidato a privati è l’unico possibile, almeno di non alzare le tasse all’80% o il debito pubblico al 200%.

          Il ruolo del pubblico è di dare una direzione e dei paletti all’interno di cui si possa muovere l’iniziativa privata. Porta Nuova e Citylife non sono solo “meglio di quello che c’era prima”, ma sono aree che attraggono cittadini di ogni censo (vedi biblioteca degli alberi e -purtroppo a mio modo di vedere- si alzi commerciali sotto le Tre Torri) ma anche turisti a testimonianza che le due aree tanto male non sono fatte.

          Questo può permettere al Comune di concentrare risorse per progetti come quelli che hai giustamente elencato.

          Ma il semplice fatto che alcune operazioni di grande visibilità ed indubbia qualità siano realizzate da privati scatena in te un rifiuto puerile…

          Quanto ai commenti di molti, se guardo alle amministrazioni comunali degli ultimi vent’anni, non vedo la differenza di operato che si vuole artificialmente creare per sostenere la propria parte politica. All’ultimo giro elettorale, credo che un sindaco Parisi avrebbe fatto molte cose che Sala ha introdotto (a scanso di equivoci io ho votato Beppe, ma non mi sarei fasciato la testa avesse vinto il rivale). L’elettorato milanese è riuscito a creare una selezione naturale virtuosa che premia candidati pragmatici, non ideologici, capaci. E infatti la ricerca degli sfidanti si piega a queste regole e il contributo dei leader nazionali dei partiti in campagna elettorale è minimo.

          Rispettiamo Milano evitando tanto cinema politico per i prossimi quattro mesi. Grazie

          1. Wf

            In Porta Nuova e Citylife il conune ha IMPOSTO che i grandi parchi siano accessibili al PUBBLICO in cambio dei diritti a costruire.

            Quindi si. Il pubblico DEVE tutelare noi cittadini dall’interesse privato.

            Non demonizzerei il privato MA

            busogna IMPORRE al privato l’interesse GENERALE e non l’interesse particolare.

            E questa è una cosa buina e giusta.
            Senza ideologia come dici tu.
            Si chiama BUONA gestione della cosa pubblica.
            Per chi ha la memoria del canguro i diritti a costruire sono COSA PUBBLICA ndr.

            Senza un pso pubblico forte che ha difeso i nostri interessi oggi a porta nuova o citylife avremmo dei bei parchi condominiali privati dove nessuno di voi potrebbe MAI accedervi…

            Repetita juvant

            Il privato deve essere governato da un pubblico efficiente.

      3. Dan

        Tu che citi city life e porta nuova sai benissimo che è roba per ricchi e dopo aver comprato il gelato o bevuto un drink, rientri verso casa tua.

        Qui stiamo parlando di un altra storia, prezzi abbordabili e studentati che anche i meno agiati si possono permettere!

        Milano cambia prospettiva con la giunta Sala, ed non è solo una questione per le nuove elezioni. È il suo ideale di città!

        Chi mente è falso !

        O veramente vogliamo affidare la nostra Milano alla lega ?

    3. Anonimo

      Il tuo commento mi piace soprattuto perché sia per la metro 5 che è stata voluta per Expo, sia Expo erano contrari alla loro realizzazione, di tutti gli altri progetti iniziato sono ancora tutti su carta in 5 anni di questo sindaco non ne è stato iniziato uno , a parte Santa Giulia voluta da Pisapia e forestami dove fin ora sono stati piantati in comuni del area metropolitana, dove sala non centra nulla, ti ricordo che il tuo sindaco è stato condannato per Expo per falso.

      1. Anonimo

        Però qui devi metterti d’accordo con te stesso.
        O guardi quando i grandi progetti vengono deliberati (e pochissimi completano in cinque anni l’intero corso dalla decisione all’inaugurazione) oppure quando viene tagliato il nastro.

        Gli scali ferroviari, MIND e le Olimpiadi, per stare ai progetti più visibili dell’ultima giunta saranno realizzati sotto la prossima, così come tanti dei progetti completati nel passato quinquennio sono stati ideati con altri sindaci.

        Mancherà sempre la controprova, ma l’80% dei grandi progetti viene realizzato a prescindere da chi sia seduto a Palazzo Marino.

        Penso che programmi come piste ciclabili o verde in città, nel bene o nel male sia più ascrivibili ad una singola amministrazione

  3. pablo

    Bravi, bravi, bravi! Avanti così, nessun’altra città europea sta vivendo una tale trasformazione, davvero incredibile a pensarlo 10 anni fa!

  4. Anonimo

    Qualcuno mi può spiegare come mai nella foto dello stato ora ci sono alberi di 40 anni sono alti 4 metri, e nei rendering lo stesso albero è diventato di 6 metri.
    credono che in 4/5 anni abbia uno sviluppo sovranaturale? oppure se ingrandisci le piante sembra che ci sia più verde di quello che c’era già prima?

