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Milano | Porta Venezia – Tornato a splendere il palazzo coperto dalla vite di Viale Majno 20

Terminato il restauro conservativo del grande palazzo residenziale di viale Majno 20 a Porta Venezia, famoso per essere rivestito per buona parte dell’anno da una ricca vegetazione che ne ricopre tre quarti della facciata.

L’intervento di restauro condotto da Riva Restauri, ha tenuto conto della presenza delle piante rampicanti che ne caratterizzano la facciata da oltre mezzo secolo.

Le opere per la conservazione dell’ambiente costruito della monumentale facciata esterna del palazzo, sono iniziati dovendo considerare un aspetto non consueto. Infatti il team Riva, fortemente impegnato sia per risolvere patologie gravi degli elementi architettonici sia nel tenere in vita il verde cresciuto sul bene costruito, diventato in decenni un elemento di decoro importante dell’architettura. Si tratta di due tipologie di formazioni arboree che interessano per tre quarti le geometrie di facciata. Per la maggior parte della superficie si è estesa la vite del Canada ( Parthenocissus tricuspidata) mentre sul lato destro si è attorcigliata una glicine (Wisteria sinensis). Per affrontare il consueto lavoro di restauro conservativo dell’opera è stata necessaria la sinergica collaborazione di un agrotecnico e di un biologo.

Una delle prime attività è la potatura controllata e cautelativa della vegetazione vicino alle aperture. I tralci liberi, invece, sono stati raccolti, legati ed allontanati delicatamente dalle porzioni di facciata per un successivo e controllato riposizionamento. Le legature sono state fatte con materiale speciale per evitare strozzature e lesioni ai rampicanti. I tralci maggiormente adesi in più punti sull’intonaco e sugli elementi aggettanti, sono spesso intrecciati ed irremovibili. E’ stato eseguito un meticoloso controllo dello stato di fatto che ha selezionare le zone dove rimuovere il secco nascosto dal verde e limitare lo spessore della vegetazione. L’intenzione di Riva è stata proprio quella di preservare il più possibile la conservazione del palazzo trasmettendo tuttavia al futuro una facile lettura dell’opera esistente, senza cancellare le tracce di quell’ambiente costruito dal verde che, nel tempo, ha ridisegnato l’aspetto attuale. Per rimanere lontani da rinnovamenti e riprogettazioni che, di fatto, non rispettano la materia antica ma la riducono e la trasformano in una nuova esercitazione progettuale, il modus operandi studiato nel progetto di Enzo Medardo Costantini si basa su un rigoroso controllo tecnico-scientifico e storico critico.

Del palazzo di viale Majno al 20 a Porta Venezia, ha sempre colpito il suo mantello composto da un folto manto in fogliame che, con leggiadria ed eleganza, veste tre quarti della facciata principale. Il viale, dove sono ubicati sia palazzi di architettura contemporanea del dopo guerra sia di architettura antica del XV secolo, è orientato da nord a sud, così completamente esposto alla luce solare nelle ore centrali della giornata. Questa situazione ha sicuramente contribuito alla crescita ed al mantenimento delle piante che si sono diramate sulla facciata, invadendo finestre e balconi. Le piante, conquistando inesorabilmente gli spazi, celano quasi completamente un palazzo dei primi decenni del ‘900 sorto in un periodo storico in cui Milano era proiettata freneticamente all’assunzione di stili di modernità avanzata. Siamo nel periodo dove l’idealismo razionale avanza implacabile, e dove l’immagine della città costruita viene sostanzialmente modificata con il progressivo abbandono degli elementi distintivi stilistici che hanno caratterizzato gli anni tra la fine del XIX e gl’inizi del XX secolo.

AI civico 20, però, si trova ancora un’interessante opera sfuggita alle trasformazioni del razionalismo, ma piuttosto calzante fedelmente al neoclassico semplificato, ovvero allo stile Novecento, mediatore tra le tendenze razionaliste d’avanguardia e il conservatorismo dell’accademia. Con l’introduzione di nuove tematiche edilizie e con la volontà di placare l’esuberanza dello stile risorgimentale ancora presente, si cerca di semplificare i particolari architettonici, si lisciano le murature, si scelgono i balconi con balaustre piene, si appiattiscono le cornici, si alleggeriscono i capitelli tornando alla solita intramontabile romanità. Si ha la necessità di un ritorno all’ordine dello spazio architettonico e lo stile neoclassico, derivato da studi coerenti a dare simmetrie importanti e volumi ordinati, esalta le proporzioni e la visione scenografica d’insieme.
Il palazzo rappresentato in una fotografia dei primi anni del secolo scorso mostra il suo apparato compositivo prima che venisse nascosto dalle piante. Testo: Architetto Laura Gropallo

Referenze immagini: Roberto Arsuffi; Google

Testo: Architetto Laura Gropallo; Riva

Riqualificazione, Viale Majno, Porta Venezia, Architettura, Restauro

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


2 thoughts on “Milano | Porta Venezia – Tornato a splendere il palazzo coperto dalla vite di Viale Majno 20

  1. Giovanni Nanetti

    Uno dei palazzi iconici della Milano più elegante e bella nel senso ampio del termine: connubio perfetto tra sobrietà e magnificenza, in uno dei viali simbolo della Milano che mi piace.

  2. Anna M.

    Il palazzo è bellissimo e la cascata di verde che lo ricopriva lo rendeva davvero unico. Mi auguro che il restauro sia stato veramente rispettoso di tale unicità, portando alla luce lo splendore architettonico dell’edificio senza sacrificare il verde che lo connotava.

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