Milano si appresta a perdere un altro tassello della propria memoria storica. Il 30 aprile segnerà la fine per un’istituzione culturale importantissima per la città. In quel giorno la libreria Hoepli cesserà l’attività, a seguito della mancata proroga del contratto di locazione. La decisione, comunicata dalla liquidatrice Laura Limido ai vertici nel pomeriggio di ieri, è definitiva e non lascia spazio a soluzioni alternative. Un secondo termine incombe a fine giugno, quando l’intero edificio dovrà essere svuotato completamente, senza eccezioni.
Sul destino dello stabile si muove intanto una trattativa immobiliare complessa e riservata. Un fondo statunitense sarebbe vicino all’acquisto dell’intero immobile, oggi riconducibile a una fiduciaria legata ai fratelli Hoepli. L’operazione, dal valore di diverse decine di milioni, non è però ancora formalizzata. Nel contesto della liquidazione, la linea ufficiale resta invariata: per la casa editrice esistono manifestazioni di interesse, mentre per la libreria non sarebbe arrivata alcuna proposta concreta. Tuttavia, secondo alcune fonti finanziarie, ci sarebbero interlocutori pronti ad analizzare i dati economici per valutare un intervento complessivo che comprenda marchio, punto vendita e struttura aziendale. Una corsa contro il tempo.


Tra i tentativi di salvataggio si inserisce anche l’iniziativa di Legacoop, che ha ipotizzato un workers buyout: un passaggio diretto dell’attività ai dipendenti, sostenuto da strumenti pubblici e finanziari previsti dalla normativa vigente. Ma l’operazione appare difficile, così come non hanno prodotto risultati concreti le ricerche di nuovi spazi in centro a condizioni sostenibili.
A pesare sulla vicenda c’è anche il conflitto mai risolto all’interno della famiglia Hoepli. Giovanni Nava, che possiede circa il 33% delle quote, si oppone alla liquidazione e attende una pronuncia della Cassazione su una lunga controversia societaria che potrebbe modificare gli equilibri. Nel frattempo, le tensioni interne hanno inciso anche sulla gestione quotidiana: meno rifornimenti, assortimento ridotto e difficoltà operative. Fino alla decisione dei soci di maggioranza di procedere con la liquidazione volontaria.

Intanto le date si avvicinano. La notizia della chiusura si diffonde tra cittadini e visitatori, proprio mentre resta viva l’immagine del recente flash mob che ha riunito centinaia di persone davanti alla libreria, nonostante la pioggia. I 49 librai e gli altri dipendenti continuano a mobilitarsi: raccolte firme, messaggi lasciati in vetrina, iniziative spontanee. E all’interno del negozio, la quotidianità resiste: consigli tra gli scaffali, libri sistemati con cura. Sullo sfondo, però, resta il conto alla rovescia degli ultimi giorni di una storia lunga oltre un secolo e mezzo.
L’edificio moderno venne edificato nel 1959 su progetto degli architetti Luigi Figini e Gino Pollini. La Libreria Internazionale Hoepli fu fondata nel 1870 proprio all’interno della Galleria de Cristoforis, in San Babila, dallo svizzero Ulrico Hoepli, che aveva rilevato la piccola libreria di Theodor Laengner. In breve tempo divenne un punto di riferimento nel settore scientifico e tecnico, ritrovo della borghesia illuminata milanese, ampliando l’attività anche all’editoria, soprattutto con manuali tecnici.

- Referenze immagini: Roberto Arsuffi,
- Galleria de Cristoforis, Corso Vittorio Emanuele, San Babila, Centro Storico, Passage, Via Monte Napoleone, Corso Matteotti,
In Francia esiste una precisa legislazione, finalizzata a salvare i negozi storici e spesso funziona, questa normativa, da noi non esiste tale possibilità.
Se qualcuno, facente parte dell’ attuale panorama politico/economico, riuscisse a salvare la libreria, otterrebbe un ritorno di immagine davvero non da poco, forse fondamentale per vincere alle ormai vicine elezioni comunali.
Ad ogni modo, che chiuda la Hoepli dispiace molto, ma d’ altra parte ha “chiuso” la lingua milanese, hanno chiuso i milanesi, ha chiuso lo storico senso civico e il carattere mitteleuropeo della cittadinanza, San Siro sarà distrutto, il Duomo è stato trasformato in un dollarificio praticamente vietato agli stessi cittadini, il centro storico, senza più nemmeno il pavè ormai, è diventato solo un immenso autodromo per gipponi elttrici/euro mille…benvenuti nella nuova Milano global, l’ inferno in terra, ci siete riusciti.
Purtroppo in ogni attività economica, ancorché con connotazione culturale, devono tornare i conti. Se la proprietà, che è in perdita di qualche milioncino di euro, non se la sente di accollarsi il buco di bilancio, mica la si può mettere in croce. Pertanto ancorché a me per primo dispiaccia la chiusura di una libreria monumentale come Hoepli, non facciamo le anime belle con i soldi degli altri. Se poi qualcuno vorrà salvarla, avrà ovviamente il mio plauso. Vincere le elezioni perché si è salvata una libreria? Piuttosto ingenuo. Le vincerebbe chi ripristinasse la viabilità “quo ante” in corso Buenos Aires. Peraltro col mio voto già garantito.
Buongiorno,
com’è possibile che non si sia potuto fare nulla.
Che peccato. Speriamo che il marchio sia rilevato e tenuto in attività, un trasferimento e riapertura della libreria altrove è sempre possibile. Certo, una perdita importante per Milano.