    1. Anonimo

      La magia della vegetazione con crescita da giungla tropicale nei rendering lascia sempre stupefatti. Milano come Angkor Vat!

      Però il progetto come tanti altri in città è stupendo

  5. basterebbe investire tanto-quanto anche sull'arredo urbano.

    Nel render ci sono alberi bellissimi, laghetti e fiori, il VERDE finalmente irrompe in città! Ma è solo ipotetico. Pura suggestione per migliorare il progetto in fase di presentazione. Lo sappiamo. In generale tutti questi progetti di cui si accenna qui e compreso questo, sono sforzi di riconversione del vecchio luogo pensando solo alle funzioni. Si creano spazi per funzionare su ipotesi di utilizzo che convincano il futuro compratore. Mi sembra che nei progetti si punti solo su questo: edifici e quartieri funzionali (quando si tratta di progetti davvero riusciti) ma manca la dimensione estetica. Su un singolo edificio è solo relativo, su un quartiere cosi’ vasto diventa importante. Mancando una dimensione estetica forte (e al netto di queste giungle fittizie) i progetti risultano, convenzionali, seriali, cioè sterili. Manca una poetica del progetto. Quindi un edificio resta un ammasso di piani, finestre e corridoi, ecc. Un quartiere, un semplice aggregato di edifici standard. Si coglie la sola funzione, i progettisti lavorano intorno i flussi le cifre e bla, bla,bla. Risultato: un domani non avremmo piu’ una forte identità locale come nei secoli scorsi. Da una parte c’è l’ iperpmercato della grande distribuzione, dall’altro il mercato di quartiere con ambulanti che propongono prodotti unici. Stiamo realizzando la Milano degli ipermercati. Diventeremo cosi’ standard, banali e noiosi come questi nuovi quartieri?!
    Eppure basterebbe investire tanto-quanto anche sull’arredo urbano.
    Fare concorsi per monumenti e fontane per dare un’anima locale a questi luoghi….persino i cinesi lo hanno capito…

    1. L.

      E’ ovvio che il verde cambierà, ogni progetto pian piano si modifica. Tutti lo sanno, sta avvenendo nel progetto Symbiosis, nel masterplan dello scalo di porta romana (lì addirittura hanno ridotto le volumetrie inserendo nuovi spazi aperti) ed avverrà in altri progetti.
      Da capire poi cosa la porta a definire questi progetti banali. Città dei supermercati? La pregherei di andare a Torino per vedere cosa effettivamente è una città che si sviluppa solo grazie agli investimenti dei supermercati, a Milano assolutamente così non è. Siamo nel 2021 è ovvio che l’architettura cambia, muta. L’identità del 2021 non sarà mai come quella del secolo scorso come quella del 1900 non era quella del 1800.
      Sinceramente qui di banale, standard e noioso ho trovato solo il suo commento, pregno di luoghi comuni e inesattezze.

      1. Anonimo

        Le piace Milano Santa Giulia ? Lo trova un caso riuscito ?il modello da seguire nella rigenerazione urbana è quello di Porta Nuova. Che rappresenta il migliore interventi di architettura su grande scala mai avuto in Italia . Sono gli abitanti stessi che lo attestano quotidianamente visto il numero di persone che “visitano il quartiere “ . Il parco è meraviglioso , la piazza pedonale una cartolina in ogni scorcio .ecc ecc. altro caso : la Bicocca che piace a pochi . Esteticamente omogenea ma asettica ; è un insieme di campus , abitazioni e uffici vari come questo progetto ma non è amato. Ci si va perché costretti , il quartiere non seduce e non convince a passare tempo libero. Per farla breve : Bisognerebbe decifrare il successo e l’insuccesso di questi progetti e trarne le dovute conseguenze per farne tesoro per un possibile modello urbano da iniettare nei vari cantieri futuri. Con onestà intellettuale e senza retorica da ufficio stampa.

        1. Anonimo

          E comunque Torino vanta progetti strepitosi che Milano si sogna. A partire dalla stazione alta velocità. Il grattacelo davanti al tribunale, il recupero di edifici industriali come Lavazza o la creazione di campus di ricerca. Senza dimenticarsi del lingotto e dei progetti x le olimpiadi invernali .Torino rispetto a Milano è molto più consapevole della qualità urbana contemporanea.

          1. Anonimo

            Sì, tutti vi invidiano gli impianti olimpici mezzi vuoti, il villaggio olimpico occupato abusivamente per non parlare di quel capolavoro del grattacielo Intesa Sanpaolo, come noto infatti a Milano non si sono realizzate torri che possano reggere il confronto negli ultimi anni. Basta crederci.
            Dimenticavo la stazione di Porta Nuova, bella e vuota tanto quanto la città che la ospita.

          2. Anonimo

            Sarà come dici ma intanto Torino (che è più piccola di Milano) ha il suo Museo di Arte Contemporanea e una Rete di Biblioteche Civiche molto attiva a portare la Cultura (vera) nella città (ad esempio la Poloteca).

