Milano | Maggiolina – Torre Milano, tutti assolti: la prima sentenza sulle inchieste urbanistiche

Milano, Maggiolina.

Giugno 2026. La sentenza era attesa e, nel giro di poche ore, ha trovato spazio su gran parte dei siti d’informazione e dei telegiornali nazionali. Il Tribunale di Milano ha infatti assolto tutti gli otto imputati nel processo relativo alla Torre Milano di via Stresa, il grattacielo residenziale completato nel 2023 alla Maggiolina.

Si tratta della prima sentenza tra i numerosi procedimenti avviati negli ultimi anni dalla Procura di Milano sull’urbanistica cittadina, inchieste che hanno ipotizzato presunte irregolarità nelle procedure autorizzative di diversi interventi edilizi e che di fatto hanno bloccato negli ultimi tempi le nuove costruzioni in città.

Gli imputati erano accusati di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso. Secondo l’accusa, la Torre Milano sarebbe stata autorizzata attraverso una documentazione non adeguata. La giudice Paola Braggion ha però disposto l’assoluzione con la formula «il fatto non costituisce reato». Le motivazioni saranno depositate entro tre mesi, ma secondo quanto riportato da diverse fonti la decisione sarebbe legata all’assenza di dolo, ovvero alla mancanza di un’intenzionalità illecita da parte degli imputati.

L’edificio, alto 82 metri e sviluppato su 24 piani, è stato realizzato al posto di un precedente complesso per uffici di tre piani che occupava l’intero lotto, demolito nel 2019. Fu uno dei primi interventi finiti sotto la lente della magistratura, insieme al caso di piazza Aspromonte. A differenza di altri cantieri coinvolti nelle inchieste, la torre è stata completata ed è oggi regolarmente abitata.

Al centro del procedimento vi era la procedura autorizzativa utilizzata per la sua realizzazione. Il progetto era stato infatti approvato tramite SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), uno strumento normalmente impiegato per interventi di ristrutturazione e che negli anni era stato utilizzato anche per operazioni edilizie di grande portata. Secondo la Procura, invece, l’intervento avrebbe dovuto essere classificato come “nuova costruzione” e richiedere un piano attuativo in grado di valutarne l’impatto sul contesto urbano.

Si tratta della stessa interpretazione giuridica che costituisce il presupposto di molte delle altre inchieste sull’urbanistica milanese.

Soddisfatto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha accolto positivamente l’esito del processo, criticando al contempo quella che ha definito l’impostazione adottata da una parte della Procura nelle indagini urbanistiche degli ultimi anni.

Tra gli imputati figuravano i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, l’architetto e direttore dei lavori Gianni Maria Ermanno Beretta, oltre a diversi funzionari comunali, tra cui Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello Unico per l’Edilizia e membro della Commissione per il Paesaggio, Franco Zinna e altri tecnici che avevano seguito l’iter autorizzativo del progetto.

Proprio la Commissione per il Paesaggio è stata uno degli elementi centrali delle indagini. L’organismo consultivo del Comune, composto da architetti, ingegneri e docenti universitari, esprime infatti pareri sui principali progetti edilizi cittadini. Negli ultimi due anni la Procura ha concentrato gran parte delle proprie attenzioni sul suo operato, ipotizzando conflitti di interesse, scambi di favori e un utilizzo improprio delle procedure semplificate.

Tuttavia molte delle accuse iniziali sono state successivamente ridimensionate. Gli arresti disposti nei confronti di alcuni indagati furono infatti revocati dal Tribunale del Riesame, che evidenziò diverse criticità nell’impianto accusatorio. Decisioni successivamente confermate anche dalla Cassazione.

Nel frattempo, proprio a seguito delle inchieste, la Commissione per il Paesaggio è stata profondamente rinnovata e il Comune ha introdotto nuove regole e procedure per il rilascio delle autorizzazioni edilizie, con l’obiettivo di rendere più chiari e trasparenti i processi di approvazione dei nuovi interventi urbanistici.

La sentenza sulla Torre Milano segna probabilmente la fine di un capitolo e l’inizio di una nuova fase (anche se c’è ancora il ricorso). Una fase nella quale il dibattito sul futuro della città dovrà tornare a concentrarsi sulle scelte urbanistiche, sulla qualità dell’architettura, sul rapporto tra sviluppo e interesse pubblico e sulla capacità di Milano di continuare a trasformarsi.

  • Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi
  • Milano, Maggiolina, Via Stresa, Torre Milano, Impresa Rusconi, Piazza Carbonari, Urbanistica, Tribunali

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7 commenti su “Milano | Maggiolina – Torre Milano, tutti assolti: la prima sentenza sulle inchieste urbanistiche”

  1. Una sola certezza. Sala e’ un analfabeta che non sa leggere una sentenza. Se c’e’ un colpevole e’ proprio lui che ha avallato un modus operandi illecito a tal punto da farlo diventare lecito.

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    • Veramente la sentenza dice l’opposto.

      Il Tribunale scrive che il “modus operandi” contestato è rintracciabile almeno dal 2002, quindi ben prima dell’amministrazione Sala. Aggiunge inoltre che la stessa interpretazione della normativa era stata nel tempo avallata da TAR, Consiglio di Stato, PGT e leggi regionali.

      Non si dice che un comportamento illecito sia stato spinto fino a diventare lecito. Si dice che quella era l’interpretazione della norma generalmente ritenuta corretta all’epoca dei fatti.

      Le sentenze amministrative che propongono una lettura diversa arrivano solo nel 2025. Poiché il progetto contestato è stato approvato nel 2018, il Tribunale osserva che non si può imputare un reato a chi ha operato sulla base dell’interpretazione vigente in quel momento, semplicemente perché sette anni dopo qualcuno ha cambiato orientamento.

      Se poi la nuova interpretazione sia urbanisticamente migliore, o meno, è un’altra discussione. Ma non è quello che il Tribunale era chiamato a giudicare.

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  2. Questa vicenda mette in luce diversi aspetti dell’ attuale situazione sociopolitica, in particolare che il partito del cemento è unico e trasversale; basti considerare la grande soddisfazione dei servizi dedicati alla sentenza, da parte dei media ascrivibili politicamente al centrodestra, media che, durante l’ anno fanno polemica con l’ attuale giunta in tutti i modi, soprattutto per le piste ciclabili…la guerra alle biciclette, altro che grattacieli abusivi.

    IRiguardo alla considerazione finale che fa questo articolo, se ci sarà un cambiamento politico alle prossime elezioni, possiamo subito mettere da parte l’ idea di vivere in una città, in futuro, meno soffocante, di avere meno palazzoni e più attenzione verso il benessere dei cittadini.
    Se non ci sarà invece cambiamento…non cambierà nulla! Povera Milano.

    Comunque adesso mi rifaccio il balcone condominiale, giusto un mezzo metro, più profondo, tanto prima faccio la comunicazione, il tutto verrà realizzato senza intenzione dolosa et voilà.

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  3. Quindi, praticamente quasi tutti i permessi per la costruzione del palazzo sono stati rilasciati dal comune. L’inchiesta ha portato ad una prima assoluzione secondo i magistrati.
    Ma la colpa è del centrodestra e dei media a loro asserviti (vedi La7/rai2/rai3).
    Ora è tutto piu chiaro.

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  4. Siamo tutti d’accordo vero che fare una torre per appartamenti di 24 piani dove c’erano dei magazzi di tre piani non è un semplice intervento di ristrutturazione ma un nuovo sviluppo immobiliare?
    Mi fa piacere che non sia un reato e che i residenti non rischiano misure estreme come il sequestro, ma…
    Si parte da leggi aberranti e poco chiare della Regione Lombardia che permettono interventi di ristrutturazione con aumetni di volume significativi.
    Si aggiungono interpretazioni estreme di costruttori spregiudicati.
    Completa il tutto un Comune che chiude un occhio o anche due.
    Il risultato è questa medicrità urbanistica e costruttiva. Non che poi siano state fatti interventi altrettanto brutti se non peggio in altri luoghi avendo tutte le autorizzazioni del caso….pensate lo sviluppo dell’Ex Scalo Romana.
    La normativa su ristruttuazioni e aumenti di volumi va cambiata o almeno declinata in modo più chiaro e ragionevole. Il tema della bruttezza architettonica andrebbe affrontato indipendetemente

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