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Milano | Città Studi – Le casette dipinte di via Balzaretti e la strada delle lavanderie

Città Studi è un distretto che si è formato a partire dal 1900, prima qui vi erano i campi coltivati, le cascine e centinaia di rogge, canali e fontanili. Dominavano la scena le Cascine Doppie e Vallazze nella parte settentrionale e a sud quelle dell’Acquabella. Di antico in zona ormai c’è rimasto ben poco in quanto le vecchie e antiche cascine vennero rase al suolo tutte per creare i nuovi quartieri e isolati. Di tutti i vecchi cascinali (molti del 1400) ormai possiamo dire che rimane (in forma di ruderi) solo la Cascina Rosa di largo Murani, quasi all’Ortica.

Perciò la storia della zona rimane presente solo nell’andamento di alcune strade, in poche foto d’epoca e nei ricordi trascritti nei libri. Una di queste strade è senza alcun dubbio via Giuseppe Balzaretti, dedicata ad un grande architetto milanese dell’Ottocento (la Ca’ di Sass in via Monte di Pietà è sua) una strada che a discapito della disposizione ortogonale delle vie in zona, segue un andamento trasversale, unendo Largo Usuelli a via Pascoli.

La via Balzaretti è oggi diventata famosa grazie alla fantasia e al genio dell’artista internazionale Maurizio Cattelan, che assieme ad un gruppo di amici ha aperto il quartier generale e la sede di Toilet Paper Magazine nella casetta al civico 4, dipinta e colorata nel 2020 e da quest’anno affiancata da altre quattro casette che resto diventeranno meta di turisti e curiosi.

Mani con rossetto su fondo blu per la prima (civico 4 e realizzata nel 2020), strumenti a fiato su fondo nero per la seconda (civico 6), giganteschi gigli traforati (?) su fondo rosa per la casa al civico 8 e una trasformazione radicale per la casetta doppia i cui civici sono il 14 e il 16, le cui facciate sono state dipinte con meravigliose rose il cui centro è un occhio umano che osserva i passanti, trasformandola in Toiletpaper Street. Tutte casette costruite a partire dagli anni Trenta.

Il progetto denominato Toiletpaper, è stato creato nel 2010 da Maurizio Cattelan e dal fotografo Pierpaolo Ferrari come rivista d’arte basata su illustrazioni e fotografia. Ora, in collaborazione con ORGANICS by Red Bull, il progetto si è arricchito di quest’istallazione che sarà permanente.

La via che si trova in Città Studi, è stata stravolta per anni (dal 2010 e conclusosi nel 2019), da un cantiere per la realizzazione del complesso residenziale a pianta di S che è la Residenze Carlo Erba sorto a sua volta dove un tempo c’erano gli uffici della Zurich e ancora prima la sede della Rizzoli. L’edificio residenziale è stato progettato dal team di architetti formato da Peter Eisenman, Degli Esposti Architetti e Guido Zuliani.

Tornando alle origini di questa via e delle casette (poche ormai) che ne caratterizzano un lato, si deve tornare all’Ottocento, quando, come dicevamo all’inizio, in zona si trovavano cascine e canali d’acqua. Ci trovavamo nel territorio dei Corpi Santi (nello specifico di porta Orientale, oggi Venezia), un comune annesso alla città di Milano 150 anni fa esattamente e che viveva, a servizio di Milano: qui si trovavano gli orti, gli allevamenti e le prime industrie, ma anche le lavanderie. Una società di lavandai in questo luogo, realizzò sul finire dell’Ottocento, una serie di casupole e magazzini distribuiti lungo una nuova strada affiancata da un corso d’acqua alimentato dal fontanile Loreto (detto anche Fontanone).

Anzitutto cosa sono le “lavanderie”. Naturalmente prima della metà del Novecento, nessuno possedeva una lavatrice elettrica e il bucato (o meglio, “la bugada” come dicevano i nostri nonni) non si poteva fare in casa. Pertanto i capi da lavare venivano ritirati in un determinato giorno della settimana e riconsegnati lavati e stirati in un giorno successivo da vere organizzazioni di lavoratori.

Alcune cascine che si trovarono nei pressi di rigogliosi fontanili o canali, in questa fascia dei Corpi Santi, vennero trasformate e specializzate proprio nelle operazioni di lavanderia.

Perciò immaginate tutte le famiglie milanesi del centro che dovevano far lavare i propri panni che genere di attività indotta dovevano creare in tutta la fascia periferica dei Corpi Santi: è ovvio che siano sorte corporazioni, società mutue cooperative, lavanderie sociali e quanto altro legate a tale indispensabile attività, la quale richiedeva, peraltro, una quantità notevole di manodopera femminile.

Guardando, poi, la disposizione delle lavanderie lungo l’attuale via Balzaretti, si vede che le casette dei lavandai erano state costruite e organizzate al meglio per tale attività: casupola lungo la via e sul retro si allungava un terreno nel quale sciorinare al sole i panni che erano appena stati lavati nell’acqua fresca e pulita del fontanile Loreto, il quale lambiva la parte terminale di tutti gli appezzamenti di terreno annessi alle casette dei lavandai.

Nei primi anni del Novecento, si stima che i lavandai, sul corso dei Navigli, presso le rogge e i fontanili, e in particolare nel territorio del Corpi Santi, fossero circa 4.000. I lavandai si unirono in una corporazione fin dal 1700. In seguito, nacquero la Società Mutua Cooperativa Proprietari Lavandai, la Lega del lavoro della seconda metà dell’Ottocento. I lavandai stamparono dei giornali, presero parte ad alcuni scioperi, si videro requisiti i cavalli all’approssimarsi dell’entrata in guerra dell’Italia. Il loro era un lavoro molto duro: si lavorava fino a 18 (o anche 20) ore al giorno. L’arte della lavanderia si tramandava di generazione in generazione, e vi erano famiglie (dinastie) di lavandai. L’antico mestiere naturalmente scomparve con l’avvento della lavatrice.

Qui di seguito alcune immagini delle vicine Cascine Doppie, dove, come si vede, si trovava uno dei lavatoi coperti e che oggi possiamo vedere nel famoso Vicolo dei Lavandai sul Naviglio Grande.

Ringrazio per le info: Rodchis di Milano Sparita, Severi-correnti.edu.it, StoriadiMilano.it, “Le Città nella Storia d’Italia” – Milano, Edizini la Terza 1982, Il politecnico-Giornale dell’ingegnere architetto civile ed industriale.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Andrea Cherchi

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


3 thoughts on “Milano | Città Studi – Le casette dipinte di via Balzaretti e la strada delle lavanderie

  1. elsen lupic

    La realizzazione delle opere sulle facciate non è stata a cura di Organics bensi dello studio di Architettura ALL OUT LAB di Milano che ha realizzato quasi tre fa La casa dei Rossetti, il Mondo due anni fa (sulla facciata cieca del civico 37 di via Pascoli verso Balzaretti) e tra aprile e giugno di quest’anno le altre tre facciate.
    Organics ha sponsorizzato la realizzazione delle ultime opere.

    L’edificio di P.Eisenman ha oscurato il tratto di via Balzaretti con la realizzazione di un corpo di 9 piani (il fabbricato precedente aveva quattro piani) caratterizzato da un disegno molto diverso dal fronte principale opposto che si apre su via Pinturicchio.
    Il nuovo intervento propone un riequilibrio paesaggistico per un tessuto urbano a cui è stato imposto un peso urbanisitco notevole, offrendo ai cittadini un’esposizione d’arte permanente.

    Anche l’edificio dell’archistar trova così una sua collocazione.

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