            Noi a Milano saremo anche i migliori d’Italia, ma siam sempre fermi “all’evento” per la fotina su Instagram e “all’aperitivo” come forma sovrana di svago.

        2. Anonimo

          Tanta saccenza e “onestà intellettuale e senza retorica da ufficio stampa” e poi paragonare due quartieri (Santa Giulia e Bicocca, sottolineo quartieri)
          con PortaNuova.

          1. Anonimo

            Porta nuova è davanti al Fatebenefratelli.
            Se intendete GaeAulenti è una piazza con una fontana con grattacieli per uffici e quattro negozi intorno.
            Da studiare sarebbero solo gli sfigati che ci vanno solo per farsi i selfie o per mangiare un gelato.

          2. Anonimo

            Beh, l’area denominata Porta Nuova ha una serie di grattacieli su Viale Liberazione (con zone verdi retrostanti), piazza Aalto, la passerella su Melchiorte Gioia, l’erigenda Torre Unipol, gli edifici più bassi con legno in bella vista, il BAM e poi il Bosco Verticale e molto di più…

            Può piacere o meno, io che abito ad Isola a cinque minuti a piedi, apprezzo alquanto. Molti che disprezzano, sotto sotto ammirano ma troppo compiaciuti del loro ruolo di critico e censore non riescono ad ammetterlo

        3. Anonimo

          La Bicocca non è così brutta. Ciò che la rende brutta sono gli stradoni che la tagliano e il traffico aggressivo che separa ogni funzione. Il teatro è separato da uno stradone, così la stazione, l’Università, il Bicocca Village. Non c’è quasi nulla di veramente pedonale e il verde è ai margini. È un concetto ormai vecchio di urbanistica, con le auto che la fanno da padrone e quindi degradano tutto il tessuto urbano. I quartieri più di successo al mondo sono quelli totalmente pedonali, anche storicamente (Duomo e Brera o i centri storici delle nostre città)

          Per fortuna porta romana sembra essere tutta pedonale, e sono abbastanza sicuro che sarà un successo, perché c’è il giusto mix di tutto, abitazioni, uffici, verde, divertimento e cultura.

          1. Anonimo

            Senta il mio ideale è lOutlet di Serravalle. Strade solo per pedoni architettura familiare e pensata per il pedone, il calore delle facciate, le Fontane , portici e arredo urbano non stile starter kit . Quello è un esempio di quartiere che piace a tutti tranne agli architetti . Si tratta forse anche banalmente lo ammetto, di costruire spazi senza violentare l’ideale di città che tanto ci contraddistingue all’estero. Sarò nostalgico , reazionario , o imbecille ma a me la deriva urbanistica che ha preso Milano non mi convince . Ok aumentare il verde ; ok mischiare le funzioni ; ok l’housing sociale, ok il riutilizzo di archeologia industriale ecc :su questo siamo tutti d’accordo, poi però pensate al fatto che siamo in Italia e non in una metropoli cinese o americana .

          2. Anonimo

            E’ mai stato in Coro Buenos Aires? Stradone quasi stile tangenziale e macchine, furgoni e scooter che passano a gran velocità. il verde è inesistente, come per bicocca i pedoni hanno solo i marciapiedi. Eppure il quartiere è vivo e lotta insieme a noi. Sembrerebbe che il problema sia un altro ancora. Bicocca è semplicemente un errore. Come lo saranno i prossimi quartieri in cantiere. Gli architetti sono troppo pieni del loro ego per accettare di rivedere il modello urbanistico anti urbano.

          3. Anonimo

            Il mio ideale invece e’ il Club Mediterranee. Pensato solo per i pedoni, le famiglie e i bambini, vialetti ombrosi a volontà. Architetture piacevolissime e colori rilassanti.

  6. Anonimo

    Deve trasferirsi in Francia . È li che l’ambiente viene al primo posto . Qui si fa solo speculazione edilizia . Anzi speculazione e basta .

      1. Anonimo

        Lo so, mi ha fatto ridere infatti, non volevo essere aggressivo 🙂 comunque, se ha tempo e non la conosce bene, le consiglio anche solo una gita a Nizza, a due passi da Milano : una città che trabocca di verde e arredo urbano di buon gusto. Con un rinnovo urbano infrastrutturale in pieno fermento. Certo pagano parecchie tasse comunali. Ma diciamo che se ne vedono ovunque i bei risultati.

        1. Anonimo

          Conosco benissimo Nizza (e dintorni) Concordo con Lei solo per quanto riguarda la zona centrale pero’ e aggiungo che ancor prima di arrivarci, all’ uscita della galleria in autostrada quando si vede Mentone dall’ alto ci si rende conto della differenza. Senza fare banali osservazioni antiitaliane sia chiaro.

          1. Anonimo

            E comunque a proposito di speculazione edilizia anche in quella costa non scherzano